Mare di parole di Giusy Bianchi

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Mare di parole

Un filo sottile lega il cielo
a questo mare di parole
Conservo nelle tasche del mio cuore
i tuoi sguardi crudi
vuoti d’amore
colmi di rabbia
celata dietro ad un amletico sorriso
Oh anima mia …
tu che mi baciasti
il sangue sottopelle
quando i miei capelli
profumavano di rose
a viso aperto
mi tagliasti
poi …
le vene.
Duro
guardare
in un volto solo
la propria vita
e la stessa morte!

Alla Luna

Nell’ombrosa vita
dell’estranea Donna
s’accende una luce
quando volge l’occhio
vitreo e duro … alla luna
nella notte in cui il cielo
sembra pioverle cemento …
nell’oscurità in cui la terra
promette d’aprirsi sotto i suoi piedi
famelica di mangiarne le membra.
In quel sogno
lugubre e nero
il sudore
scende lento e pesante
dalle tempie ansiose di un Lucifero terreno che
armato di disumana rabbia
trema sulla sua carne al canto delle stelle
fino a che la notte lascia il posto all’aurora del mattino.
La luna va a morire in eterno riposo
in uno squarcio del mondo
per aprire le porte dell’infinito
al Sole, alla Luce che rende la vista
al cieco Demone …
per strappargli
dalle zampe
gli artigli
e legargli alla schiena
un paio d’ali per alzarsi in volo
e ricondurre
l’anima perduta
nelle profondità dell’Inferno
tra fiamme di dolore
nella speranza di assurgere al perdono
per volontà di un cuore senza più parole.

Che tutti vedano

Via quest’armatura di cemento
Che respiri d’umanità
questa mia pelle
Che tutti vedano le ferite
di cui sono ammantata
Che s’innalzi un’Ode
al mio disumano coraggio…
e una preghiera di pietà
per una povera donna
che si è lasciata scarnificare
con lame
affilate di menzogna
nel più crudo silenzio
e per amore della pace
e disprezzo
per la parola Guerra
ha bevuto
le più amare lacrime
senza, mai
abbracciare
l’alma del perdono.

Nuda

La tua pelle
il sale
nelle mie profonde ferite.
Il mare batte
costantemente
la terra che
nuda
sopporta.
Il fiore s’agita
col vento
e la luna
veste l’oblio dei miei castighi.
Tra i ruderi del mio passato
si perdono quelle dolorose carezze
l’astio
l’amaro dei mie silenzi di pietra!

Vorrei non ricordare

Vorrei non ricordare le mani di mio padre
che percuotevano il viso e il corpo di mia madre
come fosse stato uno spaventapasseri di paglia
inerme,fragile, viva ma inanimata
una bambola di pezza …
I più futili motivi
erano il sale di quella follia
che lo mangiava … di sera soprattutto
quando, stanco, tornava dal lavoro
e tanti erano i pensieri
le preoccupazioni quotidiane che
come un lupo selvaggio
cercava una preda
per saziarsi del dolore che fosse giunta quella notte
che lui odiava tanto
per una emicrania che gli mangiava le membra
e non lo faceva dormire.
Una volta mi chinai sul corpo di mia madre
stesa in terra
poggiata al muro
in cucina
grondante di sangue dalla bocca e quasi
ormai
priva di sensi
Tentai di risparmiarle il colpo di grazia
e per questo…
gli sputi di mio padre mi colsero di schiena
Avevo solo dieci anni!
Vorrei non ricordare …

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. silvana ha detto:

    Bisogna riconoscere la tua unicità nello scrivere poesia…

    "Mi piace"

  2. Voti utili ai fini del concorso 1

    "Mi piace"

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