Joan Josep Barceló i Bauçà – Sezione A 2018

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è sbocciato il ciliegio
che illumina il giardino dei desideri
come il candore
della neve dell’inverno insubrico.

sopratutto: inverno.

ora mi abbraccio al vento e attendo la calma,
tu sai
che io amo solo il mare
quando è blu come i tuoi occhi.

sopratutto: mare

oggi è nato il giorno
che mi fa vedere che il cielo è più puro
che l’acqua viva
esce dalle fontane incantate.

sopratutto: acqua.

mi aggrappo a te come lo fa la vita,
perché
nel tempo della luce eterna
la tenerezza
è arrivata per rimanere.

nostalgia

è tornato a crescere il muschio nel paesaggio dell’anima
solitudine inaspettata,
una luce che rende schiavo il tuo viso,
malinconia nei tuoi occhi
lunga notte tra il silenzio di un tempo assente.
nasce la luna blu,
ma la pioggia cade lentamente,
porta lacrime e borbotta a bassa voce parole lontane,
aghi della memoria,
sentimenti che rendono il cuore stanco.
e poi è tornata la vita al sorriso delle tue labbra,
gioia improvvisa
che armonizza il tuo sguardo,
nuovo bagliore dell’alba, il canto delle erbe.
immagini, soltanto immagini,
un mare immenso di fessure nel limite,
sull’altro confine rimarginano ancora i pensieri dimenticati,
in questo giorno
il tempo muore nell’enigma del sogno.

quando tace la notte

per lungo tempo,
eppure si tratta di chiarezza di un mondo
che gira su un occhio chiuso del buio.

mordendosi le labbra, nel nodo
del fulmine,
il tuo nome nascosto diventa bianco,
si articola nella possibilità magnificata
di saliva ghiacciata,
e il desiderio che sveglia il corpo del peccato
si toglie la maschera,
tornando indietro le ore morte.

niente copre un vestito tacito di parole segrete,
tutto qui è accessorio,
anche il tempo,
spaventosa la rabbia trema tra lacrime nere,
un grido di angoscia, un’ironia o un disincanto,
qui nessuno parla
quando trascorre la notte.

non escono già evidenze dell’aria che respiriamo,
c’è solo un vento fugace
che dice che nulla si è mosso,
e si fa un silenzio scomodo e teso,
sembra finire uno strano sogno impazzito.

è difficile non credere,
ma questa dannata maledizione era la morte.

paura incosciente

ogni volta
che mi affondo
nel desiderio dell’anonima paura incosciente,
mi avveleno
con l’innocenza del cuore,
che batte
soltanto per te.

dopo la notte…
il giorno si trasmuta in un dolce bacio,
un bagliore vivo
               di un sogno eterno e immortale,
e apparono stelle
nel cielo dei tuoi occhi.

sono parole scritte nel tempo.

la mia vita
diventa un fiore bianco
               che mi trascina verso l’eternità.

cielo senza interruzione

paura e follia in questa ora,
e poi un istante d’imprecisione.

come il ritorno dell’impassibile,
spuntano germogli dei desideri,
un rumore trascurabile resiste a se stesso,
l’assenza nel labirinto delle ombre.

sulle labbra, nella lentezza,
sta crescendo
un invisibile freddo,
perché
niente esce dai confini della tua bocca.

dopo tutto: paura e follia in questa ora.

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