Elena Fanti – Poesia Sez. B

Bambina che sogni

(Dedicata a G.)

Mia piccola bambina

che regali sogni

a un mondo d’orrori,

li vedi volare via

dal tuo lettuccio caldo,

abbandonano il cuscino

che ha raccolto le tue lacrime.

Il vento li trascina

in luoghi remoti

dove la realtà impietosa

li abbatte…

dove la realtà impietosa

si abbatte…

come quelle mani

che ti arrossano la pelle,

che ti strappano i capelli,

che ti schiantano le costole

in un giorno di giugno

come tanti.

 

Petalo stracciato

Ansiti che si perdono

nel buio di una stanza

che non conosce calore.

Grida mute, azzittite

da una mano premuta

su una bocca violata.

Occhi di brace

promettono l’Inferno

a un’anima senza colpe,

che piange e implora

una pietà negata.

Stracciato è il petalo

da una lama di carne,

che spinge violenta,

insaziabile affonda.

Nient’altro rimane

che un fiore calpesto

fra lenzuola sfatte

lorde di sangue.

 

Sorella mia

Dolcezza di sguardi

di occhi ormai opachi,

ultimo sospiro

di un petto squarciato.

Un bacio vola,

raggiunge una stella

che si spegne pian piano.

Sorella mia,

sconosciuta e lontana,

sale il pianto

di figli senza madre

che una mano indegna

ha strappato alla vita.

Sorella mia,

ci accomuna il destino

e questa terra aspra

che accoglie e inghiotte,

dove sangue e lacrime

si confondono.

Sorella mia,

tu donna come me

vittima dell’Odio

mascherato da Amore.

La speranza è fuggita

dal Vaso incrinato:

sul fondo è rimasto

solo un ricordo confuso

di te e di me.

 

Braccia aperte

Sono un grido

strozzato

che nessuno ha udito,

sono lacrime

seccate

su guance ceree.

Sono la paura

che si nasconde

fra le ombre

di occhi sbiaditi,

sono un ramo

trascinato dal mare

in tempesta.

Vittima del silenzio

e di sguardi distratti,

di una lama piantata

nel cuore ormai muto.

Pallida illusione

di un viso ridente

e di braccia aperte

per ricevere abbracci

ora inchiodate

a una croce d’asfalto.

 

Schiava

Farfalla senz’ali

in una strada buia,

schiava

di un lampione

che ti ha reso

lucciola,

preda.

Un corpo

non più tuo,

ma di altri,

col suo Sacro Tempio

profanato.

Vorrei regalarti

ali d’aquila

per volare lontano.

Ali forti

per contrastare

il vento impetuoso

di una vita sospesa.

Vorrei regalarti

l’amore

che nessuno

ti ha mai promesso,

scaldare le tue membra

stanche

e dirti:

mai più schiava,

ma libera.

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