Il diario di Annamaria Marconicchio – Sezione C 2018

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Improvviso, un boato sconvolse l’intero quartiere.

Da giorni, gli abitanti della zona andavano denunciando che quei lavori in corso per la costruzione della galleria, ideata per migliorare la viabilità, erano pericolosi. I pavimenti di una palazzina si erano crepati e lo stesso era accaduto in un esercizio commerciale adiacente, ma nessuno era intervenuto, nessuno aveva ascoltato. E quel giorno il disastro: andò via la corrente e subito dopo si udì lo scoppio. Un edificio con ordinanza di sgombro crollo, facendo scoppiare una tubazione del gas la cui fuoriuscita innescò un violento incendio e provocò una voragine di circa venti metri che inghiottì auto e passanti, mentre le fiamme divoravano i palazzi circostanti. Un’altra esplosione investì la galleria, dove alcuni operai erano ancora al lavoro. Urla concitate, sirene, l’intera zona fu chiusa al traffico e per l’intera notte i pompieri lavorarono per domare l’incendio e recuperare le vittime.

 

Erano trascorsi vent’anni, il degrado ancora una volta la faceva da padrone e la piccola cappella dedicata alle vittime era circondata da erbacce e i tossici ne avevano fatto il loro ritrovo.

Ogni giorno, migliaia di auto attraversavano quell’incrocio e pochi erano coloro che ancora ricordavano, che gettavano un’occhiata all’icona di quella tragedia; soprattutto i giovani non sapevano neppure cosa fosse accaduto in quel punto e cosa rappresentasse quello che ormai sembrava solo un luogo abbandonato.

Come tanti, anche Alex percorreva ogni giorno quel tratto per andare e tornare dal lavoro. Un pomeriggio d’inverno, passando di lì con sua madre, aveva notato un assembramento di persone nei pressi della cappella.

«Deve essere successo qualcosa.» Commentò con scarso interesse «Magari un tossico si sarà sentito male.»

«No,» rispose la madre «è una commemorazione. Sono vent’anni dalla tragedia.»

«Tragedia? Di cosa parli?»

Alex si era voltato appena un attimo verso sua madre, mostrando nello sguardo tutta sua curiosità. La sua attenzione era stata catturata.

«Vent’anni fa, lo scoppio di una condotta del gas e l’apertura di un’enorme voragine, causò la morte di undici persone. Ogni anno, i familiari delle vittime si ritrovano per ricordare i loro cari.»

La sintesi usata da sua madre nel riferire l’episodio non ne smorzò il senso di dolore che sicuramente era vivo nei cuori di coloro che oggi erano lì per ricordare qualcosa che non avrebbero mai potuto dimenticare.

Alex tacque, mentre con la mente riandava all’immagine della piccola cappella e delle erbacce che la soffocavano; ripensò ai tossici che frequentavano il posto. Pensò alla tragedia, annunciata e ignorata, alle vittime e alla disperazione dei familiari, all’oltraggio che quel luogo rappresentava per tutti loro.

Da quel giorno, ogni volta che passava per quell’incrocio, un brivido percorreva il suo corpo mentre, silenzioso, inviava un pensiero alle vittime affinché trovassero la loro pace e aiutassero i familiari a trovare la loro.

 

Era una sera di ottobre; durante la giornata aveva fatto caldo, ma un temporale violento e improvviso aveva abbassato di colpo le temperature e scatenato, come sempre, l’inferno. Due stazioni della Metropolitana si erano allagate; l’acqua aveva inondato i binari, impedendo ai treni di transitare.

Molte strade, a causa dell’endemico problema fognario della città, erano allagate e il traffico convergeva verso le vie ancora praticabili, con il risultato che alcune zone erano ormai paralizzate dal flusso di auto di coloro che, terminato il lavoro, dovevano rientrare alle loro abitazioni.

Alex, come tanti, stava cercando di superare la barriera del traffico, gli occhi incollati al parabrezza su cui danzavano veloci le spazzole tergicristalli senza speranza di vittoria contro la pioggia battente.

Accese l’aria condizionata sbuffando.

«Scusa,» disse rivolto al giovane seduto al suo fianco «ma tenere in funzione l’aria condizionata è l’unico modo per evitare che si appannino i vetri.»

Nicola era un collega di Alex. Di solito tornava a casa con la Metro, ma l’allagamento delle stazioni lo aveva costretto a chiedere un passaggio.

«Tranquillo! Ti devo solo ringraziare, stasera. Senza di te, sarei rimasto bloccato in ufficio.»

Alex si voltò appena e sorrise.

«Sai che sono di strada. Quante volte mi sono offerto di darti uno strappo?»

«Lo so, ma la Metro mi ferma proprio vicino a casa e ormai ho anche l’abbonamento.»

Alex rise, scuotendo appena la testa.

«Non cambi mai, tu. Niente e nessuno riusciranno mai a privarti della tua indipendenza.»

«Non è vero! La pioggia ci è riuscita.» precisò Nicola e rise anche lui.

«Comunque mi fa piacere che stasera sei qui a tenermi compagnia. Tutta quest’acqua avvilisce, fa un po’ paura e scambiare due chiacchiere è piacevole.»

Nicola annuì e non aggiunse altro.

Ci volle circa mezzora per superare l’incrocio della tragedia, come usava definirlo Alex e per tutto il tempo il giovane aveva provato una forte sensazione di disagio, di ansia.

Nicola pensò che fosse per la pioggia che continuava a battere forte sul parabrezza riducendo al minimo la visibilità. Era quindi rimasto in silenzio per non distrarre l’amico.

Avevano appena attraversato l’incrocio, quando, improvvisamente, il buio piombò sull’intera zona: un blackout aveva lasciato senza elettricità strada e abitazioni. La pioggia, intanto, era calata d’intensità e la visibilità era migliorata, ma la mancanza d’illuminazione costrinse Alex a mantenere una velocità ridotta e a prestare ancor più attenzione alla strada. Gli sembrò di notare un’ombra sul marciapiede alla sua destra e aguzzò la vista. Una ragazza completamente bagnata cercò di attirare la loro attenzione con ampi gesti delle braccia.

D’istinto Alex mise la freccia, frenò l’auto e accosto appena più avanti.

«Che succede?» Chiese Nicola che non si era accorto della giovane autostoppista.

«C’è una ragazza che ci ha fatto cenno di fermare. Magari ha bisogno di aiuto.» Rispose Alex mentre, innestata la retromarcia, portò l’auto accanto alla ragazza.

«Hai bisogno di un passaggio?» Le chiese mentre la osservava. Era fradicia di pioggia, gli abiti si erano incollati addosso e i capelli bagnati le scendevano informi sulle spalle. Stringeva qualcosa tra le mani, cercando di ripararlo alla meglio sotto il golfino.

«Ti sarei veramente grata se potessi accompagnarmi. Sono stata sorpresa dalla pioggia, ho cercato di continuare, visto che non abito lontano, ma poi mi sono vista costretta a fermarmi. Ora sta smettendo, ma mi fa paura camminare al buio.»

«Forza, sali!» Alex accompagnò le parole con un leggero cenno del capo per indicare il sedile posteriore.

La giovane donna appoggiò la mano sulla maniglia della portiera, poi si fermò indecisa.

«Sono tutta bagnata.» Mormorò rivolta ai due ragazzi «Vi rovino la tappezzeria.»

«Tranquilla!» Disse Alex con un sorriso «È in pelle; asciugherà in fretta.»

La sconosciuta entro allora in auto e si accomodò alle spalle di Nicola.

Alex mise in moto l’auto e si avvio mentre chiedeva: «Dove vuoi che ti accompagni?»

«Non è lontano. Tra duecento metri c’è una traversa a destra, proprio dove c’è l’edicola. La prendi, percorri circa 500 metri e siamo arrivati.»

Alex fece un cenno per indicare che aveva capito; Nicola restò in silenzio.

«Io mi chiamo Lisa.»

«Alex. E lui è il mio amico Nicola.»

Nicola si volse indietro e tese la mano alla ragazza.

«Piacere.» disse e poi aggiunse: «Devi avere freddo; la tua mano è gelida.»

Nel buio dell’abitacolo Lisa arrossì leggermente. Alex, che la osservava dallo specchietto retrovisore, noto che era molto bella, anche in quella situazione di disagio. Gli occhi grandi e scuri lo fissarono per un attimo, poi gli sorrisero. Il giovane distolse lo sguardo, mentre lo assaliva uno strano senso di disagio.

«Accanto a te c’è una giacca.» le disse «Puoi prenderla. Avrai freddo con tutta l’acqua che hai preso.»

Lisa aprì la bocca, poi la richiuse immediatamente, come se si rendesse conto di quanto fossero inutili le parole in quel momento.

«Grazie!» mormorò mentre poggiava sul sedile l’oggetto che ancora stringeva tra le mani e si sistemava sulle spalle la giacca calda e asciutta di Alex. Subito dopo, esclamò: «Siamo arrivati: Accosta qui a destra, grazie.»

Alex fermo l’auto davanti a una villetta a schiera disposta su tre livelli, con la corte esterna pavimentata, due grandi terrazzi e il posto auto all’ingresso. L’elettricità era stata ripristinata e la casa era illuminata, oltre che dai lampioni della strada, da un sistema di luci che ne valorizzavano gli spazi in un gioco di luci e ombre di grande effetto. Un’illuminazione funzionale rendeva sicuro e vivibile ogni spazio esterno, rendendo visibili il patio, l’ingresso, le aiuole laterali; altre fonti luminose, di effetto scenografico, evidenziavano le piante e una fontana, con un risultato molto suggestivo.

Lisa aprì la portiera e scese in fretta dall’auto.

«Grazie, ragazzi!» disse «Siete stati carinissimi.»

«Di nulla; è stato un piacere.»

Alex non fece in tempo a rimettere in moto che la ragazza si fermò e fece per tornare verso di loro, ricordando di avere ancora sulle spalle la giacca di Alex che, compreso che lei volesse restituirgliela, le fece un rapido cenno con la mano.

«Tienila. Ormai so dove abiti; una di queste sere passo a prenderla.»

La ragazza fece un leggero cenno di assenso, accompagnando il gesto con un sorriso dolcissimo. Alzò la mano in segno di saluto, quindi si voltò stringendo la giacca intorno alle spalle e superò il cancello d’ingresso della villa. La magica luce del patio avvolse la sua figura rendendola quasi eterea mentre spariva alla loro vista. Videro richiudersi il portoncino d’ingresso, ma nessuna luce accendersi all’interno. Nicola si voltò verso Alex che ancora fissava il punto in cui aveva visto sparire Lisa e scoppio in una risata.

«Vorrei potessi vedere la tua faccia in questo momento.»

«Scemo!» fu la risposta di Alex, mentre cercava di scuotersi da uno strano torpore. Mise in moto l’auto e riprese la strada di casa.

Le sere che seguirono fu spesso tentato di andare a cercare Lisa, ma qualcosa lo tratteneva dal farlo e più i giorni passavano, più la scusa della giacca lasciata alla ragazza gli sembrava troppo banale per andare a bussare alla sua porta. Sperò di incontrarla di nuovo. Le avrebbe offerto ancora una volta un passaggio fino a casa, magari le avrebbe chiesto di uscire una sera a cena insieme. Non gli importava di aver perso la giacca; ma di non avere una valida scusa per bussare a casa di Lisa e dirle che gli era mancata.

Quel sabato decise di portare l’auto a lavare. Dopo la pioggia torrenziale di qualche sera prima, la carrozzeria lucida aveva perso brillantezza e gli aloni lasciati dall’acqua davano alla vettura un aspetto trascurato che Alex non tollerava. Teneva molto alla sua auto e la curava molto; per questo motivo si mise pazientemente in fila e aspettò il suo turno all’autolavaggio, quindi la affidò nelle mani dell’operaio addetto e andò a sedersi su una panchina poco distante da dove poteva seguire tutte le fasi di pulizia a cui sarebbe stata sottoposta l’auto. Le portiere furono aperte una per volta per tirare fuori i tappetini, quindi avrebbero utilizzato un aspirapolvere per rimuovere la polvere depositatasi all’interno. Dopo avrebbero lucidato i sediolini di pelle e pulito ogni parte interna dell’auto, prima di poterla chiudere e passare al lavaggio esterno.

Alex prese il cellulare per leggere un messaggio che era appena arrivato, ma notò un’ombra che gli si stava avvicinando. Sobbalzo appena, senza comprenderne il motivo, e sollevando lo sguardo vide l’operaio che stava pulendo la vettura che gli si era avvicinato tenendo qualcosa tra le mani.

«Ho trovato questo a terra, dietro.» Gli disse porgendogli un’agenda di pelle rossa chiusa da un cinturino con bottone automatico.

Alex, sorpreso, prese l’oggetto e se lo rigirò tra le mani. Da dove proveniva? Che ci faceva nella sua auto? Poi ricordò Lisa che aveva qualcosa con sé quella sera che cercava di proteggere dalla pioggia. Al buio non era riuscito a distinguere cosa fosse, ma di sicuro, quando era scesa dall’auto, aveva usato entrambe le mani per stringere la giacca intono alle spalle e non aveva altro. Probabilmente l’agenda le era caduta e non se ne era accorta.

Il ragazzo continuava a rigirare l’oggetto tra le mani, indeciso se aprire il cinturino. Poteva trattarsi di un’agenda per appuntamenti, ma anche di una sorta di diario segreto e in tal caso sarebbe stato inopportuno leggerne il contenuto. Trascorse una decina di minuti a chiedersi che fare e alla fine decise di aprire l’agenda e di verificare almeno che appartenesse davvero a Lisa, così da potergliela restituire. Ora aveva una valida scusa per andare a farle visita.

Sganciò il cinturino e aprì lentamente l’agenda. Le pagine erano vergate con una grafia ordinata e minuta e Alex ebbe l’impressione si trattasse davvero di un diario. Ogni pagina riportava in alto a destra una serie di numeri e di seguito erano trascritti pensieri, aforismi, semplici versi. Il ragazzo si sentiva a disagio; era come guardare dal buco della serratura e scoprire i segreti più intimi di quella giovane sconosciuta. Stava per richiudere l’agenda quando fu attratto da una strana macchia scura su una delle pagine. La osservò meglio e si accorse che si trattava di una macchia di bruciato. Forse era stata lasciata troppo esposta a una fonte di calore. Alex notò solo allora di come fossero strane le pagine di quel diario: la carta era ingiallita come se fosse molto vecchia. Si strinse nelle spalle e richiuse l’agenda facendo scattare il piccolo bottone automatico.

Il giorno dopo decise di passare a cercare Lisa.

Arrivò davanti alla villetta che si era già fatto buio e di nuovo si ritrovò ad ammirare l’incanto delle luci che la illuminavano con discrezione. Parcheggiò e scese dall’auto, tenendo stretto tra le mani il diario di Lisa. Bussò il campanello posto accanto al cancello e attese. Una voce di donna rispose al citofono.

«Chi è?»

«Buonasera, signora. Mi chiamo Alex e sono… un amico di Lisa.» Non sapeva come definirsi, ma decise in fretta che la parola amico avrebbe tranquillizzato la signora.

Il citofono rimase muto qualche istante, poi si sentì lo scatto che annunciava l’apertura del cancello.

Alex entrò, provando una strana ansia che proprio non riusciva a scacciare.

Si aprì anche il portoncino e ne uscì una donna non più giovane, ma di bell’aspetto. Nel vedere il giovane sembrò sorpresa, ma si limitò a chiedere: «Posso fare qualcosa per lei?»

Il ragazzo provò un profondo senso di disagio.

«Ho trovato questa nella mia auto.» Disse mostrando l’agenda «Lisa l’ha dimenticata quando le ho dato un passaggio, la scorsa settimana.»

Gli sembrò che la donna lo guardasse in modo strano, mentre tendeva la mano per prendere il diario di sua figlia. Alex ritrasse la mano.

«Si tratta di un oggetto personale. Preferirei consegnarglielo di persona.»

«Si accomodi in casa.» Lo invitò la donna precedendolo.

Lo fece accomodare in un ampio salotto e lo invitò a sedere sul divano di alcantare blu. Lei prese posto sulla poltrona lì accanto.

«Quindi lei avrebbe visto mia figlia la scorsa settimana.» Non era una domanda, ma un’affermazione e Alex sentì aumentare l’ansia.

Annuì, mentre si guardava intorno. Notò una foto di Lisa e la indicò alla donna.

«È sua figlia, giusto? È a lei che ho dato il passaggio.»

La donna si alzò, prese la foto, la strinse leggermente a sé, poi la porse ad Alex.

«La osservi bene. Credo che lei si stia sbagliando. Mia figlia è morta vent’anni fa.»

Il giovane la fissò sorpreso, scuotendo la testa.

«Non è possibile! Era lei, ne sono sicuro, e ha lasciato il suo diario nella mia auto.»

Alex strinse ancora più forte le mani intorno all’agenda, cercando in quel modo di fermare il tremito che si stava impadronendo di lui.

«Ha mai sentito parlare della voragine che anni fa si aprì a poca distanza da qui in seguito allo scoppio di una condotta del gas? Mia figlia è una delle vittime. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Piango ogni giorno su una tomba vuota.»

Il ragazzo era sbiancato. Lisa era stata nella sua auto, si erano stretti la mano, aveva lasciato la sua agenda. L’agenda… un pensiero lo colse all’improvviso ripensando alle pagine ingiallite che lo avevano incuriosito. Aprì il diario e fissò i numeri riportati a destra della pagina. Fu attraversato da un brivido: non erano numeri qualsiasi, erano le date in cui Lisa aveva scritto quelle pagine. Cercò la pagina con la macchia di bruciato e lesse la data. Corrispondeva al giorno del disastro. Al centro del foglio Lisa aveva scritto:

 

Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.
(John Baez)

 

Alex si accorse che le lacrime gli stavano rigando il volto. Tese l’agenda alla donna; aveva capito che Lisa voleva che sua madre avesse qualcosa di lei, qualcosa che appagasse il suo desiderio di riempire una tomba vuota.

Qualche giorno dopo, il giovane si offrì di accompagnare la madre di Lisa al cimitero. Quando raggiunsero la tomba, notarono qualcosa appoggiato alla croce di marmo. Alex la riconobbe subito. Raccolse la sua giacca, ancora umida di pioggia e rivolse uno sguardo alla foto sulla lapide. La ragazza gli sorrideva, con la stessa dolcezza con cui lo aveva salutato. Ricambiò lo sguardo e le sorrise anche lui con dolcezza. Ora Lisa poteva riposare in pace.

 

21 commenti Aggiungi il tuo

  1. Valeria ha detto:

    Letto tutto di un fiato… molto bello..brava

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  2. Anton Francesco ha detto:

    ben scritto come sempre, ennesima variante di una ormai conosciutissima leggenda metropolitana

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  3. Filippo Rizzo ha detto:

    Non è la prima volta che Annamaria partecipa a questo concorso. Un racconto breve davvero ben scritto che davvero ti resta sulla pelle…ed è difficile da dimenticare.
    Brava

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  4. Rosa ha detto:

    Bravissima come sempre

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  5. Maria ha detto:

    Veramente bravissima.
    Sempre così

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  6. Pino ha detto:

    Bello. Potrebbe essere la sceneggiatura di in film.

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  7. Nino Errico ha detto:

    Come sempre la tua semplicità espressiva e la musicalità delle parole riescono a trasmettere emozioni veramente brava

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  8. Gianroberto ha detto:

    Veramente bello!!

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  9. Lisa ha detto:

    Questo racconto conferma il tuo talento e la tua sensibilità. Complimenti sinceri, cara amica!!!

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  10. Lauretta Soffietti ha detto:

    Ho letto il racconto attendendo la conclusione e sperando che non finisse mai! Mi ha affascinato la semplicità del racconto e, nel contempo, la profondità e l’ intensità della sua prosa. Brava! Puoi esserne orgogliosa. Lauretta

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  11. Rossella ha detto:

    Complimenti Annamaria.. per quello che hai scritto e per come lo hai scritto.. semplice e intenso allo stesso tempo.. Letto tutto di un fiato.. davvero bravissima!

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  12. Emanuela ha detto:

    Bella e surreale storia, onirico e realtà ben miscelati.

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  13. Antonella ha detto:

    Nulla finisce…l’amore continua tra qui e là.
    Bravissima Annamaria e Complimenti😍

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  14. Martina ha detto:

    Questa storia fa riflettere su tante cose. Si riesce a percepire lo stato d’animo di ogni singolo personaggio e il modo in cui è scritto il racconto ti suggestiona al punto di voler continuare a leggere per scoprire cosa accade dopo. Bellissima storia, come sempre scritta in maniera chiara e pulita, senza risultare pesante.

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  15. travelleat ha detto:

    Credo che la parte più difficile di scrivere un racconto sia dover concentrare ciò che si vuole comunicare in poche righe. Si rischia di tralasciare dettagli e peccare di superficialità.
    Non è questo il caso. Ancora una volta, i miei occhi sono diventati lucidi nel leggere del ricordo di un dolore ma, al tempo stesso, di un amore che va al di là di tutto, persino della morte.
    Grazie alle bellissime parole e alla semplicità della scrittura, ho sorriso, scoperto e pianto con Alex.
    Bravissima. Ancora una volta, non deludi mai.

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  16. Bruno Zapparrata ha detto:

    Annamaria, forse lo spazio è troppo breve per esprimerti la mia grande ammirazione per questa tua grande capacità nel presentare un lessico che mi sa tantissimo di mGoiuseppe Marotta il grande scrittore de L’Oro di Napoli e tante altre cose. hai lo stesso stile la stessa faciltà di linguaggio, la stessa semplicità che entra dento chi ti legge, il racconto tanta verità ed esoterico per un certo verso molto valido per chi crede nell’al di la, mi colpisce moltissimo il fatto raccontato e narrato con dovizia e maestria, sei una fucina di bravuran e come il vino più passano gli anni e più migliori, sei stata semopre molto professionale in tutto..sono talmente onorato di esserti amico e di aver avuto questo privilegio che mi ha regalato un bellissimo dopo pranzo, . Il mio abbraccio a te con un in bocca al lupo e la mia perenne devozione e ammirazione. Ciao

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  17. Roberto Palliola ha detto:

    Una autentica descrizione di sentimenti umani con dettagli e particolari , immersa in una situazione surreale ma vera nel contempo
    Brava Annamaria hai scosso il mio piacere e desiderio di lettura

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  18. Cinzia ha detto:

    Parole semplici ma di un intensità molte forte che dà la possibilità di entrare nei personaggi,lasciandoti il sogno che domani anche tu riuscirai a dare un passaggio alla persona che hai amato e non c è più.
    Brava come sempre.

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  19. Giovanna ha detto:

    Parole che mi hanno condotto in un tempo lontano quando, nel dopocena, si raccontavano le storie e bimbi ascoltavano in silenzio. Ricordi di coperte rimboccate fin sotto i piedi, con la sensazione di avere accanto i fantasmi dei racconti ascoltati.
    Grazie, Annamaria.

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  20. Carmen ha detto:

    Ogni parola x Annamaria potrebbe essere riduttiva. La conosco da 30 anni. Non mi ha mai mai deluso…… nemmeno ora!!

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  21. Lila ha detto:

    Mi sei piaciuta molto! Davvero…

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