Editoriale – Rita Angelelli

Se siete passati di qui è perché avete un minimo di interesse per questo problema che affligge la nostra umanità: il femminicidio, le violenze domestiche perpetrate, lo stupro.
E’ una piaga infetta, un neo maligno, un carcinoma di quelli che non perdonano. Brutture di una vita che dovrebbe essere tenuta, invece, su un palmo della mano come una porcellana preziosa.
Quello che capita alle donne maltrattate, picchiate, stuprate, uccise in nome di un amore è una cosa così brutta che rabbrividisco ogni volta che ci penso. E’ brutto e non ho un altro termine per dirlo ed è già abbastanza senza andare a ricercare parole che facciano scalpore. Brutto è di per sé brutto. E basta!
L’assurdo di questa situazione di brutture, di violenza e di dolore è che l’uomo (di solito è un uomo) giustifica il suo gesto immondo in nome di un amore.
Parliamone allora. Parliamo di questo amore.
Che cos’è l’amore? E’ un sentimento, così lo definiscono i grandi dizionari.
Vado oltre: l’amore è la cura disinteressata della madre per il figlio, del fratello per la sorella e viceversa, del marito per la moglie, dell’amico per l’amico. E’ il nucleo dell’anima.
E allora mi chiedo: perché si cerca di distruggerla quell’anima? Perché si cerca di tenerla vicino con la violenza, con l’obbligo, con le umiliazioni, con le urla e con gli stupri ripetuti?
Io questa risposta non ce l’ho, conosco solo l’amore e la tenerezza.
Quando ami una persona, la ami e la coccoli, riservi per lui/lei la tenerezza, i gesti gentili, il sesso gentile e vorresti che quella persona non soffrisse mai.
Ma allora, perché alcuni uomini fanno l’esatto contrario?
Si sono andate a ricercare le cause delle violenze  nell’infanzia, nell’educazione, nella cultura, nella famiglia. Si sono addotte tante scusanti, anche quando non era necessario. I giornalisti hanno detto la loro, gonfiando le notizie, a volte fin troppo. Eppure nessuno ha mai dato una spiegazione logica.
Mi chiedo ancora… Saranno momenti di follia temporanea? Sarà la gelosia? L’indole dell’uomo? Quella celata dietro i falsi sorrisi? O dietro gli sguardi languidi?
Qualcuno di voi ha una risposta che possa placare il dolore che si attorciglia alle budella quando sento che un’altra donna è stata uccisa in nome di un amore?

Qui di seguito posto un pezzo contenuto in una silloge poetica che ho scritto un po’ di tempo fa. In realtà aggiungo sempre qualche altro pezzo, come se segnassi un punto nero nel calendario, una mostrina a lutto come quelle che si mettono sui social, per ogni volta che sento che un’altra donna ha perso la vita per mano di un uomo.

Meditazione 1

La prima volta che ti colpirà ti dirà che è dispiaciuto.
Dirà che il suo pugno è stato attratto dal tuo volto impenitente e dalla colpa che vi appariva.
Sarà facile perdonarlo, questa volta.
Le sue labbra al sapore del vino rosso saranno irresistibili, la notte lui deciderà di amarti e le mani… le mani sapranno solo darti piacere e non faranno nessun danno al resto del tuo corpo.
Lascerai che il tuo corpo sia il rifugio della sua rabbia.
Lascerai che il tuo cuore si inginocchi.
Lascerai spazio al tuo complesso d’inferiorità e alla sua misoginia.
E ti dirai: lui non conosce di meglio.
Ha solo bisogno di essere curato, amato.
E avrai un’immensa voglia di stargli accanto.

(tratto dalla silloge “Ceramiche a capodanno”)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

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  2. mgb ha detto:

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