Un amore diversamente folle di Emanuel d’Avalos

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«Ed ora vorresti farmi credere che quell’occhio blu te lo sei procurato sbattendo contro la porta della cucina, vero?», così esordì Clelia non appena vide il mio viso. Ci conoscevamo da sempre, fra noi c’era una non comune empatia; ognuna percepiva pensieri e stati d’animo dell’altra senza che questa dovesse aprir bocca.
Mi avvicinai a lei e la abbracciai come facevo ogni volta che era preoccupata e, sussurrandole all’orecchio, dissi: «Dai che sto bene, che vuoi che sia, dopotutto anche quello stronzo di Nico, ogni tanto “t’ammolla una pizza”; e non mi sembra che tu disdegni la cosa…».
Clelia tirò fuori una sigaretta dal pacchetto malridotto che aveva nella tasca dei suoi jeans e, dopo averla accesa, sbottò: «che c’entra Nico, sai bene che quando da di matto lo prendo a calci nei coglioni e tu dovresti fare la stessa cosa col tuo Cesare che, una buona lezione, se la merita».
Clelia fece un tiro e, come un drago, espirò una lunga scia di fumo; poi si avvicinò a me e mi disse: «Ti prego lascia quel bruto, non potrei sopravvivere se dovesse accaderti qualcosa».
«Adesso però devi proprio andare», le dissi con tono materno, «Non vorrai mancare al tuo primo giorno da giornalista? Dai che domattina comprerò il giornale per leggere l’articolo che scriverai». Mi sorrise e mi strinse a se, e guardandomi ancora con gli occhi di chi ti parla stando in silenzio, scosse il capo soggiungendo: «Tu sei pazza ed io ti adoro». Spense la cicca immergendola della mia tazza di caffè e, con la stessa lestezza con la quale era entrata si dileguò.
Smisi di pensare, avevo da fare troppe cose e volevo preparare al mio Cesare una sorpresa per il nostro anniversario; tutte le coppie discutono e noi eravamo un po’ “litigarelli”… Mi preparai, truccandomi per bene, e scesi di casa per andare in giro a fare spese. Dopo aver acquistato il necessario per la cena, presi l’auto e mi diressi al centro commerciale a caccia di qualcosa che potesse rendere speciale la serata. Girai cento vetrine prima di decidere cosa comprare al mio Cesare, e mi decisi a prendere quei gemelli che tanto desiderava e che mai aveva comprato. Entrai nel negozio e chiesi al commesso di poter vedere quei gemelli. Lui mi sorrise e molto gentilmente li prese dalla vetrina e me li mostrò. Ad un tratto il commesso mi sorrise ed esclamò: «Sono per il suo compagno, vero? Vi ho visto spesse volte che vi fermavate a guardarli e penso che gli piaceranno certamente». E così dicendo mi sorrise ancora più intensamente. Peccato che fossi innamorata altrimenti un pensierino birichino lo avrei fatto volentieri; ma al cuor non si comanda… Così pagai e mi incamminai verso casa con il mio pacchetto in borsa e la soddisfazione nel cuore.
Mentre ero presa dai miei pensieri, il mio cellulare squillò. Lo presi dalla borsa e con stupore notai che a chiamarmi era mio padre. Il dito tremante scivolò sul monitor dello smartphone e di slancio portai il telefono all’orecchio sicura che dall’altra parte mio padre desistesse. Con tono sicuro e vibrante esordii dicendo: «Pronto! A cosa devo il piacere di questa telefonata?», dall’altro capo del telefono una voce che quasi stentavo a riconoscere rispose timidamente dicendo: «Ciao scricciolo, come stai? È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo parlato e sentivo tanta nostalgia di te». La risposta alla mia aggressione telefonica era tutt’altro che ostile e preoccupata ribattei: «Papà non farmi preoccupare, va tutto bene? Tu sai quanto ti voglio bene, ed anche se sono arrabbiata un po’ con te, non ho smesso di essere tua figlia». Mi rispose pacatamente senza arrabbiarsi e, quasi volesse nascondere le lacrime, mi disse: «Tesoro, so bene di essere stato un padre odioso e poco presente e so bene quali sono i tuoi sentimenti nei miei confronti. Ora però ho compreso il mio sbaglio e vorrei che tu mi perdonassi. So che non stai vivendo un bel momento e che sei vittima di un bruto, non consentirgli di farti altro male, torna a casa con me». Le parole di mio padre mi avevano lasciata senza parole, nessuno oltre mia madre mi aveva mai parlato così dolcemente e mai mi sarei aspettata che lui, il generale, fosse capace di uno slancio di tanto affetto nei miei confronti. Ed ora stava preoccupandosi per me, così come quando avevo dieci anni ed era il mio idolo, il mio campione, il mio papà. D’un tratto udii la sua voce che diceva: «Scricciolo, tutto bene?», ribattei: «tutto bene papà, stavo cercando di mettere in ordine i pensieri. Comunque non essere in pena per me, in ogni coppia ci sono momenti difficili e poi Cesare è un po’ burbero ma nulla di più».
La voce di mio padre divenne agitata e disse: «Un po’ burbero? Negli ultimi mesi ti ha picchiata non so quante volte, direi che definirlo “burbero” è un eufemismo».
In cuor mio sapevo che aveva ragione ma io lo amavo troppo; sarei andata avanti nel bene e nel male, seppur sapevo che si trattava di una scelta discutibile. Schiarii la voce e mi rivolsi con tono deciso verso mio padre: «Proprio tu mi vieni a parlare di eufemismi? Pensi che non ricordi tutte le sberle che si è presa la mia povera mamma? Rimase per un po’ in silenzio e poi con la voce rotta dalle lacrime rispose: «Se puoi scusami, e fallo anche per tua povera madre che ho reso così infelice. Quando vuoi chiamami, ti voglio bene scricciolo».
Lo salutai e ripresi la mia vita anche se quella telefonata mi aveva scossa non poco. Eppure quando ci eravamo conosciuti non era così veemente, mi avevano colpito di lui la sua bontà d’animo e la sua gentilezza nei modi e per lui avevo abbandonato tutto e tutti. Stamattina, prima di andar via, mi aveva baciato come non faceva da tempo e mi aveva promesso che questa sera doveva essere tutta per noi visto che era il nostro anniversario. Non poteva essere differentemente, sarebbe andato tutto bene e tutto sarebbe ritornato come un tempo.
Guardai l’orologio e mi resi conto d’aver passato troppo tempo fuori casa, dovevo sbrigarmi se volevo organizzare tutto alla perfezione prima del rientro dell’amore mio.
Corsi via, come cenerentola allo scoccare della mezzanotte, e raggiunta l’auto mi diressi verso casa. Dopo essere giunta a casa e dopo aver riposto la spesa, iniziai a ripulire facendo attenzione a non tralasciare nulla, la polvere sulle mensole del soggiorno, i vetri delle finestre, i pavimenti di marmo e tutte le altre fissazioni che entrando in casa Cesare notava.
Dopo aver finito di lucidare a specchio la casa, mi dedicai alla preparazione del “cibo per il corpo” che non doveva tradire il suo palato sopraffino; nulla gli sfuggiva ed io avevo imparato a non trascurare nulla. Anche il cibo per “la carne” sarebbe stato come voleva lui, eccitante, lussurioso ed anche un po’ monello, mi sarei preparata per lui e sarei diventata la sua amante, schiava devota ed anche puttana così come gli piaceva.
Avevo completamente scacciato i pensieri negativi dalla mia mente, quella sera sarebbe stata speciale.
Piuttosto ero eccitata al pensiero di come avrei fatto per suscitare in lui la stessa passione che aveva travolto i nostri sensi facendoci innamorare. Cesare era sempre stato un passionale ed il sesso con lui non era mai stato noioso ed ordinario. Amava stupirmi ed alternare la dolcezza con la dominanza fino allo sfiancamento; era un amante unico ed io volevo essere ancora la sua geisha.
Per riuscirci avrei dovuto mettere un po’ di “sale nella minestra” e per questo avevo comprato qualche giorno prima quel completino sexy che mi avrebbe aiutato a sedurlo. Certo non sono per così dire la “donna” che tutti vorrebbero, ma qualche ammiratore ce l’ho e questo fa infuriare il mio Cesare che diventa paonazzo dalla gelosia. Non dimenticherò mai quando, circa un anno fa, si ingelosì per le attenzioni che il giovanotto del cinema multisala mi aveva rivolto mentre mi controllava il biglietto. «Sei proprio una stronza puttana e meriti una punizione esemplare…», mi sussurrò all’orecchio quando ci sedemmo nella poltroncina e facendo scivolare la mano sotto la minigonna si intrufolò nei miei slip tirando forte un ciuffetto di peli. Trasalii dal dolore misto al piacere, una sensazione che soltanto lui sapeva farmi provare; e quando rientrammo fu di parola; mi trasformò nella sua puttana, rendendomi felice d’averlo scelto come compagno di vita.
Terminai di preparare ciò che avrebbe reso indimenticabile la cena e, dopo una veloce riordinata della cucina, volai in bagno per prepararmi alla serata più speciale della mia vita. Doccia e oli profumati per preparare la mia pelle a quelle carezze che l’avrebbero sciupata come a me piace, oltre ad un trucco che già sapevo sarebbe colato via tingendo il mio viso come quello della donnaccia che amava diventassi quando mi possedeva. Andai all’armadio con indosso soltanto me stessa e scelsi il vestito da indossare, presi quello che tanto piaceva a lui, quello che avevo indosso la sera che rientrammo dal cinema, la sera che il giovanotto mi disse che ero irresistibile; quello che mi arrotolò lungo i fianchi prima di scoparmi senza pietà sul divano di pelle rossa del soggiorno.
Mi preparai, ero perfetta in ogni particolare, stavolta lo specchio non mentiva e sapevo bene che quanto avevo in dosso sicuramente non avrei più potuto indossarlo; ma valeva la pena di sciupare quei capi per ritrovare finalmente il mio Cesare. Passai il tempo, che mi separava dal momento del suo ritorno, a controllare tutti i particolari e senza che me ne accorgessi il tempo trascorse fino all’attimo che il suono del campanello interruppe il silenzio.
Era lui! Finalmente era rientrato. Corsi alla porta e spalancai la porta. Per un istante rimasi senza fiato… poi guardai meglio e vidi il viso di Cesare spuntare dal naso in su sopra il cellophane della confezione di rose rosse che teneva con entrambe le mani. Mi girò intorno e fermandosi alle mie spalle mi disse: «Chiedo scusa signora, credo d’aver sbagliato casa…», non riuscii a resistere alla tentazione e lo guardai negli occhi ed esclamai: «Credo di si, signore, ha certamente sbagliato casa, ma poco importa tanto mio marito stasera non rincasa…» e strizzandogli l’occhio lo abbracciai e lo baciai. Ricambiò con estremo trasporto e poi mi porse i fiori dicendomi: «li avevo portati per la mia signora ma lei è molto più bella…», strizzandomi l’occhio in segno di complicità.
Lo presi per mano e lo portai verso il soggiorno dove avevo imbandito la tavola, come si vede soltanto nei film, e mentre lui mi seguiva esclamò: «Signora, ma lo sa che ha un gran bel culo?» e ridacchiando mi sorrise. «Qualcuno deve avermelo detto…» e ridacchiando anche io ricambiai il sorriso. Giungemmo alla tavola imbandita e Cesare sedette, portai in tavola il carrello con su tutto il necessario per il nostro idillio culinario ed iniziammo ad assaggiare quel cibo senza lasciarci un momento con gli occhi. Era andata come mi aspettavo e la serata prometteva bene, così come avevo immaginato. Cesare si alzò e si recò in cucina e tornò tenendo in mano una bottiglia di vino rosso che stappò. «Questo è lo stesso vino che bevemmo la prima sera che uscimmo insieme», così disse mentre mi versava quel nettare rosso rubino nel mio calice. Ribattei: «Volevi dire forse che è lo stesso vino che abbiamo bevuto la prima sera che abbiamo fatto l’amore?» e gli sorrisi maliziosamente. Lui annuì guardandomi con lo stesso sguardo “volpino” che aveva quando certe voglie iniziavano a solleticargli i pensieri.
Mentre sorseggiavamo quel nettare, il suo telefonino squillò, lui lo prese dalla tasca interna della giacca e guardando il display per vedere chi fosse esclamò: «E no… proprio ora?». Rispose lasciando la stanza, e dopo un po’ cominciò ad avere un tono alterato e fortemente nervoso. All’improvviso, quando pensavo che la telefonata volgesse al termine, perse le staffe e cominciò ad urlare con il suo interlocutore e dopo alcuni istanti lo liquidò con fare rabbioso dicendogli: «Va bene fai un po’ come cazzo ti pare e vai a fare in culo brutto figlio di puttana».
Tornò in stanza cercando di mascherare l’agitazione, mi guardò, e mentre si versava un bicchiere di vino mi disse: «Non badare a ciò che è successo, non voglio che questa serata finisca male per colpa di un bastardo». Lo guardai un po’ stranita e poi gli dissi: «Se vuoi puoi raccontarmi quello che è successo». Trangugiò il vino tutto d’un fiato e mentre posava il bicchiere sulla tavola esordì dicendo in tono arrogante: «Non rompere i coglioni, ti ho detto che non voglio parlarne, hai capito o no?» e per rendere ancora più dura la sua risposta sbatté la mano destra sulla tavola tanto fortemente che la bottiglia di vino rosso cadde riversandosi sulla tovaglia bianca, trasformandola in un drappo rosso.
«Hai visto cosa hai fatto? È tutta colpa tua!», sbottò ancora più arrabbiato di quanto non lo fosse stato prima. Mi alzai e gli andai vicino per consolarlo ma servì a poco, ormai l’incanto era spezzato e Cesare era furibondo; ce l’aveva con il mondo intero e di conseguenza anche con me. Ero appena riuscita ad avvicinarmi a lui quando, prendendomi per i polsi mi costrinse a lui e mi urlò in viso: «Sarai contenta adesso, hai ottenuto quello che volevi, doveva essere una serata meravigliosa ed invece sei riuscita a rovinarla», dicendo queste parole mi lanciò lontano con tutta la forza di cui era capace facendomi rovinare in terra.
Cercai di rialzarmi facendo forza sui cuscini del divano ma lui fu più veloce ed un istante dopo era chino su di me. Mi prese per i capelli e mi sollevò per poi farmi cadere sul divano. Si stese sulla mia schiena e infilò il suo viso fra i capelli ed il mio collo, mordendomelo con rabbia. «Lasciami! mi fai male! Cosa pensi di dimostrare così?», tentai di urlargli anche se avevo la bocca contro la pelle del divano, ma lui non desistette.
D’un tratto sentii che aveva iniziato ad armeggiare con il mio vestito e un istante dopo lo sentii strapparsi rimanendo con indosso soltanto la biancheria intima, mi trascinò fino alla spalliera e mi mise con la pancia sulla pelle rossa del divano. Mi accorsi che si era liberato dei vestiti e che era nudo con il suo membro turgido e pulsante. Avevo compreso ciò che stava per accadere e non mi opposi. Si fece strada fra le mie natiche fino a raggiungere il mio anfratto più nascosto e con una spinta decisa si appropriò delle mie viscere, togliendomi il fiato. Prepotentemente mi possedeva e, ad ogni suo affondo, impazzivo; il piacere che normalmente provavo con lui si era trasformato nel dolore dell’anima.
Mentre continuava a muoversi ritmicamente, per un attimo si fermò e rivolgendosi a me disse urlando: «E adesso dimmi che ti piace come ti inculo, brutto finocchio…». Fu come se mi avesse sparato un colpo in di pistola in pieno viso. Provavo un dolore immenso, non potevo credere che proprio lui che mi aveva sempre definita la sua donna ideale mi stesse punendo così duramente. Iniziai a piangere per la cattiveria che mi aveva detto, e il trucco che avevo sapientemente steso sul mio viso iniziava a colare giù; non come avevo sognato qualche ora prima. Cesare mi prese nuovamente per i capelli e mi tolse dalla spalliera della poltrona facendomi inginocchiare di fronte a se, e come un demone infuriato, mi costrinse la testa verso il suo ventre. Qualche istante e fu nuovamente dentro di me.
Mentre mi costringeva a percorrere con le labbra il suo membro, lo sentivo ridere e prendersi beffe di me, «Succhiami l’uccello frocio maledetto, fammi godere, che come femmina fai proprio cagare…», e riprese a ridere ed a costringere la mia testa sempre più in basso. «Muoviti, voglio che ti arrivi fino giù in gola, sarai capace di succhiare un cazzo per bene o no? Dici di essere una femmina, dimostralo, oppure sei soltanto un uomo travestito da donna?».
Andò avanti ancora per un po’ e poi lo sentii profondersi in un rantolo liberatorio ed un istante dopo il suo caldo seme bagnò le mie labbra facendomi ancora una volta provare il sapore di un uomo che continuavo ad amare nonostante la sua cattiveria omofoba.
Il mio cuore era a pezzi, ed anche se sapevo che non potevo smettere di amarlo, decisi in quel momento che dovevo andare via. Mi alzai all’impiedi e lui mi chiese: «Dove vai, non ti ho detto che potevi muoverti», mi girai dicendogli: «Adesso basta Cesare, vado via; torno da mio padre». Mi girai per andare verso la stanza da letto, ma lui mi raggiunse alle spalle e, brandendo un coltello con un colpo secco mi tagliò la gola.
Per un istante sentii una forte sensazione di calore poi, portate le mani al collo, una sensazione di bagnato; era il sangue che cominciava ad uscire copioso. In preda al terrore corsi verso la porta di casa e la spalancai cercando soccorso. Poi in un ultimo sprazzo di lucidità tentai di aggrapparmi alla ringhiera delle scale per scendere a chiedere aiuto ma il peso del mio corpo scardinò la ringhiera facendomi cadere di sotto.
Sentii il tonfo del mio corpo che raggiunse terra, non provavo più alcun dolore; con le mani tentavo di tamponare il taglio che avevo sul collo che continuava ancora a sanguinare. Udivo le grida di Cesare provenire dall’alto; poverino aveva compreso la gravità del suo gesto. Ad un tratto un nuovo tonfo, poco distante da me, era lui; Cesare si era lanciato nel vuoto per uccidersi. Allora mi amava davvero, e forse non pensava tutte quelle cattiverie che mi aveva detto prima. Provai a chiamarlo ma udivo solo il gorgoglio dell’aria che attraversava il mio sangue che ormai era dappertutto. Peccato, non ero riuscito a dare a Cesare il mio regalo, non ero riuscito a renderlo felice, aveva ragione lui, come donna ero davvero una frana. Mentre sentivo che la vita stava per abbandonarmi, con un ultimo sforzo, portai la mano a coprirmi il pube, almeno così tutta quella gente non avrebbe pensato che ero un uomo travestito da donna e…
Qualcuno urlò presto chiamate l’ambulanza, ma ormai era troppo tardi per entrambi, vittime insieme di un amore diversamente folle.

 

 

142 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marzia ha detto:

    Wow…ho trattenuto il fiato per quasi tutto il racconto.. Complimenti all’autore

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  2. alberto ha detto:

    bel racconto triste quanto vere sono le realtà che lo circondano una storia fra tante diverse e ben scritta

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  3. Maria ha detto:

    Molto bello e interessante

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  4. Piero ha detto:

    Una buona prosa. Lo avrei accorciato di tre quarti.

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  5. Monica ha detto:

    sono riuscita ad entrare nella parte della protagonista è provare ad ogni riga le sue sensazioni anche quelle che ogni donna non dovrebbero mai conoscere .
    Il racconto è scritto molto bene

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  6. Rosso Tigre ha detto:

    Scorrevole e piacevole, ti catapulta diretto nel personaggio. Bravo

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  7. catherine romeo ha detto:

    molto toccante e forte ……bravo Emanuel….

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  8. Patty ha detto:

    Ho letto tutto d’un fiato, non credo perdonerei mai un uomo che osi toccare una donna… Mi sono ritrovata ad immaginarmi come la protagonista, sono rimasta senza fiato… Spero che un giorno ci saranno solo uomini che amino le proprio donne… Il racconto è descritto molto bene… Bravo

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  9. Ecco, l’ho fatto. Il racconto è molto bello, così come il suo soggetto disperato ed al tempo stesso pieno di un retrogusto di attesa per il futuro, nonostante la morte spenga ogni barlume di prosieguo. E’ come se, sotto-sotto vi fosse da qualche parte un capitolo fantasma che comunque garantisca al lettore il conforto che non tutto sia finito e che non solo i protagonisti sopravviveranno a quella tragedia, ma che, alla fine, vivranno felici e contenti da qualche parte una nuova esistenza. Il tutto è ben raccontato. Ottima la scelta dei tempi e delle allusioni immaginifiche. Le suggestioni erotiche sono al top e, stranamente, fanno trasparire fra le righe una femminilità dii ricaduta garbata e ficcante allo stesso tempo.Il fraseggio è equilibrato, forse un tantino violento di tanto in tanto. Nel complesso l’ho trovato un ottimo racconto. Peccato che non sia un genere che amo. Ma tant’è. Bravo, continua cosi. 😉

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  10. Marilena ha detto:

    Tratta un argomento purtroppo troppo attuale, una piaga umana che sembra dilagare invece di placarsi. Un racconto toccante che ti lascia senza parole ma solo con tanta rabbia. Mi auguro che serva a sensibilizzare il genere maschile e mi auguro che creino punizione esemplari sufficienti a far passare questo assurdo femminicidio a cui stiamo assistendo.

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  11. Mari ha detto:

    Argomento purtroppo troppo attuale, una piaga umana che sta dilagando piuttosto che placarsi. Storia molto toccante che fa riflettere ed allo stesso tempo fa provare rabbia. Mi auguro che questo massacro possa avere una fine è mi auguro che facciano leggi con punizioni esemplari che facciano desistere questi uomini ad arrogarsi il diritto di togliere la vita a chi sostengono d’amare

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  12. Caterina ha detto:

    Un racconto forte ma tristemente reale

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  13. Molto toccante.. mi sono immersa totalmente nella lettura.. il finale é sorprendente e per niente banale.. complimenti

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  14. Roxite ha detto:

    Realistico.
    Sono riuscita a calarmi nei panni della vittima cogliendone le sfumature fragili ma non così deboli.
    Non a caso muore nel preciso attimo in cui si ribella.
    Voto: 10.
    Complimenti ! ☺️

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  15. Mery ha detto:

    Un racconto forte, che ti lascia senza fiato ma purtroppo fin troppo attuale! Spero che queste iniziative servano a sensibilizzare le donne a reagire e non lasciarsi sopraffare da questi “amori malati” Ma soprattutto che servano agli uomini… affinché comprendano che le donne vanno semplicemente amate non maltrattate ma che soprattutto si facciano curare, quando i sentimenti di rabbia o dominanza prevalgono sul resto.
    In bocca al lupo per questo toccante racconto Emanuel!

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  16. Alessandra ha detto:

    Posso solo dirti grazie da parte di ogni donna che subisce questo da anni. E’ perfetto e hai reso in modo immediato l’orrore di un abuso. Ecco cosa devono suscitare questi racconti: indignazione, incazzatura e orrore. Grazie davvero!

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  17. Paola Di Marzio ha detto:

    Descrizione intensa di una cruda realtà. Lascia senza fiato nel leggerla provocando mille sensazioni dalla tenerezza alla rabbia. La forma è molto originale e la descrizione di un argomento così difficile è semplice pulita ma molto coinvolgente. Il finale lascia a bocca aperta. Davvero bellissimo!!!!

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  18. lucry lu ha detto:

    Complimenti all autore!
    Romanzo emozionante ..un amore diversamente folle…da riflettere..ma che ti prede l Anima!

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  19. Giuliano Bottani ha detto:

    Ho letto il racconto su cortese richiesta dell’autore, non essendo un genere letterario che mi interessa, ma il tema trattato è assai importante e non va tralasciato. Il femminicidio è un atto orribile che deve essere fermato. Al di là di ogni implicazione etica e morale, il racconto scorre veloce, esplodendo in eros e thanatos e rivelando una piccola sorpresa. Lo stile dell’autore è diretto e scorrevole, senza orpelli.

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  20. Marlea ha detto:

    In questo racconto, tutto m attraversa
    Come la lama di quel coltello che ha squarciato la gola di Donna che sapeva amare, nonostante la crudele disumanita del suo Uomo.
    L amore dovrebbe solo salvare
    Ma spesso troppo spesso uccide senza pietà
    Mi auguro che questo racconto così reale e commovente,
    Scritto da un Uomo che sente anche da Donna,
    Possa attraversare l anima di chi soffre tali pene indicibili
    E accompagnarla verso l unico amore puro
    Se stesse..
    Grazie all autore per aver donato tanta sensibilità

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  21. intenso. spesso non ci si rende conto che la verità sta nel mezzo. la sua fede nella redenzione di quest’uomo è incrollabile e lui non si rende conto di non essere capace di gestire la propria rabbia. premesso che non ci sono scusanti e che sono sempre e comunque dalla parte delle donne , cerco di capire. potrei aprire un discorso lungo una quaresima ma mi fermo e dico solo , bravo. nel racconto, seppur breve, l’autore è riuscito a farmi cogliere sfumature di sentimento che per verità sarebbe stato difficile descrivere se non con un romanzo più lungo.la follia è stata quella di avere percepito chiaramente i segnali di ciò che stava accadendo,m a dopo aver tacitato la propria coscienza lasciare comunque che accadessero. crudo ma vero.

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  22. marco ha detto:

    Complimenti all’autore, ben scritto avvincente e coinvolgente.

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  23. Francesca ha detto:

    Molto toccante io credo che quando si ama si riesce a perdonare ogni cosa è ogni gesto che viene usato contro di noi lo si perdona solo xke nn si ha la forza e il coraggio di poter reagire x paura di perdere anche se don pochi momenti che ci fanno vivere come vorremmo

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  24. Chris ha detto:

    Davvero molto bello, la scelta del registro stilistico e della prosa é davvero molto particolare e appropriata alla situazione, spero di poter leggere altri suoi racconti.

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  25. ken18 ha detto:

    alcuni spunti possono essere interessanti ma nel complesso non è originale e sembra che ricalchi qualche altro romanzo o storia letta e riletta . manca uno spirito narrativo che sia innovativo accattivante e nuovo.

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  26. Christine ha detto:

    Davvero molto brave e sopratutto bello il racconto, la scelta del registro stilistico e della prosa è davvero particolare e appropriato alla situazione, spero di poter leggere altri suoi racconti.

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  27. Ilenia Guidoni ha detto:

    Bel racconto, mi ha presa veramente, ottima narrativa, bravo Manuel!

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  28. aurora ha detto:

    sensuale al punto di sentirsi eroticamente coinvolta come donna
    l’autore la dipinge con dovizia di particolari al punto che mi ci sono rivista…le attenzioni che gli ho rivolto, il non rispondere a certe sue provocazioni verbali…la violenza che le viene riservata è fisica ma non fà meno male di quella verbale…quante volte lei ha anteposto lui a sè stessa…si chiama Amore con la A maiuscola…e con tutte le sfumature dei sentimenti si parte dal rosa della dolcezza..al rosso della passione e del sangue fino al nero della morte…per poi scoprire che quella persona non era donna, almeno sessualmente parlando…e così l’autore dimostra quanto sia vero che l’Amore con la A maiuscola non ha sesso
    complimenti e grazie a chi mi ha fatto vedere una scena con me stessa come attrice

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  29. monikamwriter ha detto:

    Un tema coraggioso che richiede grande sensibilità…. senza però far sconti alla brutalità , non si renderebbe giustizia alla verità. Ben scritto .
    Spero che gli uomini leggendolo proveranno quel che la protagonista prova , perché vincere questo crimine parte da loro .

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  30. Fernanda Sagliocco ha detto:

    Racconto molto scorrevole, realistico e coinvolgente. L’autore ha descritto così bene le scene, che mi è sembrato di viverle. Complimenti ad Emanuel.

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  31. ermy ha detto:

    che dire non mi sono soffermata un secondo a riflettere sulle parole ,e come se io stessa fossi protragonista di questo racconto.
    una storia di amore e violenza , Storie che ahime’ ci sono ancora ai giorno d’oggi, e ci saranno sempre perche l’amore troppo profondo uccide anche .
    Bravo davvero Emanual …erotico ..violento..e brutalita’,
    cose che bisogna viverle x descriverle e tu hai messo tutto il meglio. .In queste righe hai messo tutto le sfumature x un racconto perfetto
    che chiunque lo legge anche chi non e appassionato di lettura non puo’ fare a meno di arrivare alla fine
    bellissimo non c’e che dire …

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  32. Patrizia ha detto:

    Racconto Incalzante,tragico e molto bello.

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  33. NICHOLAS THOMPSON ha detto:

    Racconto molto duro dal tema forte e toccante. Ben scritto, la lettura è coinvolgente, si riescono a percepire tante emozioni! Complimenti all’autore Emanuel.

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  34. Iride Tremante ha detto:

    Bellissimo racconto

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  35. Luciana Cresti ha detto:

    che dire. .racconto crudo e veritiero. ..e mi sono sentita la protagonista. l’ho vista in tutti i suoi pensieri. Molto bello e reale. Complimenti.

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  36. Elisabetta ha detto:

    Cavolo principe mi lasci sempre a bocca aperta, avessi io il coraggio di essere così estremista. Mi piace, nonostante il finale da groppo in gola. Bravo, mi sorprendi sempre.

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  37. Alastor ha detto:

    Il racconto è tremendamente realistico e descrive quasi alla perfezione i pensieri e i timori di una succube. Può essere definito crudo, disturbante, ma di fatto purtroppo esistono tali realtà. L’autore ha fatto luce su qualcosa di cui ancora si parla troppo poco. Complimenti per il coraggio e per la bravura nell’esprimere ciò che voleva arrivasse al pubblico.

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  38. Voti utili ai fini del concorso 140

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