Elisabetta Liberatore – Poesia Sez. B

Narciso

Sboccai in un limbo
dalle livide pareti cineree,
sovente incendiata da scoppi d’ansia
gementi come lingue di fuoco
ritorte in camini che promettono cenere

nel fondo di braci ardenti.
Scuotevo l’anima
da ancestrali torpori,
ignorando le vacue scintille di polvere
sul tuo sguardo acceso di gaudio,
tu, intabarrato nel tuo costume
votato all’inganno,
accecato da numinose effigi
plasmate su specchi bugiardi,
lembi di miserie esibite in monologhi

rigurgitati come povera mercanzia,
tracimando oltre confini ignorati

nel vano multiplo mostrarti

in spasmodici approdi negati,
o raccontandoti mostrando
miraggi cuciti nell’orgiastico
tripudio dell’Io.
Alle tue ingarbugliate
metafore agoniche,
dal languore ubriaco di vaniloqui,
ventilai i miei orizzonti fragili
su terreni d’argilla,
il mio muto non senso
sulla tua desolata pantomima soffiata
nella polvere.

Imparerò a bastarmi

Contro la tua livida strategia
non oppongo resistenze,
contro il tuo vaniloquio da ubriaco
ad ogni mio alito
ti donerò la mia resa,
contro il fondo nero di disprezzo
del tuo sguardo  acceso d’odio
sigillerò parole deluse.
Hai vinto la tua battaglia di calici vuoti,
l’ arido calcolo della tua doppiezza,
le tue mani come lame taglienti
e l’inganno di un Amore
consunto nella cenere.
Contro i tuoi sentieri disgiunti
dai miei chiostri di vetro
mi deporrò in un angolo
con la pazienza delle stelle
e le mie ferite cucite
di silenzi assordanti e paura;
dispiegherò altrove i miei ansiti
come scintille colme di favelle,
saprò riempire i miei vuoti,
imparerò a bastarmi,
ti scavalcherò come
un rivolo in affanno
ai lati della strada.

Ecchimosi

Lusinga il Tempo
con tocchi d’ambra
su chiome esauste
mentre sugge ferino
linfa da arterie.
Non conti le ecchimosi
sulla pelle
maculata d’ombre,
forme violacee
di strani fiori
su prati d’ansia,
colpi inferti in sordina
su candore d’alabastro.
Muta lo scenario
su spalti immutati,
dove indenne la vita
rigenera se stessa
da una brace
che lacrima cenere,
ma tu l’anima spoglia
riavvolgi
con drappi di versi,
nettando ferite
come sorrisi sfiniti
a platee deserte.

Guerriera del silenzio
Una voce sottile sussurra
parole come perle di rosari
sgranati da mani che ancora
fremono di pudore violato.
E’ un racconto che brucia
e sgretola corolle di fiori vellutati,
è fatto di venti e tempeste
all’ombra di giacigli di fachiro.
La dolcezza del tuo sguardo
non cela il mare livido

delle tue battaglie

e i grumi di lacrime
assiepate nel cuore
nello fredda luce

del suo sguardo,
le sue dita artigliate
tra veglie e l’insonnia
sulla tua pelle d’alabastro,
lunghi giorni  che strapazzano
stagioni inascoltate
ed ecchimosi sull’anima.
Ti vedo radunare
lembi di vita nei cunicoli
di notti senza fine,
guerriera silenziosa
che sorvoli voragini fatte di silenzi
con la forza di chi spera,
col coraggio di un nuovo giorno
oltre la rossa barriera d’ombre,
col futuro impresso nell’anima.

 

Non guardarmi, non voltarti, non attendermi

Non guardarmi col tuo sguardo d’inchiostro
mentre rammendo con fili di speranza
le trame imperfette un tempo violato.
Lascia che il silenzio mi cinga

con dita di ghiaccio e parole di vetro

s’infrangano sui miei spazi deserti,
dove venti inestinguibili
diradano emozioni scadute
come merci avariate.
Non voltarti verso i miei angoli d’ombra
dove il mio sguardo d’ebano
si discioglie in un lago tremulo
di pensieri in volo,
lasciami pure indietro

su questi varchi malcerti
mentre arranchi su sentieri amletici;
non posso, non voglio
librarmi in volteggi melensi
su un palcoscenico vuoto
quando le bianche lucerne
della sera rivolgono
altrove il loro fulgore egoista.
Non cerco sussurri
ne’ la tiepida simmetria di un abbraccio,
quando il riverbero dolce
inganna notti languide
regalate alla veglia.
Tu non attendermi,
mi deporrò su uno scoglio
aspettando il mattino.

 

 

 

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