Ci sono Uomini, mezzi uomini e quaquaraquà di Meri Andreucci

Marco ha vent’anni ed è in ospedale. Sta affianco al letto di Rebecca, la sua fidanzata da oltre quattro anni che ora dorme e piange in un sonno greve e disturbato. Vorrebbe accarezzarla, ma sa che anche non volendo, la spaventerebbe a morte e le farebbe del male. Si sente responsabile e vorrebbe proteggerla ad ogni costo, farebbe tutto per lei. Marco è così fiero della sua Rebecca, della sua forza, del suo coraggio e di come lei lo ami così tanto e gli permetta di starle vicino… Ora però può solo aspettare del tempo e lasciare che lei, pian piano, possa almeno provare a dimenticare.
L’amore tra un uomo ed una donna è qualcosa di fondamentale, di raro, di così grande che rimane assai difficile da spiegare e da raccontare, come un gioiello così luminoso e così prezioso che il suo valore non è stimabile e la sua bellezza può essere conosciuta solo da chi ha avuto la fortuna di ammirarla. Ad unire i due ragazzi c’è quel gioiello, che improvvisamente però una mattina viene sporcato mentre Rebecca, a piedi come ogni giorno, si reca verso l’università.
Un uomo le si avvicina, camminandole affianco. Poi, di colpo, le copre la bocca con un panno ed inizia a trascinarla via. Il panno le impedisce di urlare e di vedere. Così si ritrova legata in uno stanzino, una specie di sotterraneo, con un uomo che lei non ha mai visto prima ma che inizia a ripeterle che l’ama, che l’ha sempre amata e che vuole solo salvarla.
Per tutto il giorno viene accarezzata morbosamente in tutte le parti del suo giovane corpo. Le lunghe dita passano su ogni centimetro dell’impietrita pelle di Rebecca, ruvida e immobile. Senza mai farle male, le toglie la giacca, le accarezza i capelli, li annusa, le massaggia le spalle e la schiena. Ogni momento è buono per dirle che l’ama e che Marco non è affatto l’uomo per lei. Così all’improvviso il rapitore sorride di un ghigno gelido e la costringe a scrivere al suo fidanzato uno straziante messaggio d’addio. Appena inviato il messaggio, inizia l’orribile vicenda, quella che sembrava essere già terrificante e che poteva peggiorare solo in un modo. Essendo ora libera dalla relazione, l’uomo la costringe a baciarlo, e possederlo. La tortura ha inizio nel momento in cui lui, fiero delle sue azioni, cerca di sostituirsi a Marco in ogni modo possibile. Sono ore spaventose quelle in cui Rebecca viene violentata nel nome del suo uomo, mentre questo, preoccupato dal messaggio, cerca di contattarla per capire le sue dolorose e assurde parole. Marco viene sfregiato come traditore ed impostore mentre viene miseramente sostituito dallo stupratore che, contemporaneamente, uccide per sempre la serenità della ragazza.
<> le dice, <> Ed era lui, l’uomo che lei, mesi prima aveva servito nel bar universitario, l’uomo che da settimane la seguiva senza che lei sapesse e si accorgesse di nulla.
Marco nel frattempo stava cercando di capire che cosa stesse succedendo poiché sapeva benissimo che mai lei l’avrebbe trattato così, l’avrebbe lasciato senza motivo, per un altro, senza parlare. Mai. L’unica cosa che le veniva in mente era denunciare la sua scomparsa, perché era dalla mattina che non riusciva a contattarla, non ci era mai riuscito dall’arrivo di quel maledetto messaggio.
I suoi sforzi sono però inutili perché non era passato tempo a sufficienza per denunciare una scomparsa, soprattutto perché era in possesso del messaggio che attestava il suo ipotetico volontario allontanamento.
Chi ama davvero ed è amato sa che questo sentimento non svanisce così per caso. Così Marco, non sapendo che fare, decide di cercarla iniziando dalla strada che avrebbe dovuto percorrere ormai la mattina precedente.
Rebecca è ormai nelle mani del suo rapitore da più di dodici ore. Vorrebbe solo fuggire da lì. Così spera che, assecondando alcune sue richieste, riesca a far tranquillizzare l’uomo e magari a chiedere aiuto o ad evadere. Così cerca di rinnegare davanti a lui l’amore per Marco e che davvero sapeva che era lui il suo uomo. Quelle parole però accendono troppo la sua fiamma malata e decide di nuovo di approfittare della ragazza. La sua pazzia tocca ogni limite e Rebecca non riesce più a stare al gioco. Finisce così in un forte pianto che, sommato ai maltrattamenti e ai momenti di sesso violento, la debilitano completamente. Anche l’uomo però rimane senza forze. Così decide di dormire, e per tutta la notte la tiene stretta in una sorta di abbraccio, difficile da chiamarsi tale. Dormire con la persona che si ama è dolce ed affettuoso. L’uomo riesce a distruggere anche questo.
Le sensazioni di Rebecca sono penetranti: prova disgusto, nausea, sudiciume, terrore dentro. Si odia, odia il suo corpo che la fa sentire sporca, odia il suo interno, perché infetto, la sua anima sembra nera.
Marco gira per le vie quasi tutta la notte, pensando e cercando, immaginandosi che cosa poteva essere accaduto.
Nel frattempo Rebecca è immobile tra le braccia dell’uomo che gode soddisfatto di un sono profondo. È spaventata, ha paura di muoversi, non vuole sentirsi né vorrebbe mai svegliare l’orco. Tuttavia, per scampare da questo incubo è il momento giusto, anche se vorrebbe solo immobilizzarsi e scomparire. Animata da una forza improvvisa di vita e di coraggio si alza, lentamente, lasciando spazio al suo posto e tra le braccia dell’uomo. È indolenzita e con la nausea, ha contemporaneamente fame ma l’adrenalina aiuta in questi momenti e fa sì che non si sentano il sonno, il freddo e la sete. Arriva al suo cellulare e compone in tremando il numero di Marco.
Vede la chiamata. Risponde velocissimo e in ansia. Alla risposta sente flebile Rebecca sottovoce che le dice, piangendo e ingoiando le lacrime che è stata rapita e che è rinchiusa ma non sa dove. Ha paura e ha bisogno di aiuto. Di nuovo ripete che non sa dov’è in modo convulso. Aumenta il pianto.
Poi Marco sente urla e richieste di pietà e in sottofondo un uomo che grugnisce. Rumori, un tonfo. Marco Inizia ad urlare all’uomo di lasciarla e che se non l’avesse liberata l’avrebbe ucciso. Lei urla dal dolore, dagli schiaffi e calci senza fine che sta prendendo, dalla sensazione che potrebbe essere l’ultimo momento di vita. L’uomo urla dalla rabbia di essere stato “tradito”, Marco dall’impotenza, dal dolore, dalla paura di perderla e dal fuoco che lo accende e infiamma la sua voglia di salvarla. La linea rimane attiva per tutto il lungo ed interminabile momento di violenza in diretta. Poi improvviso silenzio. Lo sfogo dell’uomo e il rumore di un portone metallico lasciano spazio solo al silenzio a e deboli respiri in lontananza.
Marco cerca contatto, Rebecca è vigile, viva, respira, ma non riesce a rispondere. Marco le parla, cerca di tranquillizzarla dicendole che sta arrivando e che starà bene. Però non sa dove andare, cosa fare, come soccorrerla subito. Ha paura che cada la linea, che l’uomo ritorni, che lei muoia. Vorrebbe chiamare la polizia ma non vuole chiudere la chiamata con lei, non vuole lasciarla sola. Non può far sentire quell’ansia, così cerca di concentrarsi. E pensa al portone metallico che aveva sentito sbattere, forse un garage. Così corre verso il tragitto che Rebecca avrebbe dovuto fare quella mattina. Casa, strada, università. Sembrava semplice. Decide di sbattere in ogni garage sperando di sentire il suono provenire anche dal cellulare e quindi capire che era quello il posto giusto. Non sa quanto addentrarsi nei vicoli ma non ha tempo da perdere per pensare e lascia fare al suo istinto. Così inizia a sbattere, spallata dopo spallata, in ogni garage finché non sente il suono provenire anche dalla chiamata ancora aperta. Momento di felicità ma anche di terrore: cosa avrebbe trovato al di là?
Ha bisogno di aiuto. Non può aprirlo da solo. Così inizia a gridare e chiedere forze per sfondare il garage dove era stata rinchiusa Rebecca. Ogni vicino che esce rimane sconcertato, alcuni chiamano le forze dell’ordine, altri fanno finta di niente e ritornano in casa. Poi esce dalla sua porta un uomo che crede alle urla disperate di Marco e iniziano a sbattere insieme, spallata dopo spallata, per riuscire a far cedere la struttura. Hanno bisogno di qualcosa che faccia da leva. Usano una pala da giardino. Dopo qualche minuto altri due uomini si aggiungono esortati dal primo che conferma di aver sentito delle urla alcune ore prima. In quattro riescono a sventrare il garage e, appena aperto, la scena è impressionante, in grado di destabilizzare chiunque.
Era lì… sdraiata per terra, testa verso l’entrata del garage, cellulare ad un metro di distanza con la chiamata ancora aperta, un braccio vicino alla testa, come per proteggersi da qualcosa, l’altro verso la lunghezza del corpo, solo mutandine, nient’altro. Viso gonfio, violaceo, appena riconoscibile, occhi liquidi e quasi sempre aperti con palpebre che sbattono poco, respiro corto e frequente, non sufficiente per mantenerla in vita per molto altro tempo. Dopo qualche secondo di esitazione: <> urla Marco che pian piano le si avvicina, perché sembra che sia ancora molto spaventata, forse dai forti rumori causati dai quattro uomini. Marco in ginocchio le copre la schiena con la sua felpa, poi non dice nulla ma le tiene solo la mano, quella sulla sua testa, perché ora lui l’avrebbe protetta. Lui vorrebbe dire tanto ma non ce la fa. Le dice solo:<>
Collasso di un polmone con Pneumotorace, due costole rotte, emorragia interna, stato di shock e disidratazione. Questo era il quadro clinico immediato. Dopo il primo intervento Marco le si avvicina e sorridendole le accarezza i capelli. La prima cosa che Rebecca dice, proprio mentre Marco la accarezza, è: <>, senza neanche muoversi, solo con un minimo di fiato. Marco prova una fitta nello stomaco e sente gonfiarsi gli occhi di lacrime molto pesanti, ma no, non scendono, rimangono lì ad offuscare la vista. Poi riesce a capire e lascia i capelli posarsi sul cuscino. I suoi ricci ormai erano diventati molli e sfatti; il suo sguardo solo e semplicemente perso e fisso, come una bambola.
Smette di toccarla iniziando a guardarla dolcemente. Rebecca voleva tanto essere abbracciata, coccolata, e Marco lo sapeva, voleva sentirsi al sicuro tra le braccia del suo uomo, voleva vero amore, vero affetto. Non riusciva però a dirlo né a lasciare che accadesse perché pensava che l’orco l’aveva abbracciata, ed accarezzata in tutto il corpo per un giorno intero, e quei capelli erano stati annusati e toccati, ed era stata baciata ovunque, ed avuta, e picchiata selvaggiamente.
Marco è così forte che prega ogni parente di non toccarla, per far sì che Rebecca non debba soffrire o ripetere di non essere sfiorata.
Passano giorni prima che riesca a sedersi senza provare dolore, e prima che riesca a parlare rompendo il silenzio. Quando vede che Marco è ancora lì, con lei, Rebecca dice finalmente: <<Piano, Marco, ma abbracciami. Piano ma forte, più forte che puoi. Era l’abbraccio più lungo, più dolce, più doloroso della loro vita. Marco accoglie in quell’abbraccio minuti interi di silenzio, ore di pianto continuo, disperato e rotto dai dolori alle costole, ore di sofferenza, ore di miseria, di stupro feroce, di umiliazione, di spietata aggressione. Chi meglio di lui l’avrebbe potuta consolare, avrebbe potuto farle almeno provare a dimenticare tutto ciò? Era l’abbraccio di un Uomo che Amava, che Proteggeva, che Curava la propria Donna: era un “Uomo”, non un “mezzo uomo”, né un “ominicchio”, né un “pigliainculo” e né un “quaquaraquà” (da Leonardo Sciascia in “Il giorno della civetta”).

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. andreansevini ha detto:

    Molto bella complimenti

    "Mi piace"

  2. Adele Muscato ha detto:

    Molto toccante

    "Mi piace"

  3. Serena ha detto:

    Bellissimo, sono rimasta con il cuore in gola fino alla fine

    "Mi piace"

  4. Noemi ha detto:

    Veramente toccante! Bravissima!

    "Mi piace"

  5. Paola ha detto:

    Mi sono venuti i brividi!

    "Mi piace"

  6. Elisa ha detto:

    mi è piaciuto molto!

    "Mi piace"

  7. Voti utili ai fini del concorso 6

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...