Valeria D’Amico – Poesia Sez. B

La bambola sul comò

Ho un vago senso del dolore, sai,

quando con calma frugo il giorno

e si scompiglia facilmente anche

la bambola a cui non ho mai dato

un nome. Lei mi guarda di soppiatto

dal comò; non le riesce di somigliare

neanche un po’ alla ballerina di Degas

riflessa nello specchio, ma io lo so

che non è sua la colpa, è il talento

che fa la differenza tra ciò che siamo

e l’ipotesi di noi che non seguiamo.

Il mio talento invece è amarti, e

amarti è anche la mia colpa, però

di noi non resta che un’ipotesi

che sembra più che altro una sconfitta.

Lo so ogni volta che tu entri dalla porta

e ti accanisci sul mio corpo arreso

alla tua idea di amore che lascia

la sua scia di sangue e di livore.

La bambola mi guarda e sembra che

abbia anche lei voglia di piangere,

si chiede dov’è il nuovo punto di frattura,

sperando che mi lasci varcare presto

e in uno scatto la soglia che mi separa

da me stessa, dalla vita che avevo,

quando allo specchio le mie gambe

imitavano le delicate forme di una

ballerina sulle punte e i sogni avevano

ancora la leggerezza della neve…

 

 Siamo memoria

Siamo le ruote sdentate,

senza più ingranaggi,

arrese al gelo e al fango,

ferme nel pantano.

Siamo spartiti vuoti,

senza pentagrammi,

le stringhe mute,

strappate dai violini.

Siamo il vento cupo

che soffia nel canneto,

la voce delle canne

sopravvissute alle stagioni.

Siamo il roseto nudo,

sfiorito nell’inverno

che vedrà solo spine

vestirlo a primavera.

Siamo l’albero divelto,

senza più rami né radici,

il terreno che frana

racconterà l’assenza.

Siamo il tappeto in piazza

di vuote scarpe rosse,

steso sul filo del ricordo

a riecheggiar le nostre storie.

Siamo il sangue versato,

memoria del dolore

che il monito rinnova:

“No, non chiamarlo amore!”

 

 Il marchio del possesso

Ti sei abbarbicato scalzo

sul comignolo nero

sul tetto della mia solitudine.

Da lì ogni tuo gesto poi

si è fatto strale che colpiva

per affondare nella carne.

Mi hai prospettato, scaltro,

cieli infiniti di orizzonti

e tramonti fra pelle e mare,

ma sulla pelle hai inciso poi

il tuo nome, il marchio,

la gloria oscena del possesso.

Il mio nome finì nelle tue mascelle

in uno sputo e un grido rabbioso

che faceva di me la tua puttana,

la carne già segnata dagli abusi,

gli occhi cerchiati e senza fondo,

l’anima il pozzo dove nuotavano

le stelle senza trovare approdo.

Di me è rimasto solo il sangue

sparso sopra il pavimento freddo,

i vestiti vuoti appesi nell’armadio,

le scarpe con i passi fatti, nel tentativo

estremo di portare in salvo le mie ossa

e il mio profumo appiccicato

alle tue dita quando le hai strette

intorno al collo come un cappio,

prima di fracassarmi il cranio,

quella testa matta, incapace

di apprezzare il tuo profondo amore.

 

Non avrò

 Rinascerò nebbia,

non avrò più volto,

né consistenza certa,

non avrò più odore,

breve rincorsa alle narici,

né fragranza di rose.

Non avrò mani

tese ad implorarti,

né voce di preghiera,

non avrò passi decisi

e rapidi di schiena,

né punti certi di fuga.

Non avrò occhi

pronti alla definitiva resa,

né bagliore di fuoco fatuo.

Non avrò semenza

di giorni avidi di messe,

né promessa di vita nuova.

Non avrò più bocca

stagliata nella luce,

né bozzolo di sorriso.

Avrò solo grumi di parole

da scorticare dai rami

senza gemme a primavera,

ma della mia morte

parleranno i fiori rossi

tra le lunghe spighe,

che non potrai spezzare.

 

Qui dentro

 Qui dentro ormai

non risuonano parole,

sbarrato è l’uscio

e il piede scalzo

scivola e arranca.

Qui dentro ormai

non c’è riparo

e piovono dagli occhi

frammenti di passato,

squarciata anche la retina.

La luce che filtra

si muove discreta

nel silenzio incolore.

Gocciola un bicchiere

da cui non posso bere,

mentre la mia bocca

non trova più parole.

Conto le mattonelle

a cui arriva il mio sguardo,

l’ho fatto tante volte

per distrarmi dal dolore

dopo lo schiaffo, il pugno,

la spinta e infine il calcio,

il gelo del pavimento

accoglie la mia resa…

Ora non conto più,

né asciugo il sangue

sulle mani di chi ho amato

e ha spento tutte le mie stelle.

Ora non può più farmi male.

152 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefano baldinu ha detto:

    Versi che testimoniano ancora di più il valore di una poetessa che sa imprimere sulla carta tutta la sua anima

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  2. stefano baldinu ha detto:

    Poesie molto belle.

    "Mi piace"

  3. Annamaria Perilli ha detto:

    Un grande talento! Davvero belle e profonde

    "Mi piace"

    1. Francesca ha detto:

      Complimenti.

      "Mi piace"

  4. repanse ha detto:

    Impressioni dai tratti quasi onirici, che l’intimità della coscienza muta in profonda e avvolgente bellezza
    (Giuseppe Guidolin)

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  5. Nicola Ciccariello ha detto:

    Poesie che toccano l’anima

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  6. Ofelia mastrangelo ha detto:

    Versi che suscitano sensazioni profonde, comunicazioni di un’anima che si interroga su dolori e sentimenti

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  7. Francesco ha detto:

    Congratulazioni

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  8. Arianna ha detto:

    Brava❤️👏🏻👏🏻

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    1. angelikalu94 ha detto:

      Bellissime metafore! Gli ultimi versi di La bambola sul comò.. stupendi! Viene voglia di leggerla di nuovo la poesia, di entrarci, di leggerne altre! Complimenti davvero!!

      "Mi piace"

  9. Arianna ha detto:

    Complimenti 👏🏻

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  10. Arianna ha detto:

    👏🏻👏🏻👏🏻

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  11. Arianna ha detto:

    ❤️❤️grande

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  12. Francesca ha detto:

    Sono davvero molto belle.

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  13. Angela Hallerbach ha detto:

    Le poesie di Valeria colpiscono come colpi direttamente al cuore e lasciano il segno come ferite ma nonostante il crudo realismo non sono prive di bellezza

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  14. Mauro ha detto:

    Queste righe arrivano davvero al cuore

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    1. Paola ha detto:

      Complimenti prof!❤️

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  15. Mauro ha detto:

    Versi diretti

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  16. Mauro ha detto:

    Poesia

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  17. Mauro ha detto:

    Pennellate di sentimenti

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  18. graziafragasso ha detto:

    ‘La bambola sul comò’ mi ha commossa, davvero.
    Quando dei versi sono in grado di raccontare una storia, e di far immedesimare il lettore, vuol dire che lo scrittore (in questo caso la scrittrice), ha fatto un ottimo lavoro!

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  19. graziafragasso ha detto:

    Poesie crude e meravigliose allo stesso tempo! Fantastico! Raccontano molto, sono ricolme di sentimenti, che arrivano diretti al lettore!

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  20. graziafragasso ha detto:

    Complimenti davvero!

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  21. graziafragasso ha detto:

    Emozionante!

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  22. Lidia Tarallo ha detto:

    Poesie splendide.

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  23. Lidia Tarallo ha detto:

    Che belle! 😍

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  24. Lidia Tarallo ha detto:

    😍😍😍

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  25. Rebecca ha detto:

    Bellissima 👏🏼❤️

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  26. Marina Kartashova ha detto:

    Complimenti!!!

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  27. Marina Kartashova ha detto:

    Poesie molto belle

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  28. Marina Kartashova ha detto:

    Poesie profonde

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  29. Marina Kartashova ha detto:

    Emozionante

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  30. Claudio ha detto:

    Bellissima

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  31. angelikalu94 ha detto:

    Il marchio del possesso.. è forte, molto esplicito!! Wow!

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  32. Vincenzo Prediletto ha detto:

    Le poesie di Valeria sono profonde, sincere, vissute nell’intimo di un’anima che tira fuori espressioni secche dure calzanti senza sconti o sotterfugi retorici, parole stimolanti e vibranti di amore puro.

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