La gabbia di Laura Moll

Emma si desta e nella tenue luce della sua camera si alza, lasciando l’aria consumata alle sue spalle e l’unico rumore: il sospiro pesante del suo compagno che sta dormendo.
Si prepara in fretta per andare al lavoro. E’ agitata come ogni mattina, perché teme che Diego si svegli e lei non vuole parlare con lui.
Va in cucina e prepara il caffè, si rilassa un attimo, mentre volge lo sguardo fuori della finestra da dove scorge il mare. Si perde nella distesa azzurra fino all’infinito e pensa che vorrebbe essere un gabbiano, per volare libera nel cielo. Quelle immagini le trasmettono tanta pace e serenità, sensazioni che ormai lei ha perso da  tempo, da quando l’uomo ha mostrato la sua vera faccia.
Emma ricorda i primi mesi della loro convivenza, quando la loro vita sembrava una favola che non sarebbe mai finita.  Il rapporto, purtroppo, iniziò a cambiare. La donna cominciò a soffrire per il modo di comportarsi dell’individuo che aveva accanto. Il grande amore e la passione che l’aveva vista appagata erano scomparsi.
Considera: per fortuna che oggi non ci si sposa subito. Si vive insieme per conoscersi, perché altrimenti sarei stata in una gabbia dalla quale non sarei potuta uscire. Lei spera di liberarsi, ma non è facile. Prima di tutto perché ha paura di Diego, secondariamente, teme di affrontare il mondo esterno. Non è più quella donna sicura di sé, quella ragazza determinata, convinta delle proprie idee e decisa nelle proprie azioni.
L’angoscia la soffoca, si sente inadeguata e incapace. Il compagno rileva in continuazione le sue manchevolezze, facendola sentire una nullità.
La prima volta che l’uomo le aveva rivolto parole umilianti, rimase inebetita. Tutto era iniziato una domenica mattina. Una giornata nella quale avevano invitato degli amici a pranzo. Emma aveva messo tutto l’impegno e le sue capacità culinarie per deliziare i suoi ospiti.  Stava infornando il salmone con funghi e patate, quando Diego entrò in cucina, fresco di doccia. Il suo profumo suscitò in lei, un forte desiderio sessuale. Fino a quel momento la loro unione era stata felice, perché l’amore, l’attrazione fisica e la complicità li avevano fatti sentire molto uniti. L’uomo aveva un fisico prestante, grazie alla sua attività di personal trainer, i suoi occhi profondi e scuri, quando la fissavano, le facevano tremare le gambe e il cuore. Emma era una bella donna: alta e slanciata, il viso dolce dai lineamenti delicati, occhi azzurri e capelli biondi.  Quel giorno, però, segnò un cambiamento di percorso al loro rapporto. Il comportamento e le frasi che Diego pronunciò la colpirono profondamente:
“Che cosa stai facendo? Come puoi pensare di abbinare il salmone ai funghi! Non sei mai stata una brava cuoca, però, io, mi sono accontentato. Oggi non possiamo assolutamente presentare un piatto del genere ai nostri amici. E adesso che hai condito il salmone, come pensi di rimediare al danno che hai fatto? Sei proprio una persona senza testa! Non avrei mai immaginato che tu ti dimostrassi così inetta, nello scegliere il menù per il pranzo di oggi. Non ricordi come abbiamo mangiato bene quando siamo stati invitati a casa loro?”
“Amore scusami, ma il salmone al forno con funghi e patate lo trovi anche nei ristoranti! Tu probabilmente non lo hai mai mangiato, ti assicuro che è ottimo.” rispose la donna in tono mesto.
“Vergognati! Inventi bugie per non ammettere la tua incompetenza! Ti ripeto che io non voglio rendermi ridicolo di fronte ai nostri amici, pertanto il pranzo non ci
sarà. Vai a telefonare! La colpa è la tua e quindi devi parlare tu, con loro! Inventa che sei malata e informali che non possono venire a pranzo, scusati per questo spiacevole contrattempo.  Forza non guardarmi come un’ebete!”
 “Diego, io non voglio mentire ai nostri amici”.
L’uomo, come risposta, le sferrò uno schiaffo che la colpì in pieno viso, poi la spinse con forza verso il telefono, dandole una pedata dietro la schiena. Emma stava per cadere, ma si appoggiò al mobile che aveva vicino. Per non continuare a soccombere telefonò, ma si sentì in colpa per le bugie che non era abituata a dire. Una sofferenza s’insinuò in lei per l’umiliazione subita, le frasi denigratorie e la violenza patita. Le sembrava di aver vissuto un incubo, invece era la realtà.
Il giorno successivo il suo compagno era tornato a casa a pranzo, le aveva portato un mazzo di rose rosse e aveva detto in tono mesto: scusami amore mio! Non so cosa mi sia successo ieri! Sono io il bugiardo, tu sei una brava cuoca e avrei dovuto fidarmi di te. Sei il mio angelo e darei qualsiasi cosa per tornare indietro. Sei la mia donna, colei con la quale trascorrere tutta la vita. Ti adoro Emy, perdonami, ti prego!
Poi aveva tirato fuori dalla tasca una scatola di gioielleria, l’aveva aperta e le aveva mostrato un piccolo solitario, dicendo: accetta amore mio questo anello di fidanzamento. Vuoi sposarmi mia Dea? Se mi rifiuti, mi farai morire di dolore. Emma si era commossa e aveva accettato l’anello che poco dopo brillava al suo anulare sinistro.
Dopo una settimana dalla proposta di matrimonio, Diego doveva andare alla cena annuale della Palestra. La donna era in cucina a sistemare la spesa, quando sentì aprire con forza la porta e come un turbine, l’uomo si avventò contro di lei e la colpì in viso con una camicia bianca, mentre urlava: ti sembra pulita e stirata bene? La dovevo indossare per la cena, brutta sfaticata e inetta! La prese per i capelli e la spinse contro il muro. Avvertì un dolore lancinante al braccio sinistro. Il compagno uscì infuriato, lasciandola lì come una scarpa vecchia.
Emma pianse raggomitolata per terra, soffriva per il dolore fisico ma, soprattutto, perché era trattata peggio di uno zerbino.
Si riscuote e scappa da casa per raggiungere il supermercato dove lavora. Nell’ambiente di lavoro la donna riesce a essere se stessa, riemerge la sua solarità, sorride e scherza, perché non deve misurare le parole e i comportamenti.
Entra nel supermercato e vede Matteo che le sta andando incontro sorridente. Emma è affascinata da quell’uomo che da un mese è il direttore del punto vendita. E’ attirata dal suo modo di fare: gentile e determinato, dalla sua competenza e dalla cultura che traspare dai discorsi scambiati con lei e con gli altri colleghi. La saluta e la informa che svolgerà il suo turno presso le casse automatiche. Si ritrovano, a metà mattina, di fronte dall’erogatore automatico per prendere un caffè insieme.
“Oggi tocca a me pagare.” afferma Matteo. Emy lo guarda e si perde sognante nei suoi occhi.
Pensa: Come ho fatto a innamorarmi di Diego? Un uomo pieno di sé, narcisista e egoista. Ero più giovane e ho guardato l’uomo palestrato, senza valutare cosa avesse in quella sua testa bacata. I suoi occhi neri e profondi mi facevano provare amore e passione, come non facevo a non accorgermi che erano duri e freddi e non amorevoli? Gli occhi di Matteo invece sono lo specchio della sua anima buona, esprimono gentilezza verso gli altri… e nei miei confronti? Ho l’impressione che lui provi i miei stessi sentimenti.
“Emma, il tuo caffè è pronto. Ti offro un euro per conoscere i tuoi pensieri!”. La donna arrossisce per l’imbarazzo. L’uomo le sorride e le sfiora un braccio. Una scarica elettrica li fa staccare velocemente. Si guardano e comprendono perfettamente che cosa il destino ha scritto per loro.
Ritorna a casa scombussolata dalle belle emozioni di quella giornata e dalla consapevolezza di essere innamorata del suo direttore. Ancora distratta da questa importante scoperta, entra in soggiorno e va a sbattere contro un corpo duro come la roccia, quello del suo convivente.
“Sono le quindici. Sei in ritardo di un’ora. Ho fame e non c’è nulla di pronto.” afferma Diego, scandendo duramente le parole.
“Ho fatto tardi poiché non riuscivo a quadrare la cassa”, si scusa Emma “non ho cucinato, perché non mi hai detto che avresti pranzato a casa. Sei sempre in palestra a quest’ora.”
“Ti avevo detto questa mattina che avremmo pranzato insieme! Devi ascoltarmi quando ti parlo! Guardati allo specchio, sei stralunata! Come il solito dimostri di essere inaffidabile! Ho fame e dovrò attendere un’altra ora, brutta cretina! Vai in cucina! Ancora sei qui a guardarmi come una ritardata mentale?” Alterato la prende per i capelli e la porta di fronte ai fornelli. “Se tra mezz’ora il pranzo non è pronto, vedrai cosa ti succede! Non me la racconti giusta… ultimamente hai la testa tra le nuvole… a chi pensi, eh? Se scopro che qualcuno fa il filone con te, lo rompo tutto! Non illuderti, poi, di passarla liscia! Tu sei mia!”
“Diego per l’amor di Dio, ma cosa dici? Perché mi accusi di cose non vere? Stamattina dormivi quando sono uscita. Se ti sembro distratta è perché sono stanca.”
“Bugiarda e falsa, ti permetti pure di ribattere!” la insulta il compagno, mentre le molla un ceffone e un calcio che le colpisce un fianco. La donna si contrae dal dolore, mentre sente scendere un liquido caldo lungo le gambe che giunge fino alle scarpe da tennis, riempiendole. Emma inizia a tremare dalla paura.
“Mi fai schifo!” grida l’uomo che si è accorto di quanto è accaduto per colpa sua.
 “Non resisto un minuto di più! Andrò a pranzo fuori! Era quello che volevi brutta stronza! Se stasera non preparerai una cena decente, saprò io, come punirti”.
Emy non riesce a camminare dal dolore fisico e da quello per le umiliazioni subite. Lo stomaco è contratto. A fatica beve un bicchiere d’acqua e prende un antidolorifico. Appoggiandosi ai mobili e al muro raggiunge il divano e si sdraia. E’ distrutta. Squilla il telefonino, lo estrae dalla tasca. E’ sua madre. Non risponde, perché capirebbe che lei non sta bene.
Lacrime di dolore iniziano a scendere copiose, mentre valuta la sua situazione.
Mi ritrovo da sola in balia di un compagno manesco e prepotente. Non posso rimanere con Diego, ma come faccio per venirne fuori? Non ho più amiche, perché lui è riuscito a farle allontanare. I miei non li posso incontrare, poiché il palestrato, ha trovato il modo di litigare con mio padre e mi ha proibito di andare da loro, come prova del mio amore per lui.
Emma sente squillare il telefonino del compagno, l’ha dimenticato a casa. Lo prende per rispondere.
Appare un nome sul display: Giorgia. Apre la comunicazione senza parlare. Ode dei rumori inconfondibili: sospiri di piacere, la voce roca di Diego che sussurra parole d’amore, una voce di donna che esprime il piacere che sta provando e incita il suo amante di non fermarsi. Un momento di silenzio e poi una risata cristallina e una voce molto giovane che dice: Ti è piaciuta la mia sorpresa? Vorrei che tutte le mattine trascorressero così, nel bel lettone di casa tua, mio “Principe”.  Sono riuscita a uscire poco prima delle quattordici. Certo che se ci beccava quella frigida della tua convivente! Non capisco perché rimani ancora con lei amore mio!
Emma, per non farsi scoprire, chiude la comunicazione. E’ incredula, ma vede uno spiraglio aprirsi nella gabbia dove è rinchiusa, le cui sbarre sono fatte di violenza, umiliazioni e terrore. La donna finalmente si sente più leggera e acquisisce forza. Riempie una valigia con i suoi effetti personali e lascia per sempre la casa della sofferenza.
Dopo tante violenze è nata di nuovo. Si è rifugiata a casa di Lara, una sua cugina che vive a quattrocento chilometri di distanza. Lavora come impiegata in un’azienda locale. Il lavoro d’ufficio le piace. Le giornate trascorrono tranquille, ma di notte, nei sogni, rivive spesso i traumi subiti e si sveglia piangendo e tremando dalla paura: la pelle e la mente non dimenticano. Ha iniziato ad andare da uno psicoterapeuta per ricevere l’aiuto adeguato per elaborare le violenze subite e la paura. Matteo non l’ha abbandonata. Si è trasferito nella stessa cittadina nella quale abita Emma. Si amano, ma l’uomo deve avere pazienza, non è ancora arrivato il momento giusto per chiedere alla sua amata di sposarlo, perché Emy deve superare psicologicamente i maltrattamenti subiti.
Una domenica di giugno, i due innamorati decidono di andare al mare. La donna si sente rinascere nel vedere quella distesa azzurra e spaziare, con lo sguardo, fino alla linea dell’orizzonte. Ode il garrire dei gabbiani, li vede liberi volare nel cielo terso.  Emma si sente per la prima volta completamente libera e segue le correnti ascensionali come quegli uccelli eleganti e slanciati che volavano alti.
Volge lo sguardo verso Matteo e gli sorride, gli accarezza il volto, lui comprende che deve cogliere l’attimo. Delicatamente la attira a se, le fa appoggiare il capo sulla sua spalla, le bacia i capelli e le dice: “Amore mio ti amo più della mia vita, non mi respingere!”. Emma alza il volto e le offre le proprie labbra. Un bacio struggente che trasmette soltanto amore, un sentimento puro che avrebbe solo dato e mai preteso.
Il mese di agosto è molto afoso, sono ormai due mesi che vivono insieme. Emma non sopporta quel caldo asfissiante e anomalo. Ha la testa pesante e lo stomaco sottosopra, Matteo la accompagna al pronto soccorso. Il medico che l’ha visitata, annuncia loro che avrebbero avuto un bambino. I due innamorati si guardano e si stringono felici come non mai.
“Amore mio, un figlio nostro. Non può esistere una gioia più grande!” afferma l’uomo. Si baciano con ardore e si scambiano tenere effusioni.
La pioggia caduta il giorno precedente ha portato un po’ di fresco, il lavoro è stato più proficuo.  Emma è soddisfatta e dopo aver messo a posto le carte che fino a poco prima avevano occupato la sua scrivania, prende la borsa ed esce per tornare a casa.
Raggiunge il parcheggio esterno, dove ha lasciato la sua utilitaria.
Un braccio forte le cinge, da dietro, la gola. Il cuore accelera i battiti per la paura.  Prova un senso di vertigine e le gambe molli. Una voce cattiva e conosciuta dice in tono tagliente: “Credevi di avermi fottuto eh, brutta Troia? Tu sei mia e basta! Mi hai abbandonato, ingrata! Io ti ho sempre amato più di ogni altra cosa al mondo. Ti amo ancora nonostante i tuoi tradimenti. Capisci che non posso lasciarti a un altro uomo?”.  Emma non riesce a gridare, perché in un attimo Diego le ha messo un cerotto sulla bocca. La spinge dentro un camper malridotto. La lega a una poltroncina sudicia.
La donna teme per il figlio che porta in grembo. Le corde le feriscono i polsi e le caviglie ma cerca di non concentrarsi sul dolore. Non si rende conto della direzione che il camper ha preso. Il mezzo si ferma dopo un tempo non quantificabile. Il carnefice la raggiunge. Appare molto calmo, troppo. La libera dalle corde. La afferra per un braccio e la fa scendere. Sono davanti a un casale abbandonato. Entrano in una stanza nella quale c’è un giaciglio. La spinge su quel materasso macchiato e si sdraia subito accanto a lei.
“Ti tolgo il cerotto, anche se urli, nessuno ti potrà sentire. Non ci sono altre case nei dintorni.  Amore, voglio riprendere quello che è mio. Vedrai come godrai brutta stronza! Nessuno può eguagliarmi come amante.”
 Il battito del cuore di Emy le martella nelle orecchie e un sudore freddo le bagna il volto e la nuca. Diego le strappa l’abito leggero e il reggiseno, procurandole dei graffi con i gancetti, infine, le rompe il perizoma. La donna si sente vulnerabile e prova vergogna. Cerca di coprire la sua femminilità. Poco dopo l’uomo è sopra di lei. Emma urla: no, non voglio, lasciami! La bocca di lui s’impadronisce della sua, soffocando le urla e i singhiozzi. La vittima cerca, con le mani, di spingerlo via, ma non ci riesce, la sua forza non è capace di contrastare quella del suo aguzzino. L’ignobile individuo vìola la sua femminilità, con forza e cattiveria. La vittima prova un grande dolore come se fosse stata trafitta da una spada incandescente. La violenza sessuale sembra non terminare mai. Priva di forze, in certi momenti perde conoscenza. Il carnefice, invece, prova un immenso piacere. Tra un assalto e un altro afferma che deve eliminare le tracce lasciate dal verme che si era preso ciò che non era suo. Emma appartiene a lui, dalle unghie alle tette, alla bocca. Non può essere di nessun altro.
La poverina riprende coscienza dopo un tempo indefinibile. E’ giorno. E’ sola sul giaciglio.
Dolori lancinanti non risparmiano alcuna parte del suo corpo, fitte simili a coltellate sembrano dilaniarle il ventre e la vagina.  Un odore nauseabondo di urina, sangue e umori corporali hanno impregnato il giaciglio, dandole una forte nausea. Il silenzio è rotto dall’arrivo del carnefice.
“Certo che te la sei proprio voluta Emma, questa dolorosa purificazione! Avremmo potuto continuare a vivere felici, ci saremmo sposati, ma tu mi hai lasciato. Lo sapevi che non te lo avrei mai permesso! Le mie cose, non le faccio usare agli altri. Ho dovuto purificarti, ora sei tornata mia.  Andremo lontano da qui per vivere felici e contenti per tutta la via!”.
“Tu sei pazzo! Sei un sadico torturatore. Io non sono una tua proprietà! Preferirei morire, pur di non ritornare a vivere con te.” la voce è lieve ma determinata. Diego la afferra per il collo e la mette in piedi. Emma sente un dolore forte, dove le mani del seviziatore stringono. Non riesce a parlare, ha difficoltà a respirare. Comprende che ormai la vita la sta abbandonando, la sente scivolarle addosso e non oppone più alcuna resistenza per abbreviare l’agonia.
“Hai capito che sei esclusivamente mia? Non permetterò più a nessuno di averti. Preferisci la morte a me? Che ingrata! Io però ti amo e voglio renderti felice. Muori Emma.” termina l’assassino, sospirando soddisfatto e, mentre la vittima esala l’ultimo respiro, ripete: “Muori, amore mio! Sulla tua tomba poserò una rosa rossa”.
 L’ultima immagine che Emma vede è il volto di Matteo e quello del bambino che non sarebbe mai nato. Si sente leggera e vola libera, come un gabbiano, verso la luce luminosa che la sta attirando a sé.

63 commenti Aggiungi il tuo

  1. Christina ha detto:

    Un racconto dallo stile fluido e dal ritmo sempre sostenuto, una storia che fa sentire il lettore protagonista e partecipe della terribile vicenda di Emma. Una scrittura dall’alto contenuto emotivo.

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  2. Ottimo racconto, ben strutturato. Mi è piaciuto

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  3. Angela Masci ha detto:

    Mi è veramente piaciuto. Mostra la cruda realtà dei nostri tempi, stiamo subendo un’implosione culturale e storie come questa ci fanno capire che dovremmo fermarci a riflettere su noi stessi e sul nostro futuro, la strada che questa umanità ha intrapreso, ci porterà presto all’estinzione se non adottiamo un cambio di rotta. Il mio personale plauso alla scrittrice!

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  4. Anonimo ha detto:

    Un racconto ben scritto anche se molto crudo. Non ci si può abituare a certi eventi quotidiani e qui sono raccontati da entrarci dentro. Certo il finale lascia male allo stomaco purtroppo.

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  5. G ha detto:

    Tema attuale, brava la scrittrice

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  6. Milena ha detto:

    Bel racconto anche se con un triste finale brava Laura

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  7. Fiorella Manoni ha detto:

    Scritto molto bene Scorrevole e va diretto al nocciolo del problema,la violenza!
    Emozionante,intenso,vero! Complimenti alla scrittrice per esser riuscita a trasmettere il massimo! Fiorella

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  8. Silvia ha detto:

    Uno stile fluido per un racconto carico di emozioni e colpi di scena. La trama sorprende, ribaltando le diverse situazioni che si susseguono.

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  9. Albina ha detto:

    Davvero coinvolgente..i contenuti sono molto profondi e attuali con la realtà di oggi. Complimenti Laura!

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  10. Tiziana ha detto:

    Racconto vero e dettagliato, che rispecchia molto la quotidianità di una qualsiasi donna che si trova in questa condizione. Noi tutte pensiamo o auguriamo che nn succeda a nessuna altra donna.
    Rispetto per il tuo lavoro Laura!

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  11. Assunta ha detto:

    Bello e coinvolgente anche perché rispecchia la realtà, purtroppo… Complimenti all’autrice!

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  12. Francesca ha detto:

    Attuale, dettagli precisi e forti, soprattutto nel finale, ti entra dentro, ti commuove. Complimenti Laura

    Francesca

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  13. Voti utili ai fini del concorso 62

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