Luca di Rossella Cirigliano

 

occhi2

 

 

«Ciao Luca, non ti va di andare a giocare con gli altri bambini in cortile?»

«No, oggi non ne ho voglia».

«Come mai? La scuola è finita: l’estate è fatta per giocare».

«Voglio stare qui con te».

«Va bene, allora. Che mi racconti, giovanotto. Sei stato promosso?»

«Sì. Tutti dieci».

«Ma che bravo! L’anno prossimo vai in quarta?»

«Sì».

 «Ti piace andare a scuola, allora…»

«Abbastanza, anche se nell’altra scuola avevo più amici».

«È poco che avete cambiato casa. Vedrai che l’anno prossimo ti farai tanti amichetti. Adesso devo andare a lavare le scale. Vuoi venire con me?»

«Sì!»

Che ne sarà di Luca? Devo informarmi, perché voglio stargli vicino. Quel bambino mi è entrato dentro fin dal primo giorno. Si è attaccato a me in un modo esagerato. Ma perché solo dopo si capiscono le ragioni?

«Signor Mario, il furgone dei traslochi ha finito di scaricare e montare tutto. Mi può dare una mano a portare su le ultime cose?»

«Ma certo, ingegnere».

«La ringrazio. È stata una vera fortuna trovare questo bell’appartamento in una zona esclusiva. Era tanto che cercavo da queste parti».

«Bene. Sono contento. È un palazzo tranquillo. Tutta gente rispettabile e di un certo livello».

«Proprio come volevo… come volevamo io e mia moglie».

Parlava sempre lui. Le volte che li vedevo uscire insieme, lei non parlava mai. Sempre al suo fianco, elegante e sorridente, ma muta. E che diamine!, pensavo. Deve essere riservata. Ero convinto che fosse riservata e schiva. Certo, però fa la professoressa di lettere, se non ha parlantina lei. Se la tirerà un po’. Eppure è dolce. Mi piace. Si vede che è una persona buona. Andava da sola al lavoro, dopo aver accompagnato Luca. Per il resto, usciva sempre con l’ingegnere. Ma non mi sembrava strano: una coppia affiatata ama fare le cose insieme.

«Buongiorno, professoressa. Oggi niente scuola?»

«No, non mi sento molto bene e sono rimasta a casa. La ringrazio tanto per avermi portato su la spesa. Tenga pure il resto».

«Grazie, professoressa. Come va Luca nella nuova scuola?»

«Bene, grazie. Piano piano si risolve tutto… Luca stravede per lei. Grazie ancora. La saluto».

Manco l’avesse morsa una tarantola. E poi sempre quegli occhiali da sole. Mi apriva la porta con gli occhiali da sole. Mah, questi vip sono strani forte, pensavo. Fotofobia, mi ha detto, scusandosi. Mia cognata pure soffre di quella cosa, quindi niente di strano.

«Buongiorno, Luca!»

«Ciao, Mario! Cosa stai facendo?»

«Sto montando la culla per la signora del primo piano».

«Quella con la bambina piccola piccola?»

«Sì, tesoro».

«Sai che l’anno scorso doveva arrivare la mia sorellina, ma poi non è più arrivata?»

Ma come si fa? Come si fa solo a pensare di fare una cosa del genere? Perché sicuramente sarà andata come temo. Ho i brividi. Non posso esserne sicuro, ma non sarà stato un aborto spontaneo. Non alla luce di quello che è appena successo. Ma possibile che all’ospedale non l’abbiano capito? A quest’ora sarebbe stato tutto diverso.

«Mario, è la seconda sera di seguito che non riesco a dormire. I nuovi vicini del terzo piano hanno la camera da letto confinante con la mia e fanno talmente tanto rumore che ho passato la notte in bianco. Io la mattina mi devo alzare presto per dar da mangiare ai gatti e portare a spasso il cane, sa!»

«Ma non è che siamo un po’ invidiose, signora Cesira?»

«Ma come ti permetti, Mario. Giusto perché ci conosciamo da vent’anni, la prendo a ridere. Tu che sai tutto di tutti, sono normali quei due? Lui è sempre molto gentile, ma lei quando sorride sembra che ti sta facendo un favore… Il bambino anche sembra triste, non so, come se avesse paura di qualcosa. La madre lo sta sempre ad abbracciare e baciare. Ma che ti dice? Vedo che parli spesso con quel bambino».

«E meno male che i pettegoli erano i parrucchieri e i portieri… Signora Cesira, Luca mi sembra un bambino normale. Con il trasferimento si è trovato un po’ destabilizzato, ma è un bambino molto sveglio e intelligente. I genitori anche mi sembrano a posto. Signora Cesira, legge troppi gialli e riviste scandalistiche. La vita non è come nei film. È molto più piatta e banale. Il nostro palazzo poi è la normalità per eccellenza. E meno male!»

«Sarà…»

«Ma poi scusi, che rumori ha sentito?»

«Scricchiolii del letto, lamenti e urla».

«Appunto!»

Quanto ci vorrà ancora prima che scendano? Quest’attesa mi sta snervando. Mi sembra di vivere in un sogno. Ecco, ci mancava la pipì del cane nell’androne, appena pulito. Non ci credo: è tutto un incubo. Neanche sei mesi. Ma tanto è bastato per affezionarmi a Luca e alla madre. Adesso lo so da cosa mi veniva quel senso di protezione per loro. Ma prima non lo sapevo. Purtroppo non avevo capito niente. Il sentire qualcosa non basta a dartene consapevolezza. Ora lo so.

«Flavia, quante volte ti ho detto che non devi metterti a parlare con altri uomini? Io sono un uomo e ti dico che se gli dai confidenza pensano tu sia una poco di buono. Fidati. Lo dico per il tuo bene e perché ti amo. E l’amore senza gelosia non è amore. Capito?»

«Sì, ho capito».

«Siamo una famiglia troppo in vista per dare scandalo. È una questione di decoro. E poi che figura ci faccio io se la gente si mette a sparlare?»

«Ma io…»

«Senti, ho visto come ti guarda l’avvocato. Cosa gli hai fatto credere?»

«Quel vecchio decrepito? Ma dai, adesso esageri. Guarda che se continui così…»

«Che cosa fai?»

«Lasciami le braccia, me le stai stritolando. Ok ok!»

«Abbracciami forte, amore mio, dai. Non mi fare arrabbiare, eh, tesoro? Mi bastano già le grane sul lavoro».

«Ok, va bene».

Pensavo che mia moglie esagerasse, come suo solito. Non le pare vero di cogliere conversazioni personali dei condomini ogni volta che le capita. La conosco bene mia moglie. Non prende l’ascensore apposta. Fa le scale per andare a stendere sul terrazzo comune proprio per quello. È più forte di lei! Ama condire le situazioni, inventando intenzioni e intere frasi. Avrebbe dovuto fare l’attrice drammatica. Prima di ieri sera l’ho sempre sostenuto, e abbiamo riso insieme per questo. Se penso che mi ha accusato di non amarla perché non sono geloso. Per niente. È vero. Non sono geloso, ma la amo come se per me fosse aria. Senza, mi sentirei soffocare. E poi la gelosia spinge al tradimento. Altroché. La gelosia è il sentimento più stupido e inutile che esista, secondo me.

 «Che hai fatto, che sei mogio mogio?»

«Mia madre piange sempre. Si nasconde per non farsi vedere, ma io lo so che piange».

«È successo qualcosa a casa?»

«No! Ma mamma litiga sempre con papà».

«Ma sì. Non piangere. Tutto si aggiusta. Vedrai. I genitori litigano, a volte. È normale. Lo sai, anche io discuto con mia moglie, ma poi facciamo pace, perché ci vogliamo bene».

«Ma un papà può picchiare una mamma?»

«No Luca, ma che vai a pensare! Su, adesso vai a giocare in cortile e stai tranquillo».

Non riesco a non pensare a Luca. Se avessi dato più importanza alle sue parole… Ma, del resto, che potevo fare? Nel palazzo già si mormora che sono un impiccione pettegolo. Potevo ficcare il naso nei loro affari privati? Con il rischio di cadere nel ridicolo o, peggio, di attirarmi l’ostilità dei condomini. Già. I condomini. Eccoli tutti qua. A parlottare tra di loro, ingordi della novità, morbosi di particolari. Reali o inventati. Per riempire la vacuità delle loro giornate di benestanti annoiati e bigotti. Cosa sentono le mie orecchie? Stanno gettando fango sulla signora Flavia. Eh no, questo proprio no. Chissà cosa avrà fatto o detto per farlo arrabbiare così tanto? Che coooosa?

«L’ho vista! Era di schiena, ma era lei. Stava all’angolo del supermercato».

«Non sarebbe la prima volta che sbaglia persona, signora Cesira. Si ricorda quella volta che se l’è presa con la signora del quinto piano e, invece, non era stata lei a rubare i capi firmati stesi ad asciugare sul terrazzo condominiale? Che poi, anche se fosse?»

«Telefonava all’amante!»

«Mamma mia, signora Cesira. Si vede che non ha niente da fare».

«Era arrabbiata e parlava di una denuncia contro qualcuno, non ho capito bene».

«Ma magari ce l’aveva con qualcuno sul lavoro, che ne possiamo sapere noi? E poi che le importa? Sono cose loro».

«Ha anche detto che le sembrava di essere seguita, quando andava e tornava dal lavoro».

«Ecco, magari parlava proprio con il marito. Ha detto che lo chiamava amore, no? Io li vedo molto affiatati».

«Ho sentito persino la parola minaccia, Mario».

«Ma se ne dicono tante di parole, signora Cesira. Pensi a dar da mangiare ai suoi gatti e stia tranquilla. Magari non era neanche lei…»

«Mah, sarà… di spalle sembrava proprio lei, però. Ma forse hai ragione, Mario. Vedo troppi Chil’haVisto».

Prendere il primo coltello che ti capita a portata di mano e infierire in modo tanto brutale sul suo corpo non ha giustificazione alcuna, cari condomini. Lo so io il sangue che ho dovuto pulire dopo i rilievi della polizia scientifica. Sangue che ti resta tatuato sulla pelle. Anche dopo mille docce, rimane lì, giorno e notte, e la tua vita non è più la stessa. La vita di Luca non sarà più la stessa. Non dimenticherò mai il suo sguardo mentre lo portavano via. Mi guardava con aria di scusa. Come se chiedesse scusa. Come se si sentisse colpevole. Stellina innocente, sei: non dimenticarlo mai. Non avere dubbi, mai. Non violare la tua vita, più di quanto non l’abbia fatto tuo padre. Il bastardo.

«Buongiorno ingegnere, sveglia presto eh?»

«Eh, sì. Quando si hanno delle responsabilità, bisogna dare il buon esempio: puntualità ed efficienza».

«Questo le fa onore. Non è da tutti».

«Grazie. C’è posta per me?»

«Ah sì, dimenticavo… Ho firmato per lei questa raccomandata da uno studio legale».

«Studio leg… ah, che stupido. Ma certo, devono essere i documenti che mancavano sulla compravendita. Ok, grazie mille, Mario».

«Non c’è di che, ingegnere. Mi saluti Luca: ormai siamo diventati grandi amici».

«Ah sì, me l’ha detto mia moglie che gli piace passare molto tempo con lei. Spero che non le arrechi disturbo».

«Ma certo che no. È un bambino molto simpatico ed è una gioia parlarci. Sa, io e mia moglie non abbiamo figli e non credo che sarà più possibile, ma mi piacciono molto i bambini, quindi nessun disturbo».

«E cosa le racconta il mio Luca?»

«Mah, mi racconta della scuola, dei nuovi compagni. Mi fa anche vedere i compiti. E i disegni. Sua moglie sta meglio?»

«Perché me lo chiede?»

«Le ho portato la spesa e mi ha detto che non stava bene».

«Sì, ma niente di grave. Mali di stagione. Grazie della gentilezza. Bene, adesso vado, ché non voglio far tardi».

Quel cambiamento di espressione così repentino: dalla giovialità a un irrigidimento quasi truce…  Ma certo, dovevo capirlo. Si era ingelosito, quando avevo parlato del mio rapporto con Luca. Lui usciva la mattina e tornava la sera; con il figlio non ci stava mai. Fossi stato al posto suo, anche io mi sarei sentito messo da parte da mio figlio. Ma la reazione quando gli ho chiesto della moglie, quella è stato bravissimo a camuffarla. Un bravo attore, non c’è che dire. Lui Alain Delon e io Fracchia: ci sono cascato. Dovevo percepire la sua coscienza sporca.

«Ma come è andata di preciso? Tu, Cesira, hai sentito qualcosa?»

«Ieri sera, verso le nove, ho sentito l’ingegnere litigare con la moglie. Sono volate parole grosse. La signora cercava di fargli abbassare il tono della voce, perché aveva paura che il bambino si svegliasse».

«Le ho sentite pure io le urla. Lui le diceva puttana, che non poteva fargli questo, ma non ho capito cosa. Poi ha detto: non te lo rido più il cellulare, se lo usi per messaggiare con altre persone; hai capito che devi telefonare e messaggiare solo con me?»

«E lei che diceva?»

«Piangeva e lo implorava di abbassare la voce. E poi che era stufa di andare avanti così. Diceva che ormai aveva deciso di lasciarlo: ecco perché aveva già preso accordi con l’avvocato per il divorzio».

«Sì, e subito dopo è piombato il silenzio, come se la presa di posizione della signora lo avesse freddato e spiazzato».

«E poi, Cesira?»

«Poi sono andati a letto e, fino alle due di notte, più nulla. Di colpo, come uno squarcio nel silenzio ovattato della notte, le urla strazianti della professoressa e, dopo diversi minuti, gli spari».

«Gli spari?»

Non tutti hanno capito bene. Sono passate poche ore, del resto.

«Che spari?»

«Ma non li ha sentiti, avvocato? Con le finestre aperte era impossibile non sentirli».

L’avvocato, oltre ad avere un sonno profondo, è anche mezzo sordo; ma che, non ve ne eravate accorti, idioti pettegoli?

«Ma chi ha sparato?»

«Il bambino».

«Il bambino? E da dove è uscita fuori la pistola?»

Me l’aveva detto l’ingegnere che andava al poligono e, perciò, sapevo che aveva un’arma in casa. Perché avrei dovuto insospettirmi? Sono tante le persone che hanno un’arma regolarmente denunciata. Non per questo sono dei violenti. Ecco, continuo a torturarmi e a sentirmi in colpa. Lo so che non posso farmene una colpa. Quell’uomo è un mostro. Era, un mostro. Avrei dovuto dare più peso alle parole di Luca. Gli occhi. Gli occhi non mentono mai e in quelli di Luca era scritta la verità, era annunciata la morte. Avrei dovuto prestare attenzione ai particolari: le maniche lunghe in piena canicola, gli occhiali da sole, l’aria spaventata. Ora è troppo tardi, troppo tardi. Mio Dio, tutto quel sangue… decine di coltellate hanno martoriato il corpo di una donna, la cui anima era già stata calpestata e uccisa tante volte, per chissà quanti anni. La sua unica colpa, cari condomini senza cuore, è stata quella di amare un uomo che amore non conosceva. Scusami, Luca. Scusami, tesoro violato. Scusami, per non averti sentito. Salvati da te stesso. Ti aiuto io. Non ti lascio. Io non ti abbandonerò. Mi informo su dove ti hanno portato e corro da te. Non dimenticherai, perché non si può, ma non permetterò che il senso di colpa ti divori. Non è giusto. No.

«Eccoli che scendono, finalmente!»

Manco fossimo in attesa di una parata in pompa magna… ma che si urlano. Tutti curiosi di guardare le bare. Venghino, signori, venghino allo spettacolo dell’orrore. Si riempiono gli occhi di raccapriccio, per poi andarlo a raccontare in giro e godere di un momento di gloria, come fosse una cosa di cui vantarsi. Sapete cosa è successo nel mio palazzo? Non lo immaginerete mai, gli occhi indiscreti puntati su di voi, protagonisti sciacalli di un dolore che non vi appartiene. Ma bravi. Così vi sentite importanti. Voi.

Io mi sto sentendo male, mi viene da vomitare. Respira, Mario, respira profondamente. Ancora. Respira. Potevo cercare di parlare di più con la professoressa: magari si sarebbe confidata. Ma non c’è stato tempo. Non potevo proprio immaginare una cosa del genere. L’ingegnere non faceva una piega: classe ed educazione fatte persone. Apparenza. L’apparenza troppo perfetta nasconde spesso una sostanza marcia. Me lo diceva sempre mia nonna, quando mi portava al mercato a comprare la frutta. Non ti fidare delle persone troppo gentili. Diceva. Vedo arrivare le bare. Le guardo. Oh Dio, le mie orecchie non sentono. Fanno vuum vuum vuum. La testa mi ronza. Oh, Dio. Le bare. La vista si annebbia. Vuum vuum vuum. I sensi. Non li sento più. Le gambe non mi reggono. Si sciolgono. Buio.

 

 

37 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giovanna Avignoni ha detto:

    Bello.

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  2. carla ha detto:

    un racconto molto intenso che descrive bene i diversi personaggi ed esorta a guardarci intorno con più attenzione: non assolve chi avrebbe potuto fare qualcosa e non si è accorto di nulla, complimenti all’autrice

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  3. Cristina lorenzato ha detto:

    Rossella cirigliano, scrittrice ricca di parole fluide ed empatia ! La leggi a colori anche quando il grigio dell’umanita’ si affaccia in una storia di nera quotidianita’ …e dalla sua agile penna con il cuore di speranza e gli occhi sempre pieni di nuove immagini , nascono libri bellissimi. E io ringrazio di avere la fortuna esserle amica 😍

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  4. Diana ha detto:

    Questo racconto mi ha colpito nel profondo. L’autrice ha trattato un tema così crudo con estrema delicatezza

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  5. Mia ha detto:

    Brava Rossella. Bello davvero…. prima o poi ti convincerai? Emozioni delicate e profonde…..

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  6. Nadia ha detto:

    Bellissimo! Mi piacerebbe sentirlo recitare: la Cortellesi sarebbe perfetta.

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  7. Elisabetta ha detto:

    Rossella, una scrittrice sempre attenta ai fatti di attualità e con la capacità di trasferirli su carta per far riflettere i suoi lettori…Bravissima anche questa volta… 🙂

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  8. Mario ha detto:

    É un racconto che in modo tanto avvincente che originale giunge al lettore con uno tono veramente realistico, struggente e poetico al tempo stesso.
    Un gioiello agrodolce.

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  9. Emanuela ha detto:

    Complimenti Rossella! Questo racconto dipinge attraverso il dialogo ,una vastissima varieta’ di sentimenti umani ..dai piu’ sub limi ai piu’ abietti .Pennellate di tenui colori descrivono i piu’ teneri ed intimi segreti del cuore. Poi i colori cambiano diventano forti,crudi reali …e rivelano tutta la terribile Verita’ della storia.Uno stile espressivo , ritmico ed incalzante che sa trasmettere e coinvolgere.

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  10. Cristina Scimonello ha detto:

    Come al solito non si smentisce la nostra Rossella.
    Arrivi immediatamente nel cuore e nella mente di chi legge, solo un’anima di un vero artista può farlo.

    Grazie ancora…

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  11. Barbara Stella ha detto:

    Racconto intenso, inizia piano, e poi il ritmo cresce, e anche quando intuisci come andrà a finire, l’intuizione non rende scontata la storia, anzi riesci ad immedisimartiprima nella preoccupazione è poi nel dolore di chi sta intuendo l’oppressione, la violenza, ma non il sapeva come e quando jntervenire. Brava l’autrice che con umiltà cerca di dare voce ad una realtà purtroppo ancora molto attuale, con umiltà da voce ad un testimone partecipe e impotente allo stesso tempo, come siamo noi

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  12. Cinzia ha detto:

    Brava Rossella.Ho divorato questo racconto avidamente e mi ha lasciato notevoli sensazioni.Avvincente ma delicato.Complimenti!!

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  13. Cristina ha detto:

    Bello, avvincente …soko un’anima così bella come la tua può tirar fuori queste opere d’arte.

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  14. Egle ha detto:

    Rossella, affronti un argomento molto delicato ed attuale. Con un finale così drammatico e sconvolgente, come spesse volte sentiamo dalla cronaca nera. Ma qui il figlio, un piccolo innocente diventa esecutore che a sua volta giudica e condanna… dopo che la sua vita il padre comunque ha segnato per sempre . La lettura scorre piacevolmente anche nella crudeltà dell’argomento. Complimenti!!!

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  15. Antonello ha detto:

    Toccante.

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  16. Piero ha detto:

    Bel racconto, in bianco e nero con un ritmo incalzante che precede gli eventi.

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  17. Giancarlo ha detto:

    Bravissima. .. bellissimo racconto. .pieno di grandi verità. .. raccontate con semplice fantasia ….

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  18. Michele ha detto:

    E’ un racconto molto toccante dove Rossella con grande abilità intreccia piani narrativi e punti di vista differenti. Ciò che più mi colpisce è l’efficacia, tramite le oppurtune scelte linguistiche e stilistiche, con cui l’autrice rappresenta l’apparente normalità del male che alberga in questa famiglia, così come sempre più spesso si nota nelle cronache dei giorni nostri.

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  19. ANGELO ha detto:

    Rossella, stai riuscendo ad avete un suo stile che la personifica: scarno ma allo stesso tempo ficcante e deciso.
    brava, il racconto è breve ma significativo.
    Forza ora. Le gratificazioni e le soddisfazioni arriveranno, vedrai.

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  20. Lisa ha detto:

    Dramma del femminicidio affrontato dal punto di vista di chi fa da cornice a situazioni di disagio che poco di loro fanno trapelare da una fitta coltre di silenzi. Quante realtà sono sotto i nostri occhi e non ce ne accorgiamo, o magari se lo facciamo è per spiarne i risvolti macabri che, in qualche modo, “gratificano” la nostra morbosità. Un richiamo all’empatia umana, all’attenzione alle grida di dolore che non si odono, perché non è la bocca a pronunciarle, ma occhi che chiedono aiuto…

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  21. Daniele Poto ha detto:

    Un racconto ben strutturato, come difficilmente se ne leggono. Con una particolare dote specifica nei dialoghi: serrati, a tratti inquietanti. Rossella Cirigliano si fa leggere con voracità e mostra quella maestria narrativa che ormai padroneggia perfettamente anche nella misura lunga del romanzo o del racconto lungo. Se l’editoria mostra scarso interesse per questo genere letterario, dedicandosi solo ai “famosi”, questo racconto nel suo piccolo la smentisce, reclamando una sostanziale fetta di interesse

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  22. Ilaria ha detto:

    Rossella scrittrice di cuore.
    La mia.profonda stima per lei che riesce a far immedesimare il lettore in ciò che legge.
    Complimenti vivissimi
    Semplicemente meraviglioso

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  23. Giancarlo ha detto:

    Bellissimo …

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  24. Paolo ha detto:

    Un racconto che ti coinvolge lentamente ma inesorabilmente. E man mano che leggi ti immedesimi, pensando disperatamente di dover far qualcosa.
    Complimenti, bello davvero.

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  25. Antonella Cataldo ha detto:

    Bello.
    Una storia usuale anche se in un ambiente bene.
    Usuale già.
    Complimenti.

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  26. Egle ha detto:

    Tema di crudele attualità. Una famiglia segnata da abusi e maltrattamenti e poi distrutta da efferati omicidi. Un condominio pettegolo che giudica senza conoscere. Un finale crudele, disumano… una donna uccisa dalle mani del proprio marito aguzzino ed il figlio, un bambino, testimone di tale tragedia, che a sua volta diventa assassino del proprio padre. Una tragedia scritta bene, la lettura scorrevole. Un altro buon racconto Rossella. Complimenti!!!

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  27. aglae ha detto:

    Un gran bel racconto davvero. L’autrice ha saputo armonizzare, come in un dipinto, pennellate tenui e velate con tocchi spessi e crudi. Il tutto in uno stile squisitamente ritmato che mi ha coinvolto emotivamente fino alle lacrime, tanto da percepire quelle dell’autrice. Per un attimo è stato come sentirmi in simbiosi con la sensibilità della scrittrice, non so…

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  28. Monica ha detto:

    Argomento difficile e molto attuale purtroppo. L’hai reso intenso… brava!

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  29. Vetturini Stefano ha detto:

    Ogni volta che leggo una narrazione della Cirigliano resto colpito dalla immediatezza e dalla vivacità delle scene, che si susseguono in un caleidoscopio di immagini dipinte con semplicità ma, non di meno, incisive

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  30. TommasoR ha detto:

    Ottimo testo, racconto corto ed intenso, a proposito di una tematica tutt’altro che semplice.

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  31. Nadia ha detto:

    Bello davvero, Rossella! Anche inquietante… e molto ben scritto! 🙂

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  32. Letizia ha detto:

    Che bello Rossella! l’ho letto tutto d’un fiato! Che brava sei! Mi sono emozionata tanto! 😘

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  33. Caterina ha detto:

    Bello, anche a me è piaciuto tanto. Complimenti!

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  34. Simona ha detto:

    Hai la grande capacità di trasmettere emozioni, qualsiasi tipo di emozione, che sia positiva o negativa. Quando leggo le tue parole le immagini scorrono vive nella mia testa, come un film, e non esiste più niente, sono anch’io nella scena e assisto agli eventi da dentro. Oramai aspetto i tuoi racconti come un bambino aspetta il Natale. Hai un grande dono, continua così!

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  35. Antonello ha detto:

    Toccante.

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  36. Fama Laura Maria ha detto:

    Rossella Cirigliano si conferma l’eccelsa autrice che già conosciamo: in poche righe condensa un melange di sentimenti ed emozioni come solo una brava narratrice sa fare.

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  37. Voti utili ai fini del concorso 36

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