Alessandro Pietropaoli

 

IL MARTIRIO DI IPAZIA
Milleseicento anni fa ad Alessandria d’ Egitto,
culla pacifica del multiculturalismo,
la nascente fede cristiana decise
di imboccare una scorciatoia.
Essendo la strada
della conversione troppo lunga
e lenta, il vescovo già in odor
di santità calendarizzabile scelse
di non attendere
improbabili calende greche e,
ritenendo i tempi fin troppo maturi,
passò a rimuovere gli ostacoli
con l’aiuto dei fedeli pretoriani.
Prima sfogarono la furia
iconoclasta sui vecchi templi pagani.
Dopo colpirono
le voci del dissenso in ossequio alla
teoria della tabula rasa.
E ci fu un’occasione in cui
batterono in un sol colpo ogni record.
I pagani si ritrovarono così
col primo martire certificato
che era pure donna
e pure brillante scienziata.
Astronoma valente in vita
catapultata da morta
nel firmamento degli immortali.
Eterogenesi dei fini? Forse.
Ma i teologi concordano:
misteri della fede.
MORTE SUL LAVORO
Tredici ore al giorno di lavoro.
Trecento chilometri a/r di viaggio.
Partenza da casa alle due di notte,
arrivo alle cinque e trenta puntuale.
Ventisette euro al giorno. Tutto compreso.
Tredici luglio duemilaquindici.
Campagna di Andria, Puglia.
Acinellatura dell’uva a quaranta gradi.
Una giornata come tante,
di ordinaria schiavitù.
A due passi una costa di bellezza struggente,
tra masserie a cinque stelle
e ulivi secolari.
“Tragica fatalità. Muore una bracciante”.
Paola Clemente. Quarantanove anni. Tre figli.
Decesso sul lavoro numero xxx.
Inchiesta numero yyy.
Autopsia numero zzz.
Numeri. Solo numeri.
Esistenze archiviate come numeri.
Seppellite in fascicoli polverosi,
dimenticate dal tempo.
IN MEMORIA DELLA CITTADINA ELEONORA FONSECA PIMENTEL
E così anche Napoli si trovò
a dover fare i conti con l’onda
lunga e anomala del cambiamento gallico.
Ma scontava da sempre un’atavica
penuria di ragionieri.
La città fu colta alla sprovvista.
Alcuni, pochi, troppo pochi, surfisti
illuminati, cavalcarono la cresta reputando
facile importare la merce-rivoluzione
così come facile era stato
giocare coi libroni dei philosophes.
Ma sotto il Vesuvio esiguo anche era
ed era stato il numero dei lettori forti.
E quei concetti strani di
Stati senza re, regine senza teste, preti senza chiese
divenirono sempre più difficili e anzi
puzzarono pure di marcio.
Tra i patrioti primeggiava una donna
troppo libera e colta, età di eccessi,
per non suscitare abominio e scandalo
che dalle colonne del suo giornale
parlava di un mondo di eguali.
Il popolo li abbandonò in balìa dei flutti.
Capirono troppo tardi, poveri illusi,
che il vento favorevole di prima era ora contrario
e che la risacca li avrebbe tutti travolti.
Tentarono di cancellarne la memoria
condannandoli al resto di niente
ma invano perchè
niente più sarebbe stato come prima.
SOGNI INFRANTI
Fin da piccola avevo come tante
un sogno nel cassetto.
Divenire scrittrice e dedicare
l’intera mia vita alla scrittura.
Decisi così
di rimanere nubile per coltivare
la mia passione a tempo pieno.
Poi conobbi un uomo.
S’ innamorò di me.
Tra le troppe parole mi promise che
mi avrebbe lasciata seguire la mia strada.
Mi convinse.
Ci sposammo.
In pochi anni
diedi alla luce cinque figli,
uno dietro l’altro.
Di tempo per scrivere non ne ebbi mai.
Un giorno poi, nello scendere le scale
con una pesante bacinella per il bucato,
inciampai e mi ruppi l’osso del collo.
Lui, in breve tempo,
trovò una nuova serva.
Io ho trovato finalmente
il silenzio e la pace
per dedicarmi totalmente alla scrittura.
UN BRAVO RAGAZZO
Quella notte,
la Luna ti abbandonò.
E le stelle, vili,
rimasero a guardare
senza muovere un dito.
Da piccola ti dicevano
che eri nata con la camicia,
che eri in gamba,
che eri una con la faccia pulita.
Ora,
in quello stanzino,
cieco, muto e sordo,
non avevi più
una camicia indosso ma brandelli di stoffa,
non avevi più
la forza di reggerti in piedi,
avevi
della faccia pulita d’un tempo
solo un lontano e mesto ricordo
con quel trucco disfatto
impastato
dalle lacrime copiose e
dalla violenza delle mani

 

del bravo ragazzo dalla faccia pulita.

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