L’usignolo posato sulla rosa di Piko Cordis – Sezione C 2018

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La luce sobria e discreta di una mattina di marzo, penetrava nelle stanze della villa del maestro Rossini. Il compositore Richard Wagner, era in attesa nel salotto e si stava concentrando sul ritratto del padrone di casa vestito con un grande mantello verde ed un berretto rosso. Apprezzando il dipinto, venne catturato dall’espressione furba e dalla bocca ironica dell’artista pesarese. Egli, soffriva dell’ironia graffiante di Rossini che, attraverso la stampa non gli lesinava provocazioni e giudizi salaci. L’artista tedesco si era adoperato in ogni modo per ottenere un appuntamento col famoso compositore, e c’era riuscito.

Nella bella villa Beau Séjour del maestro Rossini, alle porte di Parigi, nel comune di Passy; Wagner stava passando in rassegna il salone, apprezzando gli arredi, la tappezzeria, le sculture e il pianoforte. In particolar modo le onorificenze: croci, placche e cordoni donati dai sovrani d’Europa.

Tutto l’ambiente emanava un senso di benessere, ordine e stabilità, echeggiava tradizioni antiche noncuranti di mode e cambiamenti. Emozionato per l’incontro, si mise a ripassare mentalmente i vari punti che avrebbe voluto toccare con il maestro, ma trattandosi del geniale Gioachino Rossini, gli riuscì difficile dare priorità agli argomenti. Nell’intento di smorzare l’ansia, ritornò a fissare i quadri.

Un impettito maggiordomo, dal lessico inappuntabile, lo avvisò che di lì a qualche istante, il maestro si sarebbe palesato. Entrò in fibrillazione, non era da tutti venire a contatto con il grande Rossini; per lui poi, compositore di belle speranze, un occasione irripetibile.

«Herr Wagner, buongiorno».

Gioachino si materializzò nel salotto, come anticipato dal suo dipendente.

«Maestro!» esclamò il compositore tedesco spalancando gli occhi. «È un onore essere al vostro cospetto» continuò andandogli incontro stringendogli rispettosamente la mano.

Rossini, avvolto in una preziosa giacca da camera di broccato rosso, con le rifiniture dorate, si dimostrava raffinato anche in casa. Sotto la giacca, una camicia bianca di lino adorna di una vaporosa cravatta, un panciotto a strisce e un pantalone tubolare nero, completavano l’eleganza dell’italiano.

«Vi ringrazio maestro per questa opportunità».

Il padrone di casa, compiaciuto, fece un cenno d’assenso con la testa.

«In vostra attesa, mi sono permesso di ammirare i dipinti del salotto» Wagner indicò il ritratto col mantello verde.

«È un’opera del pittore Vincenzo Camuccini. All’epoca avevo vent’otto anni».

«L’artista vi rese giustizia» enfatizzò l’ospite. «Sicuramente il bell’aspetto avrà fatto strage tra le ammiratrici e reso invidiosi i giovani dell’epoca».

«Tutto merito della mia bellissima madre» affermò Gioachino, orgoglioso di mostrare al tedesco un altro quadro che ritraeva una donna avvenente. «Questa era lei: la soprano Anna Guidarini».

La donna ritratta era slanciata e ben proporzionata, con una carnagione fresca, pallida, con un sorriso eterno sulle labbra in un’espressione di angelica dolcezza.

«Da bambino, un giorno, il mio maestro, don Giuseppe Malerbi mi domandò che cosa avessi fatto se, andando in paradiso, avessi trovato che la Madonna fosse stata più bella di mia madre: “Ne sarei tanto scosso” risposi, “tanto che piangerei per il resto della mia vita” e lui rise di gusto».

Le guance di Rossini presero colore rendendolo più umano e questo ruppe il ghiaccio tra i due compositori.

«Invece quello stemma?» domandò il compositore tedesco.

«Un mio antenato è stato ambasciatore alla corte del duca di Ferrara. Mio padre ne andava fiero e lo rammentava spesso dicendo: che non a caso sul nostro stemma era raffigurato un usignolo posato su una rosa».

«Beh! È risaputo che abbiate una bella voce e la rosa è il fiore per antonomasia, capolavoro della natura. Un accostamento consono».

Rossini venne invaso da una forte emozione d’orgoglio, ma si trattenne per non peccare di vanità.

«Herr Wagner, vi prego, accomodatevi mentre mi assento per pochi minuti».

L’ospite prese posto sulla poltrona restando in attesa del maestro. Il suo sguardo tornò nuovamente sul ritratto della bella Anna, immaginando la donna in vita e il suo buon umore.

Trascorsi dieci minuti, Rossini ritornò in salotto giustificando la sua assenza.

«Dovete perdonarmi, ma ho sul fuoco una preziosa lombata di capriolo e deve essere innaffiata di continuo. Se bruciasse sarebbe un vero delitto».

«La vostra arte culinaria è rinomata, ma io non ho argomentazioni valide per sostenere una conversazione degna del vostro talento» confessò umilmente Wagner. «Virtuosamente, con voi vorrei parlare di musica».

«Mangiare, bere, ciarlare, suonare e cantare è un raffinato bordello» replicò, il maestro guardandolo di sottecchi, «ho la passione per il cibo, con poca dottrina ma tanto cuore, e badate bene, non si tratta di un vizio morboso e decadente, ma di pura arte».

«Allora tutti i musicisti dovrebbero saper cucinare» replicò ilare Wagner.

«Ma come avete detto, non siete qui per parlare di cucina, quindi: giù la forchetta, su la bacchetta». Rossini rise della sua stessa battuta. Poi, mantenendo il sorriso, continuò: «Non a caso avete avvicinato il mio amico musicista Edmond Michotte, lusingandolo e insistendo per un nostro incontro».

La giocondità di Rossini rimase nell’aria, poiché il maestro alzandosi per andare a innaffiare la sua pietanza, non diede modo al suo ospite di replicare.

Nei dieci minuti occorsi al maestro per l’operazione, Wagner si ripeté nella testa le parole giuste per introdurre l’argomento per cui era lì, ma rientrando, il padrone di casa lo anticipò.

«Prima mi avete confessato che, in mia attesa, siete stato attento osservatore del salotto. Quindi avrete notato che lo spartito sul pianoforte non è il vostro Tannhauser».

«Sì, maestro!» ammise il tedesco con una nota acida nella voce. «Quindi smentite quella brutta affermazione a voi attribuita che vuole abbiate provato a suonare la mia opera normalmente senza esserci riuscito; mentre invece dopo aver girato lo spartito, l’esecuzione è risultata migliore?»

«Se me lo consentite, dicono pure che il vostro Lohengrin non si può giudicare dopo un primo ascolto, e una seconda volta è improbabile!» affermò cinicamente Rossini. «E anche che la vostra musica regala bellissimi momenti, ma anche terribili quarti d’ora».

«Allora smentite tutto?» domandò Wagner.

«Nei vostri confronti mi hanno attribuito dei dileggi feroci che d’altronde non sono giustificati da parte mia. Tengo a essere educato e mi guarderei dall’ingiuriare un musicista».

Il compositore tedesco lo gratificò di un largo sorriso. Si sentiva sollevato. «Questo mi rasserena, illustrissimo maestro».

Rossini cambiò tono. Divenne più duro. «Herr Wagner, di me, i miei detrattori hanno detto di tutto, senza la minima moderazione. I più machiavellici, mi hanno messo in bocca infamie contro altri autori, questo per maldicenza nei miei confronti, ma anche per colpire altri compositori» affermò Rossini con una punta d’amarezza. «Ho tante virtù e difetti come tutti, ma la vigliaccheria non mi appartiene».

Wagner lo guardò direttamente negli occhi. Erano occhi puri e sentiva di potergli credere.

«Vogliate scusarmi, ma vado a finire il lavoro».

 

La cucina era intrisa dall’aroma della pietanza; l’intenso effluvio di grasso e aglio, spiccava sugli altri. Sui fuochi, i vari intingoli multicolori bollivano nelle casseruole istigando i sensi. Il maestro alzò il coperchio dove la carne stava assorbendo il condimento, e il vapore gli accarezzò il viso. A occhi chiusi aspirò avidamente più e più volte, sorridendo di gioia, sentendo l’anima librarsi leggera. Quella profumazione allegra, ricca di tante sfumature, come una delle sue sinfonie, gli allietò le narici. Con una destrezza da chef consumato, innaffiò un ultima volta il pezzo di carne, poi, rimescolando e ammirando compiaciuto la sua opera, la tirò via dal fuoco.

Sul largo piano da lavoro, lo spazio era occupato da mestoli, forchettoni, posate e canovacci. Un vasetto in vetro trasparente, conteneva i suoi preziosi diamanti neri: i rinomati tartufi italiani di Acqualagna. Il marchio di fabbrica di Rossini, il suo tocco distintivo.

Lieto d’aver ultimato il lavoro, si risistemò la giacca e si smosse la chioma preparandosi a tornare in salotto dal suo ospite.

«Dove eravamo rimasti?» esordì Rossini di ritorno dalla cucina. «Ho messo a riposare il mio capolavoro culinario; ora posso dedicarmi unicamente a voi».

«Ve ne sono debitore» replicò Wagner con un lieve accenno del capo. «Peraltro, il buon profumo che proviene dalla vostra cucina, è garanzia di un altro trionfo, se non in musica, in altra arte».

Il padrone di casa rise con modestia al complimento del suo ospite.

«Per me oggi è un giorno che non scorderò mai. Essere qui, alla presenza di colui che apprezzo come artista, mi emoziona. Desidero più di ogni altra cosa parlare di musica, ma una domanda mi preme farvi, per comprendere la scelta del giove della musica».

«Dite pure!»

«Per un musicista e per un compositore, voi, illustrissimo, avete il potere irresistibile e primordiale delle leggende. Siete stato un turbine di innovazione, un rivoluzionario. Avete avvolto d’ebbrezza il mondo e la musica con voi è cambiata, ma trent’anni or sono vi siete ritirato dalle scene. Rossini, il più famoso e celebrato di questa epoca, a trentasette anni, decide di non comporre più musica, di privare l’umanità di un grande talento. Perché?»

«Herr Wagner, vi ringrazio per gli elogi» rispose Rossini sfoderando il suo sorriso più tollerante. «Mi sono sempre approcciato alla musica per istinto, in un modo ideale e mai imitativo. Le mie opere sono estremamente colme di sentimento, espressive e capace di penetrare nell’anima e nel cuore. Ritengo, che i miei lavori abbiano contribuito a bonificare una paludata opera classica, annullando nel momento dell’ascolto, ogni rigidezza, ogni barriera oggettiva generando sanguinose critiche e feroci invidie, ma in barba a tutti loro, ho fatto musica».

«Avete fatto di più» pontificò Wagner.

«In meno di vent’anni ho scritto quaranta opere, sono stato nei teatri più famosi d’Europa e conosciuto le persone più influenti. Nel 1830 mi sono sentito stanco e il sipario si è chiuso tra gli applausi e le ovazioni. Ho fatto parte del mio tempo».

C’era qualcosa nella voce di Rossini: profonda e costante, una corrente sotterranea di nostalgia che lo rendeva molto sensibile.

«La vostra rinuncia maestro, rappresenta la perdita di un patrimonio inestimabile. Voi siete il genio che ha scritto il Barbiere di Siviglia in tredici giorni, Cenerentola in quattordici, sei commedie all’anno. Molti compositori hanno dato il meglio di sé nella seconda metà della propria vita, o sul finire della medesima, lasciti che hanno fatto la storia della musica, è ragionevole pensare che anche voi avreste fatto lo stesso, perché ritirarsi?»

Rossini non esitò. «Sì, infatti» rispose. «Dovete sapere che qualcuno mi ha definito: Vieux rococò, e in effetti ancor oggi preferisco i cantanti castrati di un tempo a quelli di oggi che, per fortuna non subiscono più quella barbarie. Gli artisti odierni non hanno le tonalità penetranti, la miracolosa flessibilità e il suono della purezza di Giovan Battisti Velluti, il migliore di quella generazione; questo talento aveva la profonda libertà del cantato sostenuta dal suono sospirante di violoncelli che mi ispirava. Per lui ho scritto una parte da protagonista in Aureliano in Palmira, e nell’equivoco stravagante, come vedete sono di un’altra epoca. Sono al crepuscolo, ho raggiunto un’età in cui si è più inclini a decomporsi».

«Voi eccellentissimo, siete al di sopra di ogni epoca e tendete all’immortalità. Chi non parla di Rossini? Chi, in futuro non suonerà Rossini?».

Gioachino, si rese conto che la sua emotività era stata sollecitata, ma sensibile alla lusinga, non trattenne un sorriso di commozione, il compositore tedesco gli stava piacendo e non lo nascose.

«Avete un cervello di prim’ordine e ve ne servite bene. Rispetto a me, siete giovane e avete la passione del lavoro, io ho sempre avuto invece quella per l’ozio».

Wagner si passò una mano sul viso come volesse scacciare un cattivo pensiero, poi, rivelò: «Maestro, prima del nostro incontro, vi avevo immaginato un’altra persona, vi avevo giudicato spocchioso, nevrotico, unico nella superbia. Invece, siete tutt’altro, nobile anche nell’anima».

Il ticchettio di un’antica pendola risuonò per tutto il salotto, i rintocchi delle dodici coincise con la fine del loro incontro e Rossini ci tenne a concludere con una riflessione: «I saluti portano ad apprezzamenti reciproci, suggerisce convenevoli commiati diplomatici, però, il soffio dell’imperscrutabile, mi spinge ad auguravi di scrivere musica per la sua essenza ideale, foriera di cambiamenti ma ricca di intelletto musicale e solennità. Su di voi ricade l’onere della creazione, del nuovo e di quello che verrà, ora che vi ho conosciuto, sono certo che ne sarete all’altezza».

«Me lo auguro, maestro».

«Vedrete Herr Wagner, voi sarete il prossimo maestro di cartello. Riempirete i teatri e sarete acclamato dalle folle. In fin dei conti siete in Francia per questo» affermò Gioachino convinto. «Perseverate sulla traduzione delle vostre opere in francese e siate tenace, e l’Operà verrà giù urlando il vostro nome».

Dopo il loro incontro non rimase nessuna piccola grigia sfumatura; Rossini restò impressionato da Wagner e Wagner ritenne Rossini: un titano di potenza e audacia

80 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tonino C. ha detto:

    Piko Cordis ha amabilmente giocato con un aneddoto su due colonne portanti della musica: Rossini e Wagner, sommi per virtù. L’autore ha narrato egregiamente l’incontro con spiritosa energia mantenendo il rispetto dovuto ai protagonisti. Bel lavoro davvero.

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  2. M.D.F. ha detto:

    Il genere storico trattato da Piko Cordis non è mai banale. Questo autore si rapporta con i personaggi di un tempo oramai trascorso, in un modo rispettoso, nient’affatto noioso e con delle curiosità uniche. I precedenti lavori: Casanova, Michelangelo e i Borgia, li ho apprezzati molto, questo di Rossini è molto particolare, ragion per cui lo ritengo il migliore. Bravo Piko, continua così.
    M.D.F. una tua lettrice affezionata.

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  3. Davide ha detto:

    Racconto storico interessante.
    Davide.

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  4. Cecilia ha detto:

    La storia passata è sempre uguale a sé stessa e tutti noi sappiamo riconoscerla. Ma è anche merito di Piko Cordis rivisitarla con degli aneddoti così appetitosi, proprio come la pietanza cucinata da Rossini in questo racconto. Il barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell, La gazza ladra sono alcune delle grandi opere di questo sublime compositore, sono sicura che se avesse letto questo lavoro, il buon Rossini, avrebbe preso spunto per un operetta simpatica.

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  5. Federica P. ha detto:

    Bel racconto. La narrazione è vivida, la descrizione accurata.
    Complimenti Piko Cordis.

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  6. Patrizia Valisi ha detto:

    Gradevolissimo racconto, i personaggi ben tratteggiati, scorrevole. Molto piacevole.

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  7. Emanuela P. ha detto:

    Ho letto attentamente questo lavoro, apprezzandone l’originalità, la fluidità, ma soprattutto la leggerezza controllata. Una scrittura vivace mirata a incuriosire, un ritmo veloce che non annoia e nella forma una cura descrittiva molto precisa. I dettagli sono molto importanti e Piko Cordis li ha dosati molto bene. Ottimo lavoro.

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  8. Iole ha detto:

    Una storia dal fascino romantico, dal profumo inebriante dei cari ricordi. Un incontro di due anime virtuose che ti prendono per mano portandoti in un mondo cristallizzato nella stima cordiale. Grazie Piko, per avermi ospitato in questo fantastico salotto attraverso il ricamo delle tue parole.

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  9. Gianluigi O. ha detto:

    Racconto sofisticato e molto descrittivo.
    Complimenti Piko Cordis

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  10. L. & S. ha detto:

    Pensando ai racconti storici, l’accostamento alla noia è quasi scontato, ma leggendo questo racconto, io e mia moglie abbiamo avuto la medesima sensazione: divertimento. Ci siamo lasciati trasportare dalla narrazione briosa; l’attenzione non è mai venuta meno e l’immedesimazione in quel contesto è stata una piacevolissima conseguenza. L’aneddoto è simpatico e per nulla conosciuto, ci siamo divertiti e pensando che potremmo rileggerlo più e più volte, per me è un successo.
    L & S

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  11. C.P. ha detto:

    Egregio esempio di narrazione originale volto ad approfondire la conoscenza di due pietre miliari della musica. In questo racconto breve, l’incontro tra Rossini e Wagner, è anche spiritoso; il compositore italiano, colto in un momento casalingo nell’atto di cucinare, pensa più alla sua pietanza che a parlare di musica. L’autore gioca sulle differenze dei due protagonisti: l’età, il modo di concepire la musica e la singola determinazione. Bella l’ambientazione, adeguati i dialoghi, delicato il ricordo dei due maestri.

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  12. Roberto L. ha detto:

    Un altro lavoro di Piko che riesce a catapultare il lettore in un’atmosfera di altri tempi; grazie al suo stile perfettamente descrittivo, alla sua capacità di rendere scorrevole il racconto e alla sua accuratezza nella ricerca, l’autore riesce fin dalle prime righe ad accattivarsi l’attenzione del lettore, fino a condurlo tutto d’un fiato alla fine del racconto.
    Resto in trepidante attesa di nuove pagine da poter leggere e, perché no?!, anche regalare…

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  13. the Boss ha detto:

    L’amico Piko, ci delizia con le curiosità della storia in modo coinvolgente. Oggi è toccata a Rossini e Wagner, ieri a Casanova e Carlo Crivelli, domani chissà. Al prossimo racconto che di sicuro mi colpirà per originalità.

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  14. S.A. la capa ha detto:

    Piko è unico in questo genere di racconti storici. Mi sorprende ogni volta, mai banale, cura i particolari e ti cattura con la sua narrazione leggera e raffinata.

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  15. roberto ducceschi ha detto:

    Piko Cordis, attraverso uno studio attento, ci riporta indietro nel tempo. Vividi i dettagli, consona la dialettica, ben delineati i protagonisti del racconto. Bravo!

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  16. MANUELA C. ha detto:

    Rossini e Wagner due eccelsi maestri, con le loro vite che non potrebbero essere più diverse, quando un giorno il destino li fa incontrare, vivono l’appuntamento in modo singolare. Rossini, diplomaticamente spocchioso, cucina, poco coinvolto dalla visita del suo ospite; Wagner, orgoglioso e affamato di successo, è disposto a tutto, compreso affrontare il compositore italiano suo presunto detrattore. Il racconto dell’amico Piko è dettagliato e preciso, i protagonisti emergono nelle loro sfumature e la narrazione scorre fino ai dodici rintocchi della pendola del salotto quando si conclude il racconto. In tutta sincerità non avrei smesso di leggere, sarei andata oltre, ma i racconti brevi sono il condensato di una storia: hanno un inizio e una fine in poche pagine. Non vedo di leggere il prossimo lavoro. Bravo Piko!
    Manu

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  17. Nicola ha detto:

    Complimenti anche da parte mia, Piko. Il tuo racconto mi è piaciuto molto, uno spaccato di vita che non ritrovi nei libri, ma che tu riesci a scovare e trasferire in un lavoro ben scritto. Ad maiora!
    Niki

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  18. Sveva Maria Vittoria ha detto:

    il racconto, nella sua velocità e semplicità, invoglia il lettore a proseguire nel viaggio temporale che Piko permette al lettore.
    La quotidianità della vita dei grandi maestri della musica classica viene sviscerata con tatto e maestria.
    Purtroppo il racconto è così breve da lasciare un po’ di amarezza. Sarebbe stato bello se questo “confronto” fosse proseguito con altrettante belle parole.

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  19. memorialsparagna ha detto:

    L’usignolo rammenta qualcosa di delicato nel fisico leggiadro e nel canto capace di solleticare l’udito più attento.
    Piko Cordis inizia la narrazione di questo racconto con leggerezza, quella delle pause e delle note che intarsiano lo spartito. I protagonisti di questo bel quadro sono due giganti che hanno connotato il panorama musicale, in un momento storico in cui la musica si estendeva in palcoscenici caldi, e allo stesso tempo il pubblico aveva la forza di far salire il Maestro Rossini e poi Wagner sugli altari della gloria oppure scivolare nell’oblio. Sugli onori dei red carpet arpeggiano ancora oggi, e nel mentre scambiano impressioni davanti ai profumi di un Rossini provetto chef, e di un giorno in cui tutto è stato possibile prima di divenire storia.
    Bravo al nostro narratore.
    Irene Sparagna

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  20. Lavinia N. ha detto:

    I racconti di Piko Cordis mi piacciono molto. Sono dolci evasioni, il tempo di un breve racconto in cui ci si stacca dal suolo terreno metaforicamente. Il suo è un invito a slegarsi momentaneamente dai propri doveri per approdare nella vita di un personaggio storico; un mondo di ricordi, sogni e aspirazioni. Come lo stesso autore ammette: è un viaggio dove egli stesso parte per trovare un attracco, scovare un aneddoto interessante e incatenare il lettore alle parole.
    Ho letto ogni singolo suo lavoro e ogni volta mi stupisce la ricerca compiuta. Il suo approccio con la letteratura è ad ampio raggio e nella sua più larga eccezione del termine; si diletta a scegliere i suoi soggetti con un determinato criterio, poi, con maniacali dettagli ne ricava un testo appassionante. Questo racconto su Rossini e Wagner è la riprova della capacità narrativa dell’autore.

    Lavinia Nazareno

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  21. Silvia A. ha detto:

    La vita di Rossini è stata una testimonianza che supera la leggenda, le sue opere hanno lasciato un’impronta nella musica; rivivere il maestro in un racconto come questo scritto da Piko Cordis, mi ha suscitato una leggera commozione. Immaginare un personaggio di questo spessore, nel mentre si rapporta con un altro grande compositore, cucina, mi ha fatto sorridere. Bell’aneddoto e ben scritto. Complimenti!

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  22. Davide & Silvia ha detto:

    Mi chiamo Davide, con mia madre Silvia, abbiamo letto questo bel racconto. Per entrambi è stato un momento di svago, ma anche l’occasione per un approfondimento, lo spunto per scoprire un grande marchigiano come Rossini. La logica conseguenza è stata una breve ricerca su internet, dove abbiamo scoperto le sue opere e parlato della musica del passato. Il genio e l’estro di tanti che per quest’arte hanno speso la tutta la loro vita guadagnandosi la fama con grandi sacrifici. Ringrazio l’autore per quanto appreso.

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  23. Cri di Andrea ha detto:

    Bel racconto. Complimenti Piko!

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  24. Wasi ha detto:

    Racconto di spessore con note avvolgenti. Bel lavoro. Complimenti.

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  25. Marta Pasqualino ha detto:

    Racconto molto bello.

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  26. GIANLUCA CROCI ha detto:

    Il mio commento potrà sembrare banale, ma leggendo gli altri, tutto quello che pensavo è già stato scritto. Aggiungo solo un pensiero: il cinema e il teatro hanno da sempre attinto dalla letteratura le storie più disparate, l’episodio curioso di questo racconto lo vedrei appropriato per una piece teatrale o un corto cinematografico. Sbaglio?
    Complimenti Piko e continua a scrivere.
    Luca

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  27. Piersandra ha detto:

    Delizioso e coinvolgente questo racconto: un piacere leggerlo…. lo porto a mia nipote!

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  28. Marco ha detto:

    Piacevole racconto.
    Marco

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  29. Pino ha detto:

    Racconto di buona caratura. Bravo all’autore.

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