Luisa Ferretti

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Non era più una donna


Non era più una donna, ma una bambola
da esporre in una vetrina di specchi
che rimandavano l’immagine
dell’uomo padrone.

Da anni lui la possedeva
come se fosse il suo giocattolo,
guardandola con occhi senz’amore.

Promesse infrante dietro il riflesso
di ogni giorno, nel cuore di lei
vivevano una notte infinita.
Non c’era via di uscita.

Lui la costringeva ad un rapporto violento,
trafitto da spine sanguinanti di dolore
sulla sua pelle e dentro il cuore.

Fino a quando lei cercò di fuggire
per ritornare a vivere un vero sentimento,
ma la follia di lui le scatenò contro l’inferno.

Le rose femminili del suo amore
furono strappate con rabbia da un coltello
piantato nella gola e fin dentro la sua anima.

E nella coscienza di chi ricorda e mai dimentica,
sanguinano ancora le mura di quella stanza,
vetrina impietosa di una morte malvagia.
 

 

 

 

 

 

 

 Amore spezzato


Al nostro primo incontro,
lui vestiva una calda felpa rossa,
mentre i suoi occhi mi ricordavano
l’azzurro ghiaccio del cielo in inverno.

Era forte e splendente come una quercia,
pronto a difendermi da ogni tempesta
e persino dalle ombre di me stessa.

Non sapevo che la linfa tossica del suo amore,
radicato nella gelosia, mi avrebbe soffocata
in una morsa mortale stretta alla gola.

Da quando mi picchiò la prima volta,
tra di noi fu una continua guerra,
ed io subivo i suoi maltrattamenti
cercando invano un’ancora di salvezza.

Ma ormai non c’era più alcuna speranza.
Lo capii quando volle vedermi un’ultima volta,
per urlarmi la sua rabbia e darmi la colpa di ogni cosa.

Se sono colpevole è soltanto per il troppo amore.
Lo stesso amore che lui ha spezzato per sempre
sotto una lapide disseminata di foglie,
cadute nel vento e nel rimpianto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Olocausto di un angelo

Dedicato alla memoria di Sara Di Pietrantonio,
uccisa dal suo ex fidanzato

Lungo una strada trafficata di indifferenza,
ho spento il mio sguardo sul mondo
consegnando il mio ultimo respiro
ad un cielo soffocato dal fumo.

Fumo nero di un giorno a lutto,
incenerito da fiamme alte come cattedrali,
sorte in un deserto d’amore gridato nel silenzio.
Nessuno mi ha ascoltata, mentre venivo arsa viva
sull’altare in fiamme di un legame divenuto mortale.

Dal suo abbraccio innamorato,
è infine emerso un fuoco rabbioso
che ha consumato il mio corpo indifeso.
Un olocausto senza perdono, straziante
nel ricordo di chi mi amò davvero.
Ma io esisto ancora per loro.

La mia pelle candida,
il dorato bagliore dei capelli
e gli occhi chiari come topazi celesti,
ora ricompongono il profilo degli astri,
quando la notte diviene troppo buia
e il cuore non regge la mancanza
degli angeli volati via
troppo in fretta.
 

 

 

 

 

 

La tragedia di una sposa

Rose bianche adornavano i capelli di lei
e il bouquet che teneva dolcemente appoggiato
sopra il suo grembo, in attesa del loro primo figlio.

Ma non bastò la gioia di quel bambino a sanare la ferita
di una sofferta separazione esacerbata negli anni.

Lei per lui era diventata l’ostacolo ad una vita
senza più doveri e da vivere con un’altra donna,
lontano da un passato privato della sua memoria.

Il bianco delle rose si è macchiato di rosso,
sanguinando per i fendenti di un coltello
che lui le ha inferto in un raptus d’odio.

Ed ora, tra queste cupe lapidi,
nessuna foto sa rievocare la luce radiosa
che lei emanava nel giorno del suo matrimonio,

mentre le rose fiorite a suggello di quel vincolo eterno,
appassiscono nel silenzio, narrando la tragedia
di una sposa uccisa dal suo sposo.

 

 

 

 

 

 

 

Scarpe rosse
Scarpe rosse lungo strade ammutolite dal dolore.
Scarpe rotte durante una fuga senza ritorno.
Scarpe vuote come cuori cavi d’amore.

C’erano ad attenderle la danza gioiosa della vita
e la scoperta infinita di un intero mondo
da amare passo dopo passo.

Ma il rosso, emblema della passione,
si è tramutato in un colore cupo e drammatico.

I lividi di una faccia percossa,
i tagli di una ferita che sanguina,
sfondo vivido di questa mattanza.

Rappresa in una ragnatela di violenza,
ogni donna brutalizzata e uccisa
è una farfalla finita in trappola.

Strappate infine le ali
dal centro del suo essere,
la donna non può più volare.

Restano di lei quelle scarpe rosse,
private di un cammino, private di un destino,
ferme su se stesse come anonime lapidi senza volto.

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