Diana Baldi – Racconto Sez. D

Scontri e Incontri

“Signorina, tutto bene, come si sente?”

“Tutto bene, tutto bene.”

“Vuole un po’ d’acqua?”

“Sì, grazie.”

“E’ sicura di stare bene?”

“Adesso passa, tutto a posto, mi è già successo.”

”Sembrava proprio che stesse per svenire…”

“E’ solo un piccolo… attacco di panico.” aggiunse sottovoce avvicinandosi al ragazzo.

“Ah, la capisco… Ne ho sofferto anche io, per anni. Come si chiama?”

“Dammi del tu, per favore. Sandra, tu?”

“Sandro. Piacere.”

“Interessante coincidenza” abbozzò un sorriso lei mentre scostava la sedia. Appoggiò le mani al tavolo di legno e si piegò finché non fu seduta.

Sandro intanto era andato al banco a prendere delle bottigliette d’acqua. Per la prima volta lo osservò. Un ragazzo alto, più giovane di lei, moro, con un lungo giaccone nero di velluto e una sciarpetta alla moda. Pantaloni eleganti e mocassini di pelle. Quando si girò mostrò delle belle labbra rosse da bambino. Le saltarono subito all’occhio a causa della pelle chiara e gli occhi scuri.

“Ecco a te.”

“Grazie.”

Sandro le si accomodò di fronte come se la conoscesse da una vita.

“Non devi preoccuparti, puoi tornare al tuo lavoro tranquillamente… cioè, immagino che lavori, sto bene.”

“Vedo, vedo, sei pallida come un cencio. Hai visto un fantasma?”

“In un certo senso.”

“Hai voglia di parlarne?”

“Sei uno psicologo forse?”

“Sì” sorrise imbarazzato.

La donna lo guardò con fare interrogativo.

“Mi sto specializzando. Studio, e lavoro. Ma oggi no, vacanza. Non ho niente da fare e andrei via da qui molto in ansia per te, quindi preferisco rimanere. Mangi qualcosa?”

“Credo di sì. Sì. Mi farebbe bene. Una piadina classica, con le erbette e le noci magari…” e fece per alzarsi.

“Aspetta qui, faccio io”.

 

Non posso continuare così. Devo cambiare città. Che faccio adesso? Santo cielo…

 

Il cuore le tamburellava all’impazzata, provava a concentrarsi sulla respirazione, ma non cambiava nulla. Brividi, nausea, dolore… Alla fine cedette: si alzò, impugnò la borsetta nera a fiori che aveva agganciato alla sedia e si diresse verso la toilette. Si chiuse dentro e per un attimo credette di sentirsi meglio, riuscì a fare un lungo respiro di pancia, ma era solo un’illusione temporanea. Sentiva il sudore freddo che le appiccicava la maglietta alla pelle… Aprì la taschina nascosta della borsa e ne tirò fuori una boccetta scura con un’etichetta scolorita.

 

Allora…

 

Rimise la boccetta in borsa e si lavò bene. Sentì l’acqua gelida sulle mani già fredde e rabbrividì.

Sì asciugò con la carta. Poi riprese la boccetta, fece cadere sei gocce sul palmo della mano e le bevve. Alla fine si guardò allo specchio. Aveva ragione quel Sandro: era bianca come la carta. Aveva due occhiaie profonde sotto gli occhi azzurri e il trucco si era sbaffato. I capelli arruffati dall’umidità completavano il quadro della perfetta svampita. Non sentiva la forza di sistemarsi. Guardò con compassione la sua immagine riflessa. Si diresse verso la porta, poi, sconsolata, si fermò. Riaprì la borsetta, ne tirò fuori delle salviette e tolse il mascara che era colato giù. Si pizzicò le guance e con la spazzolina diede una botta ai capelli. Il risultato era…

 

Mamma mia, che disastro… sembro anche più vecchia di quello che già sono…

 

Uscì dal bagno accennando un sorriso.

Il cuore si stava calmando. E anzi, sentiva una certa quantità di beatitudine.

“Ah, eccoti. La piadina è pronta.”

“Grazie, sei proprio un tesoro di ragazzo. La tua mamma deve essere fiera di te.”

 

Che frase stupida ho detto, sto proprio diventando una nonna, guarda che faccia che ha fatto, che imbarazzo!

 

Si accomodò e diede il primo morso. Non aveva fame, l’unica cosa che la spingeva era il pensiero che quella diavolo di piadina le avrebbe fatto bene.

 

Un po’ di energia. E tutto passa. A volte è solo fame.

 

“Quanti anni hai?” azzardò Sandra per rompere il silenzio.

“Trenta.”

“Ah, bè, li porti molto bene devo dirti. Ne hai pochi meno di me. E io che ti facevo da mammina!”

“Eh, sì, ho notato” rise Sandro.

“Hai già uno studio tuo?”

“Sì.”

“Perchè stavo giusto cercando qualcuno. Sei qua in zona?

“In Corso Matteotti.”

“Vicino al mio ufficio, ottimo.”

“Chi hai visto prima? Ti senti in pericolo?”

“Perchè mi dici così? Sono tranquilla ora.”

“Ma se qualcuno ti ha aggredito…”

“Non oggi”

“Però…”

“Però, però… Però è una lunga storia Sandro. Sì, ho visto una persona che mi ha aggredito. E sai qual è il bello? Che aveva due occhi dolcissimi oggi, sembrava veramente affranto. Mi ha salutato con il nomignolo con cui mi chiamava sempre: Sandrina. Voleva parlarmi ma gli ho detto che avevo fretta e mi sono rintanata in questa piadineria. E poi, bum, tachicardia.”

“Il tuo corpo è in allarme. Riconosce il pericolo.”

“Eh, per fortuna lui.”

“Lui chi?”

“Il corpo! Sai quante volte sono ritornata da quel tizio e mi sono fatta infinocchiare? Se ci ripenso, che frustrazione! Che stupida!”

“Magari non avevi gli strumenti. Queste persone sono abili manipolatori.”

“In che senso?”

“Usano delle tecniche, per confonderti. Ti danno qualcosa per farti riavvicinare, per riagganciarti, ma non hanno nessuna intenzione di cambiare, e se la hanno, non ne sono minimamente capaci, ma non lo ammetteranno mai.”

“Sì, vero… Era sempre così, tira e molla. Se mi allontanavo tornava, mi faceva passare questi momenti magici! Una volta siamo stati a Vicenza, in un museo, sembravamo novelli sposini,” Sandra ormai parlava a ruota libera, anche per effetto del tranquillante, e il suo interlocutore la guardava affascinato e attento “non mi lasciava un attimo, mi teneva sempre la mano, mi guardava negli occhi, sembrava folle di me, mi baciava. Scherzava… Sembrava di stare in una favola. E il giorno dopo mi ha detto che non mi voleva. Sempre così.”

“Mamma mia, da diventare matti.”

“Cosa dici?”

“Un comportamento così, è profondamente destabilizzante, nocivo.”

“Ma io mi scordavo tutto. E tornavo. Tornavo sempre”

“E’ pure opera del gaslighting… e della dipendenza affettiva che pure loro portano o aggravano.”

“Che parolone che usi, non capisco.”

“Dovrai studiare un po’ allora.”

“Credi?”

“Certo, ti aiuterà ad analizzare meglio la situazione.”

“Gas cosa? Voglio cercarlo, scrivimelo dai, ti do il mio numero, così ti chiamo anche per venire in studio da te”.

Si scambiarono i contatti.

“Che bella foto che hai nel profilo!”

“Grazie, anche la tua è carina, dove sei?”

“Sui Sibillini, adoro andare in montagna…”

“Pure io… mi sembra che siamo rimasti gli ultimi qua dentro. Usciamo?” chese lei.

“Sì, direi di sì.”

Sandra salutò i ragazzi della piadineria e uscirono. In poco tempo furono per il Viale della Vittoria, sotto agli alberi, c’era un bel sole. La donna non ne prendeva spesso di questo xanax, e pensò che era meglio non guidare per un’altra oretta. Eccesso di precauzione? Interesse per Sandro? Chissà…

“E lui quindi, ti ha picchiata molte volte?”

“Qualche volta.”

“E non l’hai denunciato?”

“No.”

“Perchè?”

“Per paura… L’ho segnalato però, tramite il pronto soccorso.”

“Devi denunciarlo. Hai un anno di tempo dal fatto.”

“Vedremo dai. Metti che non si fa più vivo…”

“Stai sbagliando.”

“Lo so…”

Continuarono a camminare, in silenzio, ognuno perso nei suoi pensieri.

 

 

Sandra guardò il saldo sul telefono. Certo che era proprio una scocciatura dover andare in terapia per uno stronzo, pensava.

“Che fai?”

“Controllo quanti soldi ho per andare dallo strizzacervelli.”

“Non mi sembri molto convinta.”

“Non lo sono.”

Stella le mise un braccio intorno alla spalla.

“Hai ragione, andiamoci in vacanza con quei soldi.”

“E se il prossimo che mi piace è un altro bastardo?”

Stella la guardò negli occhi, era vicinissima, e le veniva un po’ da ridere.

“Che ti importa, intanto però sei in vacanza con me!”

“Mi prendi in giro!” Rise Sandra fingendosi arrabbiata.

“Sì, è vero.”

“Se risparmio un po’ possiamo comunque concederci un weekend fuori dai.”

“O la Spa!”

“Sì, la Spa, è vero! E’ un secolo che me lo chiedi! Cerchiamone una!”

Le due amiche si tuffarono alla ricerca di un posticino tranquillo dove rilassarsi un po’.

“Io direi questa”

“Intrigante, antica… Ok, è deciso!”

“Il prossimo fine settimana?”

“Direi di sì.”

“Ok, prenoto. Ma che hai ora Sanny?”

“No, niente niente, solo un pensiero…”

“Dai, tesorina, che affonteremo anche questa!” Stella la abbraccio forte, forse troppo forte, ma non importava. Sandra era toccata e commossa dal comportamento dell’amica. Quell’amica che aveva quasi abbandonato per lui…

Abbracciandola delle calde lacrime di gratitudine le rigarono il viso.

“Cosa farei senza di te” disse.

L’ombra dei pini le riparava dal sole in quella calda giornata primaverile. I capelli mori delle ragazze si intrecciarono ed era impossibile distinguere quali fossero dell’una o dell’altra. Sembravano due giovani sorelle, il loro profilo longilineo si stagliava sul panorama di mare del Passetto.

 

 

Sandro la guardava un po’ preoccupato dall’altro lato della scrivania.

“Sei sicura di essere pronta per scrivere un racconto di questo tipo? Mi sembra che l’onda emotiva quando parli di queste cose sia ancora un po’ troppo forte.”

“Voglio farlo. Per me stessa, per le altre donne. E anche per gli uomini, perché credo che ci siamo pure donne così… così crudeli, così inconsapevoli…”

“Che cosa tieni in mano? Me lo vuoi leggere?”

“Sì, l’ho portato apposta, l’ho scritto un paio di giorni dopo, per non dimenticare”.

Le mani di Sandra tremavamo.

“No, non ce la faccio. Leggilo tu. senza parlare però”.

Sandro prese il foglio che la donna gli passava.

Ci siamo rivisti, lui tutto amore, tutte coccole, tutto dolcezza. Dopo una settimana (è sempre dopo una settimana o pochissimo di più) succedono due cose “gravissime”. Prima cosa, visto che quel weekend sembrava non potessimo vederci gli scrivo scherzando e con faccina sorridente: “Non mi tradire, eh”. Altra cosa “gravissima” qualcuno gli fa ricordare di un tipo che ho frequentato nei mesi in cui lui era scomparso per tornare con la sua ex. Cosa che lui già sapeva benissimo perché gliel’avevo raccontata. Ma la tua sofferenza per questo ricordo ha fatto sì che mi insultasse tutto il giorno su whatsapp, tanto che io mi sono spaventata e anche parecchio intristita. Credevo di esser capace di non rispondere, ma le tirava giù così grosse… Per esempio è riuscito a dirmi che gli avrei scritto quella frase stupida la mattina per farlo sentire in colpa di essere uscito da solo con la sua amica la sera prima. Mah…

La sera ero tristissima e lui preoccupato è venuto a casa mia.

Gli dico mezza addormentata: “Mi chiedi scusa per i messaggi di oggi?”

E lui: “Io ti devo chiedere scusa? Tu mi devi chiedere scusa!”

E da lì, in un escalation di violenza e di aggressività, mi ha preso le braccia per non farmi muovere e mi ha gridato addosso per almeno mezz’ora, poi mi ha buttato sul letto, mi è salito sopra, ha minacciato di violentarmi, mi ha dato della troia, mi ha dato un pugno tra le gambe, mi ha morso quasi a staccarmi la pelle. Mi urlava senza sosta e senza neanche darmi il tempo di parlare con questi occhi allucinati. Mi ha strappato il telefono dalle mani perché volevo chiamare la polizia. In risposta al mio pianto e al mio terrore si è arrabbiato ancora di più. Poi si è “calmato” e ha cominciato ad esporre tutta la sua versione dei fatti che io dovevo approvare mentre ero schiacciata e terrorizzata appiccicata al muro.

Alla fine sono riuscita a riprendere il telefono e a chiamare aiuto. Lui appena si è accorto che c’era qualcuno dall’altra parte della cornetta, ha preso le chiavi della macchina ed è scappato.

Il giorno dopo mi manda due messaggi. Uno con delle scuse affermando che lui non è così. E l’altro dicendomi che mi dovevo prendere la responsabilità di non aver rotto prima il nostro rapporto.

Adesso sono terrorizzata e ancora mi fa male il braccio che mi ha morso. Naturalmente mi fa passare da pazza con gli amici in comune e io mi sono sentita tradita anche da loro e ho troncato tutti i rapporti. Adesso non lo so che accadrà.

 

Sandra provò a scrutare le sue espressioni. Lui era arrabbiato insieme a lei, era ferito con lei. Questo la fece sentire accolta, ma poi il ricordo di ciò che c’era scritto in quel foglio le provocò un terribile imbarazzo e dovette alzarsi ed andare alla finestra per attendere che il suo teraputa finisse di leggere.

Di nuovo pianse.

“Perchè piangi?”

“Mi vergogno Sandro, mi vergogno di essermi fatta trattare così. Tantissimo” disse lei tra i singhiozzi. Lentamente tornò a sedersi e prese un fazzoletto dal contenitore sul tavolo.

“E’ un sentimento normale in queste situazioni, ma non ha ragione d’essere, non prenderti responsabilità che non hai.”

“Tutti quegli anni… Dove ero finita? Perchè?”

“Sei qui apposta” le sorrise lui benevolo versandole dell’acqua.

“Mi sento derubata, e lui, lui… lui mi ha toccato, ha fatto sesso con me, mi sento così sporca… Che cosa orribile. Vorrei lavar via tutto, ma non dimenticare. Non voglio dimenticare. Non deve accadere mai più. Mai più!”

Sandra continuava ad asciugarsi il naso.

“Ti sto finendo i fazzoletti” e tentò un sorriso.

“Tranquilla. Sai, non è la prima volta che esci da un pianto con un sorriso, o facendo dell’autoironia, devi usarla questa cosa, è una risorsa interessante, particolare. Mi hai raccontato molte cose della tua vita, anche della tua infanzia, e devo dirti la verità, credo che sia notevole il fatto che tu sia qui davanti a me a parlarne, così lucida ed equilibrata. Hai molte risorse, non solo l’autoironia. Sei forte. Sono molto ottimista. Ce la farai.”

“Tutte dovrebbero farcela.”

“Sì, è vero. Ma se lo scrivi tra qualche mese, questo racconto… forse ti verrà anche meglio. Potrai inquadrare i fatti da più punti di vista e soprattutto non piangere a ogni riga”.

“Non importa se piango, l’importante è che abbia un senso”.

“Potrebbe aiutarti riconoscere le tue parti, come facciamo qui in studio” disse lui infine “se ti senti triste, disperata o abbandonata ricorda che quella è la tua parte bambina, chiediti di cosa ha bisogno. E dona energia invece alla Sandra adulta. Che può fare l’adulta per la bambina? E’ giusto riconoscere i bisogni di ogni nostra parte, ma dando loro la giusta importanza, senza farci sopraffare e senza farne dominare una sola sopra tutte le altre…”

Mentre parlava di questo Sandro disegnava su un foglio le parti di Sandra come fossero dei cerchi. Erano dei disegni che ormai conosceva bene. La donna lo osservava cercando di fissare in concetti per poi utilizzarli in futuro, quando ne avrebbe avuto maggior bisogno.

“Ma anche loro lo sanno, vero?”

“Loro chi?”

“I manipolatori, i narcisisti. Sanno come stuzzicare le nostre parti più fragili, come farci cadere in basso.”

“Sì, molti lo sanno. Alcuni solo inconsciamente, ma utilizzano delle tecniche abbastanza ripetitive, che hanno imparato ad usare, o hanno appreso nell’infanzia. Per quello dobbiamo farci furbi e studiare. A volte solo l’autostima non basta.”

“Neanche solo studiare”.

“Esatto! Stai diventando brava, eh!”

Risero.

 

 

“Lui ti scrive ancora?”

“Sì… ma ho cambiato numero. Adesso, prima di venire qui e…” ammiccò lei “ho trovato un altro lavoro!”

“Ma no, dai, complimenti! Sono veramente felice! Dove vai?”

“Vicino casa, settore marketing, sarà una figata!”

Sandro sorrise di cuore.

“E’ un traguardo importante.”

“E’ un traguardo importante” gli fece eco lei.

“Quindi ora hai un lavoro, una casa, alcuni buoni amici, una passione da coltivare: scrivere. Ricordati sempre di questi punti fermi”.

“Perchè mi parli così?” Rise Sandra “Sembra un addio! Guarda che continuerò a venire qui a romperti ancora a lungo, voglio capire ancora molte cose!”

“Ok, ok, ma verrà un giorno in cui non ne avrai più bisogno, e con delle buone basi, quel giorno verrà prima.”

“Vabbè, intanto puoi venire in vacanza con me e Stella. Stiamo già organizzando per l’estate.”

“Chissà… “ rise lui “potrei farci un pensierino.”

“Adesso sì che si ricomincia a vivere, a vivere sul serio. Basta con la semplice sopravvivenza!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...