Una vita nuova di Carlo Banchieri

possedere

 
Alle nove, il sole è già alto e si riflette sul mare cristallino di Borgio Verezzi.
Alcune vele e altre piccole imbarcazioni, che fino a qualche istante prima procedevano lente verso la linea dell’orizzonte, adesso paiono ferme, come se una mano invisibile stia lì a giocare con loro. Sotto la finestra della camera, lungo la riva assolata, ancora altri bagnanti stanno giungendo, tra schiamazzi e risate, per godersi l’inizio della stagione estiva.
Serenella è immobile, seduta sul letto con le gambe incrociate che osserva il mare, oltre la vetrata.
Il suo sguardo, solitamente intenso e determinato, pare lievemente offuscato.
Forse, la sua testa è confusa dai mille pensieri che per tutta la notte l’hanno tenuta sveglia e angosciata.
La fronte abbronzata è appena imperlata di sudore. Si sente stanca ed estenuata. La sua mente è lì ma, allo stesso tempo, è altrove.
Stringe forte il cellulare tra le mani, aspettando il momento giusto per poter fare quella telefonata. Ancora una volta, è colta dall’improvvisa smania di chiamare ma, poi, controlla l’ora indicata sul display e fa una piccola smorfia. Le nove e dieci. È ancora troppo presto.
Sicuramente, in questo momento, a casa ancora si dorme.
Come starà la sua piccolina?
Magari, di lì a poco, Mia aprirà gli occhi e si renderà conto che la sua mamma non è lì?
È la prima volta, da quando è nata, che Serenella dorme fuori di casa.
La notte più brutta della sua vita, decisamente, da molti anni a quella parte.
Il letto, in quella stanza d’albergo, è troppo diverso da quello cui lei è abituata. Vuoto, senza il profumo della piccina, praticamente senza la vita. Sente la mancanza delle coccole della sua bambina, l’odore di quella pelle dolce e angelica, le carezze e i giochi sotto le lenzuola, le risate di gioia, il momento prezioso della ninna nanna.
Ecco: adesso è colta da qualcosa di molto simile ad un rimorso.
Forse, non è dove dovrebbe e allora le sembra quasi di non essere una madre degna di questo nome. Si sente profondamente in colpa anche se un’altra parte di lei sa che è per sua figlia che lo sta facendo.
Ma le dispiace averla lasciata, anche se solo per una nottata.
Mia è così piccola…lei non sa, non può capire che cosa stia succedendo.
Comunque, per fortuna, Serenella non è completamente sola. C’è la cara vecchia Isadora, la dolce vicina di casa, a fare le sue veci, ad occuparsi della bimba. E pensare che, quando la incontrò, non avrebbe mai immaginato che sarebbe diventata come una madre per lei.
La sua, quella vera, che avrebbe dovuto crescerla e accudirla, l’aveva abbandonata molti anni prima, quando era ancora in fasce.
Da allora, nella sua vita, c’è stata solo la solitudine, l’indifferenza di molti, il finto buonismo di tanta gente, delle istituzioni e di chi avrebbe dovuto soltanto aiutare una bambina privata dell’amore della sua famiglia.
E poi, il freddo di un orfanotrofio fino all’incontro con lui, l’uomo che pareva essere il suo salvatore.
Ma dopo anni d’inferno, tra botte e minacce, oggi, finalmente, ha la possibilità di fuggire via lontano. Ed ecco che si ritrova in viaggio sull’autostrada verso la Liguria, ripensando alle parole che Isadora le ha detto la sera precedente, porgendole quel piccolo angelo d’argento.
“Va’ a Borgio Verezzi e da’ questo a mia sorella. La troverai all’Hotel Vela Mare. Vedrai che ti darà un lavoro.”
Un sorriso, un abbraccio e niente più.
E così, tutta una tirata da Caserta, a bordo della sua 127 rossa, mezza scassata, con quel piccolo angelo dentro al cruscotto.
Chissà… quale segreto tiene custodito?
Dentro il suo cuore, palpita forte la speranza di trovare un lavoro, una buona sistemazione e una nuova vita. Spinta dall’unico amore vero che esisterà mai: quello che unisce una madre a sua figlia.
Deve voltare le spalle alla tristezza e al dolore, all’uomo che diceva di amarla ma che le ha procurato soltanto disperazione.
Con l’aiuto di Dio, non avrebbe mai più vissuto situazioni simili.
I minuti, nella stanza d’albergo, scorrono lenti e interminabili.
Poi, finalmente, arriva il momento di chiamare Isadora. La voce è sottile e tremula. Teme per qualcosa che neanche lei sa. Vuole sapere se Mia è già sveglia, se ha preso il suo biberon di latte.
Isadora la rassicura immediatamente. È tutto a posto.
Allora lei tira un sospiro di sollievo e scoppia a piangere, tanta è la tensione accumulata.
In questo modo, si scarica dall’ansia e da tutte le paure che la stanno tormentando.
Poi, si dà una sistemata frettolosa davanti allo specchio prima di scendere le scale fino alla hall. Una volta lì si muove lentamente e, ad ogni passo, cerca con gli occhi la donna che l’ha accolta la sera prima. Doveva essere proprio lei, la sorella di Isadora. La somiglianza era evidente.
Si fa scivolare la mano nella tasca dei jeans e prende a giocare nervosamente con quel piccolo angelo d’argento che le ha dato la vecchia.
Eccola, la vede. La sua andatura si fa più spedita. Si presenta alla reception.
Tira un altro sospiro, più profondo.
Per tutta la notte ha pensato a che cosa le avrebbe detto una volta che se la fosse trovata davanti ma ora pensieri e parole rimangono bloccate in fondo alla gola e un leggero rossore le colora il bel viso.
“Buongiorno… dormito bene?” le domanda, la signora.
Sul finire della frase, lo sguardo, dapprima vivace, cambia e si fa più apprensivo.
Evidentemente, il fatto che Serenella abbia gli occhiali da sole, non basta a nascondere gli occhi gonfi per la stanchezza e anche quel livido sopra lo zigomo. L’ultimo regalo che le ha fatto lui, quella bestia di uomo che le aveva promesso il suo amore, ma le ha donato soltanto sofferenza e la difficoltà di crescere una bambina praticamente da sola.
“Buongiorno, Isadora mi ha dato questo per lei.” sussurra, allora, Serenella, porgendole l’angelo.
La donna lo prende senza proferire parola. Lo osserva con attenzione.
Serenella teme di ricevere una risposta negativa ma poi, subito dopo, capisce dall’espressione della donna che va tutto bene.
Rimangono così, a parlare per alcuni minuti.
Istante dopo istante, il volto di Serenella si fa sempre più disteso fino a trasformarsi in un sorriso. È da molto tempo che non si sente così.
Per lei, che conosce bene il sapore dell’amarezza e della solitudine, è arrivato finalmente il giorno della speranza.
Non sarà facile, ma proverà a cambiare la sua vita, per lei e per sua figlia.
Sa bene che adesso dovrà davvero darci un taglio, che dovrà abbandonare per sempre l’idea di lui, di quell’amore che l’ha tradita e maltrattata per così tanti anni.
In qualche modo, deve trovare la forza di affrontare ciò che verrà, di sfidare il domani con tutto l’amore e la rabbia, per poter ricominciare.
Lo deve a sua figlia, la piccola Mia, al suo amore incondizionato che non dovrà mai cessare di esistere.
Una parte del suo cuore ha tanta paura e si sente smarrita in quel luogo piccolo e sperduto della riviera ligure.
Borgio Verezzi. Chi mai l’ha sentito nominare?
Come sarà, la gente, in questo piccolo borgo di mare?
Qui, nessuno la conosce e, ancora una volta, teme che si sentirà sola, abbandonata.
Proprio come tanti anni prima quando, appena fuggita da un padre violento, non c’era intorno a lei un solo sguardo che fosse buono o di comprensione.
Serenella esce fuori dall’Hotel.
Sorride. Continua a camminare lungo la strada. Il passo è lento e regolare.
Ad un certo punto leva lo sguardo.
Si accorge che in alto, a dominare il paese, c’è un’antica torre di pietra, circondata da una folta vegetazione. Sembra che stia ad osservare proprio lei. È lì, da centinaia di anni, protegge il piccolo golfo.
Il pensiero di Serenella è semplice, carico di malinconia ma anche di speranza.
“Forse, proteggerà anche mia figlia?”
Chissà che Borgio Verezzi, che fino al giorno prima era solo un nome sulla cartina geografica, non diventi davvero una nuova casa per lei e la piccolina.
Io sono convinto di sì.
Con l’aiuto di Isadora e l’amore di Mia, infine, una nuova vita.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Francesca ha detto:

    Ritrovare in un racconto una parte della propria vita.Ripercorrere insieme all autore il proprio passato.Ritrovare nelle sue parole,nei personaggi la forza per guardare avanti e per avere “una vita nuova”.

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  2. Martina ha detto:

    In poche righe l’autore riesce a creare uno stretto legame con il lettore; non si può rimanere indifferenti alla sofferenza della protagonista, una donna che nonostante tutto decide di reagire alla vita, spinta dall’unico amore per cui valga veramente la pena di lottare: quello per la propria figlia.
    Un racconto coinvolgente; a fine lettura rimane il desiderio di “accompagnare” le due protagoniste nella loro nuova vita!!!

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  3. ALESSIA ha detto:

    È bello che a scrivere una storia così femminile sia un uomo…denota tanta sensibilità oltre che capacità di scrittura…
    Dalle sue parole si attinge speranza e si capisce che nella vita deve amare profondamente le “sue” donne.
    Complimenti quindi non solo allo scrittore ma anche all’uomo che è!

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  4. simonetta ha detto:

    E’ una bella storia, questa di Serenella, una storia che si snoda tra le vie silenziose e apparentemente indifferenti di un piccolo borgo della riviera ligure e che, pur racchiusa nel breve arco temporale di una giornata, acquista ben presto, nell’evolversi incalzante dei sentimenti e delle situazioni, il significato universale di una vera rinascita, perché condurrà la protagonista, dal senso di una vita fatta per lo più di dolore, di rabbia e di abbandono, ad avere di nuovo speranza nel futuro. Forte dell’amore per la figlia e nella certezza di non essere più sola, Serenella saprà costruire per sé e per la piccola Mia una vita davvero nuova.Un ‘bravo’ all’autore anche per lo stile fresco e immediato che rende la lettura veloce e coinvolgente.

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  5. Voti utili ai fini del concorso 4

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