Un amore diversamente folle di Emanuel d’Avalos

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«Ed ora vorresti farmi credere che quell’occhio blu te lo sei procurato sbattendo contro la porta della cucina, vero?», così esordì Clelia non appena vide il mio viso. Ci conoscevamo da sempre, fra noi c’era una non comune empatia; ognuna percepiva pensieri e stati d’animo dell’altra senza che questa dovesse aprir bocca.
Mi avvicinai a lei e la abbracciai come facevo ogni volta che era preoccupata e, sussurrandole all’orecchio, dissi: «Dai che sto bene, che vuoi che sia, dopotutto anche quello stronzo di Nico, ogni tanto “t’ammolla una pizza”; e non mi sembra che tu disdegni la cosa…».
Clelia tirò fuori una sigaretta dal pacchetto malridotto che aveva nella tasca dei suoi jeans e, dopo averla accesa, sbottò: «che c’entra Nico, sai bene che quando da di matto lo prendo a calci nei coglioni e tu dovresti fare la stessa cosa col tuo Cesare che, una buona lezione, se la merita».
Clelia fece un tiro e, come un drago, espirò una lunga scia di fumo; poi si avvicinò a me e mi disse: «Ti prego lascia quel bruto, non potrei sopravvivere se dovesse accaderti qualcosa».
«Adesso però devi proprio andare», le dissi con tono materno, «Non vorrai mancare al tuo primo giorno da giornalista? Dai che domattina comprerò il giornale per leggere l’articolo che scriverai». Mi sorrise e mi strinse a se, e guardandomi ancora con gli occhi di chi ti parla stando in silenzio, scosse il capo soggiungendo: «Tu sei pazza ed io ti adoro». Spense la cicca immergendola della mia tazza di caffè e, con la stessa lestezza con la quale era entrata si dileguò.
Smisi di pensare, avevo da fare troppe cose e volevo preparare al mio Cesare una sorpresa per il nostro anniversario; tutte le coppie discutono e noi eravamo un po’ “litigarelli”… Mi preparai, truccandomi per bene, e scesi di casa per andare in giro a fare spese. Dopo aver acquistato il necessario per la cena, presi l’auto e mi diressi al centro commerciale a caccia di qualcosa che potesse rendere speciale la serata. Girai cento vetrine prima di decidere cosa comprare al mio Cesare, e mi decisi a prendere quei gemelli che tanto desiderava e che mai aveva comprato. Entrai nel negozio e chiesi al commesso di poter vedere quei gemelli. Lui mi sorrise e molto gentilmente li prese dalla vetrina e me li mostrò. Ad un tratto il commesso mi sorrise ed esclamò: «Sono per il suo compagno, vero? Vi ho visto spesse volte che vi fermavate a guardarli e penso che gli piaceranno certamente». E così dicendo mi sorrise ancora più intensamente. Peccato che fossi innamorata altrimenti un pensierino birichino lo avrei fatto volentieri; ma al cuor non si comanda… Così pagai e mi incamminai verso casa con il mio pacchetto in borsa e la soddisfazione nel cuore.
Mentre ero presa dai miei pensieri, il mio cellulare squillò. Lo presi dalla borsa e con stupore notai che a chiamarmi era mio padre. Il dito tremante scivolò sul monitor dello smartphone e di slancio portai il telefono all’orecchio sicura che dall’altra parte mio padre desistesse. Con tono sicuro e vibrante esordii dicendo: «Pronto! A cosa devo il piacere di questa telefonata?», dall’altro capo del telefono una voce che quasi stentavo a riconoscere rispose timidamente dicendo: «Ciao scricciolo, come stai? È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo parlato e sentivo tanta nostalgia di te». La risposta alla mia aggressione telefonica era tutt’altro che ostile e preoccupata ribattei: «Papà non farmi preoccupare, va tutto bene? Tu sai quanto ti voglio bene, ed anche se sono arrabbiata un po’ con te, non ho smesso di essere tua figlia». Mi rispose pacatamente senza arrabbiarsi e, quasi volesse nascondere le lacrime, mi disse: «Tesoro, so bene di essere stato un padre odioso e poco presente e so bene quali sono i tuoi sentimenti nei miei confronti. Ora però ho compreso il mio sbaglio e vorrei che tu mi perdonassi. So che non stai vivendo un bel momento e che sei vittima di un bruto, non consentirgli di farti altro male, torna a casa con me». Le parole di mio padre mi avevano lasciata senza parole, nessuno oltre mia madre mi aveva mai parlato così dolcemente e mai mi sarei aspettata che lui, il generale, fosse capace di uno slancio di tanto affetto nei miei confronti. Ed ora stava preoccupandosi per me, così come quando avevo dieci anni ed era il mio idolo, il mio campione, il mio papà. D’un tratto udii la sua voce che diceva: «Scricciolo, tutto bene?», ribattei: «tutto bene papà, stavo cercando di mettere in ordine i pensieri. Comunque non essere in pena per me, in ogni coppia ci sono momenti difficili e poi Cesare è un po’ burbero ma nulla di più».
La voce di mio padre divenne agitata e disse: «Un po’ burbero? Negli ultimi mesi ti ha picchiata non so quante volte, direi che definirlo “burbero” è un eufemismo».
In cuor mio sapevo che aveva ragione ma io lo amavo troppo; sarei andata avanti nel bene e nel male, seppur sapevo che si trattava di una scelta discutibile. Schiarii la voce e mi rivolsi con tono deciso verso mio padre: «Proprio tu mi vieni a parlare di eufemismi? Pensi che non ricordi tutte le sberle che si è presa la mia povera mamma? Rimase per un po’ in silenzio e poi con la voce rotta dalle lacrime rispose: «Se puoi scusami, e fallo anche per tua povera madre che ho reso così infelice. Quando vuoi chiamami, ti voglio bene scricciolo».
Lo salutai e ripresi la mia vita anche se quella telefonata mi aveva scossa non poco. Eppure quando ci eravamo conosciuti non era così veemente, mi avevano colpito di lui la sua bontà d’animo e la sua gentilezza nei modi e per lui avevo abbandonato tutto e tutti. Stamattina, prima di andar via, mi aveva baciato come non faceva da tempo e mi aveva promesso che questa sera doveva essere tutta per noi visto che era il nostro anniversario. Non poteva essere differentemente, sarebbe andato tutto bene e tutto sarebbe ritornato come un tempo.
Guardai l’orologio e mi resi conto d’aver passato troppo tempo fuori casa, dovevo sbrigarmi se volevo organizzare tutto alla perfezione prima del rientro dell’amore mio.
Corsi via, come cenerentola allo scoccare della mezzanotte, e raggiunta l’auto mi diressi verso casa. Dopo essere giunta a casa e dopo aver riposto la spesa, iniziai a ripulire facendo attenzione a non tralasciare nulla, la polvere sulle mensole del soggiorno, i vetri delle finestre, i pavimenti di marmo e tutte le altre fissazioni che entrando in casa Cesare notava.
Dopo aver finito di lucidare a specchio la casa, mi dedicai alla preparazione del “cibo per il corpo” che non doveva tradire il suo palato sopraffino; nulla gli sfuggiva ed io avevo imparato a non trascurare nulla. Anche il cibo per “la carne” sarebbe stato come voleva lui, eccitante, lussurioso ed anche un po’ monello, mi sarei preparata per lui e sarei diventata la sua amante, schiava devota ed anche puttana così come gli piaceva.
Avevo completamente scacciato i pensieri negativi dalla mia mente, quella sera sarebbe stata speciale.
Piuttosto ero eccitata al pensiero di come avrei fatto per suscitare in lui la stessa passione che aveva travolto i nostri sensi facendoci innamorare. Cesare era sempre stato un passionale ed il sesso con lui non era mai stato noioso ed ordinario. Amava stupirmi ed alternare la dolcezza con la dominanza fino allo sfiancamento; era un amante unico ed io volevo essere ancora la sua geisha.
Per riuscirci avrei dovuto mettere un po’ di “sale nella minestra” e per questo avevo comprato qualche giorno prima quel completino sexy che mi avrebbe aiutato a sedurlo. Certo non sono per così dire la “donna” che tutti vorrebbero, ma qualche ammiratore ce l’ho e questo fa infuriare il mio Cesare che diventa paonazzo dalla gelosia. Non dimenticherò mai quando, circa un anno fa, si ingelosì per le attenzioni che il giovanotto del cinema multisala mi aveva rivolto mentre mi controllava il biglietto. «Sei proprio una stronza puttana e meriti una punizione esemplare…», mi sussurrò all’orecchio quando ci sedemmo nella poltroncina e facendo scivolare la mano sotto la minigonna si intrufolò nei miei slip tirando forte un ciuffetto di peli. Trasalii dal dolore misto al piacere, una sensazione che soltanto lui sapeva farmi provare; e quando rientrammo fu di parola; mi trasformò nella sua puttana, rendendomi felice d’averlo scelto come compagno di vita.
Terminai di preparare ciò che avrebbe reso indimenticabile la cena e, dopo una veloce riordinata della cucina, volai in bagno per prepararmi alla serata più speciale della mia vita. Doccia e oli profumati per preparare la mia pelle a quelle carezze che l’avrebbero sciupata come a me piace, oltre ad un trucco che già sapevo sarebbe colato via tingendo il mio viso come quello della donnaccia che amava diventassi quando mi possedeva. Andai all’armadio con indosso soltanto me stessa e scelsi il vestito da indossare, presi quello che tanto piaceva a lui, quello che avevo indosso la sera che rientrammo dal cinema, la sera che il giovanotto mi disse che ero irresistibile; quello che mi arrotolò lungo i fianchi prima di scoparmi senza pietà sul divano di pelle rossa del soggiorno.
Mi preparai, ero perfetta in ogni particolare, stavolta lo specchio non mentiva e sapevo bene che quanto avevo in dosso sicuramente non avrei più potuto indossarlo; ma valeva la pena di sciupare quei capi per ritrovare finalmente il mio Cesare. Passai il tempo, che mi separava dal momento del suo ritorno, a controllare tutti i particolari e senza che me ne accorgessi il tempo trascorse fino all’attimo che il suono del campanello interruppe il silenzio.
Era lui! Finalmente era rientrato. Corsi alla porta e spalancai la porta. Per un istante rimasi senza fiato… poi guardai meglio e vidi il viso di Cesare spuntare dal naso in su sopra il cellophane della confezione di rose rosse che teneva con entrambe le mani. Mi girò intorno e fermandosi alle mie spalle mi disse: «Chiedo scusa signora, credo d’aver sbagliato casa…», non riuscii a resistere alla tentazione e lo guardai negli occhi ed esclamai: «Credo di si, signore, ha certamente sbagliato casa, ma poco importa tanto mio marito stasera non rincasa…» e strizzandogli l’occhio lo abbracciai e lo baciai. Ricambiò con estremo trasporto e poi mi porse i fiori dicendomi: «li avevo portati per la mia signora ma lei è molto più bella…», strizzandomi l’occhio in segno di complicità.
Lo presi per mano e lo portai verso il soggiorno dove avevo imbandito la tavola, come si vede soltanto nei film, e mentre lui mi seguiva esclamò: «Signora, ma lo sa che ha un gran bel culo?» e ridacchiando mi sorrise. «Qualcuno deve avermelo detto…» e ridacchiando anche io ricambiai il sorriso. Giungemmo alla tavola imbandita e Cesare sedette, portai in tavola il carrello con su tutto il necessario per il nostro idillio culinario ed iniziammo ad assaggiare quel cibo senza lasciarci un momento con gli occhi. Era andata come mi aspettavo e la serata prometteva bene, così come avevo immaginato. Cesare si alzò e si recò in cucina e tornò tenendo in mano una bottiglia di vino rosso che stappò. «Questo è lo stesso vino che bevemmo la prima sera che uscimmo insieme», così disse mentre mi versava quel nettare rosso rubino nel mio calice. Ribattei: «Volevi dire forse che è lo stesso vino che abbiamo bevuto la prima sera che abbiamo fatto l’amore?» e gli sorrisi maliziosamente. Lui annuì guardandomi con lo stesso sguardo “volpino” che aveva quando certe voglie iniziavano a solleticargli i pensieri.
Mentre sorseggiavamo quel nettare, il suo telefonino squillò, lui lo prese dalla tasca interna della giacca e guardando il display per vedere chi fosse esclamò: «E no… proprio ora?». Rispose lasciando la stanza, e dopo un po’ cominciò ad avere un tono alterato e fortemente nervoso. All’improvviso, quando pensavo che la telefonata volgesse al termine, perse le staffe e cominciò ad urlare con il suo interlocutore e dopo alcuni istanti lo liquidò con fare rabbioso dicendogli: «Va bene fai un po’ come cazzo ti pare e vai a fare in culo brutto figlio di puttana».
Tornò in stanza cercando di mascherare l’agitazione, mi guardò, e mentre si versava un bicchiere di vino mi disse: «Non badare a ciò che è successo, non voglio che questa serata finisca male per colpa di un bastardo». Lo guardai un po’ stranita e poi gli dissi: «Se vuoi puoi raccontarmi quello che è successo». Trangugiò il vino tutto d’un fiato e mentre posava il bicchiere sulla tavola esordì dicendo in tono arrogante: «Non rompere i coglioni, ti ho detto che non voglio parlarne, hai capito o no?» e per rendere ancora più dura la sua risposta sbatté la mano destra sulla tavola tanto fortemente che la bottiglia di vino rosso cadde riversandosi sulla tovaglia bianca, trasformandola in un drappo rosso.
«Hai visto cosa hai fatto? È tutta colpa tua!», sbottò ancora più arrabbiato di quanto non lo fosse stato prima. Mi alzai e gli andai vicino per consolarlo ma servì a poco, ormai l’incanto era spezzato e Cesare era furibondo; ce l’aveva con il mondo intero e di conseguenza anche con me. Ero appena riuscita ad avvicinarmi a lui quando, prendendomi per i polsi mi costrinse a lui e mi urlò in viso: «Sarai contenta adesso, hai ottenuto quello che volevi, doveva essere una serata meravigliosa ed invece sei riuscita a rovinarla», dicendo queste parole mi lanciò lontano con tutta la forza di cui era capace facendomi rovinare in terra.
Cercai di rialzarmi facendo forza sui cuscini del divano ma lui fu più veloce ed un istante dopo era chino su di me. Mi prese per i capelli e mi sollevò per poi farmi cadere sul divano. Si stese sulla mia schiena e infilò il suo viso fra i capelli ed il mio collo, mordendomelo con rabbia. «Lasciami! mi fai male! Cosa pensi di dimostrare così?», tentai di urlargli anche se avevo la bocca contro la pelle del divano, ma lui non desistette.
D’un tratto sentii che aveva iniziato ad armeggiare con il mio vestito e un istante dopo lo sentii strapparsi rimanendo con indosso soltanto la biancheria intima, mi trascinò fino alla spalliera e mi mise con la pancia sulla pelle rossa del divano. Mi accorsi che si era liberato dei vestiti e che era nudo con il suo membro turgido e pulsante. Avevo compreso ciò che stava per accadere e non mi opposi. Si fece strada fra le mie natiche fino a raggiungere il mio anfratto più nascosto e con una spinta decisa si appropriò delle mie viscere, togliendomi il fiato. Prepotentemente mi possedeva e, ad ogni suo affondo, impazzivo; il piacere che normalmente provavo con lui si era trasformato nel dolore dell’anima.
Mentre continuava a muoversi ritmicamente, per un attimo si fermò e rivolgendosi a me disse urlando: «E adesso dimmi che ti piace come ti inculo, brutto finocchio…». Fu come se mi avesse sparato un colpo in di pistola in pieno viso. Provavo un dolore immenso, non potevo credere che proprio lui che mi aveva sempre definita la sua donna ideale mi stesse punendo così duramente. Iniziai a piangere per la cattiveria che mi aveva detto, e il trucco che avevo sapientemente steso sul mio viso iniziava a colare giù; non come avevo sognato qualche ora prima. Cesare mi prese nuovamente per i capelli e mi tolse dalla spalliera della poltrona facendomi inginocchiare di fronte a se, e come un demone infuriato, mi costrinse la testa verso il suo ventre. Qualche istante e fu nuovamente dentro di me.
Mentre mi costringeva a percorrere con le labbra il suo membro, lo sentivo ridere e prendersi beffe di me, «Succhiami l’uccello frocio maledetto, fammi godere, che come femmina fai proprio cagare…», e riprese a ridere ed a costringere la mia testa sempre più in basso. «Muoviti, voglio che ti arrivi fino giù in gola, sarai capace di succhiare un cazzo per bene o no? Dici di essere una femmina, dimostralo, oppure sei soltanto un uomo travestito da donna?».
Andò avanti ancora per un po’ e poi lo sentii profondersi in un rantolo liberatorio ed un istante dopo il suo caldo seme bagnò le mie labbra facendomi ancora una volta provare il sapore di un uomo che continuavo ad amare nonostante la sua cattiveria omofoba.
Il mio cuore era a pezzi, ed anche se sapevo che non potevo smettere di amarlo, decisi in quel momento che dovevo andare via. Mi alzai all’impiedi e lui mi chiese: «Dove vai, non ti ho detto che potevi muoverti», mi girai dicendogli: «Adesso basta Cesare, vado via; torno da mio padre». Mi girai per andare verso la stanza da letto, ma lui mi raggiunse alle spalle e, brandendo un coltello con un colpo secco mi tagliò la gola.
Per un istante sentii una forte sensazione di calore poi, portate le mani al collo, una sensazione di bagnato; era il sangue che cominciava ad uscire copioso. In preda al terrore corsi verso la porta di casa e la spalancai cercando soccorso. Poi in un ultimo sprazzo di lucidità tentai di aggrapparmi alla ringhiera delle scale per scendere a chiedere aiuto ma il peso del mio corpo scardinò la ringhiera facendomi cadere di sotto.
Sentii il tonfo del mio corpo che raggiunse terra, non provavo più alcun dolore; con le mani tentavo di tamponare il taglio che avevo sul collo che continuava ancora a sanguinare. Udivo le grida di Cesare provenire dall’alto; poverino aveva compreso la gravità del suo gesto. Ad un tratto un nuovo tonfo, poco distante da me, era lui; Cesare si era lanciato nel vuoto per uccidersi. Allora mi amava davvero, e forse non pensava tutte quelle cattiverie che mi aveva detto prima. Provai a chiamarlo ma udivo solo il gorgoglio dell’aria che attraversava il mio sangue che ormai era dappertutto. Peccato, non ero riuscito a dare a Cesare il mio regalo, non ero riuscito a renderlo felice, aveva ragione lui, come donna ero davvero una frana. Mentre sentivo che la vita stava per abbandonarmi, con un ultimo sforzo, portai la mano a coprirmi il pube, almeno così tutta quella gente non avrebbe pensato che ero un uomo travestito da donna e…
Qualcuno urlò presto chiamate l’ambulanza, ma ormai era troppo tardi per entrambi, vittime insieme di un amore diversamente folle.

 

 

142 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuseppina Vitale ha detto:

    Un racconto dal tema importante, scritto davvero bene e con un finale che ti lascia davvero sorpreso. Vale la pena di essere letto e votato. Complimenti all’autore.

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  2. Giordano Alfonso Ricci ha detto:

    Se c’è una cosa che non passa affatto inosservata è la follia!
    Non amo le subordinazioni che prescindono dalla dignità e non comprendo certe dinamiche erotiche. Avrei dunque dovuto provare fastidio nel leggere di qualcosa che detesto… avrei dovuto appunto:
    Invece la velocità espressiva del racconto ha avuto l’effetto contrario; la chiarezza espressiva ha addolcito il disgusto per il tema e la brillantezza del finale ha definitivamente disciolto ogni resistenza preconcetta.
    Bravo l’autore nella costruzione delle scene e nel realismo espressivo.
    E torniamo alla follia che è “diversamente” usata nel titolo che contempla anche la parola amore. Può essere un amore totalizzante fino al punto estremo?
    Ovviamente accade nella vita reale e dunque la risposta non può che essere si. Ma forse è proprio la follia insita di per se nell’amore che assumendo forme diverse determina il gioco della vita tra bene e male.
    La crudezza linguistica è sapientemente usata per incidere nel finale.
    Ciò che sciocca non è l’epilogo assolutamente non convenzionale (e quindi di per se portatore di una forma di eccellenza), ma l’estremismo dell’insulto più grave che si possa fare all’amore: non riconoscerlo come tale. E’ questa la vera follia.

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  3. Berta Lettrice ha detto:

    Un finale non scontato. Una tematica purtroppo troppo diffusa. Dietro la violenza non c’è amore; c’è solo la voglia di prevalere sull’altro, di renderlo una nullità. Un po’ come ha fatto Cesare. Un racconto che dovrebbe farci riflettere. Una scrittura fluida e coinvolgente.

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  4. tulipanorosso077 ha detto:

    Bravo Emanuel! Descrivi molto bene ciò che i sentimenti della vittima: il suo voler giustificare il suo carnefice, il suo modo di amarlo nonostante tutto e di giustificarlo. E secondo me la ripetizione continua di ‘Il mio Cesare’ serve a rendere l’idea dell’amore incondizionato ed enorme che la vittima ha per lui. Anche la cura maniacale per ogni aspetto sia della casa, che della sua persona, ed anche il cibo, fa capire il suo non volerlo far arrabbiare. Perfino il suo minimizzare con la sua amica, e con suo padre la violenza subita. Comunque anche se lascia l’amaro in bocca, la storia è ben scritta, ed il finale non è scontato. E’ brutto che la vittima non riesca a portare a buon fine il suo desiderio di uscire da questo rapporto morboso e malato. Ma purtroppo questo finale negativo bene si modella alla realtà.

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    1. Silvana federici ha detto:

      Comolimenti all autore .
      Racconto vero ,
      toccante…avrei variato il finale.

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  5. Margherita elettra Ilari Conti ha detto:

    il racconto mi è molto piaciuto, forse il finale lo avrei visto diverso, ma è solo un parere. Complimenti all’autore.

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  6. Clelia ha detto:

    Al cuore non si comanda. Ed è vero,  a volte non riusciamo a combaciare la ragione con il sentimento,  o se c e ne rendiamo conto potrebbe essere a volte molto tardi.
    La storia è scritta bene, e nonostante sia breve il racconto, lo scrittore ha la capacità di trattare gli argomenti principali: sesso  violenza, follia, e nel suo piccolo un po di amore. La protagonistza da come si legge  subisce una violenza psicologica fin da piccola, e con il suo Cesare  cerca di migliorarsi per piacere a lui.
    Il finale, un tema attuale che spesso nei notiziari vengono trattati.
    Non conosco lo scrittore, ma faccio i miei complimenti. Bravo

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  7. Chiara ha detto:

    Ho letto il racconto di Emanuel con molto interesse. Devo dire che dopo il successo planetario della trilogia di “50 sfumature” i racconti o i romanzi erotici/dark dove alla base c’è anche un po’ di violenza, sono dilagati. Tuttavia il succo di questi scritti è sempre di un amore talmente forte, potente, intenso al punto che il, chiamiamolo, carnefice si innamora perdutamente e cambia.
    Nella vita reale invece vittima e carnefice difficilmente vedono un epilogo rosa. La vittima di violenza domestica, fisica, psicologica o simile subisce come la protagonista del racconto di Emanuel. E purtroppo non solo subisce, ma giustifica, convinta di amare e di far del bene al rapporto. La paura è grande e la si evince dai mille particolari, dalla mania per le pulizie, dalla preparazione della cena, dalla ricerca del vestito migliore, in sintesi dalla ricerca di quella perfezione che può allontanare il pericolo. Eppure il pericolo è sempre in agguato e non dipende da quanto ci si sforzi per evitarlo, tutto può sembrare perfetto ma non lo è, semplicemente perché non stiamo parlando si amore. Lui non ama perché altrimenti non farebbe del male alla donna amata, non la insulterebbe, non la ucciderebbe. Ma anche lei a mio avviso non ama, o meglio crede di amare, di amare in maniera diversa, ma è un amore malato, che vive di paure, di espedienti, e quindi è destinato a fallire.
    Intenso l’epilogo a questo punto, la fine per entrambi, perché altro non si poteva fare. Tutto era ormai perduto. Senso di colpa, disagio, paura, ma nessun amore e allora tanto vale la morte.
    Un racconto che fa riflettere su una tematica purtroppo sempre attuale, scritta con capacità e professionalità. Non c’è giudizio, non c’è condanna, c’è solo un far entrare il lettore nel mondo di “un amore diversamente folle”.

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  8. selene ha detto:

    Complimenti innanzitutto! !.. chapou Uomo.. un raccolto molto forte. .. un racconto alquanto interessante pochi raccontano questo tema. E pochi hanno una penna molto delicata. Chapou.

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  9. Anna ha detto:

    molto bello e reale , mi sono commossa complimenti all’ autore davvero

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  10. Maira ha detto:

    I miei complimenti all’Autore. È un racconto che fa molto riflettere, e che; come può la follia di un’uomo portare ha compiere un’atto così violento sulla propria Donna.

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  11. alex bianchi ha detto:

    il ritmo è incalzante, ma questo non significa non percepire profondamente ogni dettaglio.
    Ogni sfumatura si colloca come un pezzetto che completa il puzzle, che raffigura una storia comune che ognuno di noi può avere, più o meno vissuto.
    Quella forma subdola di violenza anche solo verbale, malcelata da atteggiamenti che palesemente dovrebbero trasudare amore.
    Le parole fanno traspirare la sensazione dell’imminente agguato: un gesto come comprare un mazzo di rose, apparentemente gentile, può essere un modo per farti sentire tranquilla ed abbassare le difese per poi aggredirti come preda inerme.
    L’Amore è dare e ricevere, e quando lui/lei comprende che si trova in una strada a senso unico, purtroppo non ha più via di fuga se non quella di uscire definitivamente dalla scena della vita.
    E nonostante l’apice della violenza, c’è lo spazio ancora per la dignità, che induce la vittima a difendere con pudore la propria essenza dalla curiosità malsana del mondo, anch’essa capace di essere violenza.
    Un plauso all’autore che ha utilizzato parole, toni e ritmi capaci ad accompagnare il lettore nei meandri delle tenebre dell’anima e a farlo risollevare dal baratro della pochezza umana.

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  12. Simone Tredita ha detto:

    Racconto sempre in bilico, molto elegante ma allo stesso tempo crudo e realistico. Per palati fini 😉

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  13. Sonia ha detto:

    Un amore sbagliato e purtroppo una fine scontata quante ce ne sono di queste storie purtroppo….

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  14. Liliana Bella ha detto:

    Forte, molto forte, come un pugno nello stomaco. Racconto stupendo e per nulla scontato. Bravo 🙂

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  15. Imma ha detto:

    Un tema molto frequente rinchiuso spesso tra le mura domestiche…..questo racconto è molto ben delineato nella realtà che l’amore acceca…molto forte in vari tratti….fa capire anche se si ha qualcuno a cui puoi aggrapparti si ha la forza di reagire……mi è piaciuto molto complimenti

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  16. Falchi Donatella ha detto:

    l’uomo è la sua follia descritta egregiamente , la donna e la sua voglia di essere amata anche da chi non la merita questa è descritta ancora meglio!
    Siamo sempre bravi quando queste tematiche non ci riguardano da vicino a dare un parere, credo che sia difficile in ogni caso sia viverla che scriverla!
    Complimenti .

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  17. Breve ma incisivo, mi ha fatto provare rabbia e pena, e considerata la brevità dello scritto, che suscitasse emozioni così violente non me lo aspettavo. Bravo Emanuel,

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  18. atavolacoilibri ha detto:

    Davvero un bel racconto su una tematica che purtroppo sembra essere sempre più di moda. Crudo e reale, si spera fino alla fine in un epilogo che possa garantire un po’ di riscatto. Invano. Mi è piaciuto moltissimo, complimenti allo scrittore 🙂

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  19. Luca Cozzi ha detto:

    Particolare, anche se a mio avviso in taluni punti poteva essere meno volgare. E’ scorrevole, con un buon ritmo narrativo. Giudizio nel complesso positivo.

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  20. Angelica Rossi ha detto:

    Assolutamente crudo e veritiero,dimostra come l’aggressivita’ dell’uomo prescinda dai sentimenti che possa provare o che dica di provare nei confronti di un altro individuo e che al momento opportuno si scateni nella piu’ cruda violenza.Giudizio assolutamente positivo.

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  21. ELena ha detto:

    molto forte e di grande impatto! mi è piaciuto molto anche per il finale
    Complimenti!

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  22. Emilnostroangolodeisogni ha detto:

    Ciao,
    Sei stato molto bravo a descrivere la vittima, le giustificazioni che trova ad ogni gesto folle del compagno e ciò cui questo comporta. Sarebbe troppo bello se ciò che hai raccontato fosse soltanto frutto della fantasia, ma purtroppo sono cronache di vita quotidiana e noi donne dovremmo imparare che, oltre ogni giustificazione, ci sono le volte in cui la nostra vita viene prima di tutto, prima di ogni amore malsano o qualche psicopatico che dimostra di “amarci” in modi del tutto non convenzionali. Molto spesso ciò che manca è il coraggio di abbandonare la persona che ci tratta in questo mondo, perché forse abbiamo paura di non trovare nessun altro che potrebbe amarci veramente ed onestamente. Strano come per ovviare a questa mancanza di coraggio basterebbe spesso soltanto un pizzico di fiducia in più. Credere nelle nostre capacità e in ciò che possiamo dare ci aiuterebbe a dire no alle persone sbagliate nel momento in cui le incontriamo per la prima volta, senza dargli la possibilità di cominciare a farci del male.

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  23. Milena ha detto:

    un tema difficile da affrontare, ma lo hai fatto in modo eccellette, raccontando purtroppo quello che molto spesso accade nella testa di una donna innamorata che riesce nonostante tutto e tutti a giustificare chi la tradisce e nel modo peggiore e che perfino ad un passo dalla morte si da la colpa di tutto. complimenti allo scrittore

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  24. Stefano Anichini ha detto:

    Un racconto forte, violento e per niente scontato, dove la follia è preponderante sulla diversità, che appare solo alla fine in maniera ambigua. La tragica follia di un amore che come spesso accade può portare alla morte.

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  25. MADDY90 ha detto:

    Davvero un bel racconto… complimenti!

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  26. Sigismondo ha detto:

    Credo che sia stato centrato in pieno il modo di trattare un argomento difficile come questo. Sono rimasto soddisfatto dal modo utilizzato per descrivere la vittima e allo stesso tempo ho apprezzato il modo crudo con cui viene effettuato il racconto. Giudizio positivo!

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  27. Gianluigi ha detto:

    Bel racconto complimenti (y)

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  28. Amara Mente ha detto:

    Estremamente reale…molto bello.
    Complimenti all’autore.

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  29. Angelica ha detto:

    Bellissimo racconto, complimenti allo scrittore. Descrive perfettamente la tematica e la follia nei personaggi è evidente!

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  30. IACELA ha detto:

    Seguendo i racconti di Manuel ho trovato la parte iniziale, quella erotica, quasi uguale alle altre. Certo è che lo stile di scrittura affascina e riesce ad essere coinvolgente. L’argomento è sin troppo delicato e non mi sento di esprimermi. Le trame si sa, purtroppo, in questi casi sono sempre abbastanza tragiche. Ma complimenti all’autore che sa toccare diversi argomenti in maniere intelligente.

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  31. Sarah Mattew ha detto:

    Veramente molto toccante. Purtroppo è una tematica molto attuale. Spero che si riesca a sensibilizzare l’opinione pubblica e che le donne riescano in qualche modo a reagire.

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  32. Raffaele ha detto:

    Un racconto che esprime in modo nitido le ansie che si instaurano in un rapporto di coppia quando il partner è solito lasciarsi andare a reazioni violente e fisiche. La descrizione del contesto, i protagonisti sono narrati in maniera definita e chiara, quasi catapultando il lettore nel mezzo di una discussione tra lui e lei.
    Il racconto esprime chiaramente uno dei problemi cardine che da sempre affligge il vivere di coppia.
    Una buona lettura.

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  33. Asianne Merisi ha detto:

    Scelte di amori appartenente “unici”
    Che poi si rivelano fortemente sbagliati
    La violenza e subdola … si nasconde per poi colpire con rabbia
    Racconto forte molto dettagliato
    Tanto da farti sentire la storia fortemente E crearti sensazioni contrastanti …tra rabbia,dolore,

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  34. SimonaCottone ha detto:

    Un racconto forte che fa riflettere. Mi piace il ritmo dato alla storia e da un punto di vista puramente artistico adoro come venga espresso il punto di vista del personaggio. Per quanto riguarda il tema, purtroppo non ho molto da dire… non è facile trovare le parole adatte. In ogni caso si finisce di leggere la storia con un misto di ribrezzo, tristezza, rancore e pietà. Se questo era quello che volevi trasmettere… hai fatto centro!

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  35. Elisa Portoghese ha detto:

    L’autore in un breve racconto è riuscito in pieno a centrare i sentimenti della vittima e la brutalità del carnefice. Storia dura, ma purtroppo drammaticamente veritiera. Complimenti…

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  36. virgilio ha detto:

    “Peccato, non ERO riuscito a dare a Cesare il mio regalo, non ERO riuscito a renderlo felice, aveva ragione lui, come donna ero davvero una frana. Mentre sentivo che la vita stava per abbandonarmi, con un ultimo sforzo, portai la mano a coprirmi il pube, almeno così tutta quella gente non avrebbe pensato che ero un uomo travestito da donna.
    L’AMORE tra un travestito e un FINTO etero??????? L’amore tra un masochista e un sadico?????? Cosa occorre aggiungere? Desiderio d’amore e d’amare, da entrambe le parti. Ma in un mondo cmplesso e complicato, queste possono essere le conseguenze. Un Mondo che vive orrendi e finti canoni sociali, porta anche a conseguenze estreme. Il racconto non porta a nulla, non ha nessun scopo educativo, (non fa che raccontare qualche fantasia erotica dello stesso scrittore?) Non è altro che un brevissimo racconto erotico con un finale definitivo. Lo scrittore può procedere in questo filone, è chiaro e scorrevole oltre che pruriginoso. Questo racconto non ha niente a che vedere con la ORRENDA violenza contro le donne.

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  37. Sergio Antinozzi ha detto:

    Solo due cose essenziali,la donna è l’essenza della vita,madre,moglie ,amante,amica , è dona e tale deve essere rispettata, L’uomo senza la donna è nullo………Sergio A.

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  38. Alfonso ha detto:

    Fare violenza a una donna vuol dire mortificare e offendere l’essenza stessa di ogni essere umano, questa ignominia non può trovare perdono.
    Quando ci si imbatte il libri narrati con questa intensità, si rimane travolti sgomenti.e frastornati dall’amore diversamente folle, un libro per palati forti un racconto che fa pensare alla cieca stupidità della violenza di tanti energumeni che nelle proprie case sono figli ,ma anche padri e nonni .

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  39. lucry ha detto:

    Argomento attuale…un romanzo che ti prende l anima…che ti fa riflettere ….un amore folle..
    Complimenti all autore!

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  40. Ema Angione ha detto:

    non è facile scrivere qualcosa dopo aver letto….ciò che un essere esprime con grande emozione…l’amore non ha colore ne tempi e modi…l’amore è essenza pura che tocca il corpo e nutre l’anima…l’amore è…
    bravissimo colui che riesce ad amare senza vincoli ne pudore…ama te stesso e dai agli altri il tuo dono più prezioso donato dal grembo materno..

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  41. Cinzia Fiore Ricci ha detto:

    Come sempre i racconti di questo scrittore mi lasciano sorpresa, senza parole, non è mai scontato e i suoi finali mi spiazzano. Troppo abituati ai vissero felici e contenti, dieci per il coraggio, dieci per la follia, per l’amore nonostante tutto, anche oltre la morte che forse in questo caso è una triste liberazione.

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  42. Francesca Rosaria Riso ha detto:

    Stamattina e questa sera stridono in un racconto scritto al passato. Lento e scontato nell’elencare i comportamenti classici della violenza domestica, si riscatta nel finale incalzante e travolgente con un risvolto per nulla scontato e poi in quell’atto del coprirsi c’e’ tutto il delicato, atavico sentire femminile.

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  43. Dory doganiero ha detto:

    Bellissima sono rimasta senza parole

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  44. Nala ha detto:

    Un racconto forte e lampante… la violenza non giustificata, l’odio profondo riversato con feroce brutalità… Ogni sensazione traspare in modo limpido da questo breve racconto, facendo riflettere il lettore…

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  45. Marianna ha detto:

    Racconto seppur breve molto intenso, sua per la tematica affrontata sia per il modo in cui lo fa. Scrittura veloce, linguaggio crudo ed incisivo, non lasciano al lettore il tempo di perdersi dietro alle righe che già l’epilogo lo sconvolge. In ogni storia spesso cerchiamo l’happy end ma qui no…Non era possibile. Raramente in questo contesto ce ne sono. Eppure è secondo me la conclusione perfetta per una storia come la loro dove la follia omofoba di lui si mischia alla follia classica di chi ama il proprio carnefice nonostante tutto. BRAVO

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  46. Maria ha detto:

    Molto bello e molto bravo

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  47. Caccavale Rita ha detto:

    No so quante volte ho letto questo racconto, mi ha toccato il cuore. Purtroppo tematica all’ordine del giorno. Il femminicidio è una violenza assurda di un amore malato,Devo fare i complimenti all’autore perchè anche se la storia è concisa ma racconta l’essenziale per poter far capire, si spera, a noi donne di non credere a chi ci dispensa amore alternandolo a momenti di ira che sfociano con le botte e in più delle volte finire come la protagonista.
    Spero che Emanuel D’Avalos continui a proporci storie così interessanti.

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  48. Selvy ha detto:

    Molto toccante. …Bravo Emanuel. …….😊

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  49. Li Sogna ha detto:

    Ho letto ieri ma solo oggi riesco a trovare la forza per commentare. Ero già stata avvisata dei contenuti un po’ “forti” ma credo che non si sia mai preparati abbastanza. La crudeltà, la realtà dei fatti e l’angoscia che provi alla fine è devastante. L’autore è stato bravissimo nel delineare una situazione in cui nulla era dato scontato, facendo scorrere le parole in modo diretto e semplice e, sopratutto, permettendoti di vivere in prima persona tormenti e sensazioni.

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  50. BillaBio ha detto:

    Come amante di 50 sfumature di grigio, questo racconto mi è piaciuto molto. Le tematiche affrontate sono molto interessanti ed estremamente attuali purtroppo. Personalmente preferisco i romanzi, tuttavia nonostante si tratti di un racconto breve, Emanuel ha inquadrato molto bene il tutto e soprattutto ho amato particolarmente il finale, dato che ormai quasi in tutti i libri si trova sempre il lieto fine, qui no e questa non è cosa da poco a mio parere.

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