Daniela Tani – Poesia Sez. A

Tutto il freddo del tempo che fu

Dove sono i fiammiferi avvolti
negli angoli dei fazzoletti di stoffa
girati e rigirati
per entrare a pulire le orecchie
bambine sporche
di ginocchia nere di terra
e spellate di biciclette cadute
di mutande cambiate poco
di bucati al lavatoio
di acqua fredda
di nocche arrossate
di geloni da inverno
riscaldato alla stufa
a legna aggiunte
al fuoco annerito
all’acqua bollente nel secchio
dove lei piccola
cadde e tutto il bacino si scottò
e restò mesi sdraiata
sulla pancia
con l’impacco di acqua e amuchina.
E non procreò mai
le ovaie avvizzite
nella pancia bollita.

Cimitero di gatti

E quando arrivava la notte
perché lui arrivava la notte
mai a casa il tempo dopo
la cena consumata
le donne all’acquaio e lui
fuori per il bar degli uomini.
E quando arrivava la notte
un gatto dei tanti
giaceva in mezzo di strada
investito per la smania di andare
oltre la strada nella casa di là.
E lui al lume della luna
raccoglieva quel corpo
di pelo con la vanga
scavava la buca nell’orto
fra i cavoli d’inverno
fra i pomodori l’estate.
E quando a più voci cercavamo
quel gatto fra i tanti
l’assenza sapeva di terra smossa.

Come lupi in soffitta

Gli scalini malfermi
dal pericolo sfidato
per andare su quella vetta
di polvere foderata
e buttarsi con il sesso
a terra aderente
e la mano calata
sculacciate rosso
di fiamma goduta
e su e giù e giù e su
nella soffitta abitata
un tempo
dai piccioni fedifraghi
di escrementi bianchicci
non pelosi come quelli
dei lupi affamati
che azzannano la carne e
masticano il pelo e
senza digerire
lo restituiscono alla terra.
Lassù, a terra, trovò
in mezzo a stracci di guerra
il primo e unico libro
ingiallito e strappato.
“Le forme che precedono la produzione capitalistica”.

La chiocciola

Le mie unghie annerite
allungate di pace sul suo collo
schiarito dall’inverno
solcato da quel collarino
infame
nemmeno d’argento
ferraglia gli dissi
un ricordo replicò.
Continuai a rinvasare il geranio
e deposi sul muro la chiocciola
capitata a tiro della mia paletta.

Le lucciole

E poi non t’immischiare
in lucciole posate
in un momento
di nero azzurrino.
Il giorno scolorito
ci toglierà il respiro
e aspetteremo
ancora il buio
scalzi
osteggiati dalle stelle.

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