Loretta Fusco

Autumn sadness

Stupro

Qual Dio può permettere lo scempio
sul tuo corpo di donna
immolata al buio della ragione?
Ventre sacro,
portatore di vita,
sfregiato
dai meandri oscuri della mente.
Ignara donna
di un destino maledetto
che t’inchioda
a schiavitù perenne,
giogo insano
della legge di sopraffazione.
Odio, disprezzo,
negli occhi di chi
forzandoti le gambe
sparge il suo seme infetto,
generatore di odio e repulsione.
Qual Dio ti salverà
supina, impotente
su arido campo di battaglia
tra cocci di vetro e
bianchi gigli selvatici,
passata dalla luce al buio
nel risucchio del ventre della terra.

 

 

Seta

 

Non muoverò un battito di ciglia

né affonderò il viso nel cuscino.

Non ci sarà parola che potrà ferirmi,

anche l’ultima penzola nel vuoto.

Solo un  tintinnio di bicchieri

a  ricordar sorrisi,

cuori in volo

riflessi

nel brillio

di occhi trasparenti.

Non entrerai nel silenzio

che s’impone

come l’avanzar del giorno,

con le sue voci, la sua luce,

il suo prorompente sì.

Appenderò le grucce dei ricordi

all’argento e oro

di fili di seta,

fragile dondolio

sul punto di spezzarsi.

Tacerò per sempre

sulle inesplicabili rovine

che hanno impietrito il cuore

in attesa di consegnarlo

all’impossibile oblio.

 

 

Premonizioni

 

Salirai ancora una volta le scale

e io, dietro la porta capirò

dal fruscio degli abiti,

il suono amorevole  dei passi

nell’enfasi che ti accompagnava,

il respiro inghiottito da una boccata di fumo

se ci sarai,

come sarai,

onda energetica, scintillante,

o immagine sgualcita

nella bruma sottile di giorni in calare.

Ora sei lì, in attesa che ti apra,

indugio,

pregusto ancora spiccioli di felicità

nella frazione d’attesa

in cui tutto è possibile.

Apro lentamente,

quasi a ritardare un’intuizione.

Vorrei stupirmi,

essermi sbagliata,

basta una sguardo

…sei  già lontano.

 

 

 

 

 

Vulcano

 

Voglio afferrare

quell’attimo perfetto,

aggrapparmici ancora,

per non morire

sommersa

dalla lava del vulcano.

Lanciava lapilli

dalla sua bocca ardente

e non riuscivo a

ricordare la quiete e dolcezza

dei suoi fianchi

che mi accoglievano amorosi.

Impietrita dalla violenza distruttrice

guardavo al cielo

per trovarvi una stella.

Mi  osservava muto,

indifferente ai miei affanni,

solo un tremolio di fiori

a lambirmi le gambe.

 

 

 

Dedicata

 

Ci sono pensieri

che  non puoi governare.

Nascono dentro,

lasciandoti spossato,

senza forze.

Impossibile strapparli di dosso,

gettarli dal balcone,

dire, non esistono.

Ti abitano

e possono visitarti quando vogliono.

Non chiedono permesso,

sono scostumati,

prepotenti, imperiosi, imprevedibili.

Arrivano di notte, di giorno,

nel bel mezzo di un sorriso,

che resta a metà

trasformandosi in smorfia.

Minano le tue certezze,

le pennellate di ottimismo

si aggrovigliano, fili inestricabili

nel tentativo di dipanarli.

E quando pensi

di aver trovato il filo,

e disfi, disfi

alleggerendo la tensione,

arriva il momento

in cui il filo s’ingroppa

…e non sai

se riprovarci, o strappare il filo.

 

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. angeande ha detto:

    Complimenti Loretta. 🙂

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  2. Romeo Gottardis ha detto:

    La prima è un pugno nello stomaco e come uomo mi sento di chiedere scusa a tutte le donne.

    "Mi piace"

  3. Rosalba ha detto:

    Mamma mia !!!! Brividi !!! Bravissima ❤

    "Mi piace"

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