Nelle navi di cemento e amianto di Vincenzo Monfregola – Sezione F 2018

CopertinaDalla prefazione: Ogni lirica è una ferita profuvata di lavanda

Ogni volte che a scuola un professore mi chiedeva di fare la parafrasidi una poesia, da qualche parte nel mondo un poeta non aveva più parole. Le poesie non si spiegano, quando si tenta di raccontare le si banalizza. Io non sono un esperto di metriche poetiche, di storia della poesia, ne saprei creare link con maestri del passato e del presente. Insomma, forse sono il meno adatto a scrivere questa prefazione. A me le poesie di Vincenzo Monfregola mi hanno emozionato, nel senso etimologico del termine. Dal latino Emovere: trasportar fuori, smuovere, agitare, scuotere. Ho avuto la sensazione di abitare insieme a Vincenzo nelle Navi di Cemento e Amianto. Ho sentito la muffa alle pareti e gli schiamazzi dei bambini. Queste poesie, accompagnate da brevi narrazioni, sono un grimaldello, un’antica chiave per per denunciare, raccontare, analizzare un contesto, un’era, un quartiere. Monfregola è un ribelle della poesia, si oppone alle gabbie metriche e ai crismi del lirismo ufficiale da salotto, è un poeta di strada, di trincea, un poeta crudo. Ogni lirica è una ferita profumata di lavanda. Monfregola mi ha insegnato che alcune parole, semplici, di uso comune, se mescolate ad altre, scelte con cura, con chirurgica mania, beh queste parole, creano formule magiche, s’insinuano tra le pieghe del cuore, svitol per ricordi assopiti, diavolina per braci bagnate dal tempo. Lo stregone Monfregola racconta di se, del suo mondo, ma in fondo, ogni volta che lo leggo, penso stia parlando di me. Questa è la potenza della sua poesia moderna, comprensibile alle colf e ai professori. Ho riletto queste poesie più volte, quasi assoprandone il gusto su più parti dell’anima e, diamine, ogni volta, mi balenava in mente una canzone di Roberto Murolo: “’Na voce, ’na chitarra e ’o poco ’e luna”. Non c’entra niente questa canzone con le poesie e forse non avrei nemmeno dovuto scriverlo in questa prefazione, ma è una cosa che ha smosso le corde del mio cuore e siccome a scrivere sono io, mi avvolgo del diritto di raccontarvi ciò che mi emoziona. Oggi nessuno acquista più poesie, tutti scrivono poesie, tutti sono poeti, tutti “azzeccano” quattro parole e partecipano ai premi poetici, magari vicono. Perchè dovreste leggere questo libro? Perchè, in punta di piedi, Monfregola ci fa immergere nella sua luna, con delicatezza, sta ad ognuno di noi, portarsi a casa un pezzo di formaggio di una luna di cemento. Grazie Viciè per la tua delicatezza, per il mandolino che hai nella penna, per l’acido con cui ci racconti cuori acerbi, mondi aspri, navi di cemento a Vele spiegate.

Rosario Esposito La Rossa

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Valeria D’Amico ha detto:

    Bravissimo Vincenzo Monfregola!

    "Mi piace"

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