I piloni sull’oceano di Pierpaolo Ardizzone

Un miscuglio di emozioni assurde, invasero i sensi di una creatura non ancora bimba.
In tanti dicono che il grembo materno sia uno dei posti più pacifici in assoluto, dove avvolti e protetti da un amore di mamma, nessuno può scalfire sogni e giochi.
Questo quantomeno è per la maggioranza.
Per quella  parte di bimbi fortunati amati da entrambi i genitori, bimbi protetti e cresciuti con la consapevolezza di voler lasciare un’impronta concreta di ciò che vuol dire famiglia, l’eredità della loro carne, il segno tangibile del loro passaggio in questo mondo.
Era il 22 Dicembre 1975, nella cittadina di Springfield (Illinois) Stati uniti D’America, una donna al sesto mese di gravidanza si presentò nel reparto abortistico della più famosa clinica del Paese chiedendo di voler interrompere la sua gravidanza.
Non poteva portare alla luce una creatura che non desiderava, il frutto di un amore malato, così mi definì.
Un intruglio di soluzione salina venne introdotto nel ventre della donna che fino a quel momento mi aveva tenuto dentro, con lo scopo di corrodermi.
Sarei dovuta nascere morta nell’arco delle 24 ore.
Qualcosa però non andò secondo i loro piani, nacqui circa 15 ore dopo viva. Viva, capite!
Il mio cuoricino, anche se piccolo, era molto forte e non mi mollò.
Un’infermiera, accorgendosi della mia non morte, approfittando del ritardo del medico, che di certo non avrebbe esitato a concludere il suo lavoro, mi trasferì presso il Lincoln l’ospedale più vicino dandomi l’opportunità di fuggire dalla clinica degli orrori.
L’olocausto silenzioso con me non aveva vinto.
Ecco che colui, proprietario di svariate cliniche, vantanti più di un milione di aborti, si trovò a dover firmare il mio certificato di nascita e non il mio decesso.
Mi chiamo Penelope e, a dispetto di una vita che non mi voleva, ci sono.
Odiata sin dal concepimento, come una coda che mi portavo dietro, anche la casa di accoglienza che mi ospitò all’uscita della Lincoln, decise che non gli piacevo.
Probabilmente nel mio destino c’era scritto “odiata da tutti”. Non so.
Fui trasferita così a soli 14 mesi in un’altra casa d’accoglienza. “Penny”, che con mia meraviglia mi accettò.
La paresi cerebrale causata dalla mancanza d’ossigeno durante il parto, mi causava dei grossi problemi di deambulazione, provavo a mettermi in piedi e camminare, ma puntualmente finivo rovinosamente al suolo, non riuscivo a stare in equilibrio.
I pareri dei medici concludevano tutti con “non camminerà mai se non con un tutore”, bene io alla tenera età di 4 anni e mezzo cominciai se pur a fatica a camminare con la meraviglia di tutti, senza tutore.
Non mi ero mai arresa, tutto ciò che facevo dovevo portarlo a termine.
Era il 22 dicembre del 1989, non volevo più festeggiare il mio compleanno, ero abbastanza grande da capire che quel giorno non doveva essere un giorno di festa, ma la commemorazione di una disgrazia ( la mia venuta al mondo), io la vedevo così. Suor Matilde però non condivideva il mio punto di vista, mi adorava e mi diceva sempre che ero una persona speciale, perché se Nostro Signore mi aveva lasciato in vita di certo aveva un progetto importane da non sottovalutare.
Quel giorno seguendo il suo consiglio festeggiai il compleanno.
Erano tutti in attesa che spegnessi quelle fiammelle, lo feci con un sol soffio, prendendo fiato e girando intorno, imprimendo nella mia mente che sarei stata degna e forte testimone del modo strano di nascita e vita e di chi l’aveva causato.
Avrei reso la mia storia pubblica a tutti, in tutte le lingue e in tutto il mondo per sensibilizzare gli altri a non commettere reati come quelli.
Dedicai anima e cuore allo studio, mi permetteva di staccare con la mente.
Più tempo passavo sui libri più ne avrei voluto passare.
La mia esistenza sembrava fosse finita e chiusa all’interno di alcuni fogli di carta.
Così, come un volo di libellula, gli anni delle superiori trascorsero.
I miei voti  superavano l’eccellenza, quella che da sola mi ero imposta, ma non solo, anche i rapporti interpersonali avevano superato le mie aspettative.
Arrivò il giorno della consegna dei diplomi, fui io a presiedere il discorso di fine anno, l’emozione mi tagliava le gambe, la platea piena mi incuteva timore, chiusi gli occhi e tirando un gran sospiro, provai ad immaginare il mio futuro, dovevo farcela.
In tanti piansero ascoltando le mie parole, i primi a commuoversi fra l’altro furono coloro che per tutta la durata del liceo si erano impegnati a deridermi.
Alla fine del mio monologo, come un uragano in preda al suo vortice, uno spostamento d’aria si abbatté sul palco dove mi trovavo. Tutti applaudirono.
Ricerche su ricerche.
Cominciai a contattare  varie associazioni  del paese, un enorme appoggio mi arrivò come sempre dalla Chiesa.
Furono organizzati diversi convegni sparsi per tutti gli States, con me come protagonista; anzi per meglio dire con la mia storia protagonista.
Divenni in pochissimo tempo testimonial della vita, le date dei convegni si moltiplicavano come le partecipazioni, tant’è che le richieste della mia presenza cominciarono ad arrivare anche dall’Europa.
Ero appagata, ma era solo un’illusione.
Il mio comunicare con le persone nel mondo, spiegando loro quanto fosse importante il rispetto dell’esistenza altrui e la procreazione, vista come fonte di vita, alla fine mi faceva pensare a quanto io non fossi realizzata come donna.
5 Aprile 1999, il mio aereo atterrò all’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna.
Avrei partecipato a un convegno organizzato da una importante associazione culturale impegnata nella sensibilizzazione su “ Aborto terapeutico o scelta “.
Il tutto era organizzato presso il Teatro Arena Del Sole, la sala ospitava all’incirca 850 persone, non c’erano posti liberi.
Ricevetti tantissimi consensi, mi stupii del fatto che molti volessero avere un contatto fisico con me, stringermi la mano, complimentarsi, abbracciarmi.
Tra la folla di occhi e visi che tentavano di scambiare anche solo un saluto, notai la profondità di quello sguardo color nocciola che mi si parò davanti tendendomi la mano, quella stretta energica mista al suo sguardo mi trasmise una sensazione nuova, quasi di protezione.
«Complimenti mademoiselle Penelope, il suo intervento è stato magistrale»
«La ringrazio, monsieur?»
«Francois Doungè onorato di fare la sua conoscenza»
Tornai in albergo.
Non so quale sensazione fosse più forte, se la curiosità o l’essere rimasta affascinata da quel volto perfettamente combinato alla sua voce; fatto sta che non facevo altro che pensare a lui.
Sicuramente dal nome doveva essere di origini francesi.
Dovevo trovarlo.
Digitai il nome che cercavo sulla tastiera del  portatile, cinque risultati, una donna e quattro uomini, due  di essi decisamente troppo avanti con l’età, aprendo la ricerca sul terzo mi apparì quel volto.
L’avevo trovato.
Francois Doungè, nato a Bordeaux il 4 Settembre 1968, laureato alla Sorbonne con il massimo dei voti in archeologia, libero professionista saltuariamente assistente di facoltà.
Ecco la sua email.
Buona sera Monsieur Francois, innanzi tutto le chiedo scusa per averLe invaso la email.
Sono Penelope.
Ci siamo incontrati l’altro giorno al convegno, mi è rimasto in mente il suo nome nel salutarci così mi permetto di contattarla.
Non è una cosa che capita spesso,(anzi direi mai), volevo però cogliere l’occasione ringraziandola ancora per la partecipazione.
INVIATA
Mio Dio cosa avevo fatto?
Non era nel mio carattere intrufolarmi nella vita altrui in questo modo.
La risposta, arrivò quasi in contemporanea con il mio invio:
Buona sera a Lei Mademoisellee Penelope, innanzi tutto penso che non serva che lei si scusi, l’avrei contattata io se non mi avesse anticipato.
Inoltre dovrei esser io a ringraziarla in quanto sia il tema da lei proposto che il suo modo di esporlo hanno aperto nuovi orizzonti nella mia vita, spalancandomi gli occhi su dubbi che mi perseguitavano da tanto tempo.
Continuammo a tenerci in contatto quotidianamente in questo modo per circa un anno, mail su mail ci facevano compagnia, avvicinandoci sempre più da qualsiasi parte del mondo.
Il suo modo di fare era sempre garbato e amorevole.
Mi innamorai, mi faceva sentire una persona completa, fu così che dopo circa un anno e mezzo dal nostro primo incontro ci sposammo.
Francois divenne il primo sostenitore della mia causa, non perdeva occasione per seguirmi, nonostante anch’egli fosse oberato di lavoro.
Nella mia vita sembrava fosse arrivata la svolta, Suor Matilde paragonava sempre l’esistenza di ogni individuo a una grande ruota panoramica, la quale, sostenuta da enormi piloni sull’oceano, trascorreva una parte del suo tempo in immersione e l’altra in emersione.
Io però mi ero convinta che alla mia di ruota panoramica, fossero ceduti quei piloni, lasciandomi per l’eternità negli abissi.
L’emersione totale avvenne quando il 7 marzo del 2002 venne alla luce Vivienne.
Concordammo insieme il suo nome. Non fu difficile.
Francois passava sempre tanto tempo lontano da noi, il suo lavoro lo portava via spesso e per periodi anche molto lunghi, intanto io per scelta e necessità ero rimasta assieme a Vivienne in Francia nella nostra residenza di Bordeaux.
La nostra bambolina ormai grandicella, continuava sempre più a richiedere la presenza del padre, il quale amante del suo lavoro faticava a rallentare  i ritmi, stavolta però la nostra signorina riuscì se pur a fatica a strappare la fatidica promessa “ Egli avrebbe partecipato all’ultimo cantiere che gli sarebbe stato proposto”.
Eravamo all’epilogo del 2010 quando l’azienda appaltata dall’Unesco, commissionò alla stessa il compito di visionare un sito nel Wadi cittadina situata nell’altopiano calcareo della periferia nord-occidentale di Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, per farne Patrimonio dell’Unesco.
Il lavoro della vita disse Francois, certo, aggiunse, concludere una carriera  a soli 42 anni, che stava cominciando a decollare! Silenzio.
Ma si vedeva chiaramente sul suo volto, la sofferenza che gli arrecava la cosa, non lo avevo mai visto così cupo e nonostante le sue prolungate assenze pesassero anche a me, mi dispiaceva ugualmente per lui, d’altro canto quello che si accingeva a svolgere come capo sovrintendente ai beni culturali, lo eccitava in maniera eclatante, facendo sì che la promessa fatta alla figlia almeno fino al suo ritorno non pesasse sulla situazione.
7 Marzo 2011, La nostra bimba si accingeva a festeggiare il suo nono compleanno, era triste non avrebbe voluto fare nessuna festa; non era festa senza il suo amato papà.
Insistetti, in serbo per lei c’era una bellissima sorpresa: ma come tutte le sorprese non si possono svelare.
Avevo chiamato i suoi migliori amici per l’evento,  giusto le persone più care.
Tutti danzavano, la sorpresa arrivò quando durante un gioco organizzato ad hoc, Vivienne venne bendata e portata al centro della sala, avrebbe dovuto riconoscere la persona che la conduceva.
La musica partì, la bourrée, Vivienne amava questa danza, si formò un cerchio attorno a lei, i partner cambiavano repentinamente visto i ritmi accelerati della stessa, ma ad un tratto una sensazione di agio totale le invase tutto il corpo, con un sol gesto fece volar via la benda, i suoi occhi che in un contrasto di luce e ombra causata dalla cecità temporanea si illuminarono in un istante e allo stesso tempo si riempirono di lacrime, l’inaspettato arrivo del padre cambiò immediatamente l’atmosfera.
Fu il regalo più bello che avesse mai ricevuto, io però un qualcosa di diverso nello sguardo di Francois lo avevo notato.
I festeggiamenti proseguirono fra canti, giochi di gruppo, cibo e dell’ottimo bordeaux.
Erano trascorsi tre mesi dall’ultima volta che avevo visto mio marito e lui in quell’occasione a differenza delle altre sembrava non mi avesse in nota, si dedicava agli ospiti come un ottimo commensale fa, bevendo e versando del vino a tutti; pensai sarà la stanchezza mista all’occasione!
A un certo punto però, assistendo a un dialogo fra lui e un ospite, percepii una frase che mi lasciò interdetta “ LA DONNA E’ STATA CREATA PER PULIRE LÍ DOVE SPORCA L’UOMO”.
Non erano frasi sue quelle, era tornato a casa con un qualcosa negli occhi che non riconoscevo e che mi incuteva timore, ebbi la sensazione che quei piloni sull’oceano stessero per cedere nuovamente, mille paure cominciarono a invadermi, troppo tempo già avevo trascorso negli abissi ma questa volta non potevo permettermelo, c’era Vivienne non dovevo cedere, non volevo trascinarla giù con me.
Francois come promesso alla figlia, fece in modo di evitare i lavori che lo portassero lontano, ma di conseguenza, questo limitava molto l’avanzamento della sua carriera, lanciandolo in un baratro dal quale si risollevava soltanto con l’alcool, cominciò ad accusarmi di avergli rovinato la vita, di avergli mozzato le gambe.
Ormai a casa nostra il clima era diventato incandescente, egli al rientro dal lavoro come un predatore cominciava a insultarmi, mi diceva che non ero buona nemmeno a tenere la casa in ordine, che secondo lui non ero una buona madre, che ero un’andicappata.
Il mio passato riemergeva riportandomi nella palude dalla quale provenivo, chiamai suor Matilde avevo la necessità di una buona parola di un po’ di conforto, Lei con la sua calma mi avrebbe riequilibrato.
Restammo in conversazione per circa due ore, ammetto che mi conosceva bene, mi rammentò le parole che spesso utilizzava quando io perdevo la fiducia  “Tu sei figlia di Dio, nessuno può far del male alla figlia del Padrone del Mondo”, ci credetti, almeno fino al momento in cui Francois non entrò in casa, il suo sguardo non diceva niente di buono, chiusi la conversazione con suor Matilde non avrei potuto farla assistere a ciò che da lì a breve sarebbe accaduto.
Era passato un anno dal suo cambiamento ed io non me ne facevo una ragione, lo amavo ma il non riuscire a prendere una posizione mi massacrava, il mio corpo era stato sempre debole ma la mia mente no, su questo avrei dovuto far leva.
Ebbe un’enorme sfuriata, caso volle Vivienne si trovasse presente: non era mai successo, non aveva mai visto il padre in preda a tanta follia, pianse tutta la notte, non volevo che le mie lacrime le vivesse anche lei così decisi di dare una svolta al tutto.
Mi vennero proposte un paio di date, sarei dovuta partire per la Spagna, nulla di impegnativo, considerai questa opportunità motivo per evadere momentaneamente dall’orrore che stavo vivendo, speravo che Francois si ravvedesse.
Successe l’inverosimile sembrava un pazzo, era notevolmente alterato dall’alcool, alle urla seguirono le mani, mi sentii morire, ero come prigioniera senza via di fuga i segni lasciati dentro facevano più male dei lividi ben visibili sul mio corpo.
Annullai le date, ma l’avergliela data vinta fu quell’input che aspettava per rendermi la vita un inferno, lo dichiarò «Ti renderò la vita un inferno proprio come tu l’hai resa a me»
Ennesime botte, ormai gli schiaffoni partivano prima delle parole, Vivienne, ormai grandicella, cercava di mediare un po’ sul clima di casa ma la follia che aveva inghiottito Francois sforò il limite, Vivienne nel mettersi in mezzo per difendermi cadde e batté la testa.
Trascorremmo la notte in osservazione presso il Saint André, uno dei migliori ospedali di Bordeaux, decisi che non doveva più accadere una cosa simile e mi rivolsi alla polizia, che mi chiese di fare denuncia nei confronti di Francois. Non lo feci.
Speravo che facendogli vedere la mia determinazione si sarebbe dato una calmata, e così fu, non so se per il colloquio  in centrale o per la paura presa dall’accaduto alla figlia, fatto sta che per circa un mese si ristabilì la serenità in casa nostra, anche se i dialoghi erano sempre limitati alle cose da fare.
L’armistizio finì, cominciò senza ritegno al insultarmi in pubblico per un qualcosa di inesistente, semplicemente gli dissi che la giacca che stava provando non si abbinava con il pantalone che aveva scelto, mi disse che non capivo un cazzo che ogni volta che aprivo bocca dicevo delle gran cazzate e che ero un’andicappata senza cervello.
Mi vergognai, non ebbi la capacità di rispondere, non riuscivo ad abbassarmi a certi livelli, soprattutto in pubblico.
Non comprò la giacca, in compenso in auto volò il primo ceffone.
Arrivammo a casa, mi tirò giù per i capelli, agli insulti si aggiunsero le minacce «Con il tuo comportamento, Vivienne passerà il resto dell’adolescenza nello stesso posto dove sei cresciuta te, perché io ti ammazzo, mi hai rovinato la vita e io adesso te la tolgo»
Cominciò a riempirmi di calci, pensai fosse arrivata la mia ora, anche Dio mi aveva abbandonato, riaffiorarono nella mia mente tutti i ricordi del passato, tutte le sofferenze dalla quale ero riuscita  a fuggire, anche il dottore ammazza bimbi con me non ce l’aveva fatta ma stavolta no, non c’era nessuno a soccorrermi, ero alla mercé di un pazzo in un posto isolato.
Ormai non sentivo più nulla, i calci arrivavano da ogni direzione, non capivo il posto colpito, dovevo essere al trapasso, quando udii da lontano dei suoni assordanti, l’arrivo della polizia seguita dall’ambulanza fermò la furia ormai cieca di Francois, il quale fu costretto ad arrendersi, io invece riversa al suolo ormai priva di sensi, fui trasportata di urgenza al reparto traumatologico del Saint André.
Fu la mia piccola Vivienne che, assistendo dalla balaustra che dava sul cortile, chiamò le autorità salvandomi la vita.
Francois venne condannato per direttissima dal tribunale di Bordeaux a dieci anni di reclusione per tentato omicidio, in più, oltre a perdere la patria potestà, venne diffidato dall’avvicinarsi a me o a Vivienne.
Le contusioni multiple mi costrinsero a sei mesi di ricovero e altrettanti di riabilitazione, che trascorsi nel luogo dal quale provenivo.
Suor Matilde, ormai anziana, e mia figlia si presero cura di me nel migliore dei modi, le loro amorevoli attenzioni mi permisero, anche se a fatica e con danni permanenti di recuperare.
Mi sarebbero rimasti, però, segni indelebili.
Questa volta non ero da sola… E a dispetto di una vita che non mi voleva, io ci sono ancora.

50 commenti Aggiungi il tuo

  1. Angy C.Argent ha detto:

    Mi sono commossa nel leggere questo racconto che tratta la vita per quella che è con i suoi alti e bassi, con le sue scelte condivisibili o meno, con le sue storie quotidiane molto simili al vero. E la sofferenza, sempre. Come un filo conduttore della realtà.

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  2. Salvatore Barbaro ha detto:

    Commovente e ricco di emozioni. Per nulla scontato e molto scorrevole. Complimenti!

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  3. Anonimo ha detto:

    Originale, forte.
    Vero.
    Complimenti

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  4. ZiaCielo ha detto:

    Trama molto originale.
    Nonostante tanta violenza la rinascita ha avuto la meglio.
    La fluidità del racconto attraversa un'intera vita che sin dal suo inizio è da considerarsi speciale.
    Complimenti!.

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  5. anonimo ha detto:

    Molto commovente, molto chiaro, e molto descrittivo. Complimenti all'autore

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  6. Rosalba Vangelista ha detto:

    Di una dolcezza disarmante! Bellissimo, complimenti Pierpaolo!

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  7. Anonimo ha detto:

    Senza parole!bellissimo complimenti!!!

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  8. Francesca ha detto:

    Veramente emozionante!!!complimenti bellissimo.

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  9. Duro, tumultuoso, emozionante. Complimenti

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  10. Anonimo ha detto:

    Anch'io credo che l'autore abbia saputo esprimere a pieno le fatiche e la forza della vita. Davvero complimenti …..

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  11. Anonimo ha detto:

    Emozionante, unico e molto vero! Hai espresso molto bene i tumulti di una vita che si è aggrappata alla sua essenza per non rimanere sommerso sotto le acque dell'oceano. Complimenti per l'unicità del racconto ! Continua così 😉

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  12. Giovanna Avignoni ha detto:

    Bellissimo.Il tuo racconto potrebbe benissimo diventare un libro. Bravo!

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  13. Anonimo ha detto:

    Racconto emozionante, scorrevole e molto coinvolgente, bravo Pierpaolo.
    Ciao Mimma

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  14. Racconto emozionante, che colpisce la mente
    Complimenti Pierpaolo

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  15. Antonella Cataldo ha detto:

    Ho letto questo racconto quando era solo un esperimento.
    Cosa posso dire?
    Sono orgogliosa sia diventato vero e proprio trasporto.

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  16. Yeye mendez ha detto:

    Bellissime parole, mi sono emozionata.vita di una donna con una forza enorme

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  17. Elena ha detto:

    Un racconto completo con un intreccio che riesce a toccare ed intrecciare due dinamiche molto forti e attuali. Stupendo. Sebbene il tema dell'aborto per me sia un po' controverso e il mio punto di vista differisce su alcuni aspetti, non posso che dire che il modo in cui il racconto è stato scritto mi ha portato quantomeno a riflettere su alcuni punti fermi che avevo messo sulle miei opinioni. Il secondo “trattamento speciale” che purtroppo è riservato alla giovane donna… non poteva sembrare più reale, toccante e vero. Grazie davvero all'autore.

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  18. Claudia Mameli ha detto:

    Molto profondo. La scrittura di Pierpaolo è come sempre ben delineata, direi quasi…morbida! È un vero piacere leggerti, soprattutto perché ogni tema che affronti lo fai diventare un compagno dal quale trarre ispirazione. Complimenti.

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  19. Antonino Sferlazza ha detto:

    Un bellissimo racconto che tocca nel profondo del cuore,molto fluido e semplice da leggere,bello soprattutto ricordare che la donna sa essere forte difronte a tutte queste avversità…dovrebbero essere tutte così…complimenti Pier ottimo lavoro

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  20. Jenny Brunelli ha detto:

    Commovente e spaventoso allo stesso tempo. Complimenti!

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  21. Sabrina ha detto:

    Molto bello..e molto toccante…si legge tutto d un fiato….fino all ultima parola!!!!…Complimenti e Bravissimo Pierpaolo!!!!🔝🔝🔝

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  22. Emanuel d'Avalos ha detto:

    Storia di una vita complicata. Il testo è scorrevole e di facile lettura e la trama non è scontata così come non è scontato il finale, complimenti Pierpaolo proprio un bel lavoro.
    Emanuel

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  23. Maya Allende ha detto:

    Un racconto ricco di emozioni allo stato puro…leggerti è sempre un Onore…Complimenti.

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  24. emi ha detto:

    Probabilmente il racconto più bello che ho letto fino ad ora. Bello e terribile l’incipit, bello è speranzoso il finale. Complimenti davvero.

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  25. Olga ha detto:

    Forse le mie parole non fanno testo essendo la compagna di Pier,ma ho assistito allo sviluppo di questo racconto è partecipato alla sua sofferenza nello scriverlo. Le mille riletture da lui fatte,mi ca usavano sempre lo stesso effetto:”il raccaponare la pelle”. L’aver visto l’impegno che ai messo per una cosa così importante,mi rende fiera di te…nonostante il nervosismo accumulato,perché avevi scritto troppe parole e l’hai dovuto tagliare.Ti assicuro che fa lo stesso effetto. COMPLIMENTI

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  26. Maria Antonietta ha detto:

    Racconto emozionante. Coinvolgente e scorrevole. Lo scrittore è riuscito a far trasparire e far percepire il dolore che provano e la voglia di vivere e di riscossa che le donne vittime degli abusi cercano disperatamente. Complimenti per la capacità di sintesi mantenendo profondo e appassionante il racconto.

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  27. Daniela Di Domenico ha detto:

    Una storia dura e tragica che riesce a diventare, al contrario, un inno alla vita. Ancora più commovente che a raccontare con tanta partecipazione il dolore e la forza delle donne sia un uomo. Uomo non comune, di sicuro!

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  28. Marta Paiano ha detto:

    La forza della vita, complimenti Pierpaolo Ardizzone !

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  29. Massimiliano ha detto:

    Un ottimo saggio che fa riflettere sulla preziosità della vita, sui problemi che affligono la nostra società.
    Bravo Pierpaolo

    Aspettiamo il prossimo scritto!

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  30. Giovanna ha detto:

    Dolori, speranze e gioie esempio proprio di vita che gira a ruota.
    Complimenti!

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  31. Tatiana Sabina Meloni ha detto:

    Un racconto crudo, nero, cattivo, seppur permeato dalla speranza che esista sempre una via d’uscita. Bravo!

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  32. walter ha detto:

    Un racconto molto bello ed interessante. E’ stato emozionante vedere come una donna sfortunata sin dalla nascita riesca ad avere la forza di risolvere tutti i suoi problemi.

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  33. Elena ha detto:

    Molto avvincente, un racconto che si avvicina molto alla triste realtà che molte donne sono costrette a vivere quotidianamente.
    Complimenti all’autore!

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  34. Stefania ha detto:

    Un racconto che affronta con delicatezza molti temi importanti: la violenza sulle donne, l’aborto, la difficoltà di essere portatori di handicap.
    Bravo Pierpaolo, ottimo lavoro!

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  35. LOREDANA PREDA ha detto:

    Ho letto questo tuo testo quando era ancora in fase embrionale. L’ho subito apprezzato per i temi forti che mette in luce. Ora, rileggendolo, ho notato che hai fatto tesoro di alcuni consigli e oggi si presenta come un bel racconto che denuncia sia l’aborto sia la violenza fisica e psicologica.

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  36. paolo ha detto:

    Pierpaolo;rileggendo il tuo racconto i piloni sull oceano ho provato tanta commozione. Emergono in questo racconto tre punti fondamentali : come da una vita rifiutata nasce un genio della cultura.IL desiderio di Vivien di avere la presenza del papa in casa e quindi la famigli unita.PEr ultimo emerge il grande orgoglio del padre che preferisce all unione della famiglia l’emergere professionalmente , tanto da rovinare la famiglia e la sua stessa vita . I miei complimenti . Paolo

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  37. anna ha detto:

    Molto, bello e commovente, ed anche reale dove la violenza, è molto attuale , i miei più vivi complimenti

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  38. Ele ha detto:

    mi hai profondamente commossa, una vita che ancor prima di diventare reale sembrava già segnata, una rivincita sulla vita stessa, un destino crudele al quale non si deve mai dare nulla per scontato e definitivo

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  39. silvia ha detto:

    Quando la vita sembra accanirsi soltanto nei confronti di una sola persona, mi sono commossa nel leggere questo racconto.
    Intenso e vero, l’infinita forza delle donne nel continuare a lottare credere e rinascere.
    Complimenti all’autore.

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  40. marianna palumbo ha detto:

    E’ un racconto veramente toccante…..bravissimo e complimenti. ..

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  41. Matilde ha detto:

    Un racconto dolce e struggente l’ ho letto tutto d’un fiato…accelera il respiro!…di forma scorrevole e genuina…arriva dritto all’ anima!!..Bravo Pierpaolo!!

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  42. Francesca ha detto:

    Un racconto dolce e struggente l’ ho letto tutto d’un fiato…accelera il respiro!…di forma scorrevole e genuina…arriva dritto all’ anima!!..Bravo Pierpaolo!!

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  43. Nadejda Golubenco ha detto:

    Sei veramente bravo Pierpaolo. Ai saputo esprimere la forza della vita. Complimenti. Molto comovente.

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  44. Vincenza Imbruglia ha detto:

    Letto d’ un fiato. La vita non ti vuole ma poi tu lasci il segno. Bravo Pierpaolo

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  45. GAs ha detto:

    Ganzo

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  46. Alessandro S. ha detto:

    Buona lettura, scorrevole grazie a punteggiatura ben distribuita e sintassi semplice. Contenuto sui generis, il tema tocca nel profondo molte persone che vivono questo quotidianamente. Fa riflettere ed avvicina il lettore allo stato d’animo voluto dall’autore.
    Malinconico, grottesco per certi versi, senza troppi fronzoli arriva subito al dunque. Alcuni errori dovuti probabilmente alla battitura veloce: Stati uniti D’America—> Stati Uniti d’America, un’andicappata—>un’handicappata.
    Per il resto mi ha emozionato, consiglio la lettura.
    Bravo.

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  47. Caterina ha detto:

    Bella l’immagine della ruota panoramica che immerge e riemerge dagli abissi: è molto evocativa. Il racconto porta a tante riflessioni sul valore della vita, soprattutto di quella dei più deboli, a partire dai bambini non ancora nati

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  48. Enzo ha detto:

    L’autore è riuscito a trasmettere un’ incredibile emozione. Toccante nel profondo per la forza di vita espressa!! Complimenti!!!

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  49. Voti utili per il concorso 48

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  50. Tonino ha detto:

    Carissimo cugino complimenti di vero cuore, non sapevo questa tua predisposizione, bravo complimenti!!

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