La donna senza ombra di Rosamaria Serra – Sezione D 2018

766f35bafa258b26803326724d6803d7_XLIl PM Piero Finardi, era un bell’uomo sulla sessantina, solido, alto ma leggermente curvo, come una quercia sottoposta al continuo soffiare del vento. Non aveva dormito quella notte, come accadeva ormai sempre più spesso.

Ne aveva approfittato per leggere i diari della vittima, il suo profilo FB e le testimonianze raccolte dai Carabinieri. Si soffermò un attimo sul profilo di quella bella donna : Anna Vivaldi.

Bruna, il trucco appena accennato, i capelli di una media lunghezza. Vi era una poesia:

Ridammi i miei sogni

E il mio tempo

Ridammi la brezza nei capelli

E il sole che mi accarezza il viso

Distolse lo sguardo dal video per guardare l’uomo che si era appena seduto di fronte: sui 45, brizzolato, modi educati, viso pulito. Non si poteva esattamente definire un bell’uomo. Non aveva né lo sguardo né la tempra dell’assassino, né dell’uomo travolto dalla passione. Era lì, tranquillo, come se dovesse solo chiarire uno spiacevole equivoco, prima di ritornare a casa.

La voce è normale quando risponde, non senza qualche esitazione, alla mia richiesta di raccontarmi come e dove aveva conosciuto sua moglie.

“Come ci siamo innamorati?”

“Lavoravo all’epoca con un’azienda edile che doveva fare dei lavori di ripristino della facciata dell’Università e la vidi insieme ad un gruppetto di manifestanti!

Per cosa manifestassero? Ah non me lo chieda dottore! Vedevo spesso sti ragazzi scalmanati che urlavano qualcosa in giro per la città’. Li avrei fatti lavorare con me qualche giorno e le assicuro che tanto tempo per masturbarsi il cervello non lo avrebbero avuto.

Comunque era lì, con un jeans senza pretese e una maglietta aderente, una massa di capelli neri che le scendevano sino alle spalle ed un corpicino niente male!

Me ne innamorai e presto ci mettemmo insieme.

Non era una donna risoluta. Sempre un po’ svagata, un po’ persa dietro questi stupidi sogni universitari, diventare un avvocato di fama e cavolate di questo genere . spiegargli che tra il dire e il fare c’era di mezzo il mare non fu semplice!

Dopo pochi mesi rimase incinta ed io non mi tirai indietro: Sono un uomo perbene dottore! Ci sposammo velocemente prima che la gravidanza fosse evidente!

Dopo il primo figlio capitò il secondo e la cosa cominciò a diventare un po’ pesante! Uno che piangeva di qua’, un altro di la’….spesso mi svegliava per accudirne uno o l’altro

Dal diario della vittima

“Sono stanca, stanca, stanca!”

Chiedo a volte a Giuseppe di darmi una mano per dormire un po’ ma poi lo sento urlare con l’uno e l’altra e li sento piangere. sempre più forte e mi alzo. Gli uomini non hanno pazienza dice mia madre, ma io sono distrutta. Forse è la stanchezza che mi rende così fragile, così stupidamente inadeguata! O forse sono inadeguata davvero! Forse ho pensato di valere qualcosa semplicemente perché non mi ero confrontata con la vita. Lui mi guarda mentre mi perdo tra le mille cose da fare ed il suo viso si torce in una smorfia strana.

Forse mi basterebbe un sorriso o un semplice: “Tranquilla” per riprendere coraggio, fiducia…. ma non succede.

Guardo le altre donne curate e ben vestite che badano a uno o due figli, sempre sorridenti, sempre piene di vita. Io, invece non riesco neppure a riconoscermi allo specchio, quelle rare volte che lo incrocio.

A me resta una laurea chiusa in un cassetto e tanti sogni persi.

 

Certo lei man mano cominciò a cambiare: sempre più sciatta, si lavava poco! Diventò sempre più grassa! Di notte la sorprendevo in cucina a mangiare in maniera convulsa tutto quello che trovava in frigo! Dalla pasta avanzata al pane, al formaggio al resto del gelato!

Dal diario della vittima

Sono diventata grassa! Giuseppe non mi chiede neppure più di fare l’amore. Mi guarda con quell’aria sprezzante e di disapprovazione e non mi dice niente! E cosa dovrebbe dire a una povera cicciona come me che non ha neppure la forza di mettersi a dieta.

Dio quanto odio il suo silenzio! Il silenzio è peggiore dei più umilianti insulti. Ti ferisce senza che tu possa reagire, rispondere, arrabbiarti, spiegare le tue ragioni o magari chiedere aiuto! Non si risponde al silenzio, non si parla al silenzio. Si può solo tacere ed interpretarlo! E non è tanto difficile!

Certo la domenica alla messa era un po’ imbarazzante portarmi dietro questo essere informe. Pensi che aveva anche il doppio mento.

Ho avuto la pazienza di Giobbe dottore! La pazienza di un santo. Un altro avrebbe chiesto la separazione ma io ho sempre creduto nella famiglia.

Ormai la piccola aveva tredici anni, l’altro 11, e la situazione si era normalizzata, anche perché tra scuola e attività extrascolastiche era poco il tempo che trascorrevano a casa.

E fu a quel punto che mi accorsi che beveva; Non me ne ero reso conto.

Si, la vedevo fare lunghe dormite pomeridiane, quando i figli non c’erano, ma sinceramente non avevo compreso.

Non mangiava e comprava bottiglie di vino che nascondeva nei cesti della biancheria.

Dal diario della vittima

Bevo! Bevo e mi stordisco! Smetto di pensare alla mia vita non vissuta, all’uomo che ho affianco e che non mi ama! Al mio non valere niente! Alla mia incapacità di vivere! Vorrei farla finita. A volte guardo il balcone e penso che sarebbe un attimo! Non ho il coraggio neppure di morire! Lui lo sa che bevo ma fa finta di niente! Una volta avevo dei sogni, obiettivi da raggiungere. Oggi non li ricordo neppure più. I giorni passano , tutti uguali.

Avrei voluto affrontare la cosa ma ormai cominciavo veramente a disprezzarla.

Un giorno la accompagnai al supermercato e lì incontrammo un suo vecchio amico dell’università; uno di quei puppatoli tutti imbalsamati con il macchinone!

Diventai gelido. Lei generalmente comprendeva e tirava a corto.

Stavolta dottore mi lascio lì’ da parte e rimase a parlare con quel tizio una buona mezz’ora senza nessuna considerazione del fatto che mi stavo alquanto seccando.

Dal diario della vittima

Oggi ho incontrato Andrea! Erano anni che non lo vedevo. Ci siamo messi a parlare dei vecchi tempi! Per un attimo mi sono sentita giovane e piena di speranze. Per un attimo ho avuto vent’anni e tutta la mia vita. Ha uno studio avviato, mi ha proposto di lavorare con lui. Giuseppe, come al solito si è messo in disparte con la sua solita aria seccata, come ha sempre fatto , ma stavolta me ne sono fregata!

Testimonianza dell’Avvocato Andrea Formisano datore di lavoro della vittima

Si maresciallo ho incontrato Anna al supermercato circa un anno fa, dopo tanto tempo che non la vedevo! Era con il marito, il quale è rimasto in disparte stizzito per tutto il tempo della conversazione nonostante la mia amica cercasse invano di coinvolgerlo. Forse in un’altra situazione mi sarei affrettato a finire il discorso e andar via, ma l’aspetto di Anna mi bloccò. ANNA era stata una bravissima studentessa che si era laureata con il massimo dei voti. Era solare, combattiva, bella. La donna che vidi in quel supermercato era invece pallida, emaciata, magra, con abiti di pessimo gusto e scadenti! Un po’ curva!

Mi sembrò strano che non lavorasse, visto i suoi brillanti risultati universitari, e mi venne spontaneo darle una mano, chiedendole di venire a lavorare nel mio studio.

Non so perché dottore! Avevo l’organico al completo.

Quando smise di parlare con il suo amico, non mi diede il tempo di farle le mie rimostranze per il pessimo trattamento subito. M’interruppe entusiasta dicendo che l’amico le aveva proposto di lavorare presso il suo studio dove per cominciare, le avrebbe dato 1200 euro il mese .La cosa mi innervosì non poco ma tacqui, tanto tempo 15 giorni e sarebbe tornata a casa con la coda tra le gambe.

Beh lei mi abbracciò felice come nei primi tempi del fidanzamento.

Nei giorni seguenti pulì’ tutta la casa ed organizzo riserve di cibo nel congelatore a pozzetto.

Mi feci vedere seccato ma collaborativo anche perché mi piacevano tutte quelle rassicurazioni sul fatto che nulla sarebbe cambiato.

Per i mesi successivi tutto continuò benissimo! La mattina si alzava prima di noi , preparava la colazione e poi scappava via.

Non mancai di fargli notare che avrei dovuto accompagnare io il piu’ piccolo a scuola. Si profuse in scuse e ringraziamenti.

Dal diario della vittima

Sono così contenta!!! E mi pagano anche! E mi stimano! E parlo, parlo con gli altri avvocati! E ridiamo! E a volte si mangia tutti insieme nella trattoria accanto allo studio! E vado dal parrucchiere ed ho comprato con la mia nuova amica Stefania dei vestiti nuovi! Oh è tutto così bello.

Ho quasi quarant’anni e mi sento una quindicenne!

La sera mi viene un attimo di tristezza solo al momento di tornare a casa. Certe volte faccio due volte il giro dell’isolato, poi…mi dispiace e salgo. E appena sono su, cala questa cappa opprimente! E il silenzio! Il silenzio ! Solo oggi che il mio mondo è pieno di voci, di risate mi rendo conto di quanto silenzio ho dovuto sopportare.

Mal tollera il mio lavoro, mal tollera le mie risate come se la mia felicità,conquistata senza di lui, lo infastidisse. Eppure rifiuta qualsiasi coinvolgimento.

Testimonianza della collega Stefania Bindi

Ho conosciuto Anna in ufficio. Mi meravigliai della sua assunzione! Diciamo…che…ecco non rappresentava esattamente lo studio: capelli in disordine, vestiti abbondanti e pessimi, sguardo basso e timoroso. Era amica di Andrea ed anche questo mi stupì: Andrea aveva amici brillanti.

Era una lavoratrice seria e puntuale! Bastava poi farle solo qualche piccolo appunto e si metteva lì a risolvere il problema per ore e ore svolgendo anche tutte le pratiche che noi altri rimandavamo. Bastava che qualcuno le facesse un piccolo apprezzamento sul lavoro svolto perché s’illuminasse.

Passata la perplessità iniziale, diventammo amiche e cominciai ad aiutarla a cambiare un po’ il suo look.

Era difficile uscire con lei fuori orario lavorativo. Sempre in ansia perché doveva rientrare a casa! “Sai” mi diceva “mio marito non era molto d’accordo che io lavorassi! Abbiamo due ragazzi! Adesso lui deve sostituirmi in molte cose! E’ un bravo marito ma è meglio che rientri presto!

Continuava a elogiare il marito perché lei aveva avuto molti momenti difficili e lui l’aveva sopportata.

Utilizzava proprio questo termine: “sopportata”.

Ho conosciuto il marito in più occasioni, sotto l’ufficio, quando nei primi tempi passava a prenderla o sotto la loro abitazione quando le ho dato io un passaggio: un uomo sempre un po’ cupo. In sua presenza Anna cambiava: occhi bassi, poche parole giusto per liquidarmi.

Man mano che la conoscenza si approfondiva scoprivo dettagli della sua vita coniugale. Innanzitutto il marito aveva messo in atto una tecnica subdola e sottile: il silenzio e l’indifferenza. Ogni volta che la povera Anna non si comportava nelle modalità da lui richieste, Giuseppe cominciava a non parlarle, a rispondere a monosillabi, a non cercarla sessualmente. Le punizioni duravano settimane o addirittura mesi destabilizzandola completamente . Aveva un che di malvagio, una malvagità non facilmente riconoscibile perché riservava alla mia amica tante piccole infamie, che essendo piccole non sembravano tali ma che sommate portavano alla devastazione.

Aspettai 15 giorni, poi un mese , poi sei ma lei continuava a lavorare.

Gli abiti cominciavano ad aumentare e con gli abiti le permanenze dal parrucchiere, i regali ai ragazzi.

La qualità dei nostri pasti peggiorò ’! Ormai mangiavamo solo bistecche, sempre bistecche con contorni pronti in padella, piatti e bicchieri di plastica !

E lei che tornava sempre più tardi!

Il divertente fu quando arrivò il suo estratto conto bancario! Con otto mesi di lavoro il saldo era di solo 3000 euro.

Chiesi spiegazioni ma mi rispose in maniera abbastanza antipatica che aveva avuto delle spese inziali.

La casa diventò sempre più sporca e alle mie lagnanze mi fece trovare la mattina una signora a ore che faceva le pulizie; Un’estranea a casa mia!

E poi ciarlava ciarlava, rideva al cellulare con le sue amiche ritrovate! E voleva convincermi ad andare a cena fuori, al cinema, in vacanza. Inoltre era diventata aggressiva; scattava per un nonnulla o sbruffava stizzita. Aveva cominciato ad andare da sola al supermercato, sola dal dottore, emarginandomi in maniera vergognosa.

Mi resi conto che questo lavoro non poteva andare bene anche perché in realtà soldi non ne entravano!

Rimasi sulle mie e con il silenzio cercai di farle comprendere che era ora che prendesse una decisione, aspettando che notasse il mio disappunto.

E lo notò e venne a parlarmi. Mi chiese cosa non andasse! Mi parlò di miglior organizzazione, di collaborazione, mi parlò di tante cavolate tranne che di lasciare il lavoro.

“Dobbiamo parlare seriamente “ le dissi

“ Questo lavoro non va bene !” Devi lasciarlo! Ormai è tutto un caos! Dobbiamo ritrovare la nostra pace!

“Cosa ti disturba Giuseppe?” Mi rispose

Qual è il tuo problema? Non dirmi dei pasti o le faccende non fatte.

Cosa ti disturba veramente? Il fatto che io sia felice?

Che mi senta qualcuno?

Che stia bene?

“Ma cosa dici?” Le replicai.

Sei una donna meschina

“Meschina un cazzo” rispose lei

Che termini sono?

Ecco il risultato delle tue frequenze!

Certo! Sono volgare ma è la verità.

In tanti anni mai un regalo , mai una carezza, mai un bacio, mai una vacanza!

Mi sembrava ti andasse bene!

Me lo hai mai chiesto?

Ma no!

Si vabbè ti stanno solo manipolando le tue amichette stronze! Non sai neppure quello che dici!

Si che so quello che dico! C’è solo uno che mi manipola da quindici anni e quello sei tu ma adesso basta. Mi riprendo la mia vita:

Non ti riconosco più. Dovrò riflettere su quello che sei diventata! Dovrò prendere delle decisioni!

Stavo per uscire dalla stanza ma lei mi guardò con una faccia indemoniata.

Io prenderò delle decisioni. E sai quali saranno? Quella di separarmi! Di vivere !

Ho smesso di essere il tuo soprammobile, non sei più nessuno ! Sei solo un povero pazzo che deve curarsi..

La presi per le spalle e la scrollai ma lei inveiva! E m’insultava e mi sorrideva sarcastica con aria di sfida.

Dottore non mi chieda cosa disse perché non lo ricordo, ma erano insulti della peggiore specie. E aveva quel sorriso odioso stampato sul viso mentre m’insultava.

Io volevo solo che tacesse! Volevo solo cancellarle quel sorriso!

E lo cancellai. Il sorriso divenne un ghigno e gli occhi si sbarrarono ma continuarono a fissarmi pieni di stupore. Finalmente tacque.

Il dott. Piero Finardi guardò l’orologio al tavolo della trattoria! Era l’ora! Ormai il caso era chiuso ma lui aveva ancora con sé tutta la documentazione e continuava a leggere come se non riuscisse a staccarsene!

Guadò verso il palazzo e li vide arrivare.

Sua figlia era bionda ed esile! La casacca dozzinale e scolorita dai troppi lavaggi esaltava maggiormente quella magrezza innaturale. Gli occhi spenti. Affrettava il passo per raggiungere il marito di qualche passo avanti.

 

Testimonianza della madre della vittima

Si dottore, mi ero resa conto che c’era qualcosa che non andava in quell’uomo dall’inizio! Piccole cose, dettagli.

Dopo il matrimonio quando andavamo a farle visita, si metteva in disparte, in silenzio, partecipando a stento alla nostra conversazione! In sostanza non gradiva la nostra presenza. Si capiva! A volte i generi non amano suocere, suoceri e quindi non la ritenni una cosa preoccupante.

Quello che per me fu traumatizzante fu la trasformazione di mia figlia: da donna allegra, intelligente piena di entusiasmi  in donna sciatta e spenta

Le sue ex amiche mi raccontarono che erano trattate come me a casa sua e che lei pian piano aveva cominciato a rifiutare qualsiasi invito anche per un semplice caffè!

Violento? No, non mi risulta sia mai stato violento. Lui è stato peggio dottore. Lui la teneva in pugno, la dominava. Lui dottore ha fatto in modo che rimanesse sola, Che i suoi affetti prendessero le distanze, in modo che l’unica voce fosse la sua, l’unico termine di paragone fosse il suo.

La violenza dottore è qualcosa di tangibile! Ti rimane un occhio nero, un livido. Puoi guardarlo allo specchio e prendere atto che hai sposato un uomo violento! Gridare aiuto e magari denunciarlo! Questa violenza dottore non lascia lividi se non nell’anima e non potrai mai spiegarla a nessuno. Come spieghi la piccola goccia che con cadenza e mira precisa bucherà la roccia? E’ una goccia dottore!

E neppure io avevo compreso tale potenza. E di fronte a tanta sottomissione io reagii in malo modo. Avrei dovuto tacere e combattere quell’uomo con le sue stesse armi! Avrei dovuto essere subdola e sottile! E soprattutto presente! Avrei dovuto pian piano ridare le giuste certezze, le giuste dimensioni! Invece dottore ho urlato contro mia figlia dicendole che non la riconoscevo più, che era diventata una povera stupida! E non ricordo più che altro le dissi! Mi urlò che non avrebbe voluto vedermi mai più, E per orgoglio, in seguito mi limitai a fare visite brevi e fugaci, a non approfondire alcun discorso !

Il dottor Finardi lesse il finale della poesia sul profilo della vittima:

Mi sono svegliata un giorno

E non ho trovato la mia immagine nello specchio.

Solo il nulla.

E allora ho compreso che non esistevo piu’.

Come un insetto vorace aveva succhiato tutto il mio sangue.

Tutta la mia anima.

Io l’ho ripresa,

E la difenderò, come una madre difende il suo bimbo,

a costo della vita!

Alzò lo sguardo e guardò ancora sua figlia che stranamente sollevò gli occhi come se avesse ascoltato un richiamo primordiale e lo guardò. Fece un gesto di sorpresa nel vederlo lì che le lanciava un piccolo bacio. Poi sorrise.

Ogni sera sarò qui figlia mia e aspetterò! Aspetterò che ritrovi la tua piccola anima che si è persa nelle grinfie del lupo cattivo. E quando sarai pronta, correrai da me ed io ti curerò con le filastrocche che ti cantavo da bambina.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. annamariamarconicchio ha detto:

    Ho trovato il racconto per caso, ma forse è lui che ha trovato me, per farsi leggere e apprezzare. Una storia drammatica, eppure così delicata, scritta con quella determinazione e quel saper narrare che ti ho sempre invidiata. Qualche refuso si fa perdonare per l’intensità della storia che evidenzia una realtà che fa male. In bocca al lupo!

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  2. Roberto Palliola ha detto:

    Come ho detto anni addietro e che ancora oggi ribadisco fermamente : il silenzio è la più subdola delle armi , la più elegante , la più diretta e precisa , il silenzio nella sua immensa perfidia ha uno stile di violenza psicologica da fare rabbrividire
    Vuoi uccidere un uomo senza violenza ? Toglili il sonno
    Vuoi uccidere una donna senza alzare le mani ? IL SILENZIO

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  3. Rosa ha detto:

    Buttata lì e inviata d’impatto. Il desiderio di rimettermi alla prova! Sei buona a trovare solo refusi. Io ho trovato di peggio😂😂😂

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    1. Rosa ha detto:

      Infatti! È una violenza devastante ! Difficile da descrivere e difficile da raccontare. Grazie per il tuo commento

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  4. Filippo Rizzo ha detto:

    Aldilà del silenzio che è alla base di questo rapporto di coppia, ciò che più mi stupisce è l’indifferenza dell’uomo nei confronti della donna che ha scelto per la vita. Il racconto fa riflettere…e il fatto che nella società odierna cose del genere accadono per davvero…beh, quello fa inorridire

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