Marianna della Penna

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“ DONNA”

Hai le labbra rosse,
di te profumo,
senza più contorni ,
stringi la rosa d’inverno,
cancelli i baci,
della rossa Ardisia,
prossima al caldo fiocco
di neve .

Colori il verde muschio,
imminente al Presepe,
porgi al polso,
un rosso Nastro,
per stringere la vita
al giunco sottile,
piegato a se stesso,
arricci le rose
di neve .

Perfino l’inverno si
dimette da esse,
si accovaccia a questo
caldo sole,
arrampicato alla nebbia
della sera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

” Noi siamo quel che abbiamo abbandonato ”

Se io fossi quel che ho abbandonato,
sarei una riva spezzata dal taglio del vento,
mai approdata se non in schiuma svanita
a riva .

Sarei quel ricordo corrente, fisso ad ogni
suo giorno ricorrente, come perla al collo lo regalerei
a chi vuol dimenticare quel che la vita ripete a ritornello,
nel suo tornare ancora …

Sarei una corda,
mai tesa per dividere le metà di una stessa parte.

Sarei il tumulto di quel pensiero in un attimo,
sempre vivo a battere il suo sì .

Sarei la tristezza di un passo mai all’indietro .

Sarei quella follia che sveglia la noia
di una notte pigra al sonno.

Sarei la tua negazione ad ogni mio sì .

Sarei quell’amore mai avuto,
perchè mai creduto,
abbandonato al tuo passaggio,
nel mio Essere Amore ….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

” Eppur ti ho visto .. ”

Eppur ti ho visto,
risalire la quiete del mare alla sera,
lasciva alla notte,
nell’abbandono all’oscurità,
cedeva il passo al tuo camminare ” molle “,
come fa quell’ultima onda che alla riva si lascia….
Per una fragile schiuma a svanire …
Così il tuo passo tornava in avanti,
legato da un lieve movimento della mano,
come a salutare un’ultima idea fioca alla luce…
Tu sorridevi sottile e spigavi forse a lei,
il pensiero sul mare che furioso al giorno
torna mansueto all’amata tenebra,
in un lago di questo mare…
Mah.. Lei aveva gli occhi bassi,
di poco ti guardava,
aveva un angolo acuto di sorriso appena accennato…
Ti conosceva,
non osava interrompere il tornare dell’onda
che sempre le sfiorava ii piedi ….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“CUORE DI DONNA”

Un cuore,
nel cuore,
pulsa,
quando una mano
stringe
la verità di sempre,
ferma l’apice
al colle,
tentenna un nocciolo,
pronto,
al suo vivido
aprirsi ad una rosa,
di rosso colma,
povera di polline
bruciato da spicchi
di pallido sole ,
risale l’aria con il
vento,
bagna la pioggia,
riscalda
il tuo corpo,
in brivido.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

” Distacco ”

Tu segreto,
sveli la luce,
sai che ogni dolore
batte incessante
al nuovo nascere.

La vita ha tutti gli odori,
i sapori della terra e del mare ..
Eh ..
Tu non puoi cessare
di sentire l’onda che quieta,
s’accosta al passo tuo,
la stessa che infrange il tuo pensiero,
in quel freddo a confine
del giorno nuovo che ha ” fine “,
fatto di saluto, fatto di coraggio .

Ogni linea non è confine,
tratteggia i mondi in colori divisi
in sparse spiagge.

Distese sono le dune alle forti ginestre,
bocche di leone
hanno passato la parola grave
a quel ” distacco ” da quell’amore incolore,
da quel dolore disperso,
da quel colore dilagante,
da quel sapore invaso d’incerto,
Io cerco ancora ….
Quel che è passato appena …
quel che sfiora il senso,
dell’equilibrio del distacco a metà,
senza la sua metà ….

 

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