Alexandra Firita – Poesia Sez. B

MAI NON VOGLIO
Sono una donna creata da Dio
e non voglio mai essere
un pezzo della costola di un Adamo
impegnato ad amarsi.
Sono il disegno di una nuvola
che porta nel grembo la pioggia feconda
ma, anche il sole, che fugge
finge di non essere più
dello stesso genere di Adamo.

Mai una costola.
Sono donna nata da donna
ma donata al Dio
alla terra al fuoco all’aria all’acqua.
So tacere come terra
amare come il fuoco
baciare come l’acqua
carezzare come l’aria.

Sono una donna che Dio
a donato ad una donna
che per nome aveva
Fiore la donna che amava
quella costola di un Adamo
spaventato della bellezza del Paradiso.
Mai un pezzo di una costola.

MI SIEDO QUI
Sono una donna rossa, una delle tante donne
che hanno amato un uomo.
Mi siedo qui su questa panchina rossa
riposarmi ricordarmi il silenzio che un’altra volta
vivevo adoravo mi tuffavo senza voglia di ritornare
vestita di rosso guardami sono una fiamma
un fuoco che freme che fu…
il rosso colore delle donne che vivono sempre
con il desiderio di essere vive nel creare un mondo sereno
di mettere in gioco il loro incantevole cuore
libere di sognare un vestito bianco di sposa…
Mi siedo qui e penso esse che hanno amato
hanno ballato come i cigni sulle onde della vita
e quanto candore negli occhi loro chiusi per sempre…
Le donne rosse del loro sangue sparso
de la voglia di essere fermate zittite ignorate
sottomesse calpestate…per cosa?
Le donne rosse con le scarpe rosse si siedono qui vicino a me
sulla loro panchina raccontare le loro ferite mortali…
Ricordo.
Sono una donna con le scarpe rosse che ha avuto il coraggio
di uscire dalla gabbia d’oro in cui suo amato uomo l’aveva chiusa.

NOI LE DONNE

Noi le donne, meravigliose creature, che chiudiamo
le porte dell’animo e ci portiamo dentro nel lungo viaggio
i cari tesori come le navi che galleggiano sui mari…
Noi un mondo di donne che gridano la loro libertà
da vivere senza i veli senza il burka senza altre costrizioni
i loro ideali i loro pensieri siamo qui dall’inizio del mondo
assieme a voi uomini
quando tu, Adamo, eri da solo e Dio ci fece per darti il coraggio
di affrontare la vita che era sbocciata dal nulla, eravamo noi le donne
uomo e donna ad allevare i figli, noi due stesso corpo e stessa carne
a riempire l’aria di piccole vocine e l’orizzonte di gioie.
Nelle nostre notti stellate non avrei mai pensato mai che tu, uomo
carne della mia carne arrivassi a calpestarmi a far scorrere
il mio sangue per inventarti altre storie altri mondi altri dèi.
Mai nelle nostre lunghe notti invernali si parlava di paura di vivere
di amare senza frontiere, c’è la parola che dice
la donna sia onorata rispettata e protetta dal tuo cuore
dal tuo braccio mai venduta in fretta per due soldi in un mercato
schifoso lontano dai confini natali mai sputata in faccia
Almeno per solo un attimo tu uomo se avessi il ruolo di donna
nel far nascere i bambini nel fare la domestica essere venduto
come una schiava fare la puttana in posti tenebrosi essere picchiato
odiato ucciso solo così a parità di modi capiresti che il nostro grido
non è una moda o uno capriccio ma viene dalla sofferenza.
Saresti così avvertito che noi siamo sempre un mondo
di donne che sanno combattere e vincere le guerre senza spargere
il sangue di alcuno…
Non dimenticare Adamo che noi – questa femminile gente –
siamo qui per allevare i sorrisi sul tuo volto per generare un mondo di pace.
Noi le donne, creature meravigliose che accendono le stelle.

QUANTE VOLTE

Che peccati ho io se sono una donna?
Sono una donna ferita nel cuore
ferita a morte derubata dai suoi figli dei suoi ideali
perché avevo uno sguardo coraggioso e tenero
per i baci dati al mio animo gemello
ho dovuto pagare con la mia vita
che colpa ho io se sono una donna forte
che sa portare sulle spalle la sua dignità da donna
che ha generato un mondo di gente
che ha portato in grembo te, uomo, e ti ha donato
la felicità di essere?
Quante volte ti ho abbracciato raccontandoti
che le donne sanno diventare profumati fiori,
passeri azzurri, violini celesti se sai ascoltarli, guardarli,
offrire loro una spalla su cui appoggiare la fronte bollente
Che paure hai tu uomo delle donne che vengono
a schierarsi davanti a te con le loro scarpe rosse?
Siediti qui vicino a me sulla panchina rossa e
ascolta le donne che una ad una vengono a sedersi,
a raccontare le loro storie.
Che colpa ho io che mi chiamo Eva?

SUL MARCIAPIEDE DI QUESTO QUARTIERE
Passeggio sul marciapiede di questo quartiere lupanario
e il fanale, accecato dal pellegrinaggio delle farfalle
con ali in velluto broccato e seta bucciata di desideri,
mi fa un segno segreto con l’ultimo suo respiro.
Girovago in su e in giù fra le nebbie
e l’alito troppo affannoso del respiro notturno
e le carie del marciapiede consumato dalle piogge
sono buchi neri nell’Universo.
Qualcuno mi chiama con la voce rauca:” dai, tu puttana
dai capelli ardenti come il fuoco, ti voglio qui bollente sul marciapiede,
come delle braci ardermi le ali fin all’animo
che mi spoglia dai dolori e dai patemi
che m’infondi nelle vene la vita la vita la vita.
Nel buio della notte, nel cuore della fiamma, si son incendiate
tutte le iperbole e la vita si n’è andata insieme alle puttane
dal cui grembo fosti incarnato.
Gli grido, Io, sono solo un’immagine ipersatura della solitudine
che tatua sul corpo del tempo
l’aureola erotica di un vestito.
Passeggio ancora e ancora tra le farfalle prive di vita
nel tremolio vivo della fiamma.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mirella Duma ha detto:

    Scopro nella poesia di Alexandra
    Firiță, un mondo di sentimenti, speranze, ricordi…” siamo qui dell’inizio del mondo”, portando certi dolori, certe ferite.
    La donna che compie il suo destino – riconciliata con il suo compimento – per dare la vita, la vita dentro di lei, l’unica gioia con cui Dio ci ha investito. Le parole del poeta, sono simboli, pensieri, segni, sentimenti…per capire la verità…per capire il piu grande amore : la vita!
    Complimenti Alexandra!

    "Mi piace"

  2. mihaela duma ha detto:

    Mirela Duma Scopro nella poesia di Alexandra
    Firiță, un mondo di sentimenti, speranze, ricordi…” siamo qui dell’inizio del mondo”, portando certi dolori, certe ferite.
    La donna che compie il suo destino – riconciliata con il suo compimento – per dare la vita, la vita dentro di lei, l’unica gioia con cui Dio ci ha investito. Le parole del poeta, sono simboli, pensieri, segni, sentimenti…per capire la verità…per capire il piu grande amore : la vita!
    Complimenti Alexandra!

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  3. Daniela Forcos ha detto:

    Poesie di grande ispirazione, e di grande intensità dove a poetessa Alexandra Firita ,riesce a coinvolgere il lettore dal primo all’ultimo verso.
    Ecco perché , è un nome noto nella Cultura Internazionale
    COMPLIMENTI Alexandra

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  4. Tincuta Borsan ha detto:

    Poesie portavoce contro la violenza sulle donne che anche tuttora il femminicidio lo è nella vita di tutti i giorni. Trovo in queste bellissime liriche il grido di ogni donna che chiede di essere rispettata, la poeta tramite i versi rinforza l’aiuto che una donna umiliata lo chiede. Immagini di vera poesia, ogni poesia trasmette emozioni che arrivano dritto al cuore di chi le legge. Complimenti!

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  5. Rodi Vinau ha detto:

    Versi attraverso i quali si trasmette un forte messaggio riguardo a un tema molto attuale e anche molto delicato sulla condizione della donna. Ogni anno si verificano centinaia di casi in cui la donna viene stuprata, violentata o addirittura uccisa dall’uomo che spesso pretende di amarla, ma quello è un amore malato, fondato sul prepotente desiderio di possesso, di sottomissione e persecuzione di cui le donne si devono liberare, devono uscire da quella gabbia. La poetessa stessa testimonia: “Sono una donna con le scarpe rosse che ha avuto il coraggio/ di uscire dalla gabbia d’oro in cui suo amato uomo l’aveva chiusa.”
    Un grido che viene dalla sofferenza per superare le limitazioni imposte alle donne musulmane: “Noi un mondo di donne che gridano la loro libertà/ da vivere senza i veli senza il burka senza altre costrizioni”.
    Pensieri espressi in maniera lucida nei versi che fanno vibrare l’anima: “Che peccati ho io se sono una donna?/ Sono una donna ferita nel cuore…. che ha portato in grembo te, uomo, e ti ha donato/ la felicità di essere?
    Ancora molto toccante il poema “SUL MARCIAPIEDE DI QUESTO QUARTIERE”, in qui la poetessa immedesimarsi nella veste di una prostituta presenta un’altra realtà sconvolgente, usando dei mezzi espressivi poeticamente distinti: “Nel buio della notte, nel cuore della fiamma, si son incendiate/ tutte le iperbole e la vita si n’è andata insieme alle puttane/ dal cui grembo fosti incarnato”

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