Eufemia Griffo

violenza_1

Poesia 1)

Scheletri di un amore

 

 

 

 

Neve, soltanto neve.

Infinita come una notte

dove fuggono le stelle

cadute dal cielo una a una,

nell’oblio che tutto ricopre

 

L’astuto negromante

nutre la sua anima nera

bevendo da tintinnanti calici

rossi di sangue e d’amore

e se ne abbevera ancora e ancora

finché ubriaco, un giorno non s’addormenta

 

Un potente sortilegio

concepito nell’anima nera

ora svanisce lentamente

e la scintillante ampolla di veleni

rimane vuota, tra le sua avide mani

Eccola ora davanti al suo passato

A scrutarne con paura, le mille ore

Prigioniere di una clessidra capovolta.

Ora la pietà non ha più posto

nel suo castello antico,

dove vagano solo fantasmi di ricordi

e scheletri, di un amore che non era amore

 

 

 

Poesia 2)

L’oscura matrona

 

 

Ho guardato da lontano il mare,

intrecciando gli anni uno a uno

come una tela ingarbugliata

con gli stessi occhi di Penelope

mentre attendeva le bianche vele di ritorno

 

Come una sposa nel giorno più bello,

ho steso sui prati rose di ogni colore

in attesa di coglierle e farne mille ghirlande.

 

Ora  la porta socchiusa rivela

l’oscura matrona dall’abito nero

con  bianchi capelli sporchi di cenere:

il suo mantello già avvolge il mio cuore

e tra le mani restano solo le mie rose sanguinanti

cadute a terra, una a una

 

Poesia 3)

Lo specchio

 

 

Nella prigione

 

Lo specchio disegna immagini

senza contorni

e io, assorta ad ascoltare il nulla

e  la sua voce silenziosa.

Tra le foglie ingiallite

della bianca betulla

dove il sole un mattino

giocava con le nubi,

restano solo i corvi

a banchettare voluttuosi

con  miseri brandelli

della mia anima

scucita dal ritratto del mio passato.

………………………………..

 

Ritorna la speranza

 

Lo specchio capovolto

riflette immagini di primavera

e io, inseguo l’azzurro

di nuvole in viaggio.

Al pari di un fiore,

l’anima sboccia

in tinte color vermiglio

e piccole scarpette rosse

avvolgono morbidamente

ogni passo verso il mio ritorno.

Finalmente ho detto “addio”

e nel perdono ho trovato

la mia cinica vendetta

 

 

Poesia 4)

Suggellato fu il patto di tragica  ventura (A Paolo e a Francesca)

 

 

Paolo pensando a Francesca, la notte precedente alla loro morte.

La notte mi sussurra il tuo nome

avvolto ancora dall’incanto

dell’ultima aurora.

Francesca, ti attendo nelle stanze della notte

luminose solo di stelle.

Possa la bellezza della tua anima

donarmi pace in eterno.

 

Francesca pensando a Paolo, la notte precedente alla loro morte.

Paolo, il tuo nome ha il suono del vento

quando scuote gli alberi in autunno.

Ti cercherò nelle stanze della notte,

ti invocherò nei lunghi inverni

quando la neve seppellirà anche l’alba.

Possa il tuo  amore

donarmi pace in eterno.

 

Due voci dall’aldilà

Nell’eterno ciclo dove regna il silenzio,

immagini sbiadite del nostro Amore,

strappato via dalla lama di una spada

ingiuriosa e blasfema come la morte

che ride della sua vendetta.

Rimbomba l’eco nell’udire parole lontane,

perdute nell’oscuro vento dell’Ade.

I nostri occhi accecati dalla bellezza dei nostri volti

mai così vicini, mai così lontani

 

 

 

5)

Venne poi il vento

 

 

 

La stanza è così fredda.

Il legno arde tra i tizzoni

e scalda ancora un poco

le gelide mani

di chi non ha più sogni

 

Venne poi il vento

e la neve candida scese

dal cupo cielo e la donna,

s’osservò tra i riflessi

dei vetri della finestra

 

E quel che vide le piacque.

Era ancora così bella

dalle gote di neve

e le labbra rubino.

Solo una cicatrice violava

quella tenera bellezza,

figlia delle nuvole

e del cielo d’inverno.

L’incanto del momento

fu spezzato dalla voce

di un uomo e dal suo falso

«Ti amo. »

 

La ritrovarono nuda,

sepolta dalla neve

con gli occhi che cercavano gli occhi

di chi credeva che avrebbe amato

per tutta la sua vita

 

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. CrazyAlice ha detto:

    Le tue parole mostrano magistralmente l’amore, la violenza, la morte, la rinascita.
    L’ultima della selezione è bellissima.
    Complimenti.

    Piace a 1 persona

  2. Monica ha detto:

    Molto toccanti e suggestive e arrivano dritte al cuore. Tante sfumature per narrare le speranze di donne che nonostante tutto continuano a credere nell’ amore

    Piace a 1 persona

  3. nanita ha detto:

    Eufemia bellissima la poesia dedicata a Paolo e Francesca in questo dialogo d’amore struggente, anche l’ultima “Venne poi il vento” mi commuove, brava ancora una volta complimenti! (Valentina Meloni)

    "Mi piace"

  4. Gaia ha detto:

    Molto musicali questi testi, ognuno ha un suo ritmo che scandisce diversamente una storia. Tanti giochi di simboli e immagini, rivedo molti dei temi che ti sono cari.
    La seconda è probabilmente la mia preferita.

    "Mi piace"

  5. Eufemia Griffo ha detto:

    L’ha ribloggato su Il fiume scorre ancorae ha commentato:
    La pelle non dimentica: un concorso letterario sul tema dellnne e

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  6. Dolores Santoro ha detto:

    Tra calici tintinnanti, immagine potente dell’abbandono di una donna a quello che crede essere il suo amore e le rose simbolo di sogni costruiti e infranti, tra uno specchio che svela un intero percorso di consapevolezza e una poesia a più voci che mostra la fine terrena di un autentico legame la cui essenza continua un intenso dialogo dall’aldilà, l’autrice evidenzia suggestioni palpitanti.
    L’ultima poesia svela, attraverso la più pura e dolce delle fragilità, la dura realtà con cui purtroppo ci si confronta troppo di frequente: la violenza del “non amore”, la più appuntita delle spade, che trafigge senza curarsi del candore degli occhi…e della pelle.

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  7. Lucia ha detto:

    Versi delicati che però colgono in pieno l’orrore della violenza sulle donne da parte di coloro che dicevano di amarle. La forza delle donne però è lì nella speranza di rinascita fuori dal dolore. L’ultima è la mia preferita… brava, Eufemia! Complimenti!

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  8. Alexandra ha detto:

    L’amore è l’essenza della vita. L’amore incondizionato, senza limiti. Fidarti, mettere te stessa nelle mani altrui che pensi ad essere puro, come te, che nutre come te l’amore. Regalare e regalarti. Vivere il tempo prigioniera di una clessidra capovolta, prigioniera dei ricordi, scegliendo ancor un altra volta l’amore che tradisce e non perdona…
    Nell’universo ricco di emozioni, di sentimenti visuti intensamente, dove gli elementi della natura s’intrecciano con lo stato dell’anima, poetessa ci conduce abilmente in un mondo in cui il cuore ferito non riesce guarire più.
    Le poesie sono toccanti, emozionanti.
    Sono come un grido, come un fulmine di fuoco sul un cielo pieno di sereno.
    Complimenti Eufemia!

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  9. Franca ha detto:

    Come sempre i versi di Eufemia toccano l’animo e lo sfiorano suscitando emozioni intense. Immagini, suoni, che, pur delicati sanno farsi strada prepotentemente per restare impressi e indelebili nell’immaginario. La 3 (Lo specchio) è a mio avviso geniale: immagini che ricordano il Montale di “Forse un mattino” e che danno l’idea della presa di coscienza, dell'”epifania” della protagonista che all’improvviso si rende conto che può farcela, può diventare artefice del suo destino, e allora agisce, si ribella e regala una speranza a se stessa e alle altre donne. Complimenti Eufemia!

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  10. Alessandra ha detto:

    Eufemia, i tuoi versi toccanti e suggestivi come sempre!
    La loro delicata sobrietà rispettosamente danno voce a quell’amore ad ogni costo, tradito, ferito.. spesso amaro e violento.
    Venne poi il vento, per me, è di una struggente bellezza e nelle mie corde emotive più delle altre.
    Complimenti!

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  11. Lucy ha detto:

    Amo molto il modo di scrivere di Eugenia e le atmosfere che sa creare. Queste poesie -tutte- sono intense, profonde ed emozionanti. La mia preferita è la terza, in cui è più forte il messaggio di speranza. BRAVISSIMA

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  12. Daniela ha detto:

    Brava Eufemia. Mi piace come esponi i tuoi versi: scolpisci con le parole le immagini. La violenza sulle donne è un dramma atroce che sin dalla notte dei tempi continua inesorabilmente a esistere e tu ne hai descritto i vari aspetti.
    Dobbiamo credere che la forza interiore delle donne sappia sconfiggere per sempre questa piaga

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  13. Sonia Barsanti - Gli occhi della libellula ha detto:

    In questi versi riesci a rendere vividi sentimenti ed emozioni contrastanti grazie alla delicatezza e a all’incisività di parole scelte con cura. Evocative e suggestive e le immagini degli oggetti come la clessidra capovolta, lo specchio, il mantello che sembrano trasfigurarsi e diventare quasi strumento per aprire porte versi altre dimensioni. Magari dove la violenza non esiste.

    Sonia

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  14. Carmen ha detto:

    Magnifiche parole. Non comuni pensieri e accostamenti di immagini. Niente è scontato, eppure il pensiero trasmesso in modo poetico è chiaro e mai banale.

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  15. Paola Martino ha detto:

    Leggiamo una bella silloge che rappresenta il ciclo percorso da una viaggiatrice, in cerca di risposte, fra i riflessi della sua anima, per ritrovare i battiti soffocati e perduti di un sentimento importante.
    La donna e gli scheletri di un amore: la disillusione è il tessuto trapunto di “stelle cadute dal cielo una a una”, mentre “l’astuto negromante” altri non è che il potere di un amore fallace e illusionista, distillato in una “scintillante ampolla dei veleni che rimane vuota”, finalmente. Disillusione e lucidità in un ritrovato contatto che rafforza il ricordo di sé, quello che l’oblio, rappresentato dalla neve, spesso soffoca quando il bisogno d’amore trabocca e annebbia la volontà di vedere.
    Le “rose sanguinanti, cadute a terra, una a una”: il dolore che si colora nel passaggio dal bianco gioioso di una sposa al nero lutto di un abito matronale, severo precettore di una femminilità strapazzata e negata.
    Centrale è poi lo specchio, potente simbolo dei rapporti fra l’essenza e il suo riflesso attraverso il vedere: dalle prigioni che la donna erige nell’autoinganno, al “capovolgimento”, passaggio necessario dall’Inferno al Purgatorio danteschi, in cui la specularità incardinata nell’inversione è la tappa determinante per la rinascita. Dal buio alla luce: nella tavolozza dei colori è il ritorno alla speranza, alla ricostruzione, al cambiamento in un potente atto di volontà.
    L’omaggio a Paolo e Francesca, i due amanti che nel racconto dall’aldilà si ritrovano “nelle stanze della notte”, si traduce alchemicamente in una consapevolezza fatale e tardiva del ” mai così vicini, mai così lontani”…
    Nel vento infernale che trascina i due protagonisti e tutte le anime di coloro che si lasciarono governare da una passione distruttiva, ci accostiamo a una nuova visione, quella di una donna che ” si osservò tra i riflessi dei vetri della finestra”: possiamo accogliere un’altra eroina della Commedia, la Pia dei Tolomei, anche lei donna che amò e venne uccisa dal marito che volle distruggere il loro patto d’amore, in virtù di quella specularità in costante dispersione e riproposizione. Francesca, V dell’Inferno, e Pia, V del Purgatorio, sono i riflessi femminili di quello specchio in cui la prigionia della passione può trasformarsi in catarsi nel sacrificio supremo di chi seppe amare e mai oblierà di farlo, in una nivea circolarità che dalla prima alla quinta lirica sarà principio e fine, culla e tomba, vita e morte nella redenzione di un Femminino che saprà comunque rivivere nella memoria degli altri e nel ricordo di sé…
    Eufemia, chapeau!

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