L’usignolo posato sulla rosa di Piko Cordis – Sezione C 2018

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La luce sobria e discreta di una mattina di marzo, penetrava nelle stanze della villa del maestro Rossini. Il compositore Richard Wagner, era in attesa nel salotto e si stava concentrando sul ritratto del padrone di casa vestito con un grande mantello verde ed un berretto rosso. Apprezzando il dipinto, venne catturato dall’espressione furba e dalla bocca ironica dell’artista pesarese. Egli, soffriva dell’ironia graffiante di Rossini che, attraverso la stampa non gli lesinava provocazioni e giudizi salaci. L’artista tedesco si era adoperato in ogni modo per ottenere un appuntamento col famoso compositore, e c’era riuscito.

Nella bella villa Beau Séjour del maestro Rossini, alle porte di Parigi, nel comune di Passy; Wagner stava passando in rassegna il salone, apprezzando gli arredi, la tappezzeria, le sculture e il pianoforte. In particolar modo le onorificenze: croci, placche e cordoni donati dai sovrani d’Europa.

Tutto l’ambiente emanava un senso di benessere, ordine e stabilità, echeggiava tradizioni antiche noncuranti di mode e cambiamenti. Emozionato per l’incontro, si mise a ripassare mentalmente i vari punti che avrebbe voluto toccare con il maestro, ma trattandosi del geniale Gioachino Rossini, gli riuscì difficile dare priorità agli argomenti. Nell’intento di smorzare l’ansia, ritornò a fissare i quadri.

Un impettito maggiordomo, dal lessico inappuntabile, lo avvisò che di lì a qualche istante, il maestro si sarebbe palesato. Entrò in fibrillazione, non era da tutti venire a contatto con il grande Rossini; per lui poi, compositore di belle speranze, un occasione irripetibile.

«Herr Wagner, buongiorno».

Gioachino si materializzò nel salotto, come anticipato dal suo dipendente.

«Maestro!» esclamò il compositore tedesco spalancando gli occhi. «È un onore essere al vostro cospetto» continuò andandogli incontro stringendogli rispettosamente la mano.

Rossini, avvolto in una preziosa giacca da camera di broccato rosso, con le rifiniture dorate, si dimostrava raffinato anche in casa. Sotto la giacca, una camicia bianca di lino adorna di una vaporosa cravatta, un panciotto a strisce e un pantalone tubolare nero, completavano l’eleganza dell’italiano.

«Vi ringrazio maestro per questa opportunità».

Il padrone di casa, compiaciuto, fece un cenno d’assenso con la testa.

«In vostra attesa, mi sono permesso di ammirare i dipinti del salotto» Wagner indicò il ritratto col mantello verde.

«È un’opera del pittore Vincenzo Camuccini. All’epoca avevo vent’otto anni».

«L’artista vi rese giustizia» enfatizzò l’ospite. «Sicuramente il bell’aspetto avrà fatto strage tra le ammiratrici e reso invidiosi i giovani dell’epoca».

«Tutto merito della mia bellissima madre» affermò Gioachino, orgoglioso di mostrare al tedesco un altro quadro che ritraeva una donna avvenente. «Questa era lei: la soprano Anna Guidarini».

La donna ritratta era slanciata e ben proporzionata, con una carnagione fresca, pallida, con un sorriso eterno sulle labbra in un’espressione di angelica dolcezza.

«Da bambino, un giorno, il mio maestro, don Giuseppe Malerbi mi domandò che cosa avessi fatto se, andando in paradiso, avessi trovato che la Madonna fosse stata più bella di mia madre: “Ne sarei tanto scosso” risposi, “tanto che piangerei per il resto della mia vita” e lui rise di gusto».

Le guance di Rossini presero colore rendendolo più umano e questo ruppe il ghiaccio tra i due compositori.

«Invece quello stemma?» domandò il compositore tedesco.

«Un mio antenato è stato ambasciatore alla corte del duca di Ferrara. Mio padre ne andava fiero e lo rammentava spesso dicendo: che non a caso sul nostro stemma era raffigurato un usignolo posato su una rosa».

«Beh! È risaputo che abbiate una bella voce e la rosa è il fiore per antonomasia, capolavoro della natura. Un accostamento consono».

Rossini venne invaso da una forte emozione d’orgoglio, ma si trattenne per non peccare di vanità.

«Herr Wagner, vi prego, accomodatevi mentre mi assento per pochi minuti».

L’ospite prese posto sulla poltrona restando in attesa del maestro. Il suo sguardo tornò nuovamente sul ritratto della bella Anna, immaginando la donna in vita e il suo buon umore.

Trascorsi dieci minuti, Rossini ritornò in salotto giustificando la sua assenza.

«Dovete perdonarmi, ma ho sul fuoco una preziosa lombata di capriolo e deve essere innaffiata di continuo. Se bruciasse sarebbe un vero delitto».

«La vostra arte culinaria è rinomata, ma io non ho argomentazioni valide per sostenere una conversazione degna del vostro talento» confessò umilmente Wagner. «Virtuosamente, con voi vorrei parlare di musica».

«Mangiare, bere, ciarlare, suonare e cantare è un raffinato bordello» replicò, il maestro guardandolo di sottecchi, «ho la passione per il cibo, con poca dottrina ma tanto cuore, e badate bene, non si tratta di un vizio morboso e decadente, ma di pura arte».

«Allora tutti i musicisti dovrebbero saper cucinare» replicò ilare Wagner.

«Ma come avete detto, non siete qui per parlare di cucina, quindi: giù la forchetta, su la bacchetta». Rossini rise della sua stessa battuta. Poi, mantenendo il sorriso, continuò: «Non a caso avete avvicinato il mio amico musicista Edmond Michotte, lusingandolo e insistendo per un nostro incontro».

La giocondità di Rossini rimase nell’aria, poiché il maestro alzandosi per andare a innaffiare la sua pietanza, non diede modo al suo ospite di replicare.

Nei dieci minuti occorsi al maestro per l’operazione, Wagner si ripeté nella testa le parole giuste per introdurre l’argomento per cui era lì, ma rientrando, il padrone di casa lo anticipò.

«Prima mi avete confessato che, in mia attesa, siete stato attento osservatore del salotto. Quindi avrete notato che lo spartito sul pianoforte non è il vostro Tannhauser».

«Sì, maestro!» ammise il tedesco con una nota acida nella voce. «Quindi smentite quella brutta affermazione a voi attribuita che vuole abbiate provato a suonare la mia opera normalmente senza esserci riuscito; mentre invece dopo aver girato lo spartito, l’esecuzione è risultata migliore?»

«Se me lo consentite, dicono pure che il vostro Lohengrin non si può giudicare dopo un primo ascolto, e una seconda volta è improbabile!» affermò cinicamente Rossini. «E anche che la vostra musica regala bellissimi momenti, ma anche terribili quarti d’ora».

«Allora smentite tutto?» domandò Wagner.

«Nei vostri confronti mi hanno attribuito dei dileggi feroci che d’altronde non sono giustificati da parte mia. Tengo a essere educato e mi guarderei dall’ingiuriare un musicista».

Il compositore tedesco lo gratificò di un largo sorriso. Si sentiva sollevato. «Questo mi rasserena, illustrissimo maestro».

Rossini cambiò tono. Divenne più duro. «Herr Wagner, di me, i miei detrattori hanno detto di tutto, senza la minima moderazione. I più machiavellici, mi hanno messo in bocca infamie contro altri autori, questo per maldicenza nei miei confronti, ma anche per colpire altri compositori» affermò Rossini con una punta d’amarezza. «Ho tante virtù e difetti come tutti, ma la vigliaccheria non mi appartiene».

Wagner lo guardò direttamente negli occhi. Erano occhi puri e sentiva di potergli credere.

«Vogliate scusarmi, ma vado a finire il lavoro».

 

La cucina era intrisa dall’aroma della pietanza; l’intenso effluvio di grasso e aglio, spiccava sugli altri. Sui fuochi, i vari intingoli multicolori bollivano nelle casseruole istigando i sensi. Il maestro alzò il coperchio dove la carne stava assorbendo il condimento, e il vapore gli accarezzò il viso. A occhi chiusi aspirò avidamente più e più volte, sorridendo di gioia, sentendo l’anima librarsi leggera. Quella profumazione allegra, ricca di tante sfumature, come una delle sue sinfonie, gli allietò le narici. Con una destrezza da chef consumato, innaffiò un ultima volta il pezzo di carne, poi, rimescolando e ammirando compiaciuto la sua opera, la tirò via dal fuoco.

Sul largo piano da lavoro, lo spazio era occupato da mestoli, forchettoni, posate e canovacci. Un vasetto in vetro trasparente, conteneva i suoi preziosi diamanti neri: i rinomati tartufi italiani di Acqualagna. Il marchio di fabbrica di Rossini, il suo tocco distintivo.

Lieto d’aver ultimato il lavoro, si risistemò la giacca e si smosse la chioma preparandosi a tornare in salotto dal suo ospite.

«Dove eravamo rimasti?» esordì Rossini di ritorno dalla cucina. «Ho messo a riposare il mio capolavoro culinario; ora posso dedicarmi unicamente a voi».

«Ve ne sono debitore» replicò Wagner con un lieve accenno del capo. «Peraltro, il buon profumo che proviene dalla vostra cucina, è garanzia di un altro trionfo, se non in musica, in altra arte».

Il padrone di casa rise con modestia al complimento del suo ospite.

«Per me oggi è un giorno che non scorderò mai. Essere qui, alla presenza di colui che apprezzo come artista, mi emoziona. Desidero più di ogni altra cosa parlare di musica, ma una domanda mi preme farvi, per comprendere la scelta del giove della musica».

«Dite pure!»

«Per un musicista e per un compositore, voi, illustrissimo, avete il potere irresistibile e primordiale delle leggende. Siete stato un turbine di innovazione, un rivoluzionario. Avete avvolto d’ebbrezza il mondo e la musica con voi è cambiata, ma trent’anni or sono vi siete ritirato dalle scene. Rossini, il più famoso e celebrato di questa epoca, a trentasette anni, decide di non comporre più musica, di privare l’umanità di un grande talento. Perché?»

«Herr Wagner, vi ringrazio per gli elogi» rispose Rossini sfoderando il suo sorriso più tollerante. «Mi sono sempre approcciato alla musica per istinto, in un modo ideale e mai imitativo. Le mie opere sono estremamente colme di sentimento, espressive e capace di penetrare nell’anima e nel cuore. Ritengo, che i miei lavori abbiano contribuito a bonificare una paludata opera classica, annullando nel momento dell’ascolto, ogni rigidezza, ogni barriera oggettiva generando sanguinose critiche e feroci invidie, ma in barba a tutti loro, ho fatto musica».

«Avete fatto di più» pontificò Wagner.

«In meno di vent’anni ho scritto quaranta opere, sono stato nei teatri più famosi d’Europa e conosciuto le persone più influenti. Nel 1830 mi sono sentito stanco e il sipario si è chiuso tra gli applausi e le ovazioni. Ho fatto parte del mio tempo».

C’era qualcosa nella voce di Rossini: profonda e costante, una corrente sotterranea di nostalgia che lo rendeva molto sensibile.

«La vostra rinuncia maestro, rappresenta la perdita di un patrimonio inestimabile. Voi siete il genio che ha scritto il Barbiere di Siviglia in tredici giorni, Cenerentola in quattordici, sei commedie all’anno. Molti compositori hanno dato il meglio di sé nella seconda metà della propria vita, o sul finire della medesima, lasciti che hanno fatto la storia della musica, è ragionevole pensare che anche voi avreste fatto lo stesso, perché ritirarsi?»

Rossini non esitò. «Sì, infatti» rispose. «Dovete sapere che qualcuno mi ha definito: Vieux rococò, e in effetti ancor oggi preferisco i cantanti castrati di un tempo a quelli di oggi che, per fortuna non subiscono più quella barbarie. Gli artisti odierni non hanno le tonalità penetranti, la miracolosa flessibilità e il suono della purezza di Giovan Battisti Velluti, il migliore di quella generazione; questo talento aveva la profonda libertà del cantato sostenuta dal suono sospirante di violoncelli che mi ispirava. Per lui ho scritto una parte da protagonista in Aureliano in Palmira, e nell’equivoco stravagante, come vedete sono di un’altra epoca. Sono al crepuscolo, ho raggiunto un’età in cui si è più inclini a decomporsi».

«Voi eccellentissimo, siete al di sopra di ogni epoca e tendete all’immortalità. Chi non parla di Rossini? Chi, in futuro non suonerà Rossini?».

Gioachino, si rese conto che la sua emotività era stata sollecitata, ma sensibile alla lusinga, non trattenne un sorriso di commozione, il compositore tedesco gli stava piacendo e non lo nascose.

«Avete un cervello di prim’ordine e ve ne servite bene. Rispetto a me, siete giovane e avete la passione del lavoro, io ho sempre avuto invece quella per l’ozio».

Wagner si passò una mano sul viso come volesse scacciare un cattivo pensiero, poi, rivelò: «Maestro, prima del nostro incontro, vi avevo immaginato un’altra persona, vi avevo giudicato spocchioso, nevrotico, unico nella superbia. Invece, siete tutt’altro, nobile anche nell’anima».

Il ticchettio di un’antica pendola risuonò per tutto il salotto, i rintocchi delle dodici coincise con la fine del loro incontro e Rossini ci tenne a concludere con una riflessione: «I saluti portano ad apprezzamenti reciproci, suggerisce convenevoli commiati diplomatici, però, il soffio dell’imperscrutabile, mi spinge ad auguravi di scrivere musica per la sua essenza ideale, foriera di cambiamenti ma ricca di intelletto musicale e solennità. Su di voi ricade l’onere della creazione, del nuovo e di quello che verrà, ora che vi ho conosciuto, sono certo che ne sarete all’altezza».

«Me lo auguro, maestro».

«Vedrete Herr Wagner, voi sarete il prossimo maestro di cartello. Riempirete i teatri e sarete acclamato dalle folle. In fin dei conti siete in Francia per questo» affermò Gioachino convinto. «Perseverate sulla traduzione delle vostre opere in francese e siate tenace, e l’Operà verrà giù urlando il vostro nome».

Dopo il loro incontro non rimase nessuna piccola grigia sfumatura; Rossini restò impressionato da Wagner e Wagner ritenne Rossini: un titano di potenza e audacia

80 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fausto ha detto:

    Bellissimo racconto . complimenti. Voto 10

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    1. Luciana ha detto:

      Protagonisti della musica dell’Ottocento narrati nel quotidiano, con le loro debolezze e curiosità. Bravissimo l’autore che riesce sempre ad incuriosire il lettore. Obiettivo raggiunto se alla fine del racconto ho imparato qualcosa di nuovo.

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  2. Palma ha detto:

    Ottima narrativa. Complimentoni!

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  3. Vincenzo Curia ha detto:

    Una scrittura così limpida e dettagliata nella presentazione di ogni particolare che sembra di vivere la storia narrata. Complimenti davvero.

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  4. Barone Antonella ha detto:

    Un dialogo a tre. Oltre ai protagonisti sembra infatti di entrare in scena tanto è vivida la narrazione nella ricercatezza e nella cura descrittiva. Del resto è questo uno dei grandi pregi della bella scrittura del bravissimo autore .

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  5. Vincenzo Curia ha detto:

    Una scrittura così limpida e dettagliata nella presentazione di ogni particolare che sembra di vivere la storia narrata. Complimenti
    davvero.

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  6. Vincenzo Curia ha detto:

    Un autore che sa trasportare nella Storia narrata il lettore, che sa intrattenerlo ed incuriosirlo . Una scrittura sobria e leggera nello stesso tempo. Complimenti davvero

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  7. Attilio ha detto:

    Bellissimo racconto..All’ autore Piko Cordis i miei complimenti. Voto 10

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  8. Maria Teresa ha detto:

    Piko Cordis un autore che ti trasporta dentro la storia,da una scrittura limpida e scorrevole e il tutto narrato con accurata ricerca storica.Da leggere.bravissimo.

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  9. Andrea ha detto:

    Complimenti Roberto, bellissimo racconto, non ti lascia smettere di leggere. Molto piacevole.

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  10. DIEGO ha detto:

    L’autore nel breve racconto mi ha fatto comprendere subito la ricerca storica compiuta che gira attorno ad un aneddoto realmente accaduto e sconosciuto ai più. Scrittura dettagliata e nonostante questo anche molto scorrevole. Consigliato come lettura.

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  11. Anna Maria ha detto:

    Un racconto storico originale. Sembra di essere presente all’incontro dei due maestri: si percepiscono i profumi, si ammirano i colori dei dipinti e dell’ambiente.
    Con poche battute Piko Cordis riesce a presentarci,in maniera delicata e rispettosa, l’uomo Rossini perfettamente inserito nel suo tempo e nel suo territorio.
    Traspare l’attenzione dell’autore al vero storico, senza mai essere banale e noioso.
    Aspetto trepidante altri suoi lavori.

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  12. Antonella Gentili ha detto:

    È sempre bello leggere i racconti di Piko Cordis. Riesce attraverso le parole a far entrare il lettore nella storia e quasi tenendolo per mano lo conduce all’epilogo mai scontato.Bravo .

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  13. Walter ha detto:

    Per me, lettore amante della storia, Piko mi offre ogni volta uno spaccato di vita di un personaggio. Aneddoti e accenti curiosi che il più delle volte fanno sorridere. Qui Rossini, che è una leggenda, risulta umano.

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  14. Vilma ha detto:

    Questo autore ha la penna magica, ha la capacità di trascinarti all’interno dei suoi scritti e da li’ fino all’anima dei suoi personaggi. Colto e raffinato, alla sua sensibilità nulla sfugge, analitico coglie ogni particolare …e così il lettore diventa attore. #10#!

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  15. Maria ha detto:

    Narrazione molto vivace e curata nei particolari . Le descrizioni mettono in risalto l’ambiente che il lettore riesce a “vedere”, i dialoghi rendono i personaggi indimenticabili. Bravo, Bravo, Bravo!

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  16. Giulia ha detto:

    Davvero un ottimo racconto, bravissimo l’autore.

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  17. Flavio ha detto:

    ciao Piko abbiamo letto il tuo racconto ( io,la Dosi, due giurate dello scorso anno e altri iscritti dell’Associazione ” il volo dell’arte Le Grazie Porto Venere ” e ci congratuliamo per il tuo racconto mai banale e di una scorrevole narrazione curata nei minimi particolari. Il racconto ha la capacità di farti partecipe del suo scritto e dei sentimenti di ogni personaggio. Molto accurata la ricerca storica, caratterisca di ogni tua opera. Un racconto che si lascia leggere senza mai essere banale e scontato. Un bravo da tutti noi

    Il Volo dell’Arte

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  18. Come in tutti i suoi racconti, anche questa volta Piko Cortis con la sua incisività e fluidità , porta il lettore a entrare nell’anima dei personaggi…bravo

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  19. Gabriella ha detto:

    Ho letto solo poche pagine e poco ancora per riuscire ad apprezzare la tua bravura.
    La tua penna è la cima di quella vela che ti porterà a navigare verso orizzonti sempre più lontani.
    Congratulazioni Roberto.

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  20. Domenica ha detto:

    Siamo abituati a leggere la storia attraverso i libri, i personaggi che l’hanno caratterizzata e le storie epiche narrate. Piko, con le sue ricerche, ci incuriosisce con aneddoti e curiosità a volte sconosciuti. Questo particolare di Wagner che incontra Rossini non ne ero a conoscenza. Bella l’esposizione, ricchi i particolari, ma del resto l’autore ci ha abituati a questo tipo di narrazione. Complimenti.
    P.S. attendo i prossimi.

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  21. Nazareno ha detto:

    Questo è un racconto piacevolissimo, un aneddoto simpatico. La bravura del compositore Pesarese è nota a tutti e l’autore la ricorda, però il Cordis evidenzia la passione di Rossini per la cucina, trasportandoci tra i fornelli e facendoci sentire gli odori; affamandoci addirittura. Avrei addentato molto volentieri quella lombata di capriolo che sicuramente il buon Gioacchino avrebbe arricchito con una spolverata di tartufo. E bravo Piko!

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  22. sophieperoni ha detto:

    Un racconto che ti conduce per mano alla scoperta di personaggi veri, umani. E’ stato come sedersi lì con loro, poterli studiare, osservare lusingarsi ed interloquire fra loro.
    Piko Cordis dimostra una sublime capacità di narrazione, un’inclinazione per i dettagli ma quelli salienti e una volontà di dipingere “grandi” della Storia in modo intrigante. Complimenti!!

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  23. Giorgia ha detto:

    Bello, bello, bellissimo racconto, curato molto nei dettagli. Piko riesce sempre ad incuriosirti ed a trasportarti a spasso nel tempo, facendo rivivere i personaggi, come fossero dei nostri tempi (curioso questo incontro, di cui non conoscevo l’esistenza). Complimenti Roberto! Aspetto i prossimi capolavori!

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  24. Leonardo ha detto:

    Bravo Piko! Sempre bello leggere le tue narrazioni storiche! Consiglio fortemente! Voto 10+!!!!

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  25. Maurizio Ciolo ha detto:

    Un’altra bellissima perla del Maestro (si può dire?) Piko Cordis. Bravissimo

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  26. DIANA ha detto:

    L’opera di Piko Cordis è un’appendice alla storia del grande Wagner e del titano di potenza e audacia quale è stato Rossini. L’autore ha romanzato con dettagli curiosi l’incontro tra i due mostri sacri della musica, mettendo in evidenza le passioni dell’uno e dell’altro. Rossini un provetto cuoco e Wagner un musicista affamato di musica.
    Lo consiglio a tutti.

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  27. Maria T. ha detto:

    Da due anni orsono seguo con attenzione questo autore marchigiano. Nel 2016, col pluripremiato romanzo storico “Veneficus – il gabbamondo” e l’anno scorso con la raccolta di racconti “La penna nobile”, Piko Cordis, non mi ha mai delusa. I suoi lavori sono il risultato di ricerche storiche ben dettagliate: l’equilibrio tra gusto e stile. In questo ultimo racconto poi, che ho apprezzato in particolar modo, i tratti sono delicati ma incisivi. Rossini, la potenza del passato e Wagner, il nuovo che cerca l’esperienza del Maestro.

    Una lettrice. M.T.

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  28. Paco ha detto:

    Racconto piacevolissimo e scorrevole.

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  29. Jacopo ha detto:

    Complimenti! Racconto interessante e dettagliato. Mostra inoltre l’impegno da parte dell’autore nel documentarsi sulla storia del compositore. Voto 10/10

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  30. Katarina ha detto:

    Racconto interessantissimo, così dettagliato che si riesce a percepire in atmosfera di tempi passati. Compimenti!

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  31. Emanuele Silvestro ha detto:

    Piko: un talento e un mondo ricco di audaci sorprese, un teatro di gratificante intrattenimento. I suoi racconti, per palati fini, inneggiano alla raffinatezza e alla scrittura mai prolissa, mai fugace, ma sempre attenta e vivace, ricca di particolari. Lo stile brioso con cui scrive i suoi dialoghi permettono al lettore di immedesimarsi in contesti sempre molto curati nell’aspetto, nella forma, nella sostanza. L’attenzione non viene mai tradita perché il ritmo scandisce piacevoli aneddoti e situazioni inattese che convergono in un unicum di pregevole fattura.

    Bravo Piko, i tuoi racconti mi fanno sempre sorridere dentro e mi alleggeriscono l’anima perché mi toccano nell’intimo in modo gentile e raffinato, come è la tua scrittura. “L’usignolo posato sulla rosa” è uno spaccato di vita di altri tempi, di una storia che fa parte di tutti noi ma che spesso in pochi conoscono, me compreso. Grazie a te ho scoperto con suggestione e leggerezza un episodio della storia che mi ha piacevolmente stupito. Bellissimo, complimenti.

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  32. Anna Maria ha detto:

    Rimasta molto incantata nel leggere questo racconto… anzi, volevo nn finisse mai…
    Scorrevole e preciso in ogni particolare.
    BRAVO Piko! Talento speciale!

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  33. Riccardo ha detto:

    Complimenti Piko!
    Personaggi sempre molto interessanti e curiosi. Ottimo lavoro! Bravo!!
    Voto 10!!

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  34. CHIARA ha detto:

    Colpisce l’attenzione ai dettagli accompagnata da una sorprendente immediatezza delle descrizioni.
    Forma elegante, ricercata e raffinata: i termini, scelti con scientifica meticolosità, riescono a produrre davanti agli occhi del lettore l’immagine degli eventi raccontati.
    Lo stile delicato e discreto permette a chi legge di dimenticare le parole scritte e di entrare in un viaggio all’interno della storia. Ammirevole.

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  35. Monica Di Francesco ha detto:

    Ricerca, dedizione, talento narrativo… Un’alchimia rara, preziosa… Che ti fa sedere comoda, a goderne…
    Complimenti, tanti…

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  36. Cristina Di Francesco ha detto:

    La curiosità storica è la caratteristica di Piko Cordis, sempre alla ricerca di aneddoti su personaggi famosi, protagonisti della storia, ma pur sempre esseri umani. Al momento dell’incontro tra i due musicisti, Rossini era un grande che non faceva più musica, mentre Wagner sgomitava per raggiungere i suoi livelli. Il racconto è ben scritto e scorrevole, la lettura è fluida. Consigliato!

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  37. Sabatucci Gian Mario ha detto:

    Un racconto basato sull’incontro del grande Wagner e di Rossini. Quest’ultimo che aveva già messo da parte la musica e che al discorso con Wagner dava più importanza alla cottura per completare la sua prelibatezza. Piko Cordis nel suo racconto ci presenta un Rossini in una veste ai più sconosciuta.
    Bravo Roberto 10+

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  38. Giulia C. ha detto:

    La curiosità storica è la caratteristica di Piko Cordis, sempre alla ricerca di aneddoti su personaggi famosi, protagonisti della storia, ma pur sempre esseri umani. Al momento dell’incontro tra i due musicisti, Rossini era un grande che non faceva più musica, mentre Wagner sgomitava per raggiungere i suoi livelli. Il racconto è ben scritto e scorrevole, la lettura è fluida. Consigliato!

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  39. Davide ha detto:

    Questo racconto è un insieme di magie: l’atmosfera del luogo, lo spessore dei personaggi e la loro interazione. Con questa descrizione accurata, l’autore ci consente di partecipare all’incontro tra due figli della musa Euterpe. La musica è il legante tra questi due aulici personaggi, nell’aria gravitano le note delle loro sinfonie, ma anche il profumo della cucina raffinata del maestro Rossini, quasi ruba la scena. Bravo Piko Cordis.

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  40. Giulia ha detto:

    E’ sempre un piacere leggere i testi di Piko Cordis, autore che con la semplicità e chiarezza delle sua frasi trasporta il lettore nella Storia con la ‘S’ maiuscola. Testo notevole, caldamente consigliato soprattutto agli amanti del genere storico.

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  41. Eugenio Pochino ha detto:

    Ebbi il piacere di conoscere l’autore durante una premiazione letteraria e mi sento di riproporre ciò che pensai all’epoca: Piko è una di quelle rare persone in cui intelligenza, raffinatezza e voglia di stupire convivono in perfetto equilibrio e ciò si può riscontrare nelle sue opere. Ovviamente “L’usignolo posato sulla rosa” è una di queste. Complimenti.

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  42. Giulietta ha detto:

    La lettura di questo racconto mi ha benevolmente stupita: l’aneddoto è curioso, la narrazione scorrevole e dettagliata. L’autore mi ha dato la possibilità di vedere Rossini nella veste di cuoco, preso dalla sua pietanza, anziché interessato ad un giovane Wagner. Il timido tedesco, si rapporta con un grande della musica, tentando di carpirne qualche segreto, ma Rossini rimane un mito.

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  43. Pasqualino ha detto:

    Piko Cordis si dimostra rispettoso di due grandi arti quali la musica e la cucina. Il maestro Rossini le racchiude entrambe, mentre Wagner si nutre solo della prima. Un accostamento insolito che l’autore ha saputo ben dosare, aggiungendo e misurando gli elementi. Un ottimo lavoro che ci fa respirare cultura e ci riempie le narici con un sapore delizioso di carne speziata.

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  44. F. M. ha detto:

    È stato bello immaginare Rossini ai fornelli, mentre dialoga con Wagner. Della lombata di capriolo ne ho sentito il profumo e questo grazie alla bravura dell’autore che mi ha trasportato in cucina con il maestro pesarese. Ma Piko Cordis è riuscito anche a farmi percepire le emozioni di Wagner al cospetto del grande Rossini. Attraverso la narrazione poi, ho immaginato di vedere la madre del maestro, il sorriso eterno sulle labbra in un’espressione di angelica dolcezza.
    Plauso all’autore.

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  45. Roberta ha detto:

    Lettura piacevole , impreziosita da un linguaggio ricercato finalizzato alla descrizione dettagliata dei personaggi, dei luoghi e degli stati d’animo.
    Cattura l’attenzione del lettore.

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  46. Andrea B ha detto:

    Il racconto è ben curato, lo si nota dai dettagli degli ambienti, dalla descrizione dei quadri, dallo spessore dei personaggi. Una trama curiosa che ti trascina nella storia fin dalle prime battute, vortica nei dialoghi e ti delizia con la cucina. Davvero un bel lavoro.

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  47. Ilaria marozzi ha detto:

    Racconto splendido, racchiude linearità,semplicità e nello stesso tempo ricchezza di lessico ,di dettagli,di contenuti ! Soprattutto si denota la volontà dell autore di esprimere messaggi di alcuni valori ormai quasi estinti …complimenti

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  48. Chiara Peroni ha detto:

    Dal basso della mia età, ho 17 anni, posso dire che mi è piaciuto molto questo racconto. Leggere del colloquio tra due grandi maestri della musica mi ha portato magicamente in quel tempo, in quella casa e mi pareva essere parte dell’arredamento, tra i profumi della cucina e le note su di uno spartito immaginario….Molto bello, complimenti !

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  49. Giulia C. ha detto:

    L’originalità è la carta vincente di questo racconto storico che si legge tutto d’un fiato. Per nulla banale o scontato, l’autore ti rende spettatore dentro la storia, ti fa vivere con i personaggi il loro incontro. Rossini e Wagner due colossi della musica a confronto, due modi diversi di concepire questa grande arte. I tempi della narrazione sono fluidi, per nulla noiosi; la ricchezza di particolari e le descrizioni rendono bello il canto di questo usignolo.
    Piko Cordis merita i complimenti di tutti.

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  50. Associazione Versante ha detto:

    Piko Cordis costruisce il suo racconto su solide basi storiche, trattando temi che riguardano la marchigianità, ma non fa storia nel senso stretto, documentale. Egli eleva a cifra letteraria sia l’azione che l’ambiente, come pure i personaggi. La soglia letteraria è raggiunta nella descrizione che ricostruisce e aggiorna alla sensibilità odierna fatti ordinari e straordinari delle epoche passate. Piko Cordis è vero narratore proprio in quanto segue il criterio fondamentale dello scrittore in prosa che è quello di raccontare un’azione, di non perdersi nei dettagli e, semmai, di tornare ogni volta nella trama centrale. Le descrizioni dei personaggi e degli ambienti sono congrue e hanno il potere di mettere il lettore nel luogo dove si svolgono i fatti. Sono queste le caratteristiche che si ritrovano anche nel racconto che vede protagonisti Gioacchino Rossini e Wagner, due giganti della musica e uno di loro, il marchigiano, di assoluto rilievo, descritto tuttavia con una leggerezza di stile notevole.
    (Associazione Culturale VERSANTE)

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