Claudia Magnasco

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L’insonne blu

 

Offerte le membra

alla liquida notte,

il sadico assillo del nonsenso

mi sgranocchia il cervello

coi suoi denti smaltati di scherno

 

Sotto il mio artico sudario

non sento più i piedi

e dimeno meningi

dentro un famelico vuoto ondoso

 

La paura che il filo del sonno

non voglia mai più ricucirmi all’immobile sponda,

sbriciola la rotta delle mie pupille

sputandomi esausta

al di là di una gelida aurora

ove mi spargo

minuziosa nel nulla.

 

Oppure                          

Su per le scale tremando
quasi arrancando,
ma prima di sfiorare l’ultimo gradino
potrei rotolar dabbasso come una biglia
fin sullo zerbino

Poi raccoglierei tutta me stessa
per eclissarmi tra i fiori di cera
nel vaso accanto al gabbiotto
sperando che il portiere di turno
si accorga di me

Oppure potrei proseguire a rotolare

lasciandomi andare in un tempo sperduto

tra grappoli d’uva materna,
laddove il giorno s’alza sempre di buon grado
e la vergogna non batte cassa mai

Lasciarmi andare

sì…
oppure

lasciami andare

tu!
Io non voglio restare
dove ormai non è più casa
da quando tu non sei più uomo
neppure nei miei sogni
di bambina.

 

In solita solitudine

 

Non fingere di non udire il bussare di una supplica

che giace nei pressi della mia ombra in cammino,

fammi entrare e vattene!

 

Prendi il tuo ingombro, gli armadi, i tappeti

e il lenzuolo che suda di lividi e insulti

e poi vattene!

 

Ma non prima d’aver esiliato ogni muro

sotto carta di sabbia

in cui scaverò la mia rabbia

 

Ingoia lo screzio, trapassa lo strazio

la fine non teme d’esser temuta

non merita affatto d’esser taciuta,

tu sei straniero io sconosciuta

insieme in caduta distanza non muta

 

Prendi con te i ricordi codardi

qua diverrebbero troppo bastardi,

fammi entrare e vattene!

 

Basta doveri, pareri, misteri,

voglio solere alitare le ore in solita solitudine

e voglio scrivere, scrivere sempre di tutto e niente

o magari di un dubbio latente

 

Voglio essere! Essere mare di versi perversi

in circumnavigare eccentrico

il mio equatore ellittico

in questa casa senza più te

 

Così da non doverti più spiegare

che voglio essere e fare

sempre e soltanto ciò che mi pare.

 

Donna dall’aldilà

 

Come avrei voluto poter intuire

il tuo diabolico intento

prim’ancora che sbocciasse

nella tua testa disgraziata,

così da poter io divenire

l’unico strale della tua vile tormenta

per raggiungerti dentro

a illuminare e poi incenerire

l’ingordo nero madido di follia,

quel buio in cui hai preteso

d’inghiottire me, la tua donna!

 

Oppure una a caso

in qualsiasi parte del mondo

donna! Di un colore qualunque

e di ogni religione, o anche di nessuna

figlia, moglie, madre, puttana o sconosciuta…

non avrebbe avuto importanza

e mai ne avrà.

 

Lei no

 

Lo dicevi a gran voce che l’amavi
come se tutti dovessero impararlo a memoria

Tutti. Compresi dei e defunti

Così che tutti
lo avranno senz’altro saputo che l’amavi

Tutti. Tranne lei.

 

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