Tiziana Monari

 

logo-graffittato-posto-occupato.jpgL’amore violato

 

Ogni giorno assaporo un connubio di morte e d’amore

vedo ombre al mattino ed il mio ieri divenuto già sera

il sapore di terra che raschia la gola

ed è come se fluttuassi in un liquido amniotico

 

quando mi esibisco in una farsa d’amore

e sento in agguato la paura che cresce

il dolore che arriva danzando, la vita che si sfila da un angolo

i sensi che diventano afoni

ed io resto naufraga in braccia che sono prigione

tra gambe che sono il mio carcere.

 

E poi ogni volta c’è un lampo,un abisso di rose disfatte

lui che diventa coltello

la sua bocca che esilia la mia

 

e capto solo l’odore di alcol e di erba

la riva del mio ventre che urla

la carne che diventa di legno

l’ombelico una fossa

 

ed anelo solo alla morte, ad una finestra aperta sul mare

mentre la pendola batte i rintocchi dell’ultima ora

dell’amore anche oggi violato

 

ed a mezzanotte si ferma su un sogno svanito

sul dolore, sull’ansia

sul mio seno che germoglia nel nulla

sui miei capelli diventati di brina.

 

 

 

 

Il cielo d’agosto

 

Cosa ci faccio qui

sotto questo cielo d’agosto che non è mio

prodigo figlio dell’insonnia

leggero di nulla

coperto d’ortica e rose rampicanti?

 

Vedo solo il mio vestito di cotone

un’anima lunga come la sera

in questo giorno di conchiglie e pietre capovolte

il cuore nero di un uomo balzato fuori dalla notte

scintillante fra le frasche

a celebrare un amore rubato di umori e mancanze

 

non ci sono sciami di baci nella stanza

solo sangue sulle mie gambe nude

il ronzio dell’ape

una nuvola in movimento oltre il cortile

che attecchisce sul mio corpo laccato d’oro

in un tempo leggero di libeccio

incredulo e barcollante di pioggia fuggiasca

 

e brilla lieve

un’unica  stella di asfalto in questa notte stanca

strampalata

inutile come un dolore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apostasia d’amore

 

Adesso che vedo sulla neve le orme di mio figlio

così leggere, con un azzurro dove si posa l’ombra

tutto è piagato,immobile

il cielo che si allarga e si ispessisce

l’anima che si accascia in una marcia stentata

la morte che mi cresce addosso come un tralcio di vite

 

ogni giorno penso alle nuvole morbide e tristi

a quella corda stretta al collo

al sole ed ai suoi raggi

alle estati perdute che ritornano, ad una ad una

prendendo il loro posto senza inganno, senza alcun dubbio

 

indugio pensando ad un pallone che echeggia tra i muri alti

al profumo improvviso del trifoglio

al calore dolce e rude dell’amore

alle dita di mia madre che si stringevano in instancabili cadenze

ora che la malasorte ha dettato le sue parole sapienti

ed è  dolce il cenno della falce

che mi attende oltre la pergola, al crocevia delle stelle.

 

Oggi guardo il mare, il confine del sogno

nel mio abito di porpora e con la corona d’oro

contando sulle dita le poche stagioni che mi restano

abbracciando il mio Dio dagli occhi luminosi

il mio Dio del disincanto.

 

Fuori nevica silenzio e non c’è neve.

 

 

L’assurdo ride

 

Ora che le mie mani sono vuote

ed il profumo della menta si mescola alla malva

ora che le foglie volteggiano nella pioggia d’autunno

scolorite,ormai quasi morte

sento l’anima che lacrima nella notte

ed il tempo che dorme in una nudità azzurra

insieme all’amore lasciato sulla porta

come una cosa dimenticata,ormai persa

 

la luna si incurva in colline senza fine, in strade grige

tra la penombra delle siepi e l’ombra delle stelle

ed io chiudo le finestre, stanca di essere donna

stanca della mia bocca rossa,dei miei trucchi

dei miei seni floridi, dei miei fianchi stretti

stanca degli uomini vogliosi seduti accanto a ciò che offro.

 

Ed oggi che mi sento di passaggio

abbandonata nel volo indeciso delle nuvole

mi perdo sottovoce

con la voglia di spegnermi nel fragore che c’è attorno

sola con me stessa e contro tutti

 

e così giro la chiave dell’auto in una luce senza peso

rallento i battiti del mio cuore

mentre il dolore si fa margine

ed alla deriva c’è solo l’orgasmo della morte a tenermi  compagnia.

 

“Fuori il mare ride,l’isola ride,l’assurdo ride.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stanza stretta                                           

 

Sono senza connotati le donne della stanza stretta

sottili come grano,commoventi nel loro pudore

arrese a gelide raffiche di pioggia

minuscole, confuse in un vuoto troppo grande

 

non hanno più sogni le madri della stanza stretta

si girano e rigirano nel sonno

vestite di foglia

la linea del rossetto oltre il bordo della bocca

il corpo precipitato nell’inverno

violentato da ombre d’argento, già teso al massacro

 

inventano parole per dar voce alla paura

in una temporanea assenza di sé, come se non ci fossero

arrese alle voglie dei soldati

quelli con la testa di tigre sul distintivo giallo

le uniformi lucide e pulite, il cuore sporco

arrotini feroci e ombrellai di stelle rugginose.

 

Fa male il tempo nella stanza stretta

le vite degli altri sono vento

l’orrore indossato ogni giorno della vita assomiglia al silenzio

e le labbra della sera sanguinano in un infinito bacio di dolore

 

come un fotogramma di una pellicola inceppata

stanno immobili le donne  della stanza stretta

con una maschera di seta quasi vera

cadendo in un vuoto dove tutto è immenso

mentre fuori il trito canto dei grilli si dissolve al nulla

assieme alle lacrime ed al verso fioco di un’allodola di bosco.

 

Ormai senza più voce.

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