Rita Stanzione

123552190-edf32853-ed29-4e9b-ade0-c7660715311c.jpg

La donna, a chi non l’ama

 

Non sanno

che al velo hanno cucito voci

e nascosto strazi,

non sanno la pelle

distesa per il respiro

 

Qual è, da dove soffia

il vento amico?

che spoglierà la donna

nel mondo che l’ama

-intera

 

Ho da dirti tante cose

toccare germogli

arrampicare mani,

ho bisogno di aprire porte

e farmi io stessa luce…

non so se sono bastati gli occhi

nere fessure, più volte mute

 

Ho sentito che m’aspettava

fuori e più dentro, l’amore vero

e sono uscita dalla gabbia

Per questo, m’hanno colpita a sassi

come scalpelli, per rivestirmi a modo loro

Ho un abito nuovo, ora,

il rosso scelto – dicono- mi dona

 

 


 

Il paese delle donne cucite

 

A serbar virginea purezza

di gratuita legittimità

si veste mano chirurga.

 

Il piacere è reciso e cucito

ben custodito

dietro uno spillo

e non nuoce all’uomo

padrone di vite straziate.

Non gli lasciano segni

il dolore perpetuo

o gli sfregi

da sottomissione.

 

Fugato è il demone

della lussuria

annullata la tentazione

dalla mente e dal corpo.

 

Innocua la donna

che di labbra

mantiene quelle del volto

il cui darsi è dovere

ripagato nel sangue

procreazione sofferta

in nefasto patire

 

e morte precoce

un dettaglio…

mero effetto collaterale.

 

 

Nota:

la Somalia, dove la pratica dell’infibulazione è subita da un’altissima percentuale di donne, è stata definita dall’antropologo de Villeneuve “le pays des femmes cousues”.  Da tale dicitura ho dato il titolo alla poesia.

 

 


 

Mentre resta il fiore d’agave

 

Mentre resta sull’acqua

quel vecchio fiore d’agave

ho perso l’abitudine

di contare i flutti e anche i viaggi

 

e quanti vetri

lisi dall’aria del domani

sono ambientati qui, nel giro

che fanno gli occhi

da una piccola morte

e morbidezze imbambolate.

 

Mai svegliatemi

da questo nocciolo ispessito

oscuro di galassie

 

non ho che due carezze

di cura autentica

e sorrisi in ginocchio

come uccellini

nel petto di gennaio.

 

 

Paesaggi di sognatori a sedimenti

 

Di paesaggi morti ho sciolto l’arido

io che temevo le risonanze mute delle dune

Circostanze fiabesche

m’hanno iscritta al circolo dei sognatori

del tipo a sedimenti

Di acqua sento rantoli, echi nei telescopi

Piove, piovi

l’azzurro sui palmi aperti

sulla faccia che cambia pelle

e giù villi, come onesti accattoni

cercare gocce spermatiche

vita nuova

Di viaggi e derive sono pieni i tomi

e la carta straccia nei cestini,

si scoprono cerimoniali di rami secchi

e gioie menzognere allargare nebbie

Superstite di amor terreno

a novecento leghe dalle radici

s’è assolta l’anima, l’eterna ingenua

che non sa più dove collocarsi

 

 

GrandMa

 

Gira fra le cose importanti

dello scrigno di polveri

poggiata a un bastone

che cederà –facile –

al suo peso di nervi

 

Lo sguardo al mosaico

di pampini sul pavimento,

cerca l’ago e la cruna

il bandolo e fibre scucite

dalla trama dei nomi

In un sincopato balletto

braccia al cielo e occhi nodosi

fa il verso ai suoi anni lontani

“Eh, questi uomini! il migliore

non l’ha conosciuto nessuna…”

 

Torna a riempir la poltrona

con incognito riso

e la memoria, fuggente

 

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Claudia Magnasco ha detto:

    Grandissima Rita. Leggo, rileggo e infine rabbrividisco.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...