La pelle di Emiliana Chiatto

dietro

Avevo accompagnato una mia amica ad un casting per vallette. A Torino sarebbero stati circa una settimana e non potevamo perdere l’occasione.
Mi ero offerta io, lo ricordo benissimo. Sabrina non voleva andarci sola e scelse me, Giuliana, la sua amica di sempre. Dall’asilo , come le nostre mamme lo erano state prima di noi, diventammo inseparabili. Sabrina era bella: alta, magra e bionda: io , invece, ero cicciottella, e ho portato anche l’apparecchio ai denti per un periodo. Dopo tanto soffrire, però, avevo uno splendido sorriso. Se non altro mi salvava quello. Non ero tanto grassa, ma ero in carne e mi spiegavano che c’era una bella differenza. Ma quel giorno, guardando tutte quelle ragazze magre, dimenticai la differenza. Erano tutte magre, belle: ma la mia amica avrebbe di sicuro ottenuto la parte.
La ragazza scelta doveva camminare sculettando fino alla macchina , ammiccare per invogliare a comprare e parlare.
A turno, dopo il ciak delle regista, sotto le luci dei faretti messi lì, andavano le ragazze. Ne saranno state un centinaio.
La frase con cui venivano congedate era sempre la stessa:- brava! Ti faremo sapere- e le ragazze, speranzose, si avviavano verso il camerino per rivestirsi. Finalmente, toccò alla mia amica: decisa, sicura di sè , compì lo stesso tragitto. Ad un certo punto, nella scena finale, incontrò difficoltà a salire sulla macchina. Dovette aiutarla uno della troupe. Era sicura che avrebbe avuto qualche speranza.
E infatti, dopo cinque minuti, ci trovammo a festeggiare al bar con spritz e tramezzini. L’avevano selezionata assieme ad altre venti: sarebbe dovuta tornare fra due giorni.
– non ci posso credere!- disse lei, nel bel mezzo di un morso al suo tramezzino.
– Cosa? – chiesi io con la bocca piena: ancora non avevo imparato a non farlo.
– Non posso mangiare questo panino!-
– Non mi sembra sia velenoso!-
– non hai capito: è grasso!- disse Sabrina.
– A me non sembra; anzi, è molto leggero anche al tatto. –
– non capisci: io devo dimagrire!-
– Cosa?!-
– si, devo dimagrire!Oggi ho fatto fatica a salire sulla macchina, a momenti cadevo!-
– Ma va’- feci io, dopo una sorsata di spritz.
– Devo dimagrire, non sto dicendo balle-
– Okay- le dissi io per calmarla. Avevo finito il mio pranzo e mi accesi una sigaretta. Gliene offrii una a Sabrina ma lei la rifiutò.
– Da cosa vuoi iniziare?-
– Dal mangiare, poi continuerò con lo sport-
– okay, amica mia. Ce la faremo-.
– Quando andrò a colloquio con quello chiederò come fare – e lasciò il panino a metà: nel dubbio, meglio non continuare. Arrivai a casa esausta, dopo una giornata interminabile passata in laboratorio.
Decisi di prepararmi solo una insalata, con poco condimento: anche io dovevo dimagrire. In camera, dopo aver terminato una relazione, ho iniziato a sfogliare un giornale: tutte modelle, alte, bionde, more ma sopratutto magre , facevano sfoggio di una collezione di abiti da sera. Io chiusi gli occhi e provai ad immaginare come mi sarei potuta sentire. -Domani è un altro giorno- mi dissi, allungando la rivista sulla scrivania e mi immersi nel mondo dei sogni.
Il giorno del colloquio, andai da Sabrina di corsa, perchè il motorino quella mattina fece le bizze e persi tempo, recuperato poi in folli corse nel traffico. Sabrina era perfetta nei suoi jeans e con una maglietta rossa in coordinato con le scarpe rosse tacco 12. La vedevo camminare un po’ tremolante,. Arrivò li e vedemmo che le ragazze avevano un questionario da compilare.
– e poi?- chiese Sabrina
– e poi con questo entrerete nella stanza con il numero di prenotazione- e le venne dato il numero 50.
– Grazie- disse Sabrina rivolta all’hostess.
– Prestami una penna- e le diedi la biro. Se ne andò in un angolo, vicino ad un termosifone e si mise a scrivere. Io mi ero portata dietro il libro di microbiologia: ero sicura che avrei perso tempo quella giornata. A turno, entrarono le ragazze con il foglio in mano, sorridenti e speranzose: sembravano più magre della volta precedente. Non saprei dire cosa accadesse lì, in quella stanza: fatto sta che entravano sorridenti e ne uscivano un po’ tristi. Forse non erano state soddisfacentemente ammiccanti? Ero alla quarta sigaretta, quel giorno; Sabrina era un po’ agitata ma non voleva esternarlo.
Così, ascoltò la musica fino a che non le feci segno che doveva entrare. Si tradì nell’emozione, lasciando il telefonino con la canzone dei Metallica, Nothing else matter, che sul finale ha una nota malinconica.
– Allora?- chiesi io, quando tornò.
– Sono stata scritturata. Sono felice- disse lei, ridendo a più non posso.
– Cosa ti hanno detto?-
– beh, che mi accettavano e che avrei iniziato a lavorare dalla prossima settinana.-
– sono contenta per te, davvero- le dissi, mentre andavamo al parcheggio.
– Devo perdere fino a raggiungere i 36 kg- disse lei, guardando con disgusto le varie pasticcerie, i bar e le tavole calde che ci guardavano ai lati del marciapiede.
– – Perchè?! mi sembri già molto magra-
– No, devo dimagrire. Le pubblicità devono esprimere la sensualità di una donna, sopratutto quelle della macchina: devo attrarre, sedurre un uomo a comprare. Quindi, devo essere magra. Sto pensando anche di rifarmi le labbra-
– -ma sei stai benissimo!- dissi io, più che sconvolta: aveva solo 21 anni e la sentivo parlare come una donna emancipata e con tante esperienze.
– Devo dimagrire. Ho questo come obiettivo, se voglio tenermi quel lavoro-
E così dicendo, bevve d’un fiato l’acqua che aveva nel bicchiere.
I giorni passavano e lei mangiava solo insalata, a pranzo e a cena, beveva frullati e acqua. Mai più coca cola, che era gassata, non mangiava più dolci e più di una volta le preparai della torta al cioccolato che lei aveva sempre amato: la rifiutò.
Era diventata un manico di scopa: ma lei era felice, nonostante gli svenimenti che quella dieta le procurava. Diceva che era seguita da una equipe di medici bravi; forse lo erano, ma era evidente che il suo fisico era al limite. Però, sorrideva, dietro labbra rosse, ciglia nere e vestiti attillati: lo spot le aveva procurato del successo e lei era diventata grande.
Alla presentazione della macchina, lei dovette andare.
Invitò anche me ma, non volendo che sfigurasse, mi tenevo sempre un po’ distante da lei. E lei era lì, brava, bella nel suo vestito lungo nero e magra. Quando trovò del tempo per me, mi disse che si sarebbe dovuta sottoporre ad un intervento di mastoplastica additiva ed altro.
Non ci credevo: lei era stata sempre fuori e lontana dalle mode, eppure questa volta era troppo allettante la strada perchè mantenesse la voce fuori dal coro. Si adeguava, lei; spot dopo spot la vedevo cambiare sempre più., manipolata anche dal suo capo che aveva trovato in lei terreno fertile per i suoi affari.
Il capo, quello che l’aveva scelta, le ripeteva sempre che nel mondo esistono solamente le donne che come lei cambiano e non hanno paura di sfondare a qualsiasi costo. Lei, forse, aveva pagato un costo e non sapeva. Sapeva solo di piacere, di essere desiderata e pagata profumatamente.
L’uomo che frequentava era sposato ma la sua posizione di amante le piaceva, la divertiva e la rendeva importante. Che quest’uomo la trattasse come un oggetto, come la Barbie da mostrare in pubblico non le importava poi tanto. Una volta, ero presente anche io, si era al tavolo di un ristorante e lei era tutta in ghingheri, truccata, arricciolata e con un vestito molto seducente.
Era lei che si strisciava su di lui, sopratutto perchè aveva alzato il gomito. Mentre mangiavamo, lei gli chiese cosa avrebbe potuto fare per renderlo ancora di più orgoglioso di lei: – Diventa una donna di fascino, rifatti il viso e ogni mattina pensa che puoi dare di più-. Il suo volto attonito, sbiancato per un attimo e poi di nuovo normale, mi rimase impresso per molto tempo.
Corsi in bagno a vomitare: non riuscivo più a reggere, a vedere la mia amica ridursi in questo stato. Quando tornai, lei era da sola al tavolo e giocherellava con il telefonino. Io non riuscivo a guardarla, se non compatendola.
– Cosa hai da dirmi? So che non ti piaccio più come amica- disse lei, sprezzante.
– Non è vero- dissi io, mentendo: non avevo voglia di affrontare quel discorso e in quel momento.
– Sono diventata così, la società mi vuole così. Ora sono bella, prima non lo ero affatto- disse lei, portando il cucchiaino del dolce alle labbra. Era diventata davvero grande, ma troppo in fretta.
La serata poco dopo, fortunatamente per me. Andai a casa, sconvolta e distrutta. Avevo bisogno di una doccia che mi lavasse via tutto il marcio assorbito quella sera: non sapevo neppure se avrei rivisto il ragazzo che avevo portato alla cena per compagnia. Lui non aveva tante pretese ma forse ero io a trovargli difetti e mancanze.
Una sera, Sabrina bussò alla mia porta: pioveva a dirotto ed aveva tutti i capelli bagnati.
-Sabrina, cosa hai?- chiesi, talmente preoccupata, che dimenticai di farla entrare ed uscii, bagnandomi anche io.
– Non riesco a diventare come vuole lui- rispose singhiozzando, con gli occhi impiastricciati di trucco che, complice la pioggia, le colava sul viso.

– Spiegati meglio- trovai la forza di farla entrare. Tremavamo assieme: io dallo sdegno, lei dal freddo.
– Devo perdere altri chilogrammi. Devo indossare abiti strettissimi e non posso farlo perchè sono ancora grassa-
– Ma no! Sei tanto dimagrita, credimi.-
– Non sono dimagrita. Stasera lui mi ha presa da parte e mi ha detto delle cose… delle cose orrende-
– Che cosa? – intanto armeggiavo in cuciana, preparandole una tazza di brodo bollente. Le feci togliere i vestiti bagnati e le prestai alcuni dei miei.
– Cosa ti ha detto? – le chiesi, sedendomi vicino a lei.
– Che sono troppo grassa, che il mondo della moda e della televisione in generale è competitivo e mi rifuterebbero, se solo rimanessi così grassa. Mi ha scritto una lettera nella quale campeggiano parole come :- sei grassa! Dimagrisci! A caretteri cubitali. E mi ha scritto altri foglietti, messi dappertutto. Non lo sopporto!-
– Ma chi è, che si arroga il diritto di farti questo?- chiesi io, sdegnata.
Lei si torse le mani: non voleva dirmelo, forse. Dopo un po’, rispose:- uno della troupe, il fratello di colui che mi ha scritturata-.
– Ah, ora si spiega tutto!- dissi io, furiosa.
– Ascolta, non è come pensi- incominciò lei.
– Ah si ?! E com’è?
– Io ho inziato tutto per gioco. Era un gioco, davvero. Però, poi… però poi questo mondo mi è piaciuto, ne volevo fare parte.. ne voglio fare parte sul serio. Solamente troppo tardi, mi sono resa conto che non era più un gioco. Ma il denaro mi piace….- disse lei, alzando il mento in segno di sfida con il mondo, mentre lacrime cocenti le rigavano le guance. Rise, rideva come una pazza, improvvisamente: il suo repentino cambiamento di umore mi preoccupò non poco.
– E quindi?-
– E quindi, sono combattuta se continuare a giocare o fermarmi- disse lei, guardandomi negli occhi, dritta e sicura.
Non le conoscevo quello sguardo, non era il suo. Era emaciata, con le cosce ben tornite anche se magre e il ventre piatto, quasi invisibile.
– Sei tu a dover decidere: nessuno può farlo al tuo posto- le dissi io.
– Ormai sono entrata in questo vortice. La mia ossessione è il dimagrire, devo farcela. Non sto mangiando nulla, ma sembra che il peso sia rimasto sempre uguale-
– Sabrina, Sabrina hai sentito quello che ti ho appena detto?- il suo sguardo era perso nel vuoto e sembrava ipnotizzata.
Lei si girò verso di me, stranita:- Io devo dimagrire, non posso rimanere così grassa- ed uscì dalla porta senza giacca. Corsi io a portargliela e lei la prese, dicendomi:- dimagrirò- e si perse nella pioggia.
Rientrai e a terra c’erano i suoi vestiti bagnati: erano troppo stretti, a me non sarebbero andati. Avevano formato una grossa pozza d’acqua: sembrava che lei si fosse liquefatta.
Passarono dei giorni e lei non si fece sentire che una sera sul tardi, mentre stavo in chat su face. Mi scrisse ed io la richiamai: piangeva, piangeva tanto.
– cos’hai?-
– devo dimagrire! Devo somigliare ad una modella! Devo essere bella, sensuale ma nonci riesco!- sembrava un disco rotto: si era incanta su questo ritornello.
– Ma cara, sei già bella di tuo. Cos’altro devi fare?-
– me l’ha detto lui: se non dimagrisco, mi tolgono dal cast, non mi scritturano neppure per le sfilate- era in preda al panico.
– Sabrina, calmati. Dove sei ora?- chiesi io, sempre più preoccupata.
– Sono a casa. Lui mi ha picchiata- e singhiozzava come una bambina.

***

Non le diedi neppure il tempo di continuare: ero già a casa sua che martellavo di pugni la porta e strimpellavo continuamente al campanello per farmi aprire. Venne ad apririrmi lei, con un occhio leggermente viola e il labbro gonfio dal pianto, come gli occhi.
– Sabrina……- mi riusciva difficile continuare.
– Non ce la faccio! Non ce la faccio- ripeteva , piangendo. Piegò la testa sulla mia spalla: sembrava piccola e fragile, lei che era stata sempre adulta e forte.
– Ma cosa? Per cosa non ce la fai?-
– Devo diventare come vuole lui, devo dimagrire, devo sostenere anche un intervento di mastoplastica addittiva.
– Quando ti sottoporrai a questo intervento? – chiesi.
– Tra una settimana- disse lei, asciugandosi il viso. Tirava su con il naso come una bambina: era fortemente dimagrita e quasi non si reggeva più sulle sue gambe.
– Vedrai, andrà tutto bene- la rincuorai.
– Come fa ad andare tutto bene, se non riesco a dimagrire? Se i vestiti non che indosso non sono più stretti della taglia XXS?-
– Ma quello è il limite massimo! Per nessuna c’è una taglia ancora più piccola-
– Per me, per me ci deve essere. Capisci che lui mi ha picchiata perchè non gli ho obbedito?
– Non gli hai obbedito a cosa?-
– Mi aveva detto di prendere queste per dimagrire- e così dicendo, mi mostrò un flacone di pastiglie blu, molto pieno.
– E tu?-
– Volevo prenderle, ma poi mi sono dimenticata di farlo. Dovevo prenderle già dalla scorsa settimana-
– E allora?-
– Mi dice che sono ingrata, che non me ne importa nulla di lui e del lavoro. E che vuole lasciarmi-
– Ma lo faccia pure! Devi reagire, Sabrina, devi reagire! Non puoi diventare una bambola e farti plagiare da lui! – le dissi scuotendola come non mai.
Le batterono i denti: mi guardò con uno sguardo perso nel vuoto, lo stesso che ebbe quella volta da me. Lei respirava affannosamente, non sapeva più cosa dirmi. Le tremavano le mani, lo vidi, mi spaventai. Temetti che le sarebbe venuto un collasso; invece si appoggiò allo stipite della porta che immetteva nella camera da letto e si lasciò scivolare a terra ,esanime.
I capelli, una volta lucidi, morbidi e profumati erano unti e sporchi. Le sue mani, sempre curate, ora erano un groviglio di vene, più o meno pronunciate. Il suo viso? Irriconoscibile, a furia di ritocchi qua e là. Ma era sempre la mia amica, in grossa difficoltà, in evidente difficoltà.
Mi sedetti accanto a lei e per un attimo tornammo bambine: lei si calmò poco a poco e i singhiozzi sparirono, lasciando il posto ad uno sguardo sereno o per lo meno, che si sforzava di rimanere tale. Dopo circa un’ora, noi stavamo cenando, arrivò lui. Mi guardò con sospetto ma lo sguardo corse a lei. Le disse, ignorando completamente la mia presenza:- Domani ti voglio in tiro: andremo ad una cena, durante la quale ti presenterò ad un noto chirurgo plastico e poi ad un noto stilista. Ti ha notata da tempo e vorrebbe scritturarti per qualcosa-
– Davvero?- il suo viso prese colore
– Si, perciò datti da fare e fatti bella- le disse leui, gettandole contro mazzette di non so quanti eruro.
– Vuole che li spenda in modo giusto e lo farò- disse lei, contandoli.
– Ma allora? Tutto quello che ci siamo dette prima? I tuoi pianti?
– Non devo piangere, mi devo fare forza: ho la possiblità di fare tanti soldi, non l’hai sentito?- rispose lei, parlando a bassa voce.
– Non sono d’accordo, non sono per nulla d’accordo- dissi io, inorridendo.
– A me non importa nulla che tu non lo sia. Devo diventare una star, così dice il mondo dello spettacolo, così dice lui-
– Ma ti rendi conto che ti sta usando?
– La televisione mi usa, l’agenzia mi usa, il mondo dello spettacolo mi usa: ma io guardagno, se sono bella come vogliono loro-
Era inutile farla ragionare: era come imbambolata. Presi la borsa e la lasciai a rimirare le banconote: evidentemente, era legata più ad altro. Passarono circa due mesi prima che la rividi: seguivo le sue storie sui tabloids e la vedevo sempre più magra sempre più rifatta ma la vedevo felice, più felice delle altre volte. L’uomo con cui stava le aveva proposto di sposarla e lei aveva accettato. Sdegnata, sperai che accadesse qualcosa tra i due, qualcosa che avrebbe impedito questo matrimonio dannoso. La cosa arrivò, a favore della mia amica. Era un pomeriggio di fine novembre e un pallido sole si indovinava tra le nuvole alte nel cielo. Passeggiavo con il mio cane, lentamente, come se volessi assaporare anche il freddo che avvertivo da dentro il cappotto. Mi sedetti su una panchina e lì qualcuno aveva letto e poi lasciato, forse di proposito, forse dimenticato, un giornale.
Mi aspettava ed io lo sfogliai e . Lì lessi una notizia che mi fece tremare le mani: la dolce Sabry era svenuta, collassata durante una serata di beneficenza. Era salita sul palco a fare da madrina ma qualcosa era andato storto. Si era ritrovata in un letto d’ospedale, pochi minuti dopo. La sola fortuna di quando sei famoso è che non ti lasciano morire ma cercano sempre di salvarti la vita.
Il suo uomo non c’era, era ad un congresso, almeno così aveva detto lui nell’intervista, rilasciata ai giornali. Rimase sola, perchè io non la volevo contattare più. Corsi a più non posso, presi il primo tram che mi capitò, le lacrime mi impedivano di vedere il numero giusto. Non so come, riusciì ad arrivare a destinazione.
Il fiatone mi impedì per un attimo di pronunciare sillaba, ma alla fine riuscii per lo meno a dire il nome della paziente, cioè Sabrina.
Quello che vidi per me fu straziante; nonostante mi rassicurarono che non era in pericolo di vita, non riuscivo a staccare gli occhi dalla figura che giaceva nel letto. Non si sentiva nulla nella stanza, tranne il fastidioso ticchettio dell’elettrocardiogramma. Era fastidioso sì, ma era la sola cosa che mi faceva sperare in un miracolo.
Lei continuava ad avere gli occhi chiusi: pallida come non mai, sembrava una statua. La mia amica, con la quale avevo condiviso tante cose, si era fatta protagonista di una storia brutta e senza senso.
Era iniziato tutto per gioco e rischiava di finire male.

La mia sola preghiera era che si svegliasse da questo coma nel quale era finita: dicevano che era stata tutta colpa di una dieta rigida e priva di elementi necessari alla sopravvivenza. Non riuscivo a non covare un sordo rancore verso chi l’aveva ridotta così e non riuscivo a compatire la mia amica che si era lasciata imbambolare da tutti questi luccichii e soldi. Non riuscivo a perdonarle questo, neppure ora che era in quello stato.
Mi raggiunse lui, l’uomo. Rimase pietrificato sulla soglia come se solo allora si fosse reso conto di quello che era accaduto. Rimasi pietrificata anche io, per la sua pochezza di cuore, per i suoi loschi affari che avevano travolto Sabrina.
– Tu, tu devi essere l’amica di Sabrina- mi disse, farfugliando.
– Per essere un uomo d’affari, lei è veramente acuto- gli risposi, sprezzante: lo odiavo.
– Ascolta, io sono dispiaciuto per quanto accaduto, credimi-
– Vorrei crederLe, in questo momento, ma non riesco.- continuavo io, standogli a chilometri di distanza.
– Ascoltami, tutte le ragazze sognano di sfondare e Sabrina non era da meno. Non capisco perchè sia io il solo colpevole-
– Non capisce il perchè? Chi le ha detto che doveva perdere chili? Chi le ha detto che dovevaprendere delle pastiglie per accellerare il dimagrimento? Chi le scriveva in continuazione e dappertutto che doveva dimagrire? Chi le dava calci e pugni perchè non era troppo bella?-
– Allora sai tutto-
– Si, sapevo e so tutto.-
– Posso comprendere il tuo sdegno ma io ho solo seguito un copione, una linea adottata dal mondo dello spettacolo. Nulla più-
– Spero che la mia amica si riprenda, spero che lei non la vorrà rivedere. E Lei speri che io non abbia un attimo di follia per raccontare tutto alla polizia.-
– Non lo farai, ne sono sicuro- ora parlava come un ipnotizzatore.
– Lei è troppo sicuro del fatto suo, per accorgersi che c’è gente attorno a cui ha arrecato danno con il suo modo di fare.
– Non è vero- ma iniziava a sudare freddo: gli vidi la fronte imperlata di sudore.
– È vero e lei lo sa.-
– Non puoi provarlo, sgualdrinella-
– Oh si che posso! – dissi io, sperando di spaventarlo.
– Tu non lo farai- era terrorizzato di perdere la sua fama, i suoi sporchi quattrini:glielo leggevo negli occhi. Ma non mi importava: volevo che anche solo per un’ora capisse quanto era stato meschino e vile.
Pianse come non mai e alla fine disse:- io non mi sento colpevole se una ragazza vuole piacere. Io creo bambole dal nulla: la donna non vale nulla se non si fa bella. E lei non valeva a nulla. Ormai lo sapeva, perchè glielo ripetevo, sempre e comunque-.
– Ma come può?-
– Come posso? È la società che ti vuole sensuale, magra e con un viso da Barbie. È la società è il mondo che gira così e tu sei fuori, per come la pensi- disse lui, avvicinandosi. Era sgradevole di aspetto e nei modi di fare.
– Non mi sento per nulla fuori dal coro e se lo sono, non mi importa. Non mi farò mai trattare come un oggetto-
– Tu credi? –
– Si, io credo-
– Sei più ingenua di quanto pensi-
– Non credo –
– Perdonami, cara, ma tu sarai sempre una fallita: al mondo non c’è posto per te- andò via. Mi lasciò incredula.
Sabrina si svegliò dal coma e intraprese una riabilitazione.
Dopo mesi di riabilitazione tornò ad essere la ragazza di un tempo. Adesso che la vedo sposata e con figli, ringrazio Dio di averle fatto capire che per una donna la violenza è sempre dietro l’angolo, sotto ogni forma. Ora che ricordo mi commuovo e spero di rivedere Sabrina felice come quel giorno ai provini.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mauro Sala ha detto:

    Complimenti Emiliana. Come la tua, tutte le storie di questo concorso lasciano un segno… un segno di speranza.

    "Mi piace"

  2. Voti utili ai fini del concorso 1

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...