Ricordo agli sposi di Anna Maria Mazza

lucertola

Sono stata abituata al silenzio. La nonna raccontava spesso di un libricino che le venne dato il giorno delle nozze. Ricordava la gioia dell’unione come il dono più grande che Dio le avesse offerto. Mai quanto la nascita di suo figlio, ma più di molti altri. Non fu tanto lo sposare un uomo bello e che adorava guardare ogni volta che poteva, quanto il fatto di aver visto nitidamente la felicità negli occhi dei suoi genitori. Finalmente la madre avrebbe potuto pavoneggiarsi con le amiche e le vicine di casa, raccontando loro dello splendido uomo che la figlia avrebbe sposato. Un uomo rigoroso, premuroso, un gran lavoratore che non avrebbe fatto mancare nulla alla figlia e alla sua prossima e numerosa prole. Suo padre si sarebbe potuto finalmente rilassare e lavorare con una responsabilità importante in meno, quella di preparare la figlia al matrimonio pagando corsi onerosi di portamento, educazione domestica e dizione.

E poi tutti aspettavano questi nipotini, anche la portinaia che con i suoi atteggiamenti dava più l’idea di essere una zia affettuosa e impicciona. Dalle foto scolorite e affascinanti, gli occhi della nonna parevano brillare. Le mani del nonno tenevano ben salde le sue, quasi a non volerla perdere un instante o quasi come dire “lei è mia e ora me la porto a casa”. Dopo tanti racconti un bel giorno la nonna trovò il libricino e me lo mostrò come uno dei cimeli più importanti della sua esistenza. Con la curiosità tipica di una bambina alla quale viene confidato il senso della vita, presi quel libricino, lo tenni fra le mani per un po’ osservandone i contorni e toccando la pelle con la quale era rivestito. Sembrava davvero il libro delle risposte.

<<Sai bambina mia, questo libricino è il segreto per poter vivere con il tuo uomo il resto della vita ed essere per sempre felice>>

<<Allora è come una favola nonna. Le favole finiscono sempre così>>

<<No piccolina, non è proprio una favola. E’ il segreto della felicità. Ma tu sai che la felicità è uno dei tanti doni di Dio e per poter rendere grazie, qualche sacrificio lo devi pur fare, altrimenti il Signore non è contento>>

Già alla mia tenera età, quel discorso pareva un enorme controsenso, ma dal momento che tutti mi dicevano sempre “Giada, sei troppo piccola per capire”, annuivo in attesa di essere grande e di ricevere lo Spirito Santo che sicuramente mi avrebbe illuminato e avrebbe fornito le risposte alle numerosissime domande che si rincorrevano nella mia mente.

Imparai a memoria quasi tutto il libricino e le domande si facevano ogni volta più complesse. Ero smarrita perché non riuscivo a capire quale fosse quella differenza così potente da rendere il maschio superiore alla femmina. Cosa c’era di diverso fra me e Marco Taddei seduto all’ultimo banco che passava il tempo a mettersi le dita nel naso, o Mattia Perugini che passava i bigliettini con i disegni sconci a tutte le bambine. Vuoi vedere che loro erano “i miei superiori”. Ricordo che non me ne facevo una ragione. La nonna gestiva la famiglia con fermezza e dolcezza. Il nonno beveva tanto e spesso si lasciava andare a rumori molesti e a frasi per nulla ripetibili, ma la nonna sorrideva sempre. Gli dava una carezza, che il nonno schivava con destrezza e si limitava a chiamarlo per nome “Nino”.

Basta, finiva lì. Anche quando il nonno bestemmiava o tirava a terra il bicchiere perché a tavola c’era la pasta e non la carne, la nonna si alzava con il suo sorriso, raccoglieva i cocci e andava a cucinare una bistecca. Il nonno non era cattivo. Era un gran lavoratore, non ricordo di averlo mai visto oziare. Non faceva mancare nulla alla famiglia e con noi era un buon nonno. Ci raccontava le storie dei contadini del paese e ci faceva anche ridere. Solo quando beveva qualche bicchiere di troppo, diventava molesto e con pochi freni alla lingua.

Il libricino “Ricordo agli Sposi” divenne parte integrante del mio sviluppo. Ogni anno mi dicevo “ora arrivano le risposte”, ma nulla.

Mi sono sposata con un uomo meraviglioso e ho cresciuto la mia bimba Rebecca conservandone l’innocenza e permettendole di vedere tutti uguali a tutti. Ho nascosto quel libricino in uno scatolone di velluto blu, sotto a quelle foto di famiglia con parenti di cui fatichi a ricordare il nome, tra le cartoline delle vacanze e le lettere d’amore di un certo Ignazio innamorato della nonna per tutta la sua vita.

Mi sono convinta con il tempo che quel libricino fosse il regalo di un sacerdote ubriaco e retrogrado. Che fosse l’unico in circolazione e che in realtà la Santa Chiesa non avesse mai realmente approvato un tale affronto nei confronti delle donne. Non potevo credere che la donna fosse ritenuta così selvaggiamente inferiore all’uomo. Ma un giorno mi ritrovai con delle amiche a fare un aperitivo sotto casa. Ci eravamo incontrate per poter sostenere Federica che da poco aveva perso la madre. Ci raccontò fra le lacrime di quanto difficile fosse stato mettere via tutti i ricordi della mamma, di quanto le era sembrato inappropriato infilare le mani nelle sue memorie e ci parlò anche di un libricino rosso intitolato “Ricordo agli Sposi”. Ci disse di quanto ne rimase colpita e dispensò domande a raffica, le stesse che mi sono posta io per tutta la vita. Quello della nonna non era l’unico. O erano tanti i preti ubriachi, o davvero la Santa Chiesa aveva messo in circolazione quei decaloghi dell’orrore per chissà quanti anni. Ci disse che non era della mamma bensì della nonna Ada, una vecchiarella che avevo conosciuto anche io tanti anni prima. Dolce come la mia e avvolta nello stesso sorriso e nel medesimo silenzio. Pensai che una generazione, quella dei nostri genitori, probabilmente si era salvata dall’imparare una tale mostruosità. Sicuramente quel meccanismo stolto e malato, si era interrotto dopo gli anni cinquanta. Tanti di quei libricini si saranno persi. Pensai che la gravità di quanto scritto non fosse stata mai tramandata.

Si, mi sono innamorata di un uomo meraviglioso. Un uomo buono che mi ha sempre amato. Una famiglia perfetta senza grossi problemi. Però un giorno Antonio non è stato bene. Ha attraversato un momento di profonda crisi. Sospettavo la famigerata crisi di mezza età ma mi sbagliai. In realtà con il suo cellulare in mano e gli occhi spalancati verso il nulla, scoprii che il suo malessere era solo l’incontro con un’altra donna. Non era più giovane di me come accade spesso nelle migliori famiglie. Anzi, aveva qualche anno di più. Se li portava certamente meglio. Fisico asciutto, portamento sicuro ed elegante. Una donna di successo nel settore della moda. Antonio era un avvocato e dai messaggi la donna sembrava essere una sua cliente. Beatrice la conobbi in un negozio sotto l’ufficio di mio marito. Non ero lì per caso ovviamente. Dovevo vedere chi fosse quella donna che con tanta facilità aveva rapito il cuore di mio marito e lo aveva allontanato rapidamente dalla nostra perfetta serenità. Era bella, era molto bella. Labbra ritoccate e trucco permanente, vestito alla moda e un neo sulla guancia destra. Capelli perfetti, castani scuri senza tracce di doppie punte e lisci come appena usciti dal parrucchiere. La mia reazione sorprese anche me. Fui affascinata da Beatrice. Se fossi stata un uomo probabilmente me ne sarei innamorata. Uscii dal negozio e mi voltai per guardarla ancora un momento. Era uscita anche lei dopo di me ed era ferma con uno splendido sorriso e il cellulare in mano. Mi appostai dietro il cassonetto dell’indifferenziata dall’altra parte della strada. Antonio le andò incontro come nella scena di un film. Bello anche lui con il suo vestito grigio e la camicia bianca che gli avevo stirato quella mattina. Sembravano fatti per stare insieme. Mi sembrò logico allontanarmi. Nel mio dolore appresi l’inutilità di continuare a stare insieme. Tornai a casa con il cuore gonfio e il frastuono nella testa.

Affrontai comunque serenamente Antonio quella sera.

<<Ciao amore. Senti mi sono accorta che mi tradisci. Scusami ma è successo non so come>>, mi resi conto di aver chiesto scusa per aver scoperto il suo tradimento.

Antonio rimase in silenzio. Avrei giurato di aver sentito i battiti del suo cuore da lontano.

<<Giada, hai capito sicuramente male, Beatrice è una mia cliente. La conosco da molti anni>>

<<Antonio non preoccuparti, stai tranquillo. Vi ho visti insieme, vi stavate baciando e sinceramente sembravate stare insieme da una vita. Date l’immagine di una coppia perfetta>>

<<Giada, perdonami non so come sia successo. Ma perché sei così calma. Mi fai paura>>

<<Non ho alternative Antonio. Se urlo cosa risolvo? Smetteresti di vederla? Ti metteresti a piangere? Mi supplicheresti di perdonarti? Che cosa otterrei? Succede. Forse poteva accadere anche a me. Che vuoi che ti dica? Sono addolorata? Si, lo sono. Ho il cuore a pezzi ma non saprei come altro affrontarti. Ti voglio solo tranquillizzare. Non ti agitare. Sei libero di andare via. Siamo grandi per prenderci in giro Antonio>>

<<Giada, avrei preferito sentirti urlare>>

<<Credimi, non ti sarebbe piaciuto>>.

Antonio andò in camera, lanciò un paio di cose in una borsa. Lo sentii piangere in silenzio. Mi passò davanti con passo incerto e poi andò via.

Rimasi sola nella nostra casa, nella nostra storia. Rimasi sola con una bottiglia di vino e il divano pieno di foto. Rimasi a ricordare e a cercare di capire perché avessi reagito in quel modo. Non ho urlato improperi, ho accettato in silenzio, proprio come faceva mia nonna. L’importante per me era fargli capire che andava tutto bene, che non era poi così grave e che lui si doveva sentire libero di poter fare ciò che voleva senza attendere l’approvazione di nessuno. E’ assurdo. Io sono stata tradita. Dovevo arrabbiarmi, sbatterlo fuori di casa invece di farlo serenamente accomodare fuori.

Ci scambiammo qualche messaggio. Tu come stai, io come sto. Come una coppia di vecchi amici, o come fratelli. Per due mesi tutto trascorse in silenzio. Da varie fonti appresi che Antonio stava bene. Continuava la storia con Beatrice, uscivano, frequentavano locali alla moda cosa che io detestavo. Insomma ognuno andava avanti con la propria vita, come se non ci fosse mai stato un matrimonio, come se tutte quelle promesse fossero state solo la sceneggiatura di una storia mai realmente vissuta. Io lentamente rinascevo. Ebbi modo e tempo di parlare con me stessa, di capirmi, di amarmi , di studiarmi. Mi resi conto che le centinaia di domande che mi inseguivano da sempre, si erano talmente radicate in me da non aver più cercato alcuna risposta. Il libricino riletto tante volte, mi aveva in qualche modo educata al silenzio. Subire di fronte ad un uomo è cosa buona e giusta. Dovevo ricominciare a cercare le risposte. E con i giorni passati senza Antonio, ne trovai tantissime. Ripresi possesso di me stessa. Passai le ore a guardarmi allo specchio e ad un certo momento mi innamorai dei miei difetti. Scoppiai a ridere, mi feci un selfie, indossai un bel vestito e andai a cena con le mie amiche. Ad un tratto mi accorsi di bastare a me stessa, di essere una persona speciale, una donna unica come lo sono le mie amiche, come lo è la mia parrucchiera, la signora allo sportello della posta, la cassiera del supermercato, la giornalista della tv e come lo è Beatrice. E’ vero siamo diverse dagli uomini ma è proprio questa la nostra forza, siamo uniche perché non siamo come loro. Quando entrai in questo meccanismo, cominciai a vivere come non avevo mai fatto. Con la consapevolezza che malgrado gli anni avevo davanti a me un mondo da conoscere con occhi diversi. Sul più bello Antonio mi chiamò.

<<Giada tesoro, non ti ho più sentita. Che fine hai fatto? >>

<<Sto bene Antonio, benissimo, mai stata meglio. E tu?>>

<<Beatrice è a Milano per la settimana della moda. Mi manchi. Come fai a stare così bene dopo che ci siamo lasciati?>>

<<Perché come dovrei stare? Me ne sono fatta una ragione Antonio. Tu non mi manchi. All’inizio forse un po’, ma adesso non più. Mi chiedo come faccio a mancarti io dal momento che anche tu vai avanti splendidamente senza di me>>

<<Giada, sembri un’altra persona. Che succede? Che fine ha fatto la tua dolcezza?>>

<<La mia dolcezza c’è sempre Antonio, la uso solo con maggior prudenza. Comunque mi prendi in un brutto momento. Ci sentiamo un’altra volta. Salutami Beatrice>>

Attaccai il telefono con euforia. Non mi ero mai rivolta a mio marito con quel tono. Era in assoluto la prima volta che mostravo carattere con lui.

Immediatamente dopo mi mandò un messaggio.

<<Devo vederti>>

<<Antonio ho da fare. Cosa vuoi?>>

<<Voglio solo parlare con te. Solo due chiacchiere come vecchi amici>>

<<Non siamo vecchi amici Antonio, siamo stati sposati>>

<<Lo siamo ancora se è per questo>>

Mi lasciò per un attimo senza parole. In fondo era vero. Eravamo ancora marito e moglie. E mio marito mi stava chiedendo di scambiare due parole. Che male c’era? In un attimo avevo dimenticato tutto il lavoro fatto negli ultimi mesi.

<<Va bene Antonio, fai un salto fra mezz’ora>>.

Rebecca ha accettato di aprire la scatola di velluto blu. Mi ha portato il libricino.

Ricordo agli Sposi

Consigli di un pio Sacerdote ad una sposa cristiana:

Ama il marito come tuo prossimo, come parte di te stessa, come tuo capo.

Non rimproverarlo quand’anche fosse egli stesso la causa del male avvenuto. Tutt’al più, se colpevole, puoi permetterti rispettose riflessioni.

Parla del marito sempre lodevolmente, nascondine meglio che puoi i difetti.

Se ricorre a te per consigli, guardati bene dal vantartene e dal pretendere che egli ti informi anche di quelle cose che non volesse palesarti.

Ubbidisci a tuo marito sempre, subito e allegramente. Questa ubbidienza è uno dei principali mezzi per farti amare da lui, mentre invece con una condotta indocile lo ecciteresti a trattarti duramente.

Qualora ti comandasse cose contrarie alla legge di Dio, non gli ubbidire ma procura di persuaderlo, accompagna però il rifiuto con tutti i segni possibili di rispetto e benevolenza per non irritarlo maggiormente.

Se per disavventura lo sposo fosse schiavo di vizi, tu devi averne compassione e tollerarlo.

Se poi ti affligge con malvagi trattamenti non lamentartene con altri.

Ove aspramente ti correggesse e rimproverasse, benché tu credessi di non meritarlo, soffri tutto in pace.

Quando lo scorgi dominato dall’impazienza, dalla collera o da altra violenta passione, taci.

Se il marito avesse accordata la confidenza ad altra donna…l’unico mezzo è la pazienza e la dolcezza, il silenzio e il raddoppiare verso il marito le cure e le attenzioni.

Sii dipendente da tuo marito in tutto.

Accarezzo la copertina rossa. Tengo il libricino stretto fra le mani. L’ho riletto dopo tanti anni in una stanza d’ospedale, fra lamenti e pianti soffocati. Ho tre costole rotte, una leggera commozione cerebrale. Un braccio rotto in due punti e il labbro spaccato. Gli avevo aperto la porta con tenerezza.  Voleva solo fare due chiacchiere. Non ci vedevo nulla di male. Forse si sentiva solo. La realtà è che comunque ero sua moglie e non potevo gioire del nostro distacco. Avrei dovuto passare il resto della mia vita nel silenzio e nella sofferenza perché il mio uomo mi aveva lasciata. Avrei dovuto aspettare il suo ritorno con trepidazione e amore in qualsiasi momento. Non sarei mai dovuta essere di nessun altro se non sua.

I miei occhi ora leggono in modo diverso come le nuvole che si spostano e lasciano intravedere il sole dopo una tempesta. Le domande sono cambiate e con loro le risposte.

Sono consapevole di non essere come un uomo, così come so per certo che gli uomini non sono tutti uguali fra loro. Per fortuna si distinguono nettamente gli uni dagli altri. Grandi uomini e piccoli esseri. Ma c’è una domanda su tutte adesso per me. Una alla quale pretendo una risposta.

Non sono sola. Come me, un numero infinito di donne. Guardo la televisione e sfoglio il giornale in questa stanza bianca e senza vita e tante parole vengono lanciate in aria come coriandoli a carnevale. Commenti disparati “le donne non devono andare in giro vestite da prostitute, se le cercano” e ancora “povera donna non è riuscita a reagire….occorre rendere le pene più severe”. Ascolto e leggo tutto con curiosità ma non trovo una parola fondamentale. Una semplice parola che è andata persa con gli anni, confusa e distrutta dalla sempre maggiore attenzione rivolta più al fatto di cronaca che alle persone, più al carnefice che alla vittima della quale spesso ci si scorda anche il nome.

A questo punto penso che tale parola non si possa dire, perché in realtà nessuno è in grado di pronunciarla. E’ una parola che brucia. Chi la deve dire? In Quanti? A chi? Quante volte? Come?

Eppure è la parola più semplice del mondo, una delle prime che ci insegnano da piccoli.

“Figlia mia, se ti fanno un dono o ti porgono un bicchiere d’acqua, devi rispondere grazie. Se il grazie è rivolto a te devi rispondere prego. Se fai del male a qualcuno devi chiedere scusa. E’ semplice”.

 

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chiara ha detto:

    Semplicemente Anna Maria!! ❤️

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  2. Laura ha detto:

    Bellissimo racconto. Uno spunto di riflessione importante. Grazie per averlo scritto è condiviso.

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  3. Emanuele ha detto:

    Finale decisamente inaspettato. Letto con molto interesse proprio perché non sai dove vuole arrivare l’autrice.

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  4. CHIARA BERARDELLI ha detto:

    Anna Maria è unica al mondo

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  5. ERMINIA ALESSI ha detto:

    Ho letto il racconto divorandolo…..mi ha lasciato un insieme di emozioni ….Anna Maria sei decisamente una persona Unica piena di tante sfaccettature che nn è facile carpirle ….ma se ci riesci scopri di aver trovato una vera Donna

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  6. Paoletta ha detto:

    Bellissimo racconto. L’autrice affronta un tema molto profondo, ed originale, che da molti spunti di riflessione. Complimenti Anna Maria; in “Ricordo agli sposi” hai espresso al meglio il tuo talento.

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  7. massimo ha detto:

    Conosco il libretto da cui l’autrice ha preso spunto, esiste davvero, lo dava la chiesa negli anni ’40 a chi era in procinto di sposarsi.
    I “suggerimenti” in esso contenuti e citati da Anna Maria nel suo racconto fanno ben capire la mentalità della chiesa nel considerare le donne rispetto agli uomini; mi chiedo se, senza quel libretto, saremmo potuti essere un passo avanti nella lotta contro la violenza sulle donne… chissà…
    A parte questo, il racconto è molto bello, ben scritto e scorrevole, si legge con piacere.
    Brava Anna Maria, complimenti

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  8. Voti utili ai fini del concorso 7

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