Antonietta Antonella Cantiello – Racconto Sez. D

LEZIONI D’AMORE

Le persone nascono felici. Il primo pianto del bambino è un pianto liberatorio, perché sa che avrà davanti milioni di possibilità ma anche grandi responsabilità. Piange per la gioia di dover affrontare mille e mille sfide, per vincere e per perdere, per arrabbiarsi e gioire. Piange perché ogni volta che raggiungerà un sogno, si ricorderà di quelle lacrime e laverà di nuovo il viso per prepararlo ad accogliere altre emozioni, altre migliaia di sensazioni.

Sì, le persone nascono felici perché la vita è qualcosa di talmente straordinario che dal primo momento che se ne respira il primo alito, ci s’innamora perdutamente di essa. Il cuore si agita a tal punto nel petto che sembra essere davvero troppo piccolo per contenere tutto il mare di emozioni che, fin dai primi istanti di vita, iniziamo a immagazzinare. Ed è un mare talmente profondo che gli anni che ci saranno concessi di vivere no, non basteranno. Per questo, in realtà piangiamo, perché sappiamo fin da subito che non riusciremo a contenere tutto quello che la vita di riserva. Lo sapeva bene, Emma, che aveva respirato questa sensazione nell’attimo in cui era venuta al mondo. Aveva pianto, sì, perché sapeva che il suo cuore già così innamorato del mondo e degli uomini, non sarebbe risuscito a uscirne sano. Avrebbe masticato ogni briciola di vita, piano piano, per mantenere il più a lungo possibile il suo sapore, e poi le avrebbe inghiottite per trattenerle in se per sempre. Era venuta al mondo per questo Emma, per amare. Peccato però che spesso, l’amore incondizionato, non sia corrisposto e gli ostacoli del cuore si ritrovarono presto a sbarrargli il cammino.

Era cresciuta cibandosi di quest’amore per sedici anni, inconsapevole fino a quel momento che tutto, improvvisamente, può cambiare. Rideva spesso Emma, se potessi descriverla in una foto, un ritratto, la dipingerei mentre corre, come in un Rallenty, e mentre corre, si volta e ride forte, felice e spensierata, i capelli al vento, i movimenti agili e sinuosi della sua giovane età, il viso arrossato dalla corsa e tutto lo splendore dei suoi sedici anni. Un quadro perfetto. Ma mentre correva così felice, Emma non sapeva che la corsa sarebbe stata interrotta bruscamente, non da una caduta, non da un ostacolo sul suo cammino, ma da ciò in cui lei più credeva. L’amore, o meglio, l’inganno, travestito d’amore. E il quadro si ruppe.

Quella mattina il professor Senise, entrò nell’aula della terza C e con il primo sguardo conquistò subito una buona parte della classe, gli bastò un sorriso e anche la piccola parte che aveva “resistito” si lasciò convincere. Era sempre stato facile per lui conquistare il mondo e i suoi abitanti. Ci riusciva perfettamente al primo istante. Era dotato di un fascino tale e una padronanza delle parole che nessuno mai riusciva a resistere. Quando iniziò a parlare, tutte le alunne già sognavano e gli alunni maschi lo fissavano attentamente, un giorno, pensavano, di certo anch’io riuscirò a incantare le persone come fa quest’uomo. Le sue conoscenze letterarie e la passione che esprimeva nel parlare di un autore, di un’opera, facevano desistere anche i più ostinati. Alla fine del Liceo, se avevi la fortuna di essere un suo allievo, avresti amato i classici e gli autori più importanti e non solo. Ti saresti innamorato della letteratura in tutte le sue sfumature. Per Emma fu come essere investita da un Uragano.

“Buona giornata ragazzi e ricordate che per qualsiasi dubbio sono a vostra disposizione. Vi aspetto nel pomeriggio, gruppo di lavoro e discussione, alle 15:00 mi raccomando.”

I gruppi di discussione divennero presto un’abitudine cui pochi studenti si sottraeva. Erano incontri che in altre circostanze quasi tutti avevano cercato di evitare, significava parlare di letteratura anche nel pomeriggio invece che dedicarsi al divertimento e al riposo, ma da quando c’era questo nuovo professore, gli studenti facevano a gara per partecipare. Facile immaginare quante ragazze, questo essere che sembrava perfetto, avesse affascinato. Nei suoi trentaquattro anni di vita aveva ammaliato centinaia di ragazze e non solo. Riusciva a catturare tutta la loro attenzione e portava sempre la discussione su livelli altissimi, lasciando parlare tutti per convincerli che erano nel giusto, per poi “affossarti” completamente con una semplice frase, una parola e allora gli faceva capire quanto fossero poveri di ragionamenti e quanto dovevano ancora studiare per raggiungere i suoi livelli. Davanti a lui gli studenti e non solo, si sentivano essere piccolissimi incapaci di competere, non solo per esperienza di vita, ma per fascino e capacità. La mente di questo giovane professore era sempre un passo avanti. Emma ne fu stregata. All’inizio nessuno si preoccupò più di tanto del tempo che lei trascorreva sui libri, ma ben presto la sua ossessione divenne un problema evidente agli occhi degli altri. Soprattutto a quelli della sua famiglia. Tutti i discorsi di Emma ruotavano attorno all’amore raccontato dai “Classici” a come il Professore aveva descritto e spiegato il romanticismo e i filosofi dell’Ottocento accesero in lei una miccia pericolosa. ”I dolori del giovane Werther” divenne la sua ossessione.

Emma si accorse presto, con grande piacere, della luce che brillava negli occhi del professore ogni volta che lei gli rivolgeva una domanda o quando semplicemente lo stava ad ascoltare. Gli incontri di gruppo lasciarono presto spazio a sedute private. Le lezioni, gli approfondimenti, il coltivare questa passione in una ragazza dell’età di Emma divennero presto scuse che fecero in modo che lei si isolasse completamente. Non esisteva al mondo nulla di più importante dei sentimenti che discuteva ogni giorno con il suo giovane Professore. La famiglia presto si rese conto di questo rapporto morboso, ma era già troppo tardi. Emma era completamente soggiogata. Niente e nessuno aveva importanza, se non lui, il Professore e tutto ciò che gli insegnava ogni giorno. Non fu possibile allontanarlo da lei o dalla scuola. Apparentemente non c’erano cause, lui era uno stimato professore, amato da tutti gli studenti, da genitori e colleghi. I rendimenti scolastici degli alunni si erano alzati e la scuola per questo godeva di ottima fama e prestigio. Nessuno riusciva a vedere veramente l’ipnosi che quell’uomo esercitava su Emma che da un momento all’altro si era annullata completamente. Soltanto quello che diceva lui, aveva valore e lui, il professore questo lo sapeva bene. Era un uomo estremamente intelligente e preparato. Aveva studiato molto non c’erano dubbi e non solo i Classici, aveva una laurea in Psicologia oltre che in Letteratura e aveva scritto parecchi saggi sulla capacità di influenzare i pensieri umani. La mente e il corpo di Emma persero vitalità e vissero per due anni come sospesi in una bolla d’aria in attesa che qualcuno la scoppiasse. Non bastò la fine del Liceo per rompere la bolla anzi quello divenne il momento culminante della sua soggiogazione.

Aveva aspettato che lei diventasse maggiorenne, per farsi avanti. Per due anni aveva atteso e tessuto le sue trame, sempre indossando la sua aria di perfetto uomo, educato, colto, gentile. Era amato e rispettato e nessuno sospettava il suo lato oscuro.

Emma lo seguì nella sua casa, lasciando la Famiglia attonita. Non s’iscrisse all’Università e non cercò un lavoro. “Non ne ho bisogno” diceva, “ Guido provvederà a me” . non diceva a nessuno che il suo amore per quest’uomo era fatto di nulla. Nella sua mente si faceva sempre più forte il pensiero che lei era stata concepita per lui, per assecondarlo e compiacerlo. Lui godeva nel vederla seduta ai suoi piedi, adorante e silenziosa mentre lui parlava per ore di poeti e scrittori, di quanto lui stesso avrebbe potuto dare al mondo con le sue pubblicazioni e si dispiaceva per lei, così dolce e bella, ma così povera di sapere. “Sei una sciocca bambina… le diceva spesso, ma sei il mio giocattolo preferito… per ora.” Lei sorrideva, anche se inconsciamente sapeva che ciò che lui le aveva detto era una cosa davvero terribile. Ma l’amore e la devozione che provava verso quell’uomo la annullava completamente. Emma felice che correva verso la vita, non esisteva più. Aveva lasciato il posto all’ombra di una giovane donna completamente accecata dal fascino di un uomo. Se davvero si fosse svegliata e lo avesse visto per quello che era in realtà, si sarebbe accorta che era soltanto gonfio del suo ego. Null’altro. A volte pensava a com’era cambiata la sua vita. Perché non usciva più? Perché non vedeva più nemmeno la sua Famiglia? Sua madre aveva provato in tutti i modi a riportarla a casa. Ma lei aveva il cuore così in subbuglio che aveva detto a sua madre che era pazza se pensava davvero che avrebbe potuto lasciare un uomo così meraviglioso. Era maggiorenne e in grado di decidere della sua vita. La madre l’aveva guardata smarrita e aveva pianto. Perché? Emma non capiva e si chiudeva sempre più nel suo mondo. Seduta, appoggiata con la testa sulle ginocchia di lui, beveva le sue parole, come un assetato assapora anche le ultime gocce di acqua dalla sua bottiglia.

“Vedi amore mio.” le diceva carezzandole lievemente il capo e parlando molto lentamente.

“Tu sei la mia allieva perfetta. Solo con me imparerai tante cose. Come si sta al mondo e cosa è davvero importante. I sentimenti che ci uniscono sono così profondi e così diversi che il mondo, fuori, non può capire. Tu ed io lo cambieremo questo mondo… Faremo capire a tutti cosa vuol dire davvero l’amore perfetto, quando un essere di intelligenza superiore si unisce a tanta bellezza, nasce un capolavoro “.

Emma si cibava dell’emozione che quelle parole suscitavano in lei e, con il capo appoggiato sulle sue ginocchia, non poteva scorgere quel guizzo di follia che passava nello sguardo dell’uomo.

“Quell’uomo è pazzo” le gridò un giorno sua madre. Nei rari momenti in cui riusciva a vederla cercava di riportarla alla realtà. Emma si allontanava ancora di più.

“Ti sbagli. Lui è… è…. Geniale e mia ama come nessun altro saprebbe fare. Riesce a fondere la passione di mille romanzi e l’intelligenza dei personaggi più famosi. o mamma tu non sai quello che dici…”

“Emma sei tu che non sai quello che dici. Come fai a non capire che quest’uomo ama solo se stesso e di quanto male ti sta facendo.”

“Male? Non mi ha mai sfiorato .. se non per accarezzarmi”.

“Non sempre il male è fisico. Lui ti sta mangiando l’anima…”

Emma era scoppiata a ridere istericamente.

La sua anima era intatta, come il suo cuore. Guido non le faceva male. Con lui provava quel tormento continuo delle grandi storie d’amore. Fin da piccola aveva sognato, leggendo dapprima le favole, poi i romanzi classici e ora viveva il culmine nel più grande romanzo che avesse mai sperato di leggere. La sua storia sarebbe stata il romanzo migliore mai scritto. Come poteva sua madre vedere del male in tutto ciò?

La sera, come sempre si sedette ai suoi piedi per ascoltarlo e godere delle sue parole, dei suoi insegnamenti e piano piano senza quasi accorgersene gli raccontò di ciò che le aveva detto la madre, quasi in un soffio, con quel senso di torpore che le provocava il suo lento carezzarle il capo. Ma.. un grido improvvisò ruppe l’incantesimo quando lui le prese con forza i lunghi capelli e le piegò indietro la testa. Smarrita, si ritrovò la sua bocca quasi appoggiata alla sua, lo sguardo aveva una luce diversa, che Emma non aveva mai visto prima. Una rabbia violenta gli faceva ardere lo sguardo e le sue parole, lente quasi impercettibili le fecero più male della testa che bruciava sotto la stretta delle sue dita.

Il sussurro fu lieve ma Emma non avrebbe mai dimenticato quelle parole.

Da quel giorno non vide più sua madre, e nessun altro della sua Famiglia. Inutili furono tutti i tentativi di riportarla alla luce. Le poche amiche che le erano rimaste non riuscirono più a farla uscire. La madre, disperata andava davanti casa sua ogni giorno, ma lei non usciva mai nemmeno per un saluto. La casa era sempre perfetta, lui continuava a insegnare e a collezionare elogi per i suoi insegnamenti. Riceveva premi per i suoi saggi e le sue pubblicazioni sull’animo umano. Si facevano vedere insieme durante eventi pubblici ed erano la classica coppia perfetta.

Ma ogni sera dietro quelle mura, i personaggi si trasformavano e lui diventava il mostro della storia.

Emma si tramutava sempre più in un oggetto. Se ne stava seduta ogni sera, in un rituale che le dava sempre meno gioia e sempre più le annullava le emozioni. Se solo lei accennava a una piccola ribellione, lui le prendeva i polsi e li stringeva con forza, una mano al collo e quelle frasi terribili che le cacciavano il cuore in gola. Lei era la sua bambola, il suo giocattolo e i giocattoli, si sa, fanno quello che gli s’impone di fare. Ma il gioco cui era costretta Emma la stava trasformando davvero in qualcosa d’inerme. Tutta la sua vitalità, l’amore infinito che provava verso la vita si andava spegnendo. Doveva amare a comando e soffocare i suoi sentimenti per gli altri. Non poteva provare affetto per nessuno, ma come una bambola vuota, doveva limitarsi a giocare sempre e soltanto con lui. Cominciava a capire che lei non voleva davvero vivere in quel modo, ma quella frase.. Come poteva ignorarla?

Fino alla sera in cui lui le aveva preso i capelli e tirato così forte da farle credere che glieli avrebbe strappati dal capo, lei non aveva mai avuto il minimo dubbio, il loro era un rapporto unico e sua madre sbagliava, non capiva. Ma qualcosa si era rotto, l’incantesimo di cui era vittima da qualche tempo stava lasciando venire allo scoperto tutti gli inganni di cui era stata vittima. Come poteva fuggire? Come poteva ignorare quel sussurro lieve al suo orecchio?

Dalla finestra della sua camera, suo unico contatto sul mondo, vedeva passare persone che una volta aveva accompagnato in passeggiate, con le quali aveva riso, aveva corso, si era divertita. Aveva provato qualche tuffo al cuore, si qualcosa di meraviglioso che aveva quasi dimenticato, così lontano da ciò in cui era caduta negli ultimi due anni. Fu in quell’istante che lo vide passare. Luca, il suo primo giovane, acerbo amore. Luca che la guardava da lontano, dietro quella finestra e non capiva come lei avesse lasciato farsi rapire in quel modo, ma per tanto tempo l’aveva vista felice dietro a quel vetro e si era rassegnato, a un amore impossibile. Negli ultimi mesi invece, percepiva l’assenza della sua vitalità, il vuoto nello sguardo, seppure offuscato dal vetro che li separava. Emma non rideva più, era trasformata. Così iniziò a passare sempre più spesso sotto casa sua e un giorno lei ebbe il coraggio di aprire la finestra. Un lieve, lontano ricordo la riportò alla vita e s’immaginò di nuovo mentre correva, lanciata felice verso il futuro. Si parlarono a metri di distanza e presto quei loro incontri divennero ossigeno per lei. Luca non capiva. Perché non lo lasciava? Era così giovane, bella, perché si ostinava a rimanere in quella gabbia?

“Non posso… Tu non puoi capire”

“Certo, – rispondeva lui- capisco. Senise è un uomo così affascinante. Me le ricordo bene le sue lezioni al Liceo, tutti erano stregati da lui ma tu…”

“No, davvero, non puoi capire”

“Aiutami tu a capire“

Lei richiudeva la finestra e lui se ne andava sempre più confuso. Dove era finita Emma? La sua gioia di vivere?

Un giorno lui si presentò sotto la sua finestra con un libro e iniziò a leggere a voce alta. Lei ascoltava dietro il vetro e piangeva. Lui stava leggendo il suo libro preferito.

Un guizzo di vita le balenò nella testa. Aveva dimenticato il suono delle risate e la dolcezza dell’amicizia. Corse fuori e si ritrovò in un abbraccio dimenticato.

“Ucciderò tua madre…” questo le aveva sussurrato quella sera.

“Non permetterò che ti accada nulla di male, e quelle parole, seppure terribili, credimi, sono soltanto parole”.

Da allora, riprese la sua corsa verso la vita, come in un rallenty la rividi felice e spensierata. Il quadro di nuovo perfetto.

La Polizia fece irruzione nella casa. Tutto era perfettamente in ordine. Di lui nemmeno l’ombra, una traccia, qualcosa che facesse pensare al suo passaggio. Niente lasciava immaginare che tra quelle mura avessero vissuto per parecchi mesi due persone, una delle quali soggiogata da un amore romantico che aveva scoperto ben presto, non era altro che un inganno. Un uomo innamorato della sua follia, che faceva della sua intelligenza, del suo sapere, un’arma potente con cui affermare al mondo la sua Onnipotenza. Il sorriso sadico e segreto sulle sue labbra avrebbe fatto ghiacciare il sangue nelle vene, se solo lui avesse ceduto a un momento di debolezza e avesse mostrato al mondo la sua vera anima. Ma era stato furbo, era nato furbo. Aveva permesso solo a Emma di conoscerlo così nel profondo, e l’aveva soggiogata a tal punto che lei per tanto tempo aveva pensato di essere una prescelta.

La passione di cui lei si nutriva, e di cui aveva sempre così tanta sete, le avevano offuscato i sensi e come in un incantesimo aveva visto l’uomo come un essere perfetto che le dava amore, passione e quella forza estrema di cui si nutrono i poeti. Pensava che nulla fosse importante come il conoscere, il provare sentimenti e passioni negate alla maggior parte degli esseri umani. La sua anima prima e la sua pelle dopo avevano scoperto presto le crudeltà del mondo in cui era stata trasportata.

Come in un sogno, un incubo aveva vissuto come nel corpo di un’altra persona. Non era l’Emma che tutti conoscevano, era solo una scatola vuota in cui lui deponeva tutta la sua crudeltà fisica e mentale.

Fortunatamente nasciamo felici e anche se Emma l’aveva scordato per molto tempo, lo spirito di sopravvivenza era riemerso e si era aggrappata al ricordo di una felicità lontana. Il richiamo verso la libertà le era arrivato dal passato. Il suono di un ricordo era bastato per richiamarla indietro e svegliarla da quel tepore in cui si era accoccolata negli ultimi anni.

Che cosa sarebbe successo ora? Ci avrebbe pensato domani, ora era tempo di correre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Questo racconto si legge tutto d’un fiato, la protagonista è descritta così bene che se ne percepisce l’essenza.
    Molto bello anche il finale!! Complimenti!!

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  2. Giampietro Monti ha detto:

    Toccante

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  3. loredana ha detto:

    bellissimo da leggere tutto in un fiato

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  4. loredana ha detto:

    trasmette emozione ….brava

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  5. Morena ha detto:

    Scritto molto bene, si legge da Dio.

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  6. Silvana ha detto:

    Molto bello mi è piaciuto un sacco

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  7. Carmela ha detto:

    Molto toccante e scritto veramente benissimo

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  8. Carmela ha detto:

    Leggere questo racconto è stata un’emozione

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  9. Carmela ha detto:

    Bellissimo

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  10. scpostaprivata ha detto:

    Una storia intensa che parla del grande inganno della sopraffazione mascherata d’amore.

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    1. Manuela ha detto:

      Mi è molto piaciuto, un modo di scrivere molto evocativo. Sembra di vedere la storia!!!

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  11. Carmela ha detto:

    Riletto perché merita👏👏

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  12. Carmela ha detto:

    Intenso.. veramente stupendo.. complimenti

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  13. Annalisa ha detto:

    Molto bello: sia alla prima lettura, quando ti cattura emotivamente, sia alle letture successive, perché ogni parola è azzeccata ed efficace.

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  14. Stefania ha detto:

    Grazie! Un racconto molto bello!

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