Madri e figlie di Maria Grazia Beltrami (testo fuori concorso)

 

Quando ero piccola, mi rimproveravano perché ero egoista. Perché non dai i tuoi giocattoli a quel bambino? Perché vuoi sempre che gli altri ti notino? Perché non taci, anche se sai la risposta? Perché cammini davanti agli altri? Sei una bambina, sei una bambina, sei una bambina, ma non sei una brava bambina, le bambine educate non fanno così, tu sei un’egoista.
La cosa divertente è che questi rimproveri me li faceva mia madre, e nessuno che la conosca può dire di lei che sia una donna remissiva o che cerca di passare inosservata. Soprattutto non avrebbe mai potuto dirlo mio padre, che, fino a che la malattia, togliendogli la capacità fisica, non si sa bene come ne aumentò il coraggio, ebbe sempre un sacro timore della lingua tagliente di sua moglie. Della sua adorata moglie dovrei dire. Come potrei quindi, cresciuta in una simile famiglia, e con un simile esempio, essere diversa da ciò che sono, vale a dire cosciente del mio valore e incapace di lasciarmi vessare da chiunque, in qualsiasi situazione?
Il guaio è che per un certo periodo della mia vita mi sono sentita dare della bugiarda. Iniziate le superiori cominciai a frequentare i collettivi femministi e a venire in contatto con una realtà ben diversa da quella di casa mia. Donne umiliate, maltrattate fisicamente e psicologicamente, vessate, trattate come proprietà e minus habens. E quando mi stupivo, quando dicevo che non avrei mai sospettato che situazioni simili potessero esistere, mi davano della bugiarda, mi dicevano che ero talmente succube del maschio dominante da nasconderne le malefatte. Mio padre un maschio dominante? Mio padre, che quando mia madre andava in bagno a truccarsi per prepararsi al meglio per l’arrivo degli amici ospiti, dicendogli di badare all’arrosto in forno, si sedeva davanti al forno badando l’arrosto per evitare che gli sfuggisse il momento magico della cottura, facendo fare quindi a sua moglie una brutta figura. Alla sua adorata moglie, dovrei dire.
Poi mi sono sposata. La vita non è stata generosa con me, e mi sono sposata due volte. Ho deciso di evitare la terza anche se non sono superstiziosa. Entrambe le volte, e anche questa terza in cui sposata non sono e non intendo esserlo, prima di fare una scelta definitiva ho farfalleggiato un po’ in giro, come è giusto che sia.
Nonostante non fosse particolarmente contenta del mio farfalleggiare, mia madre mi diede dei consigli – parlo della prima volta, ma me li sono tenuti buoni anche per le altre – in apparente contraddizione con la sua sbandierata filosofia del “non frequentare troppi ragazzi che poi ti si rovina la reputazione”. Li riporto qui, che forse a qualche figlia possono fare comodo: io di figlie non ne ho avute, ho avuto un figlio e l’ho allevato, da figlia di mia madre, come mia nonna deve aver allevato mio padre.
• Se il ragazzo con cui esci parla solo di se stesso e non è attento a quello che dici e ai tuoi bisogni, lascialo perdere
• Se non ti spinge a migliorarti, lascialo perdere
• Se bada solo al tuo aspetto fisico, e non a ciò che di buono hai fatto quel giorno e nella vita, lascialo perdere
• Se pensa che i suoi fallimenti vengano prima dei tuoi successi, lascialo perdere
• Se, quando siete in compagnia, non rivolge a te tutte le sue attenzioni, a parte ciò che è dovuto agli altri dalla buona educazione, lascialo perdere
• Se antepone gli amici a te, lascialo perdere
• Se non ti dice grazie per qualsiasi cosa tu faccia per lui, lascialo perdere
• Se dopo una giornata passata da entrambi al lavoro, si mette in poltrona lasciando che tu lo serva, lascialo perdere
• Se ti chiede conto dei soldi che spendi per te stessa, lascialo perdere
• Se non ti dà conto dei soldi che spende per se stesso, lascialo perdere
• Se alza le mani, anche solo una volta, anche se lo hai fatto dannare e avrebbe ragione di farlo, lascialo perdere
• Gli uomini non cambiano, non legarti mai a un uomo che pensi debba essere cambiato.
Se pensate che uomini che rispondano a tutte queste caratteristiche non esistano, ricordatevi che io ne ho trovati tre nel corso della mia vita. Vogliatevi bene, non lasciatevi trasformare in vittime per paura della solitudine. La pelle non dimentica.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giovanna Avignoni ha detto:

    Consigli sacrosanti. Lascialo perdere se … Grazie, da donna a donna.

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  2. Nadia Toffanello ha detto:

    Consigli che ogni donna dovrebbe seguire. Un racconto che ogni donna dovrebbe leggere.

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  3. ZiaCielo ha detto:

    “Vogliatevi bene, non lasciatevi trasformare in vittime per paura della solitudine”.
    Se riusciamo a fare questo, riduciamo le possibiltà che chiunque ci possa far del male.

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  4. Pino Campo ha detto:

    Ottimi consigli. Farò in modo che lo legga mia figlia. A lei che comincia ora ad affacciarsi nel mondo! Complimenti Maria Grazia.

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